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“L’inverno del nostro scontento” di John Steinbeck

L’inverno del nostro scontento è il decimo libro di Steinbeck che leggo e tra tutti è il più recente, anche perché è il suo penultimo romanzo. Ti ricordo che Steinbeck è uno dei miei scrittori preferiti e che Furore e La valle dell’Eden sono tra i romanzi più belli che abbia mai letto, sicuramente nella mia top ten assoluta.

Purtroppo questo romanzo, invece, non mi ha entusiasmato. Il suo tono in alcuni tratti è per metà surreale, in altri è semplicemente un po’ piatto. Pare quasi che la storia sia un lavoro preparatorio per qualcosa di più grosso, un tomone, per capirci. Peccato, perché la storia, il tema sociale alla Steinbeck, c’è. Mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro nel dire questo, ma è quello che penso.

La trama parla di un uomo che proviene da una famiglia un tempo facoltosa, ma ormai andata in declino. Costretto a lavorare come commesso nel negozio di un immigrato siciliano, cerca costantemente il riscatto sociale, stimolato (pungolato) dal contesto in cui vive che lo obbliga moralmente a ricercare gli antichi fasti del suo nome. [Spoiler: lo troverà questo riscatto, ma a un caro prezzo emotivo ed interiore.]

Non mi ha aiutato l’incomprensibile scelta di scrivere alcuni capitoli in prima persona (dal punto di vista del protagonista) e altri (pochi) in terza. Questa tecnica narrativa mi ha tenuto lontano, distante, impedendomi qualsiasi coinvolgimento emotivo. Forse anche la traduzione dell’edizione, un po’ datata, può avere contribuito.

Libri di John Steinbeck che ho letto:
I pascoli del cielo (1932)
Pian della Tortilla (1935)
La battaglia (1936)
Uomini e topi (1937)
Furore (1939)
La luna è tramontata (1942)
La perla (1947)
La valle dell’Eden (1952)
Quel fantastico giovedì (1954)
L’inverno del nostro scontento (1961)

“La notte del killer” di Dean Koontz

Romanzo che segue due punti di vista: quello dello scrittore Martin Stillwater (e della sua famiglia) e quello del killer. Cosa succede? Martin viene aggredito da un uomo identico a lui che è convinto di essere il vero Martin e di avere tutti i diritti per riprendere il suo posto di marito e padre. Ovviamente non c’è dubbio che sia uno psicopatico. C’è un’aggressione in casa, una fuga in auto e un’aggressione finale in una baita di montagna. Fine. 460 pagine.

Thrilleraccio lento e prolisso che soffre di tutte le pecche caratteristiche della scrittura di Koontz. Deduzioni gratuite a non finire e semplificazioni a piene mani, c’è tutto il peggio. Non sarebbe stato nemmeno malaccio con 250 pagine in meno, ma così no, così è troppo. Quando il protagonista prende la pistola, estrae il caricatore, controlla quanti colpi ci sono, decide di aggiungerne altri, li aggiunge, inserisce il caricatore, ne valuta il peso, pensa a come sparerà quei colpi… diventa uno stillicidio. Sembra davvero che questa volta sia stato chiesto a Koontz di allungare la minestra. Ho saltato spesso righe intere per rendere più fluida la lettura, inutilmente.

Ti avevo anticipato che avrei letto più libri di Koontz a causa di un accumulo sulla mensola dei “da leggere”. Dopo La notte del killer credo che rallenterò il ritmo perché mi sento fisicamente provato. Peccato, ma questo è un autore davvero troppo altalenante nella qualità, speriamo per il futuro…

Libri che ho letto di Dean Koontz:
In un incubo di follia (1973)
In fondo alla notte (1979)
Il tunnel dell’orrore (1980)
La casa del tuono (1982)
Phantoms! (1983)
Incubi (1985)
Lampi (1988)
Cuore Nero (1992)
La notte del killer (1993)
Sopravvissuto (1997)
L’ultima porta del cielo (2001)
Il luogo delle ombre (2003)
Velocity (2005)
Nel labirinto delle ombre (2009)

“Sopravvissuto” di Dean Koontz

Un volo aereo con duecento passeggeri precipita in picchiata da seimila metri e si schianta al suolo con una violenza tale da lasciare detriti grandi al massimo quanto francobolli. Joe Carpenter, su quell’aereo, aveva tutto ciò a cui teneva: la moglie e le due figlie. È un uomo distrutto, disperato e che aspira solo al suicidio. Trascorre un anno cercando il coraggio di spararsi, fino a quando non incontra Rose, una donna che, contro qualsiasi logica, sembra essere uscita illesa dallo schianto. Ma Rose, che sta cercando di mettersi in contattao con i famigliari di tutte le vittime, è braccata da uomini armati che vogliono metterla a tacere e, mentre Joe indaga, chiunque incontri Rose si suicida nei modi più bizzarri.

Eh, Koontz, Koontz, Koontz… che difficoltà parlare di questo tuo romanzo. 400 pagine lette in meno di una settimana. Quindi buono, no? Eh, che difficoltà…

Indubbiamente la trama è coinvolgente e sei sempre curioso di sapere cosa stia per accadere. Koontz gioca molto bene le sue carte e per ogni risposta che offre ti regala anche due domande, in un gioco infinito alla ricerca della soluzione. Una soluzione che, bisogna dirlo, non delude. La storia sta in piedi ed è anche abbastanza originale (si parla di un romanzo del 1997). Avevo voglia di prendere in mano il libro per vedere come stava procedendo la situazione, una cosa abbastanza rara, ultimamente. Però…

Però, come spesso ripeto, Koontz è un po’ il King dei lettori facili. Deduzioni forzate, conseguenze immediate, soluzioni imposte. Talvolta il protagonista arriva a capire una cosa che viene data per certa solo perché lui ha deciso che sia così. E, per intenderci, questa non rimane una posizione in dubbio, ma è una vera e propria scorciatoia letteraria che anche il lettore deve accettare. Perché lo sentiva nel suo cuore. Insomma, un po’ come nei romanzi sentimentali delle casalinghe frustrate. Questa è proprio una caratteristica dello stile di questo autore che non riesco a mandare giù, perché implica una sottostima intellettuale del lettore. Probabilmente sarà anche corretto per molti lettori, ma non per me.

Detto questo, salverei comunque questo romanzo perché la trama è davvero buona. Avrei voluto leggerlo scritto da King, sarebbe stato di un altro livello. Il continuo richiamo a King è voluto non solo dall’accostamento – sbagliato – che viene spesso fatto tra questi due autori, ma anche perché (e qui dico poco per non spoilerare) Sopravvissuto potrebbe essere uno spinn-off proprio de L’istituto scritto dal Re.

Libri che ho letto di Dean Koontz:
In un incubo di follia (1973)
In fondo alla notte (1979)
Il tunnel dell’orrore (1980)
La casa del tuono (1982)
Phantoms! (1983)
Incubi (1985)
Lampi (1988)
Cuore Nero (1992)
Sopravvissuto (1997)
L’ultima porta del cielo (2001)
Il luogo delle ombre (2003)
Velocity (2005)
Nel labirinto delle ombre (2009)

“Le intermittenze della morte” di José Saramago

In un paese immaginario, ma che conta dieci milioni di abitanti, da un giorno all’altro la morte decide di non esercitare più le sue funzioni. Si scatena il caos. Chi era con un piede nella fossa rimane lì, fermo, né morto né vivo. Le agenzie funebri, per non fallire, richiedono al Governo l’obbligo di funerale per gli animali domestici. La Chiesa rischia il collasso, perché da sempre controlla l’uomo con la paura della morte. La mafia si sviluppa, creando un cartello che porta i malati a morire oltre confine. Dopo sette mesi, la morte decide di tornare al lavoro, ma con modalità differenti dal passato: magnanima, avviserà i futuri morti una settimana prima tramite una lettera viola, così che abbiano il tempo di organizzarsi. Le lettere partono e colpiscono, tutte, tranne quella diretta a un violoncellista, che continua a essere restituita al mittente (la morte, appunto). La morte (minuscola per scelta della morte stessa, che si firma in questo modo) decide quindi di indagare…

Quarto romanzo che leggo di José Saramago ed è anche un libro, come puoi leggere sopra, dalla trama potenzialmente esplosiva. Eppure… eppure sono felice sia stato il quarto che ho letto, perché se fosse stato il primo probabilmente non avrei dato altre possibilità a questo geniale autore. Perché il genio c’è, chiariamolo subito, anche solo per gli argomenti trattati, la critica sociale, la consueta abitudine a mostrare quanto sia piccolo l’Uomo. Tuttavia questo è un romanzo, a mio parere, molto meno incisivo rispetto agli altri, troppo lento, prolisso e purtroppo poco coinvolgente. Il muro di parole (punteggiatura al minimo, mai un “a capo”, dialoghi non esplicitati, ecc.) tipico dello stile di Saramago non aiuta per niente e rende tutto ancora più pesante. Ho fatto fatica ad andare avanti, leggendo come se fosse una medicina amara da dover terminare per forza. Un peccato.

C’è tutta una parte in mezzo in cui non succede assolutamente nulla. Non esagero dicendo che avrei potuto tranquillamente saltare uno dei capitoli centrali senza perdere il senso della trama e, probabilmente, senza nemmeno accorgermene. So di essere assolutamente controcorrente in questo mio pensiero, ma temo che Le intermittenze della morte sia stato uno dei romanzi più noiosi che ho letto negli ultimi anni. Non un grande problema, se si considera che è lungo appena 200 pagine, ma un forte freno alla mia passione per Saramago, un autore che, in qualsiasi caso, ha sempre qualcosa da insegnare. Perché qui, anche nella noia, si parla comunque di alta letteratura, e questo è bene sottolinearlo.

Ho sulla mensola anche Memoriale del convento, ma ora temo ci vorrà un bel po’ prima che mi venga voglia di leggerlo…

Libri che ho letto di José Saramago:
Cecità (1995)
L’uomo duplicato (2002)
Le intermittenze della morte (2005)
Caino (2009)

“In un incubo di follia” di Dean Koontz

Alex sta attraversando gli Stati Uniti a bordo di una Thunderbird insieme all’undicenne fratellino della moglie. La direzione è San Francisco, dove l’amata Courtney li sta aspettando per cominciare una nuova vita, tutti insieme. Senza un motivo apparente, un pazzo omicida, al volante di un furgone bianco, comincia a pedinare i due con l’evidente intenzione di ucciderli. È una corsa per la vita, la loro e anche quella di Courtney, dal momento che il pazzo sembra sapere qualcosa anche di lei… Mi fermo.

In un incubo di follia è il dodicesimo romanzo di Koontz che leggo ed è anche il più datato, dal momento che risale a ben 51 anni fa. Il ritmo è incalzante, la storia molto semplice e le 200 pagine sono volate in un paio di giorni. È un thriller senza troppe pretese, adatto a una lettura di puro svago. La scrittura di Koontz è, come spesso succede, non troppo elaborata e talvolta, nelle scelte narrative, un po’ inverosimile. Non è il caso di soffermarsi per porsi domande di logica, meglio leggere e godere di quel che viene dato, insomma, cioè puro intrattenimento.

Sebbene Koontz non sia tra gli autori che apprezzo di più – proprio a causa di questa sua eccessiva semplicità – è successo che, in una recente manifestazione di libri usati (Librokilo), mi sia trovato tra le mani diversi suoi romanzi e non abbia saputo resistere alla tentazione… i prezzi erano molto buoni. Ne consegue che apparirà più spesso tra le prossime letture, perché devo smaltire parecchi titoli acquistati in quell’occasione. È una buona notizia se sei un suo ammiratore, un po’ meno se non ti dovesse piacere. Io spero sempre di trovarmi tra le mani qualcosa di eccellente – perché a volte accade, come nel caso di Phantoms! – anche se resto dell’idea che, a differenza di King, Koontz sia stato penalizzato da un’eccessiva produzione che ha abbassato la qualità generale dei suoi lavori.
Vedremo.

 

Libri che ho letto di Dean Koontz:
In un incubo di follia (1973)
In fondo alla notte (1979)
Il tunnel dell’orrore (1980)
La casa del tuono (1982)
Phantoms! (1983)
Incubi (1985)
Lampi (1988)
Cuore Nero (1992)
L’ultima porta del cielo (2001)
Il luogo delle ombre (2003)
Velocity (2005)
Nel labirinto delle ombre (2009)

“Preda” di Michael Crichton

Ogni tanto mi capita di fare qualche conto sui libri che ho letto, in particolare mi ritrovo a pensare a quali autori abbia frequentato di più. Crichton è uno di questi, Preda è il sedicesimo suo romanzo che leggo. Altri sono, ad esempio, King (ma questo è ovvio), Palahniuk, Bukowski, Matheson, Doyle, Steinbeck, Asimov… giusto per elencare qualche nome.

Preda è stato un romanzo da vacanza, bruciato a Favignana in soli quattro giorni. Se dovessi semplificare al massimo, ti direi che Preda è uno Sfera di terra. L’ambientazione è quella di una base nel deserto – rispetto ai fondali oceanici – ma la claustrofobia è la stessa. Questa volta il buon Michael affronta il tema delle nanotecnologie che si trasformano in virus, infettando il corpo umano. Non aggiungo altro, perché già così ti ho detto troppo.

La cosa incredibile è, come sempre, la visionarietà di questo autore che, nel 2002, scrive su un tema ancora attualissimo e futuribile. Non si ha mai la sensazione di leggere qualcosa di sorpassato, nonostate la tecnologia, ora più che mai, compia passi da gigante. Probabilmente non il miglior romanzo di Crichton, ma nemmeno il peggiore, anzi, se la cava molto bene. Se non hai mai letto un suo romanzo potresti iniziare da qui, c’è tutto quello che contraddistingue il suo stile.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Casi di emergenza (1970)
Codice Beta (1972)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Preda (2002)
Stato di paura (2004)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Teddy” di Jason Rekulak

Non credo avrei mai acquistato Teddy di mia spontanea volontà, è andata che me lo sono trovato in un lotto di libri usati che ho ritirato per lavoro e, allora, l’ho letto. Il romanzo di Rekulak ha avuto un vero periodo d’oro, presente in tutte le librerie, superbloggato e instagrammato, c’è stato un momento in cui era ovunque… La verità è che gode di una copertina molto intrigante, anche grazie all’effetto rilievo dei disegni infantili rappresentati.

Teddy racconta – in prima persona, così come va molto oggi – la storia di una babysitter ex tossicodipendente che si trova a prendersi cura di un bambino che disegna, con capacità ben al di sopra dei suoi cinque anni, situazioni inquietanti con soggetti ancora più inquietanti. Teddy, il bambino, pare essere un tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti ed è chiaro che dietro alle sue opere si nasconda qualcosa, a quanto sembra, un delitto.

Ho letto Teddy in quattro giorni, è un libro molto semplice e le sue 400 pagine volano in un attimo, anche grazie ai molti disegni che completano la storia. La trama, come avrai già potuto capire, è più che banale. Sembra di leggere la sceneggiatura di uno dei centinaia di film horror – tutti uguali – che intasano le pay tv. Non a caso da Teddy verrà tratta una serie che sarà trasmessa su Netflix.
È la prima volta che leggo un romanzo di questo tipo – come sai sono abituato a Stephen King che tratta storie molto più complesse – eppure Teddy non mi ha deluso. Forse proprio perché è il primo romanzo in stile cine-horror che leggo, ha rappresentato in qualche modo una novità. Se fosse stato davvero un film, probabilmente avrei spento la tv dopo dieci minuti per l’eccessiva prevedibilità delle situazioni. Invece no. È stato un pò come ascoltare per la prima volta un audiolibro, vedere un film in 3D… un’esperienza nuova, se non nei contenuti, nella forma. Magari da non ripetere, ma certamente da provare.

Credo comunque che libri di questo tipo siano un buon modo per avvicinare alla lettura anche chi non è abituato a leggere. Il famoso grande pubblico.
Ottimo marketing, in ogni caso.

“La sottile linea scura” di Joe R. Lansdale

La sottile linea scura è un noir, un romanzo di formazione, un giallo, un pezzo di storia. È tante cose, così come il suo autore che – fortunatamente – non si lascia incasellare in un solo genere e fagocitare dal mondo editoriale. Lansdale scrive quello che vuole, ho letto solo pochi suoi romanzi ma questo mi è già chiaro e non posso che apprezzarlo.

La storia è ambientata nell’America degli anni Cinquanta, in un contesto di razzismo, disparità e violenze familiari (non in tutte le famiglie, è ovvio). È una storia che ti porta in un altro tempo, un altro luogo, in un altro insieme di regole e valori. Il giovane Stanley, alle soglie dell’adolescenza, indaga su alcuni omicidi compiuti nel suo paese pochi anni prima e si scontra con un mondo di brutalità domestica. Lo aiutano la sorella e un paio di amici, tra i quali un anziano proiezionista nero e alcolizzato che gli insegna a “diventare uomo”, se mi concedi la semplificazione.

Questo romanzo mi ha ricordato Il buio oltre la siepe per la capacità di intrattenere e “istruire” allo stesso tempo. Si può quindi parlare di razzismo e disparità sessuale senza far cadere le palle per terra per la banalità e la noia (come fa Netflix, ad esempio), in un modo intelligente e coinvolgente.

È un libro da non perdere, senza se e senza ma, di certo il migliore che ho letto nell’ultimo anno. Intendo approfondire per bene la mia conoscenza di Lansdale, quindi aspettati molto altro su questo autore.

Libri che ho letto di Joe R. Lansdale:

La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

“L’angelo del silenzio” di James Ellroy

Ho momentaneamente sospeso la lettura “cronologica” della trilogia del sergente Hopkins (mi manca solo l’ultimo libro) per dedicarmi a L’angelo del silenzio (1986), un romanzo stand alone sempre di James Ellroy. In realtà (anzi, in finzione) l’autore del romanzo sarebbe lo stesso protagonista, il serial killer Martin Plunkett, che scrive le sue memorie per un editore, direttamente dal carcere e quindi a cattura già avvenuta.

Il racconto è abbastanza crudo e trasuda un certo livello di omofobia (Plunkett è bisessuale), ma se escludiamo questa “problematica” per nulla inclusiva (molto sentita ai giorni nostri, ma meno negli anni 80) si legge facilmente. Devo, però, dire la verità: non sono rimasto particolarmente coinvolto. La formula del diario implica un realismo che esclude colpi di scena o grandi svolte nella trama, quindi la noia della ripetitività, su 300 pagine, tende a farsi sentire. Alla fine si parla solo di omicidi che si susseguono fino alla cattura, senza molti altri accadimenti. È chiaro, sembra di entrare nella mente del serial killer – e in questo Ellroy è bravissimo – ma forse, proprio per questo, L’angelo del silenzio dovrebbe essere letto più con l’idea di approcciarsi a un (riuscito, ripeto) esperimento letterario che a un romanzo di narrativa.

Forse sono solo assuefatto alla violenza, ai serial killer e ai morti ammazzati. Forse, come sempre, si dovrebbe tronare indietro nel tempo e rileggere il libro al tempo della pubblicazione, per coglierne la vera forza. Erano anni in cui i serial killer, quelli veri, spopolavano negli Usa e ciò avrà sicuramente implicato un impatto emotivo molto forte. Dicono, anzi, che Ellroy si sia ispirato alle storie vere di Lawrence Bittaker e Roy Norris (due serial killer da noi meno conosciuti, che “lavoravano” a quattro mani), per scrivere la storia.
Indagherò.

Ho ancora molto da leggere, sia di Ellroy che sugli omicidi seriali, quindi mi risentirai presto parlare di questi argomenti…

Libri che ho letto di James Ellroy:
Prega Detective (1981)
Clandestino (1982)
Le strade dell’innocenza (trilogia di Lloyd Hopkins, 1984)
Perché la notte (trilogia di Lloyd Hopkins, 1984)
L’angelo del silenzio (1986)
I miei luoghi oscuri (1996)

“Holly” di Stephen King

Dopo la trilogia di Mr. Mercedes e il romanzo The Outsider, ecco il tanto promesso (minacciato?) mattoncino dedicato interamente a Holly Gibney: Holly, appunto. Personaggio secondario – ma nemmeno troppo – delle opere sopraccitate, la non-più-giovane non-eroina complessata e psicologicamente problematica Holly si trova, questa volta, ad avere a che fare con una coppia di anziani cannibali.
No, non ho spoilerato, tranquillizzati.
In Holly, come in una qualsiasi puntata di Colombo, si sa benissimo chi è l’assassino e chi ha ucciso. Anzi, il romanzo è costruito su due linee temporali diverse che man mano si avvicinano: in una segui le indagini di Holly, che cerca di scoprire dove sia sparita una giovane ragazza, nell’altra mangi proprio insieme ai due vecchiacci serial killer dal palato fino (che peraltro si spalmano anche del grasso umano per guarire dall’artrite).

Come puoi forse intuire, io non sono mai stato un grande fan della Gibney, perché la trovo, oltre che insopportabile, anche poco credibile come personaggio. Le sue insicurezze e il suo passato la renderebbero, nel mondo reale, una vittima certa degli eventi (e dei cannibali) e fatico molto a immaginarla a risolvere casi e a scontrarsi con temibili nemici. Ma la narrativa, si sa, come il Cinema e la tv, viaggia ormai verso orizzonti differenti e più possibilisti, per la gioia degli eterni ottimisti. Su questa polemica mi fermo qui.
Eppure devo dire che Holly è volato, ho letto 500 pagine in circa una settimana. Sono rimasto piacevolmente sorpreso, ero curioso di capire come sarebbe andata avanti, pur avendone già una mezza idea. Sì, proprio come in una puntata di Colombo.

Stephen King si conferma – come se ce ne fosse bisogno – anche un grande autore di thriller polizieschi. Holly è di certo molto meglio di The Outsider, risultando più completo e meno frettoloso. Intrattenimento puro che non rimarrà tra i grandi titoli del Re, ma comunque assolutamente godibile.

Ecco, c’è un MA, un grande, enorme, colossale MA.
Premessa: sono tendenzialmente a-politico e sicuramente pro-vax e pro-scienza (quella vera, non quella del blog di Gigino che ha letto cose e quindi ne sa a pacchi).
In tutto il libro è presente una costante e ripetuta campagna contro Trump e a favore dei vaccini. Non solo, pare che tutti i personaggi siano incasellati molto schematicamente da una parte o dall’altra riguardo a queste questioni (quelli buoni sono sempre da una parte e quelli cattivi sono sempre dall’altra). La situazione è talmente paradossale che lo stesso King, nelle note in fondo al volume, si è sentito in dovere di specificare che il suo non sia stato un intento moraleggiante, quanto piuttosto un’esigenza di coerenza letteraria con il personaggio di Holly, germofobica e contraria alla politica di Trump.
Insomma… a me un po’ ha rotto.
Non perché non fossi d’accordo con le idee di Holly/King a riguardo – perché la penso come loro – quanto perché le persone non sono bianche o grigie. È vero che è più facile statisticamente che un cretino sia da una parte piuttosto che dall’altra, ma non è una linea di demarcazione sempre così evidente, perché le teste di cazzo, e i cattivi, sono da entrambe le parti. I cattivi, probabilmente, anche più dei cretini. In questo King, questa volta, mi ha un po’ dato l’impressione di essere un vecchio con il megafono, uno che può reiteratamente esibire la propria idea. Era “buona la prima”, gli altri ciak non erano necessari…

Ora attendo il 21 maggio e You Like It Darker.
Racconti.
Racconti!
RACCONTI!
Era ora, sia lodato il Re!

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)