Archivi tag: thriller

“La settima fata” di Angelo Paratico

Di Angelo Paratico ti avevo già parlato dell’interessante saggio Leonardo da Vinci – Lo psicotico figlio d’una schiava, dedicato al noto inventore e artista del Rinascimento. Ora, invece, ti sto per parlare de La settima fata, che non è un saggio, né uno scritto politico (a differenza di quanto la copertina potrebbe far pensare), ma un’opera di narrativa che intreccia lo spionaggio con il poliziesco, senza tralasciare una strizzata d’occhio a dei risvolti amorosi e quindi, inevitabilmente, ai relativi rapporti umani.

Raccontarti la trama di questo romanzo senza svelarne i colpi di scena è praticamente impossibile ma, come puoi facilmente immaginare dall’immagine qui sopra, c’è di mezzo l’Assassination (concedimi questa citazione dal mitico film che ho rivisto l’altra sera, con l’altrettanto mitico Charles Bronson) di Xi Jinping, il presidente della repubblica popolare cinese. Detto questo non ti anticipo altro ma, nel corso della vicenda, avrai modo di imbatterti anche nella mafia italiana, in valigette contenenti armi scambiate Cina e Stati Uniti, in una storia d’amore insidiata da ricatti e dubbi morali e ancora tanto altro.

La settima fata si legge molto velocemente proprio per il continuo mutare degli eventi e l’evolversi rapido della situazione, non ci sono parti “stanche” e le 125 pagine del romanzo volano via in un attimo. Te lo consiglio soprattutto se cerchi una lettura d’evasione, che ti porti via con la sua azione, spesso frenetica, in un paese, la Cina, da noi spesso ancora considerato esotico a causa della poca conoscenza che abbiamo delle usanze e tradizioni di una cultura così diversa dalla nostra.

Lo so che la copertina (la bandiera cinese, Xi Jinping in primo piano, il mirino stilizzato…) potrebbe ricordarti certi mattoni politici nostrani, cioè quei libri che ti chiedi sempre chi mai li legga ancora, stavo anche io per cadere in questo misunderstanding. Non badarci, non è così. Ho letto il romanzo in un’unica “sessione”, credo che questo possa essere già indicativo riguardo al fatto che non ti troverai di fronte a una narrazione pesante, anzi.

Curiosità, cito dalla quarta di copertina:
“Un libro stampato a Hong Kong nel 2017, in 100 copie e subito ritirate, per evitare complicazioni politiche.”
Sarà vero? Sarà marketing? Temo non lo sapremo mai.

Copia ricevuta in omaggio da Gingko Edizioni.

“Unsane” di Steven Soderbergh

Strano. Così strano che nella mia città di stronzi era programmato solo per una proiezione one shot, con tanto di dissertazione da salotto intellettuale con un criminologo allegato all’evento pseudoculturale. Ecco come si presenta questo Unsane di Steven Soderbergh.

Girato completamente con un Iphone 7 plus (ci si mette un po’ ad abituarsi), con un trailer fuorviante e un ambientazione al limite del credibile, Unsane può piacere o non piacere, ma difficilmente ti lascerà indifferente. A me è piaciuto.

La trama: Sawyer Valentini, vittima di uno stalker, si sposta in una città a 400 chilometri dalla sua, cambia amici, frequentazioni, lavoro. Però lei lo vede comunque, lo vedo ovunque. L’ossessione, quella psicologica, ha traslocato con lei. Decide quindi di sottoporsi a una visita con uno psicologo dove, vittima delle truffe assicurative, verrà internata per proteggerla da se stessa (sì, negli stati uniti esiste davvero questo tipo di meccanismo, controlla). E qui lui torna, davvero, non per finta.

Il trailer era costruito in modo da farti pensare che non fosse riconoscibile dove finisse l’ossessione e dove cominciasse la realtà, nel film, invece, dopo un quarto d’ora è tutto molto chiaro. Questo è forse un peccato ma, d’altra parte, così il regista si è potuto concentrare meglio sul fenomeno dei “trattamenti sociali obbligatori” all’americana e al problema dello stalking. Sono infatti questi i due temi principali trattati. E forse a fare più paura è il primo.

C’è una bella sequenza in cui vittima e carnefice sono rinchiusi in una cella d’isolamento e lo stalker passa in rassegna tutti i lati psicologici della sua patologia, tra pianti, rassicurazioni e scatti d’ira. Credo sia il momento migliore del film, da solo vale l’intera visione.
E c’è anche qualche scena con uno splatter appena accennato.

Finisco qui perché è tardi e ho sonno. E poi, siamo sinceri, purtroppo questo film non lo guarderà quasi nessuno. Roba da cineforum.

“Il bosco di Mila” di Irma Cantoni

Sto aspettando che mi arrivi un carico di libri (tra cui romanzi di Bukowski, Coe, Fante, Corona, Wells…) e sto anche attendendo che esca Sleeping Beauties, dell’accoppiata King, padre e figlio (21 novembre). Insomma, tra quello che deve arrivare e La saga di Terramare appena terminata, mi sono trovato per caso questo romanzo tra le mani e quindi l’ho letto. Il preambolo perchè, come sai, il giallo non è il mio genere, mi annoia. Sherlock escluso, ovviamente.
Devo però ammettere che, sarà anche per il bisogno di una lettura un po’ più leggera e “intrattenitrice”, Il bosco di Mila si è fatto mangiare in meno di una settimana, nonostante le sue 360 pagine.

La trama la accenno appena, poichè qualsiasi aggiunta sarebbe un’anticipazione di troppo. Una bambina, Mila, sparisce durante una gita scolatica nel bosco di Mompiano (Brescia). Sulla scomparsa indaga il commissario Vittoria Troisi, romana trasferita a Brescia. Le piste sono molte e variano tra la criminalità cinese e i segreti nascosti dai Morlupo, la famiglia nota, ricca e potente di Mila.

L’ambientazione è forte e caratterizza tutto il romanzo, spaziando tra il monte Maddalena e il lago di Garda. La presenza di alcune frasi in dialetto bresciano è poi molto divertente, oltre che rara nel mondo della fiction, sia cartacea che televisiva, spesso puntata verso idiomi più “famosi” (toscano, napoletano, siciliano, ecc.). Solo questo vale la lettura del libro.
L’intreccio è articolato e si complica piacevolmente nella seconda parte del romanzo, con flashback e ricordi di altri tempi. È davvero ben costruito.

La protagonista, il commissario Troisi, è molto… femminile. Troppe paranoie mentali, pensieri, dubbi. Ecco, è stato per me l’elemento debole, nel senso che ha reso il giallo un giallo un po’ troppo… femminile, appunto. Per tutto il romanzo mi sono chiesto chi mi ricordasse e poi ci sono arrivato: il commissario Vittoria Fusco della serie del Barlume (in tv, i libri di Malvaldi non li ho ancora letti). Ci condivide anche il nome di battesimo. Poi, verso le ultime pagine, compare anche un personaggio che di cognome fa proprio “Fusco”. Sarà un caso?

Ho letto che il libro ha visto la luce grazie ad un concorso, ed è stato anche questo a convincermi alla lettura, per provare qualcosa fuori dai circoli commerciali classici. Non è male, se ti piacciono i gialli non rimarrai deluso.

“Split” di M. Night Shyamalan

Faccio un po’ fatica a parlare di questo film, non so perchè. Forse perchè ha delle potenzialità inespresse, o perchè da Shyamalan mi aspetto sempre possa saltare fuori un nuovo Sesto senso / Signs. Non è così, però siamo anche lontani dalle schifezze come E venne il giorno o After earth. Ecco, ci piazziamo più nella zona media, in quella fascia ombreggiata del visibile ma dimenticabile.

Prima le cose belle: le protagoniste femmininili (e non mi riferisco a McAvoy travestito da signora delle poste de I soliti idioti), le pisellabilissime fanciulle che vengono rapite dal pazzo dalle duecentomila personalità. So che ci saranno dei benpensanti che diranno subito: “ma hanno 15/16 anni!”. Col cazzo. Nel film ok, ma nella realtà la più giovane è del ’96. Quindi si, son pezzi da 90, ma nella parte legale dei 90. Ci saranno anche dei buongustai che vorranno vederle, eccole:

split-girls

Per quanto riguarda Muccin.. ehm.. McAvoy, invece, a mio parere, non regge con i grandi schizzati del passato. E’ bravo eh, ma non mi ha fatto impazzire. Sullo stesso tema preferisco Edward Norton in Schegge di paura. Ti sparo un confronto Muccino/McAvoy così almeno ti fai due risate:

mcavoy-muccino_500

La grande, enorme, macroscopica pecca di questo film è una fondamentalmente. Se hai visto il trailer hai visto già tutto. Non c’è molto di più di quanto mostrato nei 2 minuti di promozione infatti, ed è un peccato.

La spoilerata finale: cazzo c’entra il Bruce Willis di Unbreakable a fine film? Niente, a mio parere. Si, ho visto l’intervista di Shyamalan che spiega come il personaggio di Split dovesse essere presente in Unbreakable, e di come sia stato tagliato. Ho anche sentito che dovrebbe uscire un terzo film che comprende gli universi di questi due titoli. Sinceramente non ne sento la mancanza. Si può anche vivere senza dover creare un multiverso Marvel dove non ha senso di esistere, anche se è di moda.