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“I principi per affrontare il nuovo ordine mondiale” di Ray Dalio

Dal trionfo alla caduta delle nazioni.

Ci ho messo parecchio a finire questo saggio di Ray Dalio, I principi per affrontare il nuovo ordine mondiale è, infatti, un tomone di oltre 500 pagine densissimo di informazioni e grafici. Forse non una lettura per tutti, ma una lettura che, comunque, dovrebbero affrontare tutti. Ma partiamo dalla base, chi è Ray Dalio? (Copio e riassumo direttamente da Wiki).

Raymond Dalio (1949), è un imprenditore statunitense, fondatore di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo. Nel giugno 2019 è, secondo Bloomberg, la 58a persona più ricca del mondo. La sua fortuna personale è stimata da Forbes nel gennaio 2020 in 18,7 miliardi di dollari. Fra le altre cose, è famoso per essere autore del All weather portfolio [mi sa che ne abbiamo già parlato…], una innovativa filosofia di investimenti.

È un dato di fatto che saper trasmettere il sapere sia più difficile che accumularlo, ragion per cui non cercherò di spiegarti quello che Dalio spiega in modo eccellente in questo volume, ma mi limiterò ad accennarlo. Per tua informazione, Dalio è uno che accumula molto sapere ed è anche incredibilmente bravo nel trasmetterlo, a differenza mia. Quindi, di cosa parla questo libro?

In linea di massima possiamo dire che è un libro che descrive in modo esaustivo il funzionamento del mondo e delle potenze che, nell’arco del tempo, si avvincendano nel dominarlo. Perché è questo di cui parliamo, di dominio. È un libro attuale, ma al tempo stesso storico, perché spiega il presente guardando al passato, osservando cioè quei meccanismi che, nel tempo, si sono ripetuti più volte e che sono troppo estesi cronologicamente perché siano per noi – e per le nostre brevi vite – inquadrabili e comprensibili. Un esempio su tutti: il ruolo centrale che gli Stati Uniti hanno nell’economia mondiale. Ormai, per chiunque abiti il pianeta, gli Stati Uniti rappresentano la forza dominante del pianeta e pare impossibile vivere in una realtà che non sia questa. In realtà, però, i cicli di potere delle nazioni dominanti sono molto più “lunghi di noi” (si parla spesso di 2/3 secoli) e questo ci porta a non riuscire a vedere la situazione dell’insieme, in termini cronologici, perché siamo biologicamente focalizzati sul nostro breve periodo. Dalio riassume i Big Cycle di ascesa e declino di altre superpotenze del passato, come quello dell’Impero Olandese e dell’Impero Britannico, analizzando le – impressionanti – similitudini che esistono sia tra i Big Cycle stessi del passato, che con il Big Cycle che staremmo vivendo adesso, nel presente. La “parola” d’ordine è: come ha funzionato il mondo fino ad ora. E la verità è che questo sembra corrispondere a come sta ancora funzionando.

Tutto questo viene avvalorato da una incredibile moltitudine di dati di cui Dalio dispone, grazie al suo lavoro, e di cui deve, in verità, anche continuare a disporre, per continuare a svolgere il suo lavoro… Si parla davvero di tante cose, difficile riassumerle qui, ora. L’influenza dell’istruzione e dello spirito di sacrificio (che aiuta ad accumulare disponibilità) nella fase iniziale della formazione delle superpotenze, l’imbarbarimento culturale e l’incapacità alla rinuncia (che fa aumentare il debito) nel momento del declino… Ti ricorda qualcosa? Già, questa non è una lettura tranquillizzante. Al di là della comprensione di cosa sia e come funzioni, ad esempio, una valuta di riserva, e di come questa valuta sia una palla che viene rimbalzata da un impero all’altro nel corso del tempo, la visione di Dalio ti apre gli occhi su quei meccanismi globali che, forse, non vorresti conoscere.

Tutto questo è spiegato, ripeto, con una chiarezza e, appunto, un’abilità esplicativa più che invidiabile. Se sei dell’idea che “meno si sa è meglio si sta”, non credo dovresti leggere questo libro.
Lettore avvisato…

Ora un po’ di leggerezza, ci sarà di certo della narrativa per il prossimo post.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Volere troppo e ottenerlo di Chris Voss (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
O la borsa o la vita di Vicki Robin e Joe Dominguez (2018, aggiornata)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
I principi per affrontare il nuovo ordine mondiale di Ray Dalio (2021)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Investire senza trappole di Costantino Forgione (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)
Investire senza dubbi di Riccardo Spada (2025)

“Banco” di Henri Charrière

Pensavo fossero trascorsi due o tre anni dalla mia lettura di Papillon e, invece, boooom… salta fuori che l’avevo letto nel 2018, otto anni fa. Che botta. Il tempo passa, la vita passa, la morte si avvicina.

Detto questo, ho letto Banco, il seguito che Henri Charrière ha scritto e che racconta della sua vita in Venezuela, una volta evaso, fino ad arrivare alla pubblicazione del suo primo libro e al successo letterario globale.

È stato tutto esattamente come mi aspettavo. Anche questo è un tomone da quasi 600 pagine scritto in modo molto scorrevole e coinvolgente. Charrière riprende lo stile in prima persona al tempo presente che aveva già caratterizzato Papillon e ti porta dentro la sua storia, di fianco a lui, per mano, oserei dire. Tuttavia… tuttavia Banco non è Papillon, non ha la stessa carica e non ha le stesse cose da dire. Banco è una grande autocelebrazione dell’autore che, giustamente, cavalca l’onda del successo. Forse – se quello che è raccontato nel primo libro è vero – Banco è anche l’occasione per Charrière di togliersi qualche sassolino in più dalla scarpa.

Imperdibile? No, sicuramente no. Lo leggi per lo stile, non per la storia. Se vuoi sapere come ha vissuto Papi in Venezuela, dei suoi vari business, dei suoi amori… questo è il libro giusto. Se vuoi, insomma, percorrere ancora un pezzo di strada con lui, Banco è il libro che ti consente di godere di un po’ di luce riflessa dell’insuperabile Papillon.

“The Peanuts Gang’s Grand Adventures” di Charles M. Schulz

Quest’anno sul blog sono stato molto meno produttivo del solito, con una media di due articoli (scarsi) al mese. I motivi sono molti e non sto nemmeno qui a elencarteli tutti ma, in sintesi, ho letto meno, visto meno, scritto meno. Sarà perché mi sono allenato di più, sarà perché ho iniziato a prendere lezioni di sax, sarà perché ho bisogno di una visita oculistica (già fissata, 9 gennaio), sarà perché mi addormento la sera (forse a causa della trascurata presbiopia), sarà perché… insomma, hai capito. Di contro, il blog ha battuto di gran lunga ogni record di visite dal 2014 a questa parte, rendendo il 2025 l’anno di maggior successo fino ad ora. Incomprensibile, ma vero.

Questo non ha nulla a che fare con il libro del quale sto per parlarti, ma considerato che quello di oggi sarà l’ultimo post dell’anno, un po’ di conti era anche doveroso farli, dai.

Non avevo mai letto nulla sui Peanuts e nulla in assoluto di Schulz, questo The Peanuts Gang’s Grand Adventures è la mia prima esperienza a riguardo. Peraltro questa edizione, che mi è stata regalata da un mio amico che vive a Minneapolis (patria dell’autore), pare essere anche abbastanza rara. A quanto ho capito, si tratta di una tiratura a numero limitato per Costco (non si trovano molte info in rete). Copertina rigida, colore, carta patinata e pesante e circa 470 pagine. Contiene, oltre a molte storie brevi, quelle che vengono definite come tre lunghe graphic novel. In realtà siamo abituati a un concetto di graphic novel inteso come “storia lunga”, ma qui si tratta più di tre grossi agglomerati tematici, facilmente leggibili anche senza seguire una trama. La prima parla di viaggi e/o attenzione per lo spazio, la seconda della famosa coperta di Linus e la terza di – sob! – baseball.

Una nota: il fumetto è, ovviamente, in lingua originale, ma non ho avuto nessuna difficoltà di comprensione nonostante il mio inglese non sia un granché. La parte più complicata è stata quella relativa al – ri-sob! – baseball, perché non ci capisco assolutamente nulla e quindi le gag sono risultate piuttosto ostiche.

Come dicevo, è la prima volta che mi approccio a Snoopy e soci e devo dire che è stata un’esperienza divertente. In realtà, per quanto la struttura suggerisca una continuità, si può aprire il volume in qualsiasi parte e cominciare a leggere senza gran bisogno di seguire una trama. Credo sia un po’ lo stesso anche per Mafalda, di Quino, o Andy Capp, di Smythe. È un tipo di fumetto estremamente rilassante che cerca l’intrattenimento subitaneo, la gioia estetica del momento. Tolta la parte del baseball, insomma, me la sono goduta parecchio. Non credo che ora mi mettereò a collezionare fumetti dei Peanuts, ma sento di aver colmato una lacuna e questo è sempre un bene.

Bene, mi sa che ci sentiremo ormai nel 2026… così, a occhio (quasi visitato e occhialato), con il nuovo libro sulla finanza personale di Riccardo Spada. Auguri.

“Tutti i racconti Vol. 4 1999-2010” di Richard Matheson

Breve riepilogo dell’opera nel suo insieme: 4 volumi che raccolgono tutti i racconti di Richard Matheson. I primi tre li trovi linkati più in basso, a fine post. Questo quarto e ultimo volume si occupa della produzione nel periodo tra il 1999 e il 2010 (Matheson morirà poco dopo, nel 2013).

Sono quasi due mesi che non ti parlo di libri qui sul blog, questo può già farti capire che questo enorme tomo non mi è risultato molto digeribile. Già: i primi due volumi sono stati stupendi, il terzo una via di mezzo, il quarto, ahimè, un pacco. Avevo già letto, in giro sul web, di quanto la parte finale della produzione di Matheson non fosse all’altezza del resto dei suoi scritti e non posso che essere d’accordo. Glielo possiamo perdonare? Credo proprio di sì, Matheson è uno dei miei scrittori preferiti e questa esperienza non cambierà la mia opinione.

Non credo nemmeno di dovermi dilungare molto. Lo stile narrativo è sempre fresco e brillante, quello che manca sono proprio le storie. Ci sono, certo, alcuni buoni racconti ma, per la maggior parte del tempo, la sensazione che si prova è quella del disinteresse, della assenza di curiosità. Un peccato.

Proprio per non proseguire in questa negatività – poiché, ripeto, Matheson non la merita – ti parlerò solo di un paio di racconti emblematici che, forse, hanno un significato quasi metaforico.

Il rosso è il colore del desiderio.
Racconto o, più probabilmente, libro incompiuto. Ci sono circa 60 pagine. La cosa interessante è che nella parte finale è presente un breve riassunto di Matheson su come la storia sarebbe dovuta proseguire, quindi non ti lascia con la curiosità.
Ecco, qui si respira l’aria di una volta. È una storia d’amore tra due vicini di casa, con una lei che nasconde un terribile segreto. L’interesse rimane vivo, ti senti in mezzo alla storia. È un vero peccato che questa opera sia rimasta incompiuta.

La finestra nel tempo
Un ottantenne passa attraverso una finestra e si trova catapultato in un’altra epoca, quella in cui aveva quindici anni. Rivede tutti i posti della giovinezza e “si incontra”. Cerca in ogni modo di convincere il suo io più giovane a farsi avanti con quella ragazza che gli piace/va tanto (il vero amore mancato), senza riuscirci.
Racconto ambivalente: qui Matheson ti annoia per molte pagine semplicemente guardandosi intorno e descrivendo i luoghi e i ricordi del protagonista. Poi, all’improvviso, ecco il lampo accecante sulle opportunità perdute, sulle sliding doors. Nostalgia e rimpianto. Si vede qualcosa di quello che era un tempo, ma non c’è modo di tornarci, cosa che, in fondo, può benissimo essere un perfetto riassunto di quello che rappresenta questo volume.

Aspetterò che traducano i restanti romanzi di Matheson con ansia, nel frattempo ho ancora I ragazzi della morte da leggere. Ci risentiremo, quindi.

Libri che ho letto di Richard Matheson:
Io sono leggenda (1954)
Tre millimetri al giorno (1956)
Io sono Helen Driscoll (1958)
La casa d’inferno (1971)
Ghost (1982)
Tutti i racconti Vol. 1 1950-1953 (2013)
Tutti i racconti Vol. 2 1954-1959 (2013)
Tutti i racconti Vol.3 1960-1993 (2013)
Tutti i racconti Vol.4 1999-2010 (2013)

“Volere troppo e ottenerlo” di Chris Voss

Le nuove regole della negoziazione.

Avevo sentito parlare di Volere troppo e ottenerlo tramite diversi canali, durante i miei studi sulla crescita personale, e ho quindi deciso di leggerlo, anche per alleggerire i contenuti prettamente finanziari e “diversificare” gli investimenti culturali. Chriss Voss, ex negoziatore capo dell’FBI, scrive questo saggio a quattro mani aiutato dal giornalista Tahl Raz (in pratica, come spesso accade, il primo ha i contenuti e il secondo le abilità letterarie necessarie per divulgarli). Moltissime ristampe per un’opera del 2017, quindi grande successo.

Le regole della negoziazione descritte da Voss differiscono da quelle che erano utilizzate in passato. In pratica una volta si seguiva uno schema predefinito e abbastanza rigido; Voss, invece, propone strategie più fluide e adattabili che, per sua stessa ammissione, derivano da anni di studi empirici sul campo, più che da testi letterari. Poco importa se tu debba liberare un ostaggio o dibattere su questioni domestiche con tua moglie (probabile motivo delle molte vendite del libro, peraltro), le regole della negoziazione rimangono più o meno le stesse.

Regole psicologiche ma anche regole comportamentali, c’è un po’ di tutto. Si parla sia del tono della voce – Voss cita spesso il tono da “dj di mezzanotte” – che del tipo di domande da porre alla controparte e delle modalità per farlo. Ogni capitolo presenta una sorta di esempio pratico di “negoziazione vissuta” unito alle regole applicate e alle relative strategie.

Un saggio utile? Non lo so, mia moglie, più o meno, utilizza già tutte le tecniche elencate, quindi o l’ha letto prima di me o, come temo, è stata prodotta già con il software aggiornato all’ultima edizione sul tema. Ti saprò dire meglio quando (e se) andrò a trattare per l’acquisto di una nuova auto (sì, c’è un capitolo anche su questo) e potrò confrontarmi con un essere umano normale. Nel complesso, direi che la lettura è stata a tratti un pochino noiosa, anche se gli argomenti sono molto interessanti e trattati in modo approfondito. Forse 300 pagine sono troppe, però, in rapporto alle informazioni offerte. C’è da dire che mi ha fatto venire voglia di studiare più a fondo l’argomento, può essere che ti parlerò di altri saggi simili.
I consigli a riguardo, come sempre, sono ben accetti…

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Volere troppo e ottenerlo di Chris Voss (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Investire senza trappole di Costantino Forgione (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Never Flinch – La lotteria degli innocenti” di Stephen King

Never Flinch – La lotteria degli innocenti è l’ennesimo romanzo di Stephen King, dopo la trilogia di Mr Mercedes, The Outsider e Holly, ad avere come protagonista l’investigatrice Holly Gibney, tanto brava e intuitiva quanto insicura e fastidiosamente debole. In pratica un personaggio che, nel mondo reale, sarebbe già stato fatto fuori da una zanzara (e neanche particolarmente affamata). Tu sai che io non amo questa serie, la leggo perché del Re leggo tutto, e quando ho scoperto che il nuovo romanzo sarebbe stato l’ennesimo thriller con Holly come personaggio principale non ho certo fatto i salti di gioia. Peraltro, se in tutti i precedenti episodi c’era anche del paranormale o comunque dell’orrore vero (vedi gli anziani e inquietanti serial killer cannibali in Holly), qui si tratta di un thriller puro, senza nulla di speciale o particolare, un romanzo che potrebbe essere stato scritto – se non per lo stile magistrale – da un qualsiasi giallista. Che palle.

Ora, io la trama non la approfondirei troppo, sai come la penso… Stavolta Holly si trova a combattere su due fronti: da una parte c’è un serial killer, che uccide persone a caso assegnandogli nomi appartenenti a una giuria colpevole di aver condannato un innocente morto in carcere; dall’altra uno/a psicopatico/a (ambiguità sessuale per non spoilerare) che perseguita una conferenziera che Holly stessa è incaricata di proteggere. In mezzo, ci buttiamo i fratelli Robinson che sono un po’ come il prezzemolo e, in quanto neri (concedimelo, perché il motivo a me pare essere questo), non sbagliano mai un colpo e non hanno una singola caratteristica negativa, con la stessa credibilità della smidollata Holly (l’inclusività di ogni tipo ha travalicato il senso della realtà, fino a uccidere il realismo, come su Netflix).

600 pagine, che chiariamolo, ho letto in pochi giorni. Lo stile narrativo rimane quello di Stephen King, quindi lessicalmente perfetto è inoppugnabile. Il problema è che si tratta di una storia, nel suo genere, abbastanza banale. Mi spiego. In IT, in The body (Stand by me, per capirci), tu hai voglia di leggere per essere lì, per vivere le esperienze con i protagonisti, per goderti il “viaggio” insieme a loro. Questo rende memorabile il romanzo. In questi thriller (e mi riferisco a tutta la serie), invece, le storie sono costruite per portarti con un’avida curiosità fino all’apice (che si intuisce quale sarà sin dalle prime pagine) ben costruito della vicenda, con una curiosità morbosa da telenovela. Vuoi scoprire cosa succederà, come ne usciranno i personaggi, come verrà ucciso il cattivo di turno, nulla di più. E no, così non è un’esperienza memorabile, è l’ennesima fagocitazione in stile serie tv.

Poi, siccome ho criticato i fratelli Robinson, vorrei chiarire anche questo punto, prima di essere accusato di razzismo. Non sono credibili e questo è quanto. Jerome riesce in tutto, è bello e bravo e non ha mai un difetto. Passa da scrittore di successo (di best sellers, per capirci) a indagatore, a guardia del corpo, senza mai fallire. Ha pensieri esclusivamente buoni. Idem Barbara che, dopo aver scritto uno dei migliori libri di poesie dell’ultimo secolo (così pare), diventa anche migliore amica, coautrice e corista di una star comparabile ad Aretha Franklin. La vita non è così e King dovrebbe saperlo bene, visto il “successo” dei suoi “Rock Bottom Remainders” (un gruppo di autori che si diverte a suonare, ma non certo a sfondare). Se escludiamo l’ambiziosa e narcisista conferenziera Kate – forse il personaggio meglio costruito del libro, perché più realistico – anche tutte le altre donne hanno solo caratteristiche positive. Insomma, a King è scappata la mano nella semplificazione altamente inclusiva che, per non contraddire la moda, contraddice la credibilità.

Ci sono poi, nella trama, altri momenti di eccesiva semplificazione dovuta a facili e improbabili deduzioni. E questo si sposa bene con quanto detto sopra. Il pubblico che si accontenta di poche sfumature, e che vede solo o bianco o nero, è anche lo stesso che, poi, non richiede – per l’appunto – eccessivo realismo nella costruzione delle indagini. Hai presente quelle intuizioni da: “deve essere per forza andata così”? Ecco.

Insomma, come lettore vecchio stile mi sento un po’ offeso da questo insieme di semplificazioni (è un termine che ritorna in questo post, non a caso). Credo, tristemente, che King stia adattando le sue opere al nuovo target o, per dirla senza mezzi termini, al nuovo livello culturale di molti lettori di oggi, che sono meno esigenti di quelli di ieri. D’altra parte lo vediamo dappertutto, nella musica, nel cinema e, ora, anche nella letteratura: il livello del prodotto si adegua al livello del consumatore, per non offendere la sua ignoranza. Perché si sa, se il consumatore non capisce, poi, può diventare pericoloso e reagire con ostilità, rifiutare il prodotto anziché sbattersi per comprenderlo (anche perché, spesso, non ha più i mezzi per farlo).

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)
You like it darker (2024)
Never Flinch – La lotteria degli innocenti (2025)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)
L’uomo in nero (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“Investire senza trappole” di Costantino Forgione

Come far crescere i propri risparmi difendendosi dalle banche e dai tranelli della finanza.

Ho scoperto Costantino Forgione e il suo Investire senza trappole grazie al superconsigliatissimo podcast di Riccardo Spada The Bull (QUI, peraltro, ti ho parlato anche del suo libro). Forgione, oltre a essere l’autore di questo libro, é anche un consulente finanziario con decenni di esperienza nel mondo della finanza. Forse, proprio per la professione dell’autore, Investire senza trappole è leggermente diverso dai testi di finanza dei quali ti ho parlato fino ad ora, poiché non è focalizzato sull’insegnarti come distribuire i tuoi investimenti, quanto a farti capire che fine hanno fatto i tuoi soldi se li hai investiti come li investe di solito l’italiano medio (cioè in banca). Il sottotitolo (che scopro ora si chiami anche esergo) che ti ho riportato sopra offre un ottimo e sincero riassunto dei contenuti.

Quindi, chiariamolo, non troverai qui un’indicazione sulle differenziazioni o sui ribilanciamenti da effettuare con il tuo patrimonio, così come non troverai comparazioni tra ETF o studi statistici sui mercati, perlomeno non in modo approfondito. Forgione punta dritto a farti correggere la rotta se, come molti, ti sei affidato al tuo consulente bancario per amministrare il tuo patrimonio. Ti elenca quindi tutti i costi nascosti che le banche infilano negli strumenti finanziari che, con falso disinteresse, ti sottopongono appena ne hanno l’occasione. Oltre a questo, ti spiega perché il classico italico investimento nel mattone e nel BTP non sia poi questa grande strategia di successo e, anzi, rappresenti un forte rischio per il tuo patrimonio.

Devo dirti la verità, non ho trovato nulla che già non sapessi in questo libro, ma questo non significa che non lo ritenga comunque un libro molto utile e intelligente. Semplicemente, non sono il target di riferimento, il lettore al quale è indirizzato. Perché, come sai, io mi sbatto parecchio: leggo molto, ascolto molto, guardo molti video. Ho investito, investo e investirò tanto tempo in educazione finanziaria. Sono lonanto anni luce dall’enorme preparazione di Forgione, ma lo sono ormai altrettanto da quella dell’italiano medio. E non perché io sia più sveglio degli altri (oddio…) quanto perché, appunto, mi sbatto, cosa che in molti non hanno voglia di fare, preferendo scrollare i reel di Instagram per poi piangere a fine mese e accusare l’Universo, il Fato e il Dottor Octopus per le proprie disgrazie economiche.

Ecco, per tutti questi, per l’appunto, ci sarebbe la strada del consulente finanziario indipendente, che Forgione illustra bene spiegando anche le differenze tra i vari tipi di consulenti esistenti. Ma l’italiano medio, come sempre, preferisce non pagare la parcella di un esperto perché il servizio offerto dalla banca è gratis (ah ah ah). Ah, i numeri, questo eterno nemico, dalle elementari fino alla lapide…

Dai, ho finito. Se senti un po’ di acredine in quel che scrivo è perché rilevo costantemente quanto detto sopra in tutte le discussioni che ho con parenti/amici/conoscenti riguardo la finanza personale. Non hanno mai tempo di informarsi, non hanno voglia, c’è sempre qualcosa da fare, la vita è una sola, eccetera eccetera eccetera… Preferiscono lavorare otto ore al giorno, perché fare lavorare i soldi è troppo noioso. Ci penseranno più avanti, quando avranno tempo. Auguri.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Investire senza trappole di Costantino Forgione (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman

Il primo errore io l’ho commesso ancora prima di iniziare a leggere Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, il che è abbastanza in tema, visto che questo saggio parla quasi esclusivamente degli errori che commette il nostro cervello. Ecco: io ho pensato bene di scegliere questa lettura leggera per accompagnarmi a Gran Canaria nelle mie vacanze di inizio giugno. Non ero ancora atterrato e già avevo capito… libro sbagliato per il momento sbagliato. Durante il volo, di quattro ore, credo di essere riuscito a leggere meno di 40 pagine. Livello di concentrazione richiesto molto alto, livello di concentrazione possibile molto basso.
[A tal proposito, un piccolo interemezzo. La nota compagnia aerea low cost consente la scelta del posto sull’aereo con un contributo extra di 4/10 euro. La gran parte delle persone, ahimè, tende a risparmiare al momento dell’acquisto per poi alzarsi e raggiungere il proprio compagno/a/amici/mamma/zia/figlia/salcazzoacavallo andando a rompere i coglioni a chi, invece, ha pagato per la tranquillità. Magari mettendosi, chessò, in mezzo al corridoio per due ore su quattro (ho notato che la capacità di rimanere da solo con sé stesso prima di sfollare, per l’ebete medio, è di circa due ore). Ecco, queste persone per conto mio dovrebbero morire, male. E no, non è un iperbole.]

Torniamo a noi. Compresi i 12 giorni di vacanza, nei quali ho letto veramente poco, ho impiegato circa 50 giorni per terminare questo saggio (660 pg. circa), un record negativo. Mi aspettavo che fosse pesante, non che lo fosse così tanto. Attenzione, te lo dico subito: è un libro che va letto, non c’è dubbio. Pensieri lenti e veloci è uno degli esempi letterari più lampanti di come la crescita personale passi anche attraverso la sofferenza e il sacrificio. Perché questo è un libro che ti fa evolvere, che ti spiega come ragiona (male) il tuo cervello. Terminata la lettura capisci di avere appreso DAVVERO qualcosa di nuovo, di essere, in qualche modo, più saggio. Pensieri lenti e veloci è anche un pacco mostruoso, non si può negarlo.

Consigliato da tutti gli esperti di finanza e crescita personale più o meno con le parole: «Non leggero, ma utilissimo».
È vero, cazzo se è vero.
Non starò qui a spiegarti per filo e per segno di cosa parla, guarda, non me la sento. Potrei elencarti tutti i bias cognitivi, le euristiche e via dicendo, ma non mi sento in grado di farlo. Ho appreso i contenuti, ma sono ancora in una fase di elaborazione, quindi dovrai accontentarti. Kahneman ti mostra come sbaglia il nostro cervello con esperimenti scientifici praticamente inconfutabili, con una serie di prove oggettive. Ti spiega il motore in tutti i suoi meccanismi, entrando nel dettaglio. La cosa che ho trovato più pesante, in realtà, oltre a una certa ripetitività, è il tecnicismo scientifico, la precisione numerica sviscerata fino al limite. A volte ti verrebbe da urlare: SÌ, HO CAPITO IL CONCETTO! perché in realtà non stai più dietro all’esempio, che diventa, se non troppo articolato, troppo lungo da ricordare in tutte le sue sfumature.

Per quanto riguarda la parte più strettamente inerente alla sfera della finanza, Kahneman illustra in modo eccellente tutta la parte legata alla gestione del rischio e a come siamo programmati per essere estremamente conservativi nelle nostra scelte. Con decine, centinaia, MILIARDI di esempi e test verificati.

Devi leggerlo, sì, ma preparati a soffrire. Non so se sia doloroso uscire dall’esoscheletro durante la muta, ma questa è l’immagine più vicina a ciò che mi viene in mente quando rifletto su questo saggio.
Ora ho solo voglia di leggere qualcosa di “rilassante”.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Endurance” di Alfred Lansing

L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud.

Che libro, che avventura, che storia incredibile. Questo è qualcosa che DEVI leggere, te lo dico subito, senza mezzi termini. Un racconto di altri tempi, altri valori, un racconto di vita vera, vita che vale la pena di essere vissuta. Trecento pagine di una vicenda irripetibile ai giorni nostri, nelle medesime condizioni. La ricostruzione del giornalista Alfred Lansing utilizza documenti dell’epoca e i diari dei partecipanti alla spedizione e ti fa salire a bordo dell’Endurance, insieme a Sir Ernest Shackleton.

endurance relitto
Endurance tra i ghiacci

1 agosto 1914, Shackleton e un equipaggio di ventisette uomini partono diretti verso il Polo Sud, a bordo della goletta Endurance. L’obiettivo è quello di attraversare, poi, l’Antartide a piedi, per primi nella storia. Le cose non vanno per il verso giusto e questi uomini si trovano bloccati tra i ghiacci, dove l’Endurance viene prima stritolata e poi affonda (il relitto è stato recentemente individuato a 3000 metri di profondità). Seguono mesi di sofferenza, cammini forzati e soste su banchi ghiacciati in balia delle correnti. Un’isola, una speranza, ma non è la fine: è inospitale. 22 uomini restano a terra, cibandosi di foche e pinguini, 6 – Shackleton compreso – ripartono su una baleniera da sei metri e attraversano 650 miglia del mare più difficile del pianeta, con onde da 30 metri e nessun tipo di riparo. Non è ancora finita, devono anche attraversare a piedi un’isola con cime da 3000 metri per raggiungere una zona frequentata da altri esseri umani. Un’odissea interminabile che, nel complesso, giunge a conclusione due anni dopo la partenza.

Questa è l’avventura vera: il non sapere cosa ti troverai di fronte. Nessuna tecnologia, temperature a -30°, tempeste di ghiaccio. Shackleton e i suoi uomini hanno fatto cose impossibili, anche per l’uomo moderno, in anni in cui il GPS sarebbe comparso solo nei libri di fantascienza. Hanno dovuto anche sacrificare 60 cani che sarebbero serviti a trainare le slitte, alcuni di questi sono stati mangiati nei periodi in cui foche e pinguini migravano altrove. Non è il paradiso degli animalisti, certo, ma offre una buona idea del livello, non tanto di disperazione, quanto di determinazione nella sopravvivenza.

endurance relitto
Endurance relitto

endurance relitto

Due anni interi tra i ghiacci. L’agonia di chi aspetta a casa e perde la speranza. Il non sapere di quei 22 uomini lasciati indietro che attendono i 6 partiti sulla baleniera, senza in realtà essere certi se questi arriveranno mai da qualche parte o se nessuno tornerà più. Gli arti che si congelano, le infezioni e, ancora, il freddo, il freddo vero. I vestiti bagnati, sempre bagnati. I sacchi a pelo che si sfaldano per l’acqua di mare che li corrode.

Un resoconto di 300 pagine può solo fare vagamente immaginare quello che sia accaduto e la dimensione dell’avventura e la forza di questo equipaggio e del suo capo. Ripeto: vite vere, vite degne di essere vissute.
E una dimensione epica che probabilmente, oggi, non esiste più.

 

Libri sul genere storie vere/sopravvivenza estrema che ti consiglio perché mi sono piaciuti molto (ecco perché non c’è Walden di Thoreau nell’elenco):
12 anni schiavo di Solomon Northup (1853)
La verità sul Titanic di Archibald Gracie (1913)
Endurance di Alfred Lansing (1°ed. 1959 – Tea 2009)
Papillon di Henri Charrière (1969)
Tabù di Piers Paul Read (1974)
Verso il Polo con Armaduk di Ambrogio Fogar (1983)
127 ore di Aron Ralston (2004)
Wild di Cheryl Strayed (2012)
Fuga dal Campo 14 di Blaine Harden (2012)

Nella serie Exploits di Corbaccio:
La conquista del K2 di Ardito Desio (1954)
Nelle terre estreme di Jon Krakauer (1996)
Aria sottile di Jon Krakauer (1997)
Z – La città perduta di David Grann (2005)

“Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie

Questo è forse il primo libro che leggo, relativamente al mio percorso di crescita delle competenze finanziarie e personali, non strettamente legato all’economia. Non mi sarei mai avvicinato a un titolo come Come trattare gli altri e farseli amici se non l’avessi trovato consigliato un po’ ovunque, nei blog e, appunto, nei libri letti precedentemente (oltre che da vari youtuber). In realtà, sebbene il titolo sia molto ammiccante allo stile di comunicazione dei moderni guru che vendono corsi sul successo assicurato, Dale Carnegie l’ha scritto nel 1936, quindi agli albori della vendita dei corsi dedicati alle strategie di successo.

Ho scoperto ora da Wikipedia che, con oltre 30 milioni di copie vendute, questo manuale è in realtà uno dei libri più venduti di sempre, con lettori e ammiratori del calibro di Warren Buffett e Charles Manson (si presume con scopi diversi). Quindi sì, probabilmente partivo un po’ prevenuto.

Carnegie spiega in circa una decina di pagine di teoria – e 240 di esempi – quali sono le tecniche per “piegare” gli altri alle proprie ragioni e porsi in un punto di forza in ogni discussione (apparendo tuttavia mansueti). Io non ho trovato grosse novità o trucchi segreti nei consigli dell’autore (ma forse 90 anni fa la situazione era diversa), tuttavia non si può dire non siano interessanti e/o efficaci.
Lasciare parlare il prossimo, sorridere sempre, dare più importanza all’interlocutore che a sé stessi, puntare sulla reputazione di chi non fa abbastanza per motivarlo, lodare i pregi prima di fare notare i difetti, impartire gli ordini come se fossero consigli… questi sono solo alcuni dei punti che Carnegie sviluppa. Nulla di nuovo, appunto, il difficile è, effettivamente, seguire queste linee guida con il sangue alla testa e la vena dell’occhio che sta per esplodere (situazione mediamente standard di quando discuti con qualcuno).

Carnegie ha riempito le sale conferenze ai suoi tempi, quindi sapeva il fatto suo. Chiaramente, ad oggi, il testo risulta un po’ fuoritempo (più che altro perché molte di queste tecniche le conosciamo già e quindi le disinneschiamo anche) ma potrebbe comunque risultare molto utile per le menti più semplici. Oggettivamente, a riuscire a mettere in pratica tutto senza farsi venire un ictus per il nervoso, si hanno di certo maggiori possibilità di portare a casa il risultato.

Te lo consiglio? Sì, anche se è davvero prolisso nella quantità di esempi, come dicevo, siamo davvero attorno al 10% di testo informativo e 90% di casi riportati (veri e/o inventati). Questo è stato ciò che me lo ha fatto digerire poco…

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)