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“I difensori della terra – Atto di forza” di Philip K. Dick

Quando penso ad Atto di forza ci sono delle immagini che irrompono nel mio cervello. Non c’è niente da fare, è una libera associazione, arrivano e basta.

Gran film quello di Verhoeven, grandi effetti speciali. Per l’epoca qualcosa di incredibile, ricordo ancora i servizi al telegiornale che parlavano di innovazione. Ispirato a Ricordi in vendita o Ricordiamo per voi, in realtà ha poco da spartire con il racconto. Da bambino adoravo Schwarzenegger, avrò visto Commando e Predator decine di volte.

Mi sono trovato tra le mani questo libro che contiene nove racconti di Philip K. Dick ed era venduto in abbinamento alla VHS (!!!) del film. Da qui una discreta confusione nel titolo, che in copertina richiama il primo racconto della raccolta, I difensori della terra, e in costa riprende il titolo del film – Atto di forza, appunto – che però non è quello del racconto originale. Marketing, per farla breve.

Di Dick avevo già letto Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (cioè Blade Runner) e La svastica sul sole. Un autore geniale, un precursore nelle idee e nelle tematiche affrontate, non c’è che dire. Un autore che, però, non mi prende mai. Non so perché, ma le sue storie non mi coinvolgono emotivamente, sarà per questo che a leggere questa raccolta (240 pagine) ho impiegato due settimane. Mi dispiace e mi rendo conto di stare parlando di un “mostro sacro” della fantascienza, ma non posso farci nulla.

Ci sono autori che inseriscono l’elemento fantastico per studiare la reazione dell’essere umano (vedi Bradbury, per stare tra i classici), e sono i miei preferiti. Con Dick, invece, l’elemento fantastico è già talmente presente nella vita dei suoi personaggi da diventare quasi parte dello sfondo. Il protagonsita dei suoi racconti mi pare più che altro un lavoratore assillato dai propri problemi (indipendentemente dal fatto che l’ambientazione sia nel 2500 piuttosto che ai giorni nostri). Ma ci riproverò, leggero ancora Dick, perché ne vale sempre la pena.

E ora ti lascio con l’immagine che tutti – peromeno i maschi della specie cresciuti negli anni 80/90 – ricordiamo (non censurata non si trova, chiedo perdono). La mitica prostituta mutante a tre tette.

“Timeline – Ai confini del tempo” di Michael Crichton

Se mi segui sai che quando ci metto molto a leggere un libro non è un buon segno. A leggere Timeline – Ai confini del tempo ho impiegato diciassette giorni. È un periodo intenso per me, non ci piove, tuttavia questo romanzo di Crichton non si è fatto amare particolarmente, è un fatto.
Dal romanzo è stato tratto anche un film (omonimo, 2003) che non ho mai visto, con Paul Walker e Gerard Butler, di Richard Donner. Proverò a recuperarlo.

Trama.
Una squadra di storici viene inviata, dal presente, nel XIV secolo per recuperare un professore rimasto bloccato in Dordogna (Francia). Il tutto è organizzato da un’azienda all’avanguardia nello studio dei flussi temporali e dei multiversi (ho semplificato). Seguono avventure, duelli, inseguimenti. Spade, Medioevo e armature, insomma.

Ecco, appunto, duelli e inseguimenti. Troppi, decisamente troppi. È tutto uno scappare e battagliare, per 460 pagine. Non posso dire che il romanzo sia scritto male (ci mancherebbe, è sempre Crichton) o che non sia “divertente”, tuttavia manca proprio di mordente, non sei mai curioso di scoprire come proseguirà la storia. È un malloppo troppo lungo, con così poco intreccio, duecento pagine in meno avrebbero giovato. Forse il formato più corretto, per la storia narrata, è proprio quello del film, ti saprò dire.

P.S. Non leggo molti romanzi storici poiché non mi ritrovo molto nel genere, non mi appassiona. Questo, forse, ha contribuito a rendere Timeline meno digeribile.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Via d’uscita” di Valentino Poppi

Via d’uscita è l’antologia personale che l’associazione RiLL ha dedicato, nel 2021, a Valentino Poppi. Contiene undici racconti di genere al di là del reale (come direbbero dalle parti di RiLL) che spaziano dalla fantascienza pura al fantasy, passando talvolta anche per l’horror. Devo dire che, tra tutte le personali curate da RiLL che ho letto, questa è proprio quella che ha la varietà di (sotto)generi maggiore. Una caratteristica che ho gradito molto, perché non sapevo cosa aspettarmi ogni volta che iniziavo un nuovo racconto.

Tra le altre cose, Poppi è stato finalista al Premio Urania (anzi, ai premi, poiché si è piazzato sia nel concorso classico per romanzi che nello short per racconti) e ha vinto il Trofeo RiLL due volte, con i racconti Oggetti smarriti e Davanti allo specchio (che hanno dato poi i titoli alle antologie di RiLL, te ne ho già parlato e trovi i link a fine post). Insomma, la qualità della sua scrittura non si può dire non abbia portato risultati…

Come anticipato nella prefazione del volume, il titolo Via d’uscita è stato scelto perché la maggior parte dei protagonisti dei racconti cerca di fuggire da una situazione o da una difficoltà. L’esempio più immediato è quello de L’unica via d’uscita, dove un uomo cerca di scappare da un labirinto nel quale si è svegliato (a me è parso un bell’omaggio a Il cubo di Natali). Lo stesso accade in Un elfo dal sangue puro, anche se in questo caso la fuga del povero elfo è dal mondo intero. In Bimbi senza nome a cercare la “via d’uscita” è un bambino inseguito dal Gribbler (una specie di Slender Man) che vuole mangiarlo. Qui la realtà si sdoppia, divenendo onirica, e così anche le possibilità di salvezza: svegliarsi o scappare?

Un racconto che mi ha colpito molto per la capacità di ibridazione è stato Alarian della Valle. È davvero raro trovare un fantasy mischiato con la fantascienza. Un portale magico teletrasporta una creatura serpentiforme su un’astronave in viaggio nello spazio. La sensazione è quella di trovarsi con Smaug bloccato sulla Nostromo, per capirci. Qualcosa di totalmente inedito.

Come sempre non ti cito tutti i racconti, così da non toglierti il piacere della lettura, ma non posso non parlarti di Uno sguardo verso le stelle, che chiude l’antologia. È la storia più triste e nostalgica della raccolta ed è forse la mia preferita. Una riflessione sul concetto della vita, che cambia totalmente a seconda di chi la osserva e del tempo che ha a disposizione per farlo. Un racconto sulle scelte e le opportunità che, come sempre, qualcosa danno ma qualcosa, anche, tolgono.

Nell’intervista a fine volume, Poppi spiega di amare le storie che partono dal quotidiano e che vengono poi sconvolte dall’avvento dell’irreale. È una cosa che apprezzo molto anche io. Alla fine, la parte interessante è la reazione dell’uomo messo di fronte all’inspiegabile, più che l’inspiegabile di per sé.

Via d’uscita ha rappresentato un ottima fuga di almeno un paio d’ore, quindi sono evaso anche io, oltre ai protagonisti dei racconti. Credo proprio che mi procurerò il romanzo Vizi e tentazioni, che Poppi ha pubblicato con Robin Edizioni nel 2020. Poi ci sentiremo ancora.

Libri RiLL che ho letto:
Domani Forse Mai di Francesco Troccoli (2012)
La Maledizione e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2014)
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tutto inizia da O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)
Oggetti smarriti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2020)
Via d’uscita di Valentino Poppi (2021)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“Andromeda” di Michael Crichton

Il piccolo satellite Scoop, inviato nello spazio dalla Nasa, precipita in uno sperduto paesino dell’Arizona: tutti gli abitanti muoiono all’istante, tranne un anziano e un neonato. I due vengono portati in una base sotteranea segreta, dotata di un sistema di analisi avveneristico e diretta da un team di scienziati preparati per emergenze di questo tipo. La base è anche predisposta per autodistruggersi con una bomba nucleare, nel caso i sistemi rilevino la fuoriuscita di batteri o virus pericolosi…

Andromeda è il decimo libro di Crichton che leggo (gli altri li puoi trovare a fine post) e anche il più datato, poiché risale al 1969. Non ho visto il film omonimo di Robert Wise del 1971, né la miniserie del 2008. So però che di recente (2021) è uscito il romanzo postumo L’evoluzione di Andromeda, scritto da Michael Crichton e completato da Daniel H. Wilson. Ho quindi parecchio materiale da recuperare, a quanto pare.

È interessante e strano allo stesso tempo il modo in cui questo romanzo sia “invecchiato”. Già, perchè la struttura, i personaggi e la storia narrata risultano estremamente freschi e scorrevoli, pur presentando una “fantascienza tecnologica” in linea con il Commodore 64. Nelle schermate del computer, riprodotte tra le pagine (un artificio caratteristico di Crichton), scopri cose davvero divertenti, come ad esempio una raffigurazione del corpo umano, stilizzato e squadrettato, terribilmente retrò. Eppure non hai la sensazione che ti prende quando guardi uno di quei film di fantascienza anni Sessanta, dove ci sono un sacco di grossi pulsanti illuminati e gli scienziati hanno tute fluorescenti con vistosi microfoni. È questo, ad essere strano. Ti sembra di leggere un moderno e attuale romanzo di fantascienza, nel quale sia stata buttata dentro la tecnologia di trenta/quaranta anni fa.

Per il resto Andromeda si divora in un paio di giorni, anche perché è relativamente breve (siamo sulle 330 pagine). L’unico rimpianto è quello di non aver potuto vivere la visionarietà di Crichton negli anni corretti, così da poterne apprezzare il genio in tempo reale. Ma anche così, quando ti descrive il tuo tempo dal suo tempo, è semplicemente grandioso.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Domani Forse Mai” di Francesco Troccoli

Sta diventando ormai una sorta di tradizione: anche quest’anno sono andato al Lucca Comics e ho saccheggiato lo stand dell’associazione culturale RiLL… Oltre all’antologia del concorso letterario del 2021, Il bar subito dopo, e alla personale di Valentino Poppi, Via d’uscita (ti parlerò di entrambe più avanti), ho recuperato il romanzo breve di Davide Camparsi Tre di nessuno (su questo ci siamo già sentiti di recente) e una delle poche personali di RiLL che ancora non avevo letto: Domani Forse Mai di Francesco Troccoli. Un vero e proprio salto nel tempo (in tutti i sensi) sia per il tema che accompagna molti dei racconti contenuti in questa raccolta (il tempo, appunto), sia per il fatto che la stessa risalga al 2012, quindi la più datata raccolta di racconti di RiLL che abbia letto (le altre, come sempre, le trovi elencate a fine post).

As usual, non ho intenzione di “spoilerare” i contenuti, i racconti sono brevi e svelare troppo significherebbe toglierti tutto il piacere della lettura. Tuttavia ti dirò comunque qualcosa dei tre che sono stati i miei preferiti, tra i nove presenti.

Tempus Fugit. Il racconto che apre l’antologia, in assoluto quello che mi è piaciuto di più. Un amore vissuto a cavallo degli anni, un circolo vizioso che si instaura e che porta il protagonista a ripetere in eterno gli stessi… sto già dicendo troppo, mi fermo. Devo ancora capire se la storia tra Marco e Tanya sia una benedizione o una condanna, c’è una sorta di malinconia positiva tra le pagine della loro relazione.

Un caso dimenticato della Romagna Toscana. Zombie, politica e fanatismo religioso possono mescolarsi? A quanto pare sì, con un risultato volutamente grottesco e divertente. Tipo un Don Camillo weird, fantastico.

Il misterioso diario del giovane Piotr. Un racconto che mi ha riportato alle oniriche atmosfere circensi in stile Bradbury. Una sorta di Popolo dell’autunno (e affini), ma al gelo. Il diario di un malato in fin di vita che lavora in un circo “particolare” tra i ghiacci.

Ancora una volta la qualità dei libri RiLLici si conferma molto alta e io non posso che essere soddisfatto. Ho divorato Domani Forse Mai in un paio d’ore, il “tempo” è davvero volato (come volano le streghe, che tra queste pagine non mancano). So che Troccoli ha scritto altri racconti e romanzi, vedrò di recuperarli.

Libri RiLL che ho letto:
Domani Forse Mai di Francesco Troccoli (2012)
La Maledizione e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2014)
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tutto inizia da O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)
Oggetti smarriti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2020)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“Next” di Michael Crichton

È davvero difficile parlarti di questo romanzo di Michael Crichton, non so proprio da che parte cominciare. Ma, dovendo partire, facciamolo da una disambiguazione: Next (2006) non ha nulla a che vedere con l’omonimo film del 2007 interpretato da Nicolas Cage (ispirato, invece, a un racconto di Philip K. Dick), così non facciamo confusione. Anche perché di confusione ce n’è già abbastanza nella trama, dove si incrociano le storie di moltissimi personaggi (e altrettanti nomi da ricordare) in una sorta di Magnolia letterario della biogenetica. Next sembra essere quasi un esperimento di Crichton, che abbandona la linearità che lo contraddistingue per buttarsi in una denuncia satirico-thriller-grottesca della moderna “tratta” dei geni (le sequenze di DNA, non i geni delle lampade).

Wikipedia ti offre un riassunto della trama abbastanza comprensibile, ma forzatamente semplificato e ridotto all’osso. La verità è che per tutto il romanzo non riesci a capire dove ti stia portando l’autore. Ci sono scimmie parlanti, grosse corporation farmaceutiche, università arriviste, furti di proprietà corporali a fini di studio/lucro (ossa, sangue e simili), pappagalli parlanti (con costrutti sintattici, si intende), invecchiamenti precoci, fughe da “cacciatori di taglie cellulari” e così via. Per farla breve: un gran casino.

Una volta terminato Next – che paraltro è lungo ben 480 pagine – hai chiaro cosa intendesse fare Crichton (cioè denunciare la selvaggia brevettazione dei geni) tuttavia ti resta davvero poco dall’esperienza come lettore. La parte più interessante del libro sono le note in coda, nelle quali lo scrittore spiega quale sia la situazione, perlomeno negli USA, riguardo al commercio e alla detenzione dei diritti sui geni e sulle cellule umane. Un argomento poco noto per chi non sia americano e ancor meno per i non addetti al settore, ma che in realtà ci riguarda tutti. E non stiamo nemmeno parlando di brevetti sui vaccini, di quelli ormai qualcosa ne sappiamo, ma di brevetti su parti del DNA. Crichton fa un paragone molto comprensibile: è come se stessero brevettando una parte del corpo umano, ad esempio il naso (quindi qualcosa di presente in natura, non un prodotto dell’uomo), e poi ti costringessero a pagare dei diritti per tutto ciò che lo riguardi (indossare occhiali, annusare un piatto di lasagne…). Ovviamente brevettare un gene implica un successivo blocco della ricerca, poiché troppo dispendiosa in diritti. Non mi addentro oltre, non mi pare il periodo storico adatto, che poi rischiamo che arrivino a commentare le scimmie urlatrici anziché quelle parlanti…

Mi è piaciuto Next? Nì. È molto buona l’intenzione, ma la storia è davvero troppo dispersiva. Crichton scrive così bene da riuscire comunque a fartela leggere, poiché le singole sottotrame risultano scorrevoli e interessanti. Tuttavia, se non hai mai letto nulla di questo autore, NON COMINCIARE DA NEXT.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne

C’è un tempo per tutto. Purtroppo, mi è ormai chiaro, che il tempo per leggere Verne sia passato da un bel pezzo, e mi dispiace. Ricordo di aver letto, da bambino, Dalla Terra alla Luna (1865) e di averlo apprezzato moltissimo. Ero affascinato dal viaggio spaziale e mi ero stupito per il modo in cui Verne avesse precorso i tempi, raccontando quell’avventura con un realismo incredibile, un secolo prima che l’Apollo 11 compisse l’impresa. Non l’ho più riletto, quel romanzo. Forse dovrei, per verificarne la presa emotiva. Per capire se, ancora, appaia tutto così verosimile anche per una mente “adulta” (si fa per dire, eh).

È terrificante, lo so, ma ora Verne mi annoia. Credo che il problema non sia suo (di sicuro). Credo che il problema risieda nella perdita dell’innocenza. Ho alzato il livello della sospensione dell’incredulità a un punto tale per cui ho perso la capacità di credere. Come tutti, del resto, da Babbo Natale in poi. Con Il giro del mondo in ottanta giorni mi ero esaltato, lo ammetto. Ma quanto di quell’entusiasmo era reale? Non lo so, forse era solo nostalgia, bisogno di crederci, appunto.

Venendo a Viaggio al centro della Terra, la storia la conosci. Dopo aver scoperto un documento antico, il professor Lidenbrock, suo nipote Alex e la guida Hans, si avventurano all’interno di un vulcano islandese che – secondo il sopracitato documento – nasconderebbe la via per il centro della Terra. Tra le altre cose, attraverseranno un mare interno, tanto grande da farli sbucare sull’isola di Stromboli.

Cosa mi è piaciuto.
La descrizione dei paesaggi, dei mostri marini, di tutto ciò che non è reale. Foreste di funghi grandi quanto alberi, enormi coccodrilli, addirittura un gigante. Tutto questo è fantastico, davvero. Fonte di ispirazione per la fantascienza che verrà.

Cosa non mi è piaciuto.
Lo schematismo dei personaggi, stereotipati nei generi di appartenenza, e il modo che hanno di relazionarsi tra loro. Lidenbrock è lo scienziato, crede fermamente nel suo scopo (raggiungere il centro della Terra) e non fa mai – MAI – una piega. Axel mette in dubbio lo zio, ha spesso paura e vorrebbe sempre tirarsi indietro. Hans è una sorta di deus ex machina, fa costantemente in modo che le cose vadano bene e risolve il problema della mancanza di realismo. Dove sono finiti i bagagli? Li ha recuperati Hans. Perché non sono morti tutti? Li ha salvati Hans. Chi procura il cibo? Sempre Hans. E via dicendo.

È chiaro, si parla di una scrittura di un secolo e mezzo fa, me ne rendo conto. Tuttavia la mancanza di profondità psicologica si fa sentire, ben più che nei romanzi del (quasi) contemporaneo H.G. Wells. È una lettura per ragazzi – e io ragazzo non sono più – ma non solo, è una lettura per ragazzi di un altro tempo, forse più ingenuo, più innocente.
Non so se tornerò su Verne, per ora non credo. Vedremo.

“Dune” di Denis Villeneuve

Premetto, da subito, di non aver ancora letto il romanzo di Frank Herbert, dal quale Dune è tratto. Ho però visto la trasposizione omonima di David Lynch del 1984, sebbene molto tempo fa. Il libro ce l’ho, comunque, chiariamolo.

Detto ciò, vorrei ricordarti la filmografia di Denis Villeneuve:
Un 32 août sur terre (1998)
Maelström (2000)
Polytechnique (2009)
La donna che canta (2010)
Prisoners (2013)
Enemy (2013)
Sicario (2015)
Arrival (2016)
Blade Runner 2049 (2017)
Dune (2021)

Da Prisoners in poi ho visto tutto, compreso quel capolavoro che è Enemy. Quindi posso, con estrema sobrieta (e sfoggiando un linguaggio tecnico che trasuda competenza), dichiarare che, anche questa volta, il buon Denis ha tirato fuori un altro stracazzo di film.

La storia di Dune ormai la conoscono tutti, quindi mi limiterò ad accennarla. Sul pianeta desertico di Arrakis si estrae, dalla sabbia, la “spezia”, preziosa droga dai molteplici utilizzi. A contendersi i diritti di estrazione, sotto la guida feudale dell’Imperatore, due casate: gli Harkonnen (quelli brutti e cattivi) e gli Atreides (i fichissimi). Tra loro, costantemente (e comprensibilmente) incazzati con tutti, i Fremen, gli abitanti autoctoni del deserto. Complotti, guerre, veggenti, sogni e, ovviamente, vermoni giganti.

Con le musiche di Hans Zimmer e scenografie (sia interne che esterne) fuori di testa, Dune è, semplicemente, epico. Lo è in ogni istante. È come se ogni minuto di questo film trasmettesse la precarietà del destino dell’Universo, come se vibrasse. Sono davvero pochi i momenti di alleggerimento e non c’è – grazie! grazie! grazie! – nessun ricorso all’ironia, alla sdrammatizzazione. Questa è davvero una cosa rarissima ormai, con tutti i giocattoloni e blockbuster che girano. La dico meglio: non c’è nessuna cazzo di battuta, mai. Dio, che bello.

Te lo anticipo, questo Dune è la prima parte di due (si spera). Termina a metà libro (così mi dicono dalla regia) e il finale è tagliato con la mannaia. Ripeto, non aspettarti di vedere un qualche tipo di autoconclusione, non c’è. Speriamo solo che le parti siano davvero due, perché i libri della saga di Herbert (senza contare le opere derivate scritte da altri autori, tra i quali il figlio dello scrittore) sono sei. Lo spettatore medio, lobotomizzato dalla serialità netflixiana, non aspetta altro che una saga da dodici film. Io confido in Villeneuve, due sono sufficienti, anche perché mantenere un livello così alto sarebbe pressoché impossibile e si rischierebbe di sfociare in un nuovo, e altrettanto terrificante, Star Wars.

Non starò a parlarti di implicazioni ecologiche e nemmeno di feudalesimo (Arrakis potrebbe tranquillamente essere l’Africa), l’hanno già fatto in molti. Ma il fatto che non io non lo faccia non significa che stia trascurando la genialità e la preveggenza (il romanzo è del 1965) di Herbert. Anzi.

“Tutto inizia da O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” AA.VV.

Dodicesima antologia di RiLL che leggo (a fine post le trovi tutte), relativa alla XXII edizione del Trofeo (2016). All’interno di questa, quattordici racconti: i quattro primi classificati al concoroso letterario, i cinque racconti del premio Sfida (il premio “parallelo” organizzato da RiLL) e i cinque racconti scelti tra i concorsi letterari esteri gemellati con il Torneo (Premio Visiones, Aeon Award Contest, AHWA, Nova Short Story e James White Award). Un’antologia bella cicciotta, si parla di circa 200 pagine.

Dalla pubblicazione di Tutto inizia da O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni sono trascorsi ben cinque anni e questo fa specie perché alcuni nomi di autori, nel frattempo, sono comparsi anche nelle successive antologie di RiLL che ho letto, e altri, addirittura, hanno pubblicato diversi libri. Insomma, una sensazione positiva legata a una passione per la scrittura non lasciata al caso, ma coltivata.

È questo il caso anche dello stesso Maurizio Ferrero, che vince la XXII edizione del Trofeo con Tutto inizia da O, un bel racconto costruito come una scatola cinese (o una matrioska, se preferisci). Ferrero ha vinto, poi, anche la XXIV edizione di RiLL, nel 2018, con Ana nel campo dei morti.
Idem per Luigi Rinaldi, terzo classificato con Prova di recupero (a mio parere il racconto più bello dell’intera antologia), ambientato in un “oscuro” futuro dove si compie una pericolosa epurazione della specie. Rinaldi ha pubblicato nel 2018, sempre con RiLL, una personale dal titolo – direi non a caso – Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza.
Al quinto posto La Commedia dell’Arte, di Francesco Nucera, che seguo da tempo e del quale dovrò decidermi a leggere il romanzo Nerd AntiZombie – Apocalisse a RozzAngeles (Nero Press).
E potrei andare ancora avanti, perchè tra i vincitori di Sfida c’è Massimiliano Malerba con RE Mida, un racconto molto divertente che vede le case prendere il posto delle automobili, al fine di far recuperare agli inquilini il tempo perso nel traffico. Anche Malerba ha pubblicato una personale con RiLL (seppure precedente a questa antologia), L’ostinato silenzio delle stelle, che vedrò di recuperare poiché è una delle poche che mi manca.

Mi fermo qui, ma potrei, appunto, continuare.
Quello che conta è che il ripetersi dei nomi sia indice di una qualità consolidata e confermata nel tempo. Una qualità che è una marchio ben distinguibile nelle antologie RiLL. Detta in altri termini, era un periodo un po’ “oscuro” anche per me, avevo poca voglia di leggere e ancor meno di scrivere. Non c’è nulla che guarsica meglio di un buon libro: questo lo è.

Libri RiLL che ho letto:
La Maledizione e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2014)
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tutto inizia da O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)
Oggetti smarriti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2020)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“Old” di M. Night Shyamalan

Ieri sera sono andato al cinema: un evento. L’ultima volta si parla di mesi fa, con il bellissimo Druk, ma era una proiezione in esterna, con un costo/biglietto umano. Ieri, invece, ero proprio “in sala”, per la modica cifra di 9 euro (che mi hanno subito ricordato come mai sono passato dall’andare al cinema una volta alla settimana a una ogni sei mesi). Comunque, per farmi ancora più male, ho scelto Old di Shyamalan, giusto perché Glass mi era piaciuto… (sono ironico, ovviamente).

L’idea di Old è molto buona, come lo sono spesso le idee di Shyamalan.
Un gruppo di 13 persone, residenti in un resort di lusso, vengono scortate e abbandonate in una spiaggia isolata. Lì, gli stereotip… scusa, i malcapitati si rendono presto conto che il tempo trascorre in modo diverso, forse a causa delle strane rocce che circondando la zona. In breve: mezz’ora equivale circa a un anno di vita. I segni più evidenti si notano subito sui bambini, che passano da essere preadolescenti ad adulti in poche ore. Insieme all’invecchiamento, naturalmente, anche le varie patologie e malattie accelerano la loro corsa (c’è una scena sull’osteoporosi che, nonostante tutto, merita molto). E qui mi fermo, un po’ per non spoilerare quel poco di trama presente e un po’ perché, a tutti gli effetti, finiscono anche le idee.

Non fraintendermi, Old non è brutto come Glass, ma è ben lontano dagli antichi fasti de Il sesto senso, Signs o The village. Si piazza lì nel mezzo, insieme a tutta la restante produzione del regista. Poteva diventare un gran bel film, aveva le carte in regola, tuttavia è successo ciò che (ultimamente) accade spesso alle pellicole di Shyamalan: implodono su una singola buona trovata. Tradotto: in questo film c’è solo una spiaggia dove le persone invecchiano velocemente, fine. Lo spiegone conclusivo non stupisce né aggiunge nulla al filone delle trame “gruppo-isolato-dove-succedono-cose”. Un vero peccato.

L’assenza di idee diventa “assordante” (perdonami il gioco di parole) proprio quando i novelli anziani cominciano a subire i sintomi più comuni dell’invecchiamento. La scena nella quale la moglie, ormai sorda, grida «Cosa hai detto?» al marito cieco è addirittura grottesca, un brutto incrocio tra una pubblicità dell’Amplifon e Non guardarmi non ti sento.

Insomma, sebbene Old sia piacevole a livello visivo, non porta nulla di nuovo nei contenuti. Se l’avessi visto sul televisore di casa avrei pensato alla solita mediocre produzione Netflix.
Purtroppo non è così.
(La locandina, però, è fantastica).