Billy Summers di Stephen King (Sperling & Kupfer)

“Billy Summers” di Stephen King

Billy Summers è un sicario, un cecchino esperto che si è fatto le ossa a Falluja. Viene ingaggiato per uccidere un uomo (un uomo cattivo, poiché altrimenti Billy non accetterebbe l’incarico) che deve testimoniare durante un processo. È un lavoro lungo e ben retribuito, l’ultimo. Billy deve trasferirsi in un paesino sotto falsa identità e aspettare il momento giusto, che potrebbe arrivare dopo diversi mesi. Ma Billy sente puzza di bruciato e così si costruisce anche un’altra identità, a pochi chilometri di distanza, come via di fuga in caso il mandante dell’omicidio decida di fargli la pelle. E intanto comincia a scrivere un romanzo autobiografico, nel quale racconta gli orrori della guerra, e della vita. Quando tutto andrà per il verso sbagliato, come lui aveva pronosticato, Billy troverà un’inaspettata spalla sulla quale poter contare, una vera e propria redenzione su due piedi.
Mi fermo.

Cos’è Billy Summers? È difficile dirlo, e questo è uno dei motivi per i quali l’ho adorato. In un settore nel quale sembra che si debba incasellare tutto in un genere definito, King tira fuori un romanzo che i generi li attraversa tutti. È di certo un romanzo di formazione, ma è anche una revenge story. È un romanzo di guerra (le pagine scritte da Billy, ambientate in Iraq, hanno un carattere tipografico e uno stile diverso), ma anche un racconto di azione pura, con risvolti gangster. È, a tratti, una storia on the road. E come lasciare fuori gli accenni al soprannaturale, all’Overlook Hotel di Shining, che, seppure restando marginali rispetto alla trama, lasciano una porta aperta sull’insondabile. Per finire, è un fantastico inno al piacere della scrittura, un’analisi (o forse auto-analisi) sulla medicina (o forse droga) della creatività come via di fuga.

Come ti dico sempre, con Stephen King io ritorno a casa. È vero, ci ho messo un po’ a leggere le quasi 550 pagine di questo tomo, ma è stato un periodo complicato, pieno di cose da fare. Se ne avessi avuto il tempo, avrei finito Billy Summers in due giorni anziché in dieci. Ma in questi dieci giorni – questa è una cosa che mi accade solo con il Re – la mia testa era sempre in due posti contemporaneamente. Una parte di me sbrogliava i casini del lavoro, l’altra era sempre in una villetta, o in un interrato, o su un’auto, o tra le montagne (a casa del vecchio Bucky).
L’altra era Billy Summers.

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)

6 pensieri riguardo ““Billy Summers” di Stephen King”

  1. Avevo perso questo post! Non l’ho ancora letto, ma l’ho già comprato ed è sullo scaffale in attesa che mi decida ad affrontarlo; ne ho letto un fan bene ovunque, per cui non vedo l’ora di avere il tempo di leggerlo. Come sinossi mi ricorda molto 22/11/63, che è stato uno dei libri top di quest’anno, per me, e ho davvero amato tantissimo, per cui mi aspetto grandi cose.

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    1. A mio parere, tra quelli meno horror/paranormali degli ultimi tempi (e ci metto anche 22/11/63, perché la fantascienza era solo un mezzo per trattare altro), è tra i migliori. Non è comunque al livello di 22/11/63, che era proprio un gran romanzo, ma vedrai che ti piacerà. Attendo di sapere cosa ne pensi!

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  2. Purtroppo, per Stephen King vive in me un preconcetto – a quanto pare palesemente errato – che lui scriva solo libri horror. Quest’ultimo è un genere che proprio non riesco a leggere e tantomeno vedere in televisione.
    Molti anni fa lessi il racconto “I langolieri” e poi il famoso “It”. Non feci fatica nella lettura perché King è bravissimo a far incollare il lettore alle sue pagine, a emozionare ed anche a far riflettere. Nonostante ciò non ho più letto nessuna delle sue opere, semplicemente perché non sono riuscito ad appassionarmi a ciò che ho letto.
    Credo che per questa sua ultima opera, da te ottimamente recensita, farò un’eccezione e me lo procurerò nei prossimi mesi.
    Complimenti!

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    1. Grazie!
      Quella che King scriva solo libri dell’orrore è una falsa credenza, sostenuta dal marketing. Ha scritto molti romanzi che con l’horror (inteso come elemento soprannaturale) hanno davvero poco a che fare. Anche in “Billy Summers” c’è un accenno a “Shining”, ma è una chicca per gli appassionati, del tutto trascurabile per quanto riguarda la trama del romanzo.
      Io ti consiglio anche “22/11/63” (anche più di “Billy Summers”), a mio parere è uno dei migliori tra gli ultimi e tra quelli non “di genere”. C’è un po’ di fantascienza, ma è funzionale per parlare d’altro.
      Poi, se lo leggi, fammi sapere!

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      1. Grazie per il consiglio, ho letto la trama e l’ho appena ordinato 🙂
        Sicuramente lo leggerò e ci scriverò il mio pensiero.
        Tra l’altro 22/11/63 è la data in cui termina il romanzo “American Tabloid” di James Ellroy del quale ho appena scritto un’opinione…
        A presto e buona lettura!

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