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“Prima Fondazione” di Isaac Asimov

Sono passati esattamente dieci anni dall’ultima volta che ho letto qualcosa di Asimov, un peccato. Ora ho deciso di leggere tutto il ciclo principale della Fondazione.
Facciamo un po’ di ordine, però, se no non si capisce nulla.

Oltre a parti di romanzi stand alone qua e là, il Ciclo dell’Universo della Fondazione consta di 14 romanzi divisi in:
• Ciclo dei Robot (4 romanzi, già letti prima della nascita del blog, più – in realtà – alcune raccolte di racconti dei robot che devo recuperare);
• Ciclo dell’Impero (3 romanzi, li trovi linkati sotto);
• Ciclo della Fondazione (trilogia originale + 2 prequel + 2 sequel).

Ti ancicipo che, per quanto riguarda l’eterna diatriba sull’ordine di lettura di questo ultimo ciclo, ho deciso che procederò nell’ordine di pubblicazione e non nell’ordine cronologico dei fatti. Dopo attenti studi ho capito che leggere prima i prequel rovinerebbe la storia, quindi andrà così. D’altra parte non farò altro che leggere come se stessi leggendo a partire dagli anni 50, come un lettore dell’epoca, di certo non può essere un errore.

Non posso raccontarti la trama, se non a grandi linee. In un futurissimo in cui le galassie sono state colonizzate dagli esseri umani in lungo e in largo, Hari Seldon, psicostoriografo, prevede l’imminente caduta dell’Impero seguita da trentamila anni di barbarie. Seldon ritiene però che, sebbene la caduta sia inevitabile, gli anni di barbarie possano essere limitati a mille agendo per tempo e indirizzando gli umani verso un futuro “guidato” dal passato. Il romanzo racconta i primi duecento anni di questo periodo, dividendo gli eventi in cinque capitoli collegati tra loro, ma comunque indipendenti. In sostanza, cinque racconti dei momenti salienti di questa prima fase di barbarie, dove per barbarie si intende la divisione “nazionalista” di alcuni pianeti che cercano di creare imperi indipendenti e non governati dall’Impero centrale, ridotto a un declino tale per cui la sua stessa esistenza è messa in dubbio dalle periferie.

Asimov è un genio, ma questo non serve sia io a ricordartelo. Il livello di complessità politica e sociale descritto nel romanzo ricorda molto da vicino cose che conosciamo bene, senza doverci spostare tra le galassie… Ti dico solo questo: Hari Seldon indirizza la storia dell’umanità creando una religione che possa veicolare le scelte dell’Uomo attraverso la paura degli dei. La religione è in realtà un travestimento che riguarda la capacità di controllare l’energia atomica, in mano a pochi eletti che agiscono empiricamente senza sapere come le cose funzionino a livello scientifico, così da ammantarle di un senso trascendentale incomprensibile. Asimov quindi non fa altro che scrivere un enorme metafora del nostro modo di vivere, per coma la vedo io.

Credo che leggerò questo Ciclo in modo piuttosto rapido, per non perdere il filo, alternando la sua lettura con altro ma senza fare passare troppo tempo. Ho già sei romanzi su sette, mi manca solo l’ultimo, che recupererò.

 

Libri che ho letto di Isaac Asimov

Romanzi
La fine dell’eternità (1955)

Ciclo dei Robot (Universo della Fondazione)
Abissi d’acciaio (1954)
Il sole nudo (1957)
I robot dell’alba (1983)
I robot e l’Impero (1985)

Ciclo dell’Impero (Universo della Fondazione)
Le correnti dello spazio (1952)
Il tiranno dei mondi o Stelle come polvere (1951)
Paria dei cieli (1950)

Ciclo delle Fondazioni (Universo della Fondazione)
Fondazione o Cronache della galassia o Prima Fondazione (1951)

“Atto d’amore” di Joe R. Lansdale

Atto d’amore è il primo romanzo di Joe Lansdale
ad essere stato pubblicato, dalla Zebra Books, nel lontano 1981. È un romanzo pulp, splatter, poliziesco e horror allo stesso tempo, forse anche un po’ giallo, dal momento che fino all’ultimo cerchi di capire chi sia l’assassino (e vieni ingannato bene).

La storia è molto semplice, infatti ho impiegato solo tre giorni a terminare il libro.
Un serial killer sadico, cannibale e necrofilo sta uccidendo donne a destra e a manca, facendo le peggio cose con i loro corpi. A indagare c’è il detective Marvin Hanson (che ricomparirà poi nel ciclo di Hap & Leonard, senza peraltro che io me ne ricordi) che prende il caso sul serio, troppo sul serio, tanto da farlo diventare una cosa personale. Le due ossessioni si incrociano in 250 pagine, fino all’epilogo con inevitabile scontro. Mi fermo.

È un Lansdale ancora acerbo, ma pienamente godibile. Nel leggerlo si ritrova un po’ dello stile di Koontz al quale l’autore stesso, nella postfazione, dichiara in parte di essersi ispirato. E, qui lo dico, Lansdale è superiore al prolifico Koontz da subito, anche se ha venduto molto meno (la qualità paga meno della costanza in editoria). Il romanzo è parecchio violento, per stomaci forti, con sbudellamenti e cotture di seni compresi nel pacchetto.

Un romanzo nel complesso leggero, insomma, ottimo per l’estate. Non siamo troppo critici, l’evoluzione di Lansdale è stata poi qualcosa di fenomenale.

Romanzi che ho letto di Joe R. Lansdale:
Atto d’amore (1981)
Il lato oscuro dell’anima (1982)
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Trilogia Ned la Foca:
Fuoco nella polvere (2001)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)
Il mambo degli orsi (1995)
Bad chili (1997)
Rumble Tumble (1998)
Capitani oltraggiosi (2001)

“Il Talismano” di Stephen King e Peter Straub

Una prima premessa.
Come ti dico sempre, io di Stephen King ho letto tutto esclusi tre libri (ora due), che tengo/tenevo per dopo. A ottobre, però, uscirà il prossimo romanzo del Re, intitolato Other Worlds Than These, che sarà il terzo capitolo della serie scritta con Peter Straub, cominciata con Il Talismano, appunto, e proseguita con La casa del buio. Questi due romanzi erano proprio due dei tre che mi mancavano e quindi, facendo saltare i miei piani, ho deciso di leggerli per non perdermi proprio Other Worlds Than These. Anche perché girano voci che questa terza parte potrebbe essere legata alla serie de La Torre Nera (sarà vero?) e questo l’ha resa, ai miei occhi, irresistibile. Sì, Roland di Gilead mi manca tremendamente.

Una seconda premessa.
A questo punto dirai: «Tutto questo entusiasmo e poi per leggere Il Talismano ci hai messo un mese?». Eh, ti avevo parlato del fatto che ormai faccio molta fatica a stare sveglio a leggere la sera. Ecco, i microcaratteri della mia ambitissima prima edizione Sperling & Kupfer sono stati una vera e propria tortura. Non sto scherzando e per dimostrarlo ti faccio fare un esperimento pratico. Prendi il libro che stai leggendo in questo momento e conta quante righe ci sono per ogni pagina. Ne Il Talisamno le righe per pagina sono 45. Con il sonno che attenta alla tua resistenza non aiuta proprio per un cazzo.

Sulla trama sarò veloce ma questa volta, a grandi linee, qualcosa te la dico, perché ci sta tu possa non conoscere un romanzo non proprio tra i più recenti (1984) e nemmeno tra i più famosi di King. Peraltro un fantasy, genere poco frequentato dall’autore, se escludiamo Fairy Tale e Gli occhi del drago. Scritto a quattro mani con Peter Straub, autore molto apprezzato ma del quale purtroppo non ho mai letto nulla. Rimedierò.

Il dodicenne Jack, orfano di padre, sta assistendo impotente alla morte della madre a causa di un tumore che non lascia scampo. Con lei, si isola in un hotel ad attendere la morte. Durante questo “ritiro” conosce un uomo che gli spiega che esistono altri mondi oltre al nostro e che, sapendolo fare, si può flippare da un mondo all’altro. Non solo, attraversando l’America e un altro mondo denominato I Territori potrà trovare un talisamno che salverà la vita proprio della madre. Nel viaggio, a metà tra il nostro mondo e quell’altro, Jack scoprirà che anche suo padre sapeva flippare e che la sua morte è stata organizzata (non sto spoilerando, succede subito) dal falso amico di famiglia e socio del padre. Scoprirà anche che spesso, nei diversi mondi, ci sono diverse versioni delle stesse persone, i gemellanti. Dai, posso fermarmi.

È stata una bella esperienza, vecchio stampo. Un King molto descrittivo e prolisso, come lo era una volta. 650 pagine (che poi saranno 1000 reali, con questi caratteri) che forse avrebbero potuto ridursi a 500 senza soffrire troppo, ma va bene così. Meglio di Fairy Tale ma non de Gli occhi del drago, per citare ancora i due altri fantasy. Forse avrei voluto affezionarmi di più a Jack, ma non ci sono riuscito. Vedremo, prima di ottobre leggerò anche La casa del buio e Jack tornerà come protagonista, ormai adulto, magari la mia empatia nei suo confronti subirà qualche scossone. Le parti emozionanti, comunque, soprattutto nel finale, non mancano.

A volte mi chiedo cosa farebbero gli editori di oggi se dovessero trovarsi a scegliere se pubblicare o meno un romanzo come questo (brand King escluso, ovviamente): un fantasy, di formazione, on the road. Troppi generi mischiati, non è quello che vuole il pubblico, difficile da incasellare e da vendere… Peraltro la narrazione non comincia “nel mezzo delle cose” ma comincia dai personaggi, come si faceva una volta. Come si faceva quando il bello non era l’azione ma vedere come un determinato personaggio, che avevi già conosciuto, reagiva all’azione stessa. Insomma come si faceva quando i romanzi erano ancora una cosa seria.

Fine del momendo nostalgico, ci risentiamo a breve. Se riesco adesso leggerò un saggio, ma non prendermi troppo in parola.

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro due, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:

Il Talismano (1984, con Peter Straub)
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)
You like it darker (2024)
Never Flinch – La lotteria degli innocenti (2025)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)
L’uomo in nero (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“Corpi da reato” di James Ellroy

Era da parecchio che non proseguivo la mia lettura di James Ellroy, peraltro ho in sospeso ancora la terza parte della trilogia del sergente Hopkins. Corpi da reato è una raccolta di 9 racconti, inizialmente pubblicati su riviste. Tema centrale: omicidi con vittime donne, cioè femminicidi, se ci piace essere contemporanei (il libro è uscito nel 1999).

Sto diventando un po’ impermeabile allo stile di Ellroy che, sebbene sia estremamente caratteristico, è quasi sempre uguale a sé stesso. Frasi brevi, dialoghi succinti, crudezza delle descrizioni e delle situazioni. Talvolta (il primo racconto, Hush Hush, su tutti) è uno stile che sfocia nel nozionismo poliziesco, nell’elenco di nomi e luoghi, nella totale assenza di coinvolgimento emotivo (anche di chi legge). Talvolta, pare di leggere il referto di un’autopsia… 
Alcuni racconti più coinvolgenti di altri, certo, proprio dove lo stile non fagocita se’ stesso e lascia un po’ di spazio alla trama intesa in senso classico. Nessuno di questi racconti mi rimarrà in mente, tuttavia.

Un nota: è costante l’ossessione – dichiarata – di Ellroy per l’assassinio della madre da parte di ignoti. Un caso che ricompare più volte tra le righe di questi racconti, sia in forma implicita che, citato, in modo esplicito. Ho parlato già di questo in I miei luoghi oscuri, il libro in cui Ellroy racconta in prima persona la terribile esperienza che ha vissuto da bambino e la riapertura del caso decenni dopo (indagine alla quale ha partecipato attivamente).

Con Ellroy non partirei da Corpi da reato, se fossi in te. Per ora ti consiglio molto di più i primi due romanzi che trovi nell’elenco qui sotto o, meglio ancora, lo stesso autobiografico che ti ho appena ricordato. Vedi tu.

 

Libri che ho letto di James Ellroy:
Prega Detective (1981)
Clandestino (1982)
Le strade dell’innocenza (trilogia di Lloyd Hopkins, 1984)
Perché la notte (trilogia di Lloyd Hopkins, 1984)
L’angelo del silenzio (1986)
I miei luoghi oscuri (1996)
Corpi da reato (1999)

“Hap & Leonard – Capitani oltraggiosi” di Joe R. Lansdale

Capitani oltraggiosi e il sesto romanzo della serie di Hap & Leonard, i due quasi investigatori creati da Joe Lansdale. Sarò breve, perché ormai le cose che ti dico su questa serie rischiano di essere forse sempre le stesse… ma non troppo.

Il lato positivo di questo episodio sono, come sempre, i personaggi. Hap e Leonard rimangono assolutamente intrattenenti, irriverenti e privi di qualsiasi forma di correttezza e rispetto verso qualsiasi categoria sociale. Sappiamo, in questo periodo, quanto ci sia bisogno di questa assenza di politically correct per riuscire a vedere le cose da una prospettiva intelligente. Intelligente sì, perché Lansdale, come ci ha ormai abituato, rinuncia alla correttezza nella forma ma non nei contenuti. Si può ridere ed essere volgari e irrispettosi comunicando comunque dei buoni valori. Benvenuti nel mondo reale.

Il lato negativo, ahimè, questa volta è la trama. Una trama a tratti inconsistente, quasi che i personaggi vengano sballottati da una parte all’altra senza una vera e propria logica (come, forse, nella vita vera eh). Tra viaggi in Sud America e gangster locali, ritorni negli States e scene pulp, questo romanzo si conclude in modo brusco, forse troppo. Peccato.

Ho già acquistato i prossimi due romanzi della serie (che purtroppo Einaudi non ha ancora pubblicato in un terzo tomone-trilogia) e il successivo Una coppia perfetta – I racconti di Hap e Leonard, quindi non sarà certo questo inciampo a fermarmi.

Romanzi che ho letto di Joe R. Lansdale:
Il lato oscuro dell’anima (1982)
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Trilogia Ned la Foca:
Fuoco nella polvere (2001)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)
Il mambo degli orsi (1995)
Bad chili (1997)
Rumble Tumble (1998)
Capitani oltraggiosi (2001)

“Banco” di Henri Charrière

Pensavo fossero trascorsi due o tre anni dalla mia lettura di Papillon e, invece, boooom… salta fuori che l’avevo letto nel 2018, otto anni fa. Che botta. Il tempo passa, la vita passa, la morte si avvicina.

Detto questo, ho letto Banco, il seguito che Henri Charrière ha scritto e che racconta della sua vita in Venezuela, una volta evaso, fino ad arrivare alla pubblicazione del suo primo libro e al successo letterario globale.

È stato tutto esattamente come mi aspettavo. Anche questo è un tomone da quasi 600 pagine scritto in modo molto scorrevole e coinvolgente. Charrière riprende lo stile in prima persona al tempo presente che aveva già caratterizzato Papillon e ti porta dentro la sua storia, di fianco a lui, per mano, oserei dire. Tuttavia… tuttavia Banco non è Papillon, non ha la stessa carica e non ha le stesse cose da dire. Banco è una grande autocelebrazione dell’autore che, giustamente, cavalca l’onda del successo. Forse – se quello che è raccontato nel primo libro è vero – Banco è anche l’occasione per Charrière di togliersi qualche sassolino in più dalla scarpa.

Imperdibile? No, sicuramente no. Lo leggi per lo stile, non per la storia. Se vuoi sapere come ha vissuto Papi in Venezuela, dei suoi vari business, dei suoi amori… questo è il libro giusto. Se vuoi, insomma, percorrere ancora un pezzo di strada con lui, Banco è il libro che ti consente di godere di un po’ di luce riflessa dell’insuperabile Papillon.

“In caso di necessità” di Michael Crichton

Tempi lunghi, tempi lunghi per qualsiasi cosa. È passato quasi un mese dal mio ultimo post, sto leggendo meno in questo periodo. È passato ancora di più dall’ultimo libro che ho letto di Michael Crichton, quasi due anni… Eppure è un autore che mi regala sempre grandi soddisfazioni, non so come mai sia trascorso tanto tempo.

Questo In caso di necessità è stato pubblicato sotto lo pseudonimo di Jeffery Hudson quando l’autore stava studiando medicina, nel 1968. C’è una bella intro, scritta al momento della riedizione degli anni ’90, in cui Crichton spiega come all’epoca non volesse in alcun modo farsi conoscere e come scrivesse i romanzi a tempo di record. Un libro in due settimane, durante le vacanze di Natale, per potersi pagare gli studi (ogni anno, si intende). Fa ridere ora: alla proposta di un’edizione migliore lui si ribella, perché ciò che gli interessa è solo la velocità dei pagamenti necessari per gli studi, non il successo letterario.

Una minorenne muore durante un aborto. Viene ingiustamente arrestato un medico abortista e un suo amico patologo si mette a scavare per capire chi sia il vero colpevole. Inutile rivelare altro.

C’è già tutto Crichton in questo romanzo, sebbene sia tra i suoi primi. L’accuratezza scientifica – d’altra parte era uno studente di medicina; la trama che ti tiene incollato, ricca di dialoghi e colpi di scena; il dilemma etico e morale – l’aborto era illegale negli Usa, ma tollerato sottobanco. Un romanzo leggero ma intelligente, che ti fa pensare. Quello che fa impressione è che sia stato scritto 58 anni fa, ma è fresco come se fosse stato pubblicato ieri.

Te lo consiglio? Sì, assolutamente, è un giallo più che godibile. Peraltro anche migliore di alcuni suoi romanzi successivi e più “maturi”.

 

Libri che ho letto di Michael Crichton:
In caso di necessità (1968, pseudoimo Jeffery Hudson)
Andromeda (1969)
Casi di emergenza (1970)
Codice Beta (1972)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Preda (2002)
Stato di paura (2004)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Il lato oscuro dell’anima” di Joe R. Lansdale

Il lato oscuro dell’anima è stato pubblicato in Italia da Fanucci solo nel 2005 ma, in realtà, la sua stesura è avvenuta molto molto prima. Lansdale ne scrive una prima versione nel 1982 e la intitola Night of the Goblins, tuttavia, anche a causa della violenza splutterpunk che lo caratterizza, il romanzo verrà pubblicato solo qualche anno più tardi, nel 1987, con il titolo The Nightrunners. Tutto questo per dire che, cronologia alla mano, siamo di fronte a uno dei primi romanzi di questo scrittore, forse addirittura il secondo, se si trascura l’ordine di pubblicazione ufficiale.

Non mi dilungo sulla trama. Ci sono dei minorenni – pazzi, sadici e assassini – e c’è una coppia che è braccata da questo allegro gruppetto. Il motivo è semplice: la donna è riuscita a sfuggire proprio dalle grinfie di questi, che sono riusciti “solo” a stuprarla, ma non a ucciderla. La situazione, già difficile per i risvolti psicologici che questo evento ha avuto sulle dinamiche della coppia, è ulteriormente complicata dalla presenza di un ex-membro del gruppo che, sebbene morto suicida in carcere, pare vivere nella testa di uno dei suoi amici criminali, in una sorta di doppia personalità.

Questo romanzo parte molto bene, proprio grazie all’indagine psicologica che va a sondare gli equilibri della coppia in crisi, per poi afflosciarsi un po’ nella seconda parte, con l’intensificarsi delle tematiche più soprannaturali (sempre che lo siano, Lansdale lascia molto all’interpretazione del lettore). L’impressione che ho avuto durante la lettura è quella di un autore ancora acerbo – anche considerati i capolavori successivi – e nel vedere poi la datazione, di cui ti ho parlato sopra, mi sono spiegato il perché. La verità è che quindi, per ora, questo è forse il romanzo che mi è piaciuto meno di Lansdale. È un buon romanzo eh, chiariamoci, ma rispetto allo standard di questo autore presenta un livello di semplicità sopra la media e uno stile poco accentuato. Saranno i temi trattati, ma la sensazione è un po’ quella di aver letto un brutto romanzo di Koontz, ma scritto meglio.

Romanzi che ho letto di Joe R. Lansdale:
Il lato oscuro dell’anima (1982)
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Trilogia Ned la Foca:
Fuoco nella polvere (2001)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)
Il mambo degli orsi (1995)
Bad chili (1997)
Rumble Tumble (1998)

“Never Flinch – La lotteria degli innocenti” di Stephen King

Never Flinch – La lotteria degli innocenti è l’ennesimo romanzo di Stephen King, dopo la trilogia di Mr Mercedes, The Outsider e Holly, ad avere come protagonista l’investigatrice Holly Gibney, tanto brava e intuitiva quanto insicura e fastidiosamente debole. In pratica un personaggio che, nel mondo reale, sarebbe già stato fatto fuori da una zanzara (e neanche particolarmente affamata). Tu sai che io non amo questa serie, la leggo perché del Re leggo tutto, e quando ho scoperto che il nuovo romanzo sarebbe stato l’ennesimo thriller con Holly come personaggio principale non ho certo fatto i salti di gioia. Peraltro, se in tutti i precedenti episodi c’era anche del paranormale o comunque dell’orrore vero (vedi gli anziani e inquietanti serial killer cannibali in Holly), qui si tratta di un thriller puro, senza nulla di speciale o particolare, un romanzo che potrebbe essere stato scritto – se non per lo stile magistrale – da un qualsiasi giallista. Che palle.

Ora, io la trama non la approfondirei troppo, sai come la penso… Stavolta Holly si trova a combattere su due fronti: da una parte c’è un serial killer, che uccide persone a caso assegnandogli nomi appartenenti a una giuria colpevole di aver condannato un innocente morto in carcere; dall’altra uno/a psicopatico/a (ambiguità sessuale per non spoilerare) che perseguita una conferenziera che Holly stessa è incaricata di proteggere. In mezzo, ci buttiamo i fratelli Robinson che sono un po’ come il prezzemolo e, in quanto neri (concedimelo, perché il motivo a me pare essere questo), non sbagliano mai un colpo e non hanno una singola caratteristica negativa, con la stessa credibilità della smidollata Holly (l’inclusività di ogni tipo ha travalicato il senso della realtà, fino a uccidere il realismo, come su Netflix).

600 pagine, che chiariamolo, ho letto in pochi giorni. Lo stile narrativo rimane quello di Stephen King, quindi lessicalmente perfetto è inoppugnabile. Il problema è che si tratta di una storia, nel suo genere, abbastanza banale. Mi spiego. In IT, in The body (Stand by me, per capirci), tu hai voglia di leggere per essere lì, per vivere le esperienze con i protagonisti, per goderti il “viaggio” insieme a loro. Questo rende memorabile il romanzo. In questi thriller (e mi riferisco a tutta la serie), invece, le storie sono costruite per portarti con un’avida curiosità fino all’apice (che si intuisce quale sarà sin dalle prime pagine) ben costruito della vicenda, con una curiosità morbosa da telenovela. Vuoi scoprire cosa succederà, come ne usciranno i personaggi, come verrà ucciso il cattivo di turno, nulla di più. E no, così non è un’esperienza memorabile, è l’ennesima fagocitazione in stile serie tv.

Poi, siccome ho criticato i fratelli Robinson, vorrei chiarire anche questo punto, prima di essere accusato di razzismo. Non sono credibili e questo è quanto. Jerome riesce in tutto, è bello e bravo e non ha mai un difetto. Passa da scrittore di successo (di best sellers, per capirci) a indagatore, a guardia del corpo, senza mai fallire. Ha pensieri esclusivamente buoni. Idem Barbara che, dopo aver scritto uno dei migliori libri di poesie dell’ultimo secolo (così pare), diventa anche migliore amica, coautrice e corista di una star comparabile ad Aretha Franklin. La vita non è così e King dovrebbe saperlo bene, visto il “successo” dei suoi “Rock Bottom Remainders” (un gruppo di autori che si diverte a suonare, ma non certo a sfondare). Se escludiamo l’ambiziosa e narcisista conferenziera Kate – forse il personaggio meglio costruito del libro, perché più realistico – anche tutte le altre donne hanno solo caratteristiche positive. Insomma, a King è scappata la mano nella semplificazione altamente inclusiva che, per non contraddire la moda, contraddice la credibilità.

Ci sono poi, nella trama, altri momenti di eccesiva semplificazione dovuta a facili e improbabili deduzioni. E questo si sposa bene con quanto detto sopra. Il pubblico che si accontenta di poche sfumature, e che vede solo o bianco o nero, è anche lo stesso che, poi, non richiede – per l’appunto – eccessivo realismo nella costruzione delle indagini. Hai presente quelle intuizioni da: “deve essere per forza andata così”? Ecco.

Insomma, come lettore vecchio stile mi sento un po’ offeso da questo insieme di semplificazioni (è un termine che ritorna in questo post, non a caso). Credo, tristemente, che King stia adattando le sue opere al nuovo target o, per dirla senza mezzi termini, al nuovo livello culturale di molti lettori di oggi, che sono meno esigenti di quelli di ieri. D’altra parte lo vediamo dappertutto, nella musica, nel cinema e, ora, anche nella letteratura: il livello del prodotto si adegua al livello del consumatore, per non offendere la sua ignoranza. Perché si sa, se il consumatore non capisce, poi, può diventare pericoloso e reagire con ostilità, rifiutare il prodotto anziché sbattersi per comprenderlo (anche perché, spesso, non ha più i mezzi per farlo).

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)
You like it darker (2024)
Never Flinch – La lotteria degli innocenti (2025)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)
L’uomo in nero (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“Hap & Leonard – Rumble Tumble” di Joe R. Lansdale

Nel momento in cui scrivo la serie di Hap & Leonard conta 14 romanzi e 2 raccolte di racconti. Rumble Tumble è fortunatamente solo il quinto episodio della serie e questo mi porta ad avere la bellezza di altri undici libri da leggere con protagonisti i due imbattibili texani. Cercherò di diluirli nel tempo, perché vorrei non finissero mai.

Brett, la compagna di Hap, ha una figlia, Tilly, che fa la prostituta ed è finita in un brutto giro dal quale vorrebbe uscire. È Red, un nano dal carattere molto particolare, a informare Brett dei problemi di Tilly. Ovviamente, Hap e Leonard si buttano nella mischia e aiutano Brett nell’impresa, rapendo il nano e mettendosi contro un’intera organizzazione criminale. Seguono sparatorie, botte, scommesse e cose politicamente molto scorrette.

200 pagine tonde tonde, lette in un paio di giorni. Lansdale mi porta ormai in un mondo che conosco e nel quale mi sento a casa. Qui, poi, si eleva al quadrato ciò che ormai si vede e sente raramente in tv: tra l’omosessualità di Leonard e il nanismo di Red, è un continuo scambio di battute e cattiverie (intelligenti) come “si facevano” una volta. Lansadale, di nuovo, insegna con grande ironia come il rispetto non debba passare per forza per la via della censura. Un concetto semplice ma molto difficile da capire e mettere in pratica, soprattutto oggi.

P.S. Stavo per dimenticare: “Rumble Tumble” è il modo che ha Red di definire quelle situazioni che finiscono, tra risse e spari, in un gran casino. Una sorta di Helter Skelter di violenza, insomma.

Romanzi che ho letto di Joe R. Lansdale:
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Trilogia Ned la Foca:
Fuoco nella polvere (2001)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)
Il mambo degli orsi (1995)
Bad chili (1997)
Rumble Tumble (1998)