La battaglia di John Steinbeck Bompiani

“La battaglia” di John Steinbeck

Ho impiegato due settimane a leggere La battaglia di John Steinbeck, un tempo estremamente lungo per un libro di 300 pagine. Ora che l’ho terminato sono in preda a sentimenti contrastanti e non so ancora bene cosa vorrei dirti a riguardo. Se da un lato la scrittura poetica di Steinbeck è sempre qualcosa di unico, dall’altro la storia del romanzo non è tra quelle che più mi hanno entusiasmato. In dubious battle, insomma, non è coinvolgente come altri libri dello scrittore, ma questo non significa non sia una grande fonte di riflessione.

Il tema è quello estremamente caro a Steinbeck: la situazione dei braccianti, e il loro sfruttamento, nel periodo della Grande Depressione. Furore raccontava l’odissea della famiglia Joad, soprattutto dal punto di vista umano; Uomini e topi affrontava il dramma di chi, già ultimo per condizione economica, lo era ancor di più per natura fisica. La battaglia si sposta all’interno dei movimenti degli scioperanti (e dei “rossi”, i comunisti) che cercavano di cambiare qualcosa attraverso, appunto, le battaglie sul campo.

Come già visto anche negli altri romanzi, quello che accadeva era che i braccianti venivano attratti sul posto di lavoro con la promessa di paghe che poi venivano, solo all’ultimo momento, dimezzate. La manodopera a questo punto non poteva più tirarsi indietro (non aveva nessuna stabilità per poter rifiutare l’ingaggio) e accettava l’umiliazione di lavorare per poco e niente. Ed è esattamente questo che accade ne La battaglia: un esercito di disperati viene attratto nei campi, per la raccolta delle mele, con una promessa che non viene mantenuta. Tra questi ci sono anche Mac, un “rosso” di vecchia data, e Jim, appena arruolato nel partito. Loro, però, in quanto “comunisti”, si recano nei campi già sapendo che ci sarà motivo di lottare per i diritti dei lavoratori. È questo il loro vero scopo. La battaglia non è altro che il racconto dello sciopero, organizzato e fomentato dai due protagonisti.

Il tema, attuale ed eterno, è sempre la stesso: l’uomo che odia sé stesso. Dietro a una “battaglia” appunto, utile a nascondere le ingiustizie, c’è chi non ha assolutamente nulla e chi ha tutto, troppo. Nella lotta ai “rossi” di allora si può ritrovare qualsiasi altra scusa che serva a mantenere lo stato invariato delle cose, anche oggi. Non è infatti molto diverso da quello che vedi in tv e nei telegiornali tutti i giorni: mentre si accende la tifoseria da stadio tra i partiti (e tra le capre che li seguono ancora), nulla cambia, l’uomo non si evolve. Le vittime culturali di questo sistema sono da entrambi i lati, ma ovviamente a soffrire di più è chi sta peggio perché, oltre alla stupidità, patisce anche la fame.

Adesso voglio leggere La valle dell’Eden, quindi lo metto in lista.

Libri di John Steinbeck di cui ti ho parlato:
I pascoli del cielo (1932)
Pian della Tortilla (1935)
La battaglia (1936)
Uomini e topi (1937)
Furore (1939)
La perla (1947)

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