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“Congo” di Michael Crichton

In questo periodo sono parecchio impegnato e faccio fatica a trovare il tempo per scrivere sul blog, ho quindi scelto di leggere Congo, di Michael Crichton, per la sua lunghezza (circa 400 pagine) così da potermi prendere una breve pausa. Un piano perfetto, se non fosse che l’ho letto in quattro giorni… Non c’è niente da fare, Crichton è (era) un intrattenitore insuperabile e Congo ne è l’ennesima prova.

Il romanzo si apre con lo sterminio di una spedizione statunitense, in cerca di diamanti blu nella foresta pluviale del Congo, nei pressi dei vulcani Virunga. Poche immagini di una cam riportano, oltre a un mare di cadaveri con la testa spappolata, qualche fotogramma di quello che sembra essere un gorilla, sebbene dalle caratteristiche sconosciute. Viene inviata una seconda spedizione. Oltre alla “manodopera locale”, del nuovo gruppo fanno parte anche la dottoressa Karen Ross (sempre in cerca di diamanti), il mercenario/guida Munro e il dottor Peter Elliot, con il gorilla di montagna Amy. Quando la spedizione arriva nei pressi della città di Zinji (in pratica alle leggendarie miniere di Re Salomone) viene attaccata da qualcosa di sconosciuto. Mi fermo.

Di Congo avevo visto la trasposizione di Frank Marshall (più famoso in veste di produttore che di regista) del 1995. Non la ricordo molto, dovrei riguardarla. Dal momento che sto divagando… dovrei riguardare anche Gorilla nella nebbia, il film (con Sigourney Weaver) sulla storia della studiosa di gorilla di montagna Dian Fossey, brutalmente uccisa da ignoti (presumibilmente bracconieri). Ti ricordo che il gorilla di montagna è una specie a estremo rischio di estinzione, anche se negli ultimi anni è riuscita a superare il migliaio di esemplari.

Il romanzo è, ovviamente, spettacolare. Sono talmente tanti gli argomenti toccati da Crichton (con la consueta competenza scientifica) che farne un elenco qui diventerebbe riduttivo. Vulcanologia, tecnologia delle comunicazioni, zoologia, ecologia… Senza parlare degli studi sui primati e sul loro modo di comunicare. Amy, il gorilla femmina che fa parte della spedizione, è stata addestrata fin da piccola al linguaggio dei segni. Solo riguardo a questo singolo argomento, Crichton ne approfitta per portarti in un tunnel che parte dall’etica della sperimentazione animale per arrivare alla comunicazione interspecie. Ed è così per ogni tema affrontato nel romanzo.

Un dettaglio (o, meglio, una triste curiosità). Trattando spesso, in Congo, il problema della conservazione della natura e delle specie a rischio, lo scrittore riporta alcuni dati “preoccupanti” relativi al 1980. Quei dati “proccupanti” oggi sarebbero “confortanti”. Non aggiungo altro.

Di Crichton ho già sulla mensola dei “da leggere”: La grande rapina al treno, Punto critico, Timeline, Preda e Next. E non ho nessuna intenzione di fermarmi a questi.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Il terminale uomo (1972)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
L’isola dei pirati (2009)

“Il terminale uomo” di Michael Crichton

Un po’ di numeri, per iniziare.
Il terminale uomo (1972) è il dodicesimo romanzo di Michael Crichton, il secondo da lui scritto senza utilizzare pseudonimi (il primo è Andromeda, 1969) e il sesto suo che leggo (gli altri li trovi a fine post). Nel 1974 dal libro è stato tratto un film, L’uomo terminale, con la regia di Mike Hodges (quello di Flash Gordon), che però non ho mai visto.

Il terminale uomo è un romanzo semplice. Qui, forse, urge una specifica: semplice per essere di Michael Crichton. Come nello stile dello scrittore, è infarcito di scienza e nozioni, tutto è studiato in maniera approfondita per creare quel senso di credibilità che caratterizza i suoi libri. Tuttavia la trama è molto lineare e lontana dagli intrecci più complessi dei suoi romanzi più recenti.

Harry Benson soffre di attacchi di raptus omicida, causati da un incidente che gli ha lesionato il Gulliver (scusa, mi è scappata). Viene sottoposto a un intervento innovativo che prevede l’inserimento di elettrodi proprio nel cervello, al fine di placare gli istinti violenti. Benson soffre anche di turbe psicotiche che gli fanno credere che le macchine, in particolare i computer, stiano complottando per raggiungere il potere. Ovviamente avere un computer impiantato nel cervello non aiuta… Terminato l’intervento, Benson fugge dall’ospedale e comincia a uccidere.

Il romanzo si divide in tre fasi. La prima fase è dedicata alle spiegazioni scientifiche e ai dubbi morali legati al controllo del comportamento. La seconda è quella dell’intervento chirurgico vero e proprio e dei test sulle stimolazioni cerebrali nelle varie aree del cervello (per me la parte più interessante). La terza è una classica caccia all’uomo. Sono 280 pagine che volano per qualità della scrittura e dinamicità. Un buon thriller fantascientifico (per l’epoca, ora temo lo sia meno), anche se non proprio memorabile.

È interessante come nel 1972 Crichton accennasse già alla possibilità di operare da un continente all’altro utilizzando un computer come braccio del chirurgo. Letto a posteriori questo romanzo rende l’idea di quanto lo scrittore avesse una visione lucida e informata riguardo ai progressi che avrebbe compiuto la scienza nei decenni successivi.
Ho già comprato altri sei libri di Crichton che attendono sulla mia mensola, quindi preparati anche tu al futuro che ti aspetta.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Il terminale uomo (1972)
Mangiatori di morte (1976)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
L’isola dei pirati (2009)

“L’isola dei pirati” di Michael Crichton

Felice come un bambino.
Ecco, questa è una buona sintesi. Leggendo L’isola dei pirati di Michael Crichton mi sono sentito felice come un bambino. Potrei smettere ora di parlarti di questo romanzo, ho già detto quanto basta, quanto necessario.
Ci ho messo un po’ a finirlo, ma il motivo è che sto facendo troppe cose contemporaneamente e quindi, negli ultimi tempi, sto dedicando meno tempo alla lettura. Ma L’isola dei pirati è un libro che ti incolla, uno di quelli che puoi iniziare a leggere al mattino e finire la sera senza mai fermarti.

1665, Giamaica. Il corsaro (non chiamatelo pirata, si incazza) Charles Hunter è incaricato dal governatore Almont di recuperare un galeone spagnolo ancorato nell’isola fortificata di Matanceros e protetto dal temibile capitano Cazalla. Ovviamente c’è di mezzo un tesoro. Hunter parte sul suo sloop con un manipolo di uomini, ognuno dei quali è esperto in un ramo particolare (navigazione, esplosioni, combattimento…). Affronta tutto e tutti, compreso il temibile kraken. Mi fermo.

Sebbene la vicenda sia frutto di fantasia, non mancano le nozioni storiche e tecniche, così come è caratteristico dello stile di Crichton. In questo caso grande attenzione è dedicata alle navi dell’epoca, alle tecniche marinare e alle usanze “piratesche”. Intrattenimento al cento per cento, sì, ma intelligente.

L’isola dei pirati è un romanzo postumo, è stato trovato nel computer di Crichton dopo la sua morte (avvenuta nel 2008). Ho letto che Spielberg starebbe lavorando per girare un adattamento cinematografico, spero sia vero.
Quello che mi stupisce è sempre l’incredibile versatilità con cui questo autore passa(sse) da un genere all’altro senza alcun problema, con buona pace di chi vorrebbe targettizzare i lettori (e quindi gli scrittori) ad ogni costo.

Ora devo solo capire se mi sia nata una nuova passione per i pirati o se la passione riguardi Crichton, indipendentemente dall’argomento trattato. Lo scoprirò presto: tra i libri già pronti da leggere ho Ai confini della Terra, la trilogia del mare di William Golding. Nel frattempo ho iniziato Vero all’alba, di Hemingway, quindi ci risentiremo a breve. Tema: Africa. Preparati al safari.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Mangiatori di morte (1976)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
L’isola dei pirati (2009)

“Sfera” di Michael Crichton

Sfera è il quarto romanzo di Michael Crichton che leggo. Sto procedendo in un ordine abbastanza casuale anche se, a voler essere pignolo (e forse anche un po’ psicopatico, ma la cosa non mi spaventa), dovrei cominciare dall’inizio, cioè dai romanzi che Crichton ha scritto con lo pseudonimo di John Lange (il primo, del 1966, è Non previsto dal computer). Ciò per dire che, come forse ti ho già anticipato, intendo leggerli tutti e Sfera non ha fatto altro che rafforzare questa mia convinzione.

A differenza di Jurassic Park, del quale avevo già visto il film di Spielberg (bello, ma comunque inferiore al romanzo), con Sfera sono partito a mente abbastanza libera. L’abbastanza è d’obbligo perché, in realtà, anche da questo libro è stato tratto un film, omonimo, nel 1998 (di Barry Levinson con Dustin Hoffman, Samuel Lee Jackson e Sharon Stone) del quale però non ho mai visto la fine. Non perché non fosse coinvolgente, capiamoci, quanto perché lo mandano sempre e solo su Rete 4 e ciò si traduce o in dieci ore di pubblicità (fascia pomeridiana) o nel fare l’alba con i Bellissimi che iniziano regolarmente a mezzanotte (e il film dura qualcosa come due ore e mezza). Comunque, ora, lo recupererò di certo.

Della trama non posso dire molto perché, dopo il primo centinaio di pagine (su circa 380), i colpi di scena si susseguono e ti darei troppe anticipazioni (tradotto nel fichese moderno: spoilererei).
A trecento metri di profondità, sul fondo del Pacifico meridionale, viene trovata una gigantesca astronave, precipitata almeno da trecento anni. Sul posto vengono inviati, oltre ai consueti elementi dell’esercito/marina, un gruppo selezionato di scienziati. Tra questi c’è lo psicologo Norman, incaricato di controllare il benessere “interiore” dei membri della spedizione (è lui il punto di vista del lettore), il matematico Harry e la biologa Beth. Presto si scopre che l’astronave non è extraterrestre ma americana, costruita con una tecnologia ancora sconosciuta, e che al suo interno contiene un oggetto “raccattato” probabilmente nello spazio, cioè una misteriosa sfera. Mi fermo qui.

Un libro stupendo, che ho letto in nove giorni solo perché in questo periodo sono molto incasinato, ma che altrimenti mi avrebbe tenuto incollato dalla prima all’ultima pagina. Come sempre nella narrativa di Crichton a essere potente non è solo la storia, ma anche tutto quello che l’autore inserisce per rendere verosimile quanto accade. La scenografia è scientifica, documentata e ricostruita con criterio.
Ti faccio qualche esempio.
Il gruppo di scienziati deve, ovviamente, trasferirsi a vivere in strutture costruite sul fondale oceanico. Crichton ti spiega cosa succede al corpo umano a quella pressione, come si compensa l’ossigeno e tutta la procedura di decompressione. L’astronave sembra essere transitata vicino a un buco nero. Crichton ti spiega quali sono le leggi che regolano lo spazio-tempo al variare della gravità e della velocità dei pianeti. La sfera comunica in un sistema numerico. Crichton illustra i vari tipi di codice matematico, dal più complesso fino al binario. Essendo poi il protagonista uno psicologo, Crichton espone quelle che sono le basi della psicologia… e via dicendo.
La cosa incredibile è che non risulta mai noioso o pesante, le informazioni sono così intrecciate alla narrazione da divenirne parte integrante (era così anche con i dinosauri).

È puro intrattenimento, chiaro, ma è intrattenimento intelligente. Ho già recuperato Next, Congo, Punto critico e La grande rapina al treno. Non mi fermerò.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Mangiatori di morte (1976)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)

“Sol levante” di Michael Crichton

Quando ti avevo parlato de Il cammino del Giappone – Shikoku e gli 88 templi ti avevo anche anticipato che sarei presto tornato in Oriente… e, infatti, eccomi qua.
[Sì, ci starebbe uno stacchetto con tipica musica locale, ma non abbiamo tutti ‘sti effetti speciali. Al limite si va a mangiare in un all you can eat. Ah, no, adesso non si può.]

Sol levante è il secondo romanzo di Michael Crichton che leggo, dopo Jurassic Park, e  sottoscrivo quanto già detto per i dinosauri: nonostante l’edizione datata che avevo tra le mani (in alcuni punti i caratteri erano finamai smangiucchiati) il libro è volato.
A onor del vero, giusto per non dire solo cattiverie di questa Edizione Club, era presente un “amico” che non incontravo da tempi immemori: il cordino segnalibro. Un piccolo dettaglio retrò ma di una comodità impagabile. Ora è raro trovarlo, ma io lo imporrei per legge agli editori. Fine dell’excursus sul cordino.

La trama è conosciuta, anche grazie al famosissimo film omonimo di Philip Kaufman con Sean Connery e Wesley Snipes, ma te ne riporto comunque un po’. Senza esagerare, è sempre un thriller/giallo, quindi…
A Los Angeles, durante una festa nel grattacielo della Nakamoto (multinazionale giapponese), una ragazza viene strangolata dopo un rapporto sessuale bello perverso come piace a noi. Incaricato di risolvere il caso è l’agente Peter Smith, al quale viene inviato in supporto John Connor (no, non è tornato indietro nel tempo => Terminator), esperto di tutto ciò che riguardi il Giappone. In ballo ci sono interessi economici che coinvolgono grosse aziende e importanti politici. Stop.

Se in Jurassic Park alla trama principale veniva associato tutto un discorso sull’utilizzo smodato della scienza, in Sol levante l’attenzione si sposta sulle strategie economiche commerciali tra USA e Giappone. Il fuoco sull’argomento è talmente mirato che Crichton ci tiene, in fondo al romanzo, a specificare che nella storia ha esternato quelle che sono le sue opinioni personali e non quelle di tutti gli informatori (un lunghissimo elenco di nomi) che l’hanno aiutato nella stesura. Negli USA il dibattito (siamo nel 1993) era infatti accesissimo. L’America si stava svendendo al Giappone? Le tecnologie dovevano essere protette dal Governo? Crichton ritiene apertamente che gli USA si siano venduti per mancanza di carattere e spirito di sacrificio, che non abbiano saputo/voluto difendersi in nome di un ideale di liberismo economico perdente, sconfitto dalla spietatezza della cultura giapponese (per la quale il commercio sarebbe ritenuto una guerra da vincere ad ogni costo).

La potenza di questo romanzo è quindi doppia, da una parte per la storia incalzante, il mistero, il thriller vero e proprio, dall’altra per gli argomenti trattati sotto la trama. Un poliziesco con molta sostanza appiccicata addosso. Certo, la scienza dei “dinosauri” era un tema universale, e di sicuro più condivisibile, rispetto al conflitto economico nippo-statunitense, ma spero di ritrovare questo tipo di bipartizione anche nei prossimi libri di Crichton che, di sicuro, leggerò.

“Jurassic Park” di Michael Crichton

Sproloquio introduttivo.
Se escludiamo la mia nota passione per Stephen King, ho evitato per anni i grandi nomi della lettaratura internazionale contemporanea. Quei nomi, per capirci, che vendono milioni di copie e che trovi ovunque, fin dentro i piccoli supermercati dove tengono solo i “top” in classifica. È stato un grosso errore di cui mi sono reso conto ultimamente, non solo con il “qui presente” Michael Crichton ma anche con, ad esempio, James Ellroy, Dean Koontz, ecc. dei quali ti ho parlato da poco. Potrei stilarti una lista lunghissima di autori arcinoti che non ho mai letto: Wilbur Smith, Ken Follett, John Grisham… Un errore forse giustificato da una valutazione distorta, dovuta alle attuali classifiche di vendita che non si basano sul merito e sulle abilità letterarie, ma su altri fattori. Questi signori, però, vendevano ben prima che a scalare le classifiche ci fossero gli influencer di Instagram, gli youtuber e i calciatori, prima che, a far vendere, fosse un fatto di cronaca o qualche tragedia. Questi vendevano perché erano bravi, che è tutta un’altra cosa. Forse non saranno i Mozart o i Beethoven della letteratura, quelli li lasciamo fare a Hemingway o Steinbeck, ma di certo sono delle rockstar che hanno guadagnato il palco con sudore e abilità, come degli Springsteen o dei Jagger.
Ecco, l’ho detto.

Qui ci sarebbe il punto, recentemente introdotto al fine di farti stare più sereno con gli standard a cui sei abituato, dove ti racconto la trama del romanzo. Con Jurassic Park, concedimelo, lo saltiamo.

Questo romanzo si divora, anche senza essere un velociraptor… Tieni presente che, ovviamente, avevo già visto il film di Steven Spielberg e che quindi l’effetto sorpresa era molto limitato. Ciò dovrebbe darti un’idea di quanto Crichton sia bravo a farti tenere alta l’attenzione. Ogni minuto è buono per prendere in mano il libro e andare avanti, 500 pagine si bruciano come niente. Di sicuro leggerò il seguito, Il mondo perduto, ma è altrettanto sicuro che inserirò questo autore tra i miei “devo leggere tutto quel che ha scritto”. Ho già Sol levante nella pila dei libri.

Una curiosità.
Essendo Jurassic Park tra i libri di fantascienza più famosi degli ultimi tempi, sono andato a leggermi un po’ di recensioni per capire cosa ne pensassero i lettori, quali fossero le parti più apprezzate e quelle meno. Incredibilmente, le critiche (poche, ma ci sono) sono tutte dirette verso la figura del matematico Ian Malcolm (Jeff Goldblum, nel film), cioè il personaggio che a me è piaciuto di più. Malcolm rappresenta la parte più filosofica/riflessiva del romanzo, la critica più profonda alla superficialità umana. Il suo discorso sull’utilizzo della scienza come strumento di vendita è semplicemente fantastico e più che attuale. Malcolm sostiene (in breve) che la scienza assuma le conoscenze pregresse senza avere patito il sacrificio della ricerca, perdendo così il contatto con la realtà e occupandosi solo del prossimo “gradino”, incurante degli effetti a lungo termine di questo atteggiamento. Il potere ottenuto senza la disciplina, nata dal sacrificio, viene utilizzato in modo sconsiderato. La scienza si eredita, la disciplina no. L’ “avventata corsa alla commercializzazione” è la diretta conseguenza di tutto questo.
Hai forse qualcosa da obiettare?