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“Il terminale uomo” di Michael Crichton

Un po’ di numeri, per iniziare.
Il terminale uomo (1972) è il dodicesimo romanzo di Michael Crichton, il secondo da lui scritto senza utilizzare pseudonimi (il primo è Andromeda, 1969) e il sesto suo che leggo (gli altri li trovi a fine post). Nel 1974 dal libro è stato tratto un film, L’uomo terminale, con la regia di Mike Hodges (quello di Flash Gordon), che però non ho mai visto.

Il terminale uomo è un romanzo semplice. Qui, forse, urge una specifica: semplice per essere di Michael Crichton. Come nello stile dello scrittore, è infarcito di scienza e nozioni, tutto è studiato in maniera approfondita per creare quel senso di credibilità che caratterizza i suoi libri. Tuttavia la trama è molto lineare e lontana dagli intrecci più complessi dei suoi romanzi più recenti.

Harry Benson soffre di attacchi di raptus omicida, causati da un incidente che gli ha lesionato il Gulliver (scusa, mi è scappata). Viene sottoposto a un intervento innovativo che prevede l’inserimento di elettrodi proprio nel cervello, al fine di placare gli istinti violenti. Benson soffre anche di turbe psicotiche che gli fanno credere che le macchine, in particolare i computer, stiano complottando per raggiungere il potere. Ovviamente avere un computer impiantato nel cervello non aiuta… Terminato l’intervento, Benson fugge dall’ospedale e comincia a uccidere.

Il romanzo si divide in tre fasi. La prima fase è dedicata alle spiegazioni scientifiche e ai dubbi morali legati al controllo del comportamento. La seconda è quella dell’intervento chirurgico vero e proprio e dei test sulle stimolazioni cerebrali nelle varie aree del cervello (per me la parte più interessante). La terza è una classica caccia all’uomo. Sono 280 pagine che volano per qualità della scrittura e dinamicità. Un buon thriller fantascientifico (per l’epoca, ora temo lo sia meno), anche se non proprio memorabile.

È interessante come nel 1972 Crichton accennasse già alla possibilità di operare da un continente all’altro utilizzando un computer come braccio del chirurgo. Letto a posteriori questo romanzo rende l’idea di quanto lo scrittore avesse una visione lucida e informata riguardo ai progressi che avrebbe compiuto la scienza nei decenni successivi.
Ho già comprato altri sei libri di Crichton che attendono sulla mia mensola, quindi preparati anche tu al futuro che ti aspetta.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Il terminale uomo (1972)
Mangiatori di morte (1976)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
L’isola dei pirati (2009)

“Dimenticami Trovami Sognami” di Andrea Viscusi

Ti avevo anticipato che mi sarei dedicato alla lettura di qualche autore italiano, no? Ecco.
Certo, per non correre troppi rischi, mi sono diretto su Andrea Viscusi, del quale ti avevo già parlato per l’antologia L’esatta percezione – Nove racconti (la personale che l’associazione RiLL dedica ad autori di particolare talento). Ho fatto bene, te lo anticipo.

Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo che si divide in tre parti e in miliardi di universi. Con i dovuti allarmi antispoiler accesi, ti racconto un po’ di trama, senza esagerare. In Dimenticami il protagonista, Dorian, viene selezionato per compiere un innovativo viaggio spaziale. Dovrà stare via per molto, molto tempo e allontanarsi dai suoi affetti, tra i quali la sua compagna Simona. Trovami introduce il personaggio del dottor Novembre, uno psicologo esperto di sogni. Novembre se la vedrà con un paziente particolare che pare avere la capacità di influenzare la realtà. Sognami mescola le carte delle due parti precedenti, delle realtà precedenti, degli universi precedenti… Non aggiungo altro.

Stavo per iniziare questa frase dicendoti che non sono un esperto di fantascienza, che non ne leggo molta e cose così. Poi ho digitato “fantascienza” nella casella di ricerca del blog (per verificare di cosa ti avessi parlato) e mi sono reso conto che tendo a sottostimare la quantità delle mie letture. È vero, probabilmente non potrei essere definito un espertissimo, ma qualcosa l’ho masticato, negli anni. Quindi, con le mie moderate competenze nel settore alieni/viaggispaziali/bracciatentacolateeaffini posso affermare che Viscusi riesce ad aggiungere al genere quel qualcosa che spesso manca: l’emotività. È questa, a mio avviso, la caratteristica più forte che ho apprezzato nel romanzo (non che l’intreccio sia da meno eh, da spaccarsi il cervello). La prima parte della storia, con problemi più terreni, crea l’empatia con i personaggi che ti consente di rimanere loro “attaccato” (concedimi il termine) anche nelle successive, più vicine alla fantascienza classica (e quindi leggermente più fredde). Chapeau.

Non ho letto nemmeno un libro di quelli che l’autore cita nelle note come fonte di ispirazione, magari provvederò. In alcune parti di dialogo con l’Intelligenza Primeva mi sono però tornati alla mente gli scambi con l’entità in Sfera, di Crichton, altro romanzo che mi è piaciuto molto. Non credo che l’associazione sia casuale, anche Viscusi riesce a rendere totalmente credibile quello che scrive, tanto che mentre lo leggi ti pare sia tutto scientificamente dimostrato.

Bene, è quasi mezzanotte e potrei andare a dormire. Ma cosa sognerò? Già perché, se le coincidenze non esistono, i miei sogni potrebbero cominciare a diventare un problema, come quelli del protagonista. Viscusi dichiara (sempre nelle note) di avere un’ossessione per il numero 42. L’editore del libro è Zona 42. Questo blog si chiama PensieroProfondo42. Quindi, sarò io a retconizzare o verrò retconizzato?

“Il giro del mondo in ottanta giorni” di Jules Verne

Di Jules Verne avevo letto solo Dalla Terra alla Luna, ma avevo circa dieci anni (si parla di secoli fa) non lo ricordo molto bene. Mi era piaciuto, questo sì, lo ricordo. Poi più nulla fino a Il giro del mondo in ottanta giorni, che ho preso tra le mani per portare avanti il proposito di leggere più classici e autori italiani (ok, arriverò anche lì, una cosa alla volta). Peraltro, tra i titoli arcinoti di Verne, questo è il meno “attraente” dal mio punto di vista: mi hanno sempre attirato di più Ventimila leghe sotto i mari e Viaggio al centro della Terra. Comunque, è andata così.

La trama mi pare quasi inutile raccontarla, considerato il numero spropositato di trasposizioni che sono state tratte da questo romanzo. Io ne ho in mente una di parecchi anni fa, con Pierce Brosnan…
Phileas Fogg, gentleman frequentatore del Reform Club londinese, scommette (ventimila sterline) di riuscire a circumnavigare il pianeta in 80 giorni. Parte, assistito dal suo servitore Passepartout. Viaggerà su vaporetti, navi, treni, elefanti e molti altri mezzi, inseguito dall’ispettore Fix, che lo crede (erroneamente) un ladro in fuga dopo un furto in banca. Lungo il tragitto incontrerà anche Auda, una giovane donna salvata da un sacrificio umano, che prenderà sotto la sua ala protettiva.

Come per H.G. Wells, altro grande padre della fantascienza classica, anche con Verne occorre calarsi per bene nel periodo in cui è stato scritto il romanzo, per capirne appieno le potenzialità e le ragioni del successo. Già perché, oggi, leggere una serie infinita di descrizioni di spostamenti e tecnologie meccaniche forse potrebbe annoiare ma nel 1873, senza tv e internet, rappresentava sicuramente qualcosa di straordinario.

L’avventura non manca, capiamoci, ho apprezzato in particolare la fuga a dorso d’elefante in India, l’assalto al treno da parte dei Sioux negli Stati Uniti e la corsa finale (con colpo di scena) per riuscire a vincere la scommessa. Certo, per forza di cose si perde buona parte dell’esotismo legato alla descrizione di parti del mondo che ormai si conoscono e che non sono più un mistero “irraggiungibile”, ma questo libro rimane un capolavoro di freschezza narrativa. La storia vola.

Quello di Verne era un mondo di grandi valori, di gesti eroici compiuti per senso dell’onore, un mondo caratterizzato da una confortante distinzione tra Bene e Male. Per un attimo mi è sembrato di avere ancora dieci anni. Questo è sufficiente per me, ci tornerò.

“La Luna e l’Eden – Racconti fantastici” di Laura Silvestri

La Luna e l’Eden, di Laura Silvestri, è una raccolta di nove racconti fantastici (in tutti i sensi) che il Trofeo RiLL, con Acheron Books, ha pubblicato nel 2020 per la collana Memorie dal Futuro. Ogni anno, infatti, RiLL affianca all’antologia legata al premio letterario (collana Mondi Incantati) un’antologia  dedicata a un singolo autore che si è distinto per i risultati ottenuti nelle varie edizioni del Trofeo. [Ti ho già parlato di diverse antologie di RiLL, trovi l’elenco a fine post.] Laura Silvestri si è distinta parecchio, poiché è arrivata diverse volte tra i finalisti del concorso e, nel 2019, l’ha vinto con Leucosya. Peraltro, a essere precisi, ha vinto anche il premio speciale tra i quattro racconti vincitori di Sfida 2020, il concorso parallelo al Trofeo. Insomma, per farla breve, Laura Silvestri è una che vince.

Per questo, nel leggere La Luna e l’Eden, ho ritrovato molti racconti che avevo già letto nelle antologie RiLL degli ultimi quattro anni. Me li ricordavo (cosa stupefacente, considerata la mia memoria breve) in particolare per lo stile velatamente malinconico e riflessivo che li caratterizza. La fantascienza di Laura funge da ponte per trattare molti temi e scavare nell’animo umano, soprattutto in quello femminile.

Credo che il mio racconto preferito, in questo senso, sia Mila. Parla di una donna che sta andando a vendere qualcosa (non posso dirti cosa, per non spoilerare) e racchiude in poche pagine una serie infinita di grossi difetti/problemi/ingiustizie della nostra società. Dalla mercificazione del corpo alla diseguaglianza sociale, passando per la superficialità. È un racconto scintilla in grado di far scoppiare un incendio che divampa e va ben oltre la storia narrata.

Ho apprezzato molto anche il sapore nostalgico delle occasioni mancate in Chi c’è dietro di te?, un racconto che parla del coraggio di (non) compiere le scelte che vorremmo nel corso della vita. Di rimpianti che potevano essere evitati.
Non tutto è nostalgia, eh. Ci sono anche diversi racconti che sconfinano nella risata, come A casa del Diavolo (sì, il coinquilino del protagonista è proprio Lui) o La saggezza di Tamerlax (una tirannia del futuro ambientata in provincia di Roma).

Recupererò i romanzi pubblicati dalla Silvestri, perché la potenzialità sul lungo è evidente in Le lunghe ombre dell’Eden (il racconto più esteso della raccolta, 22 pagine).
Quindi ci risentiremo.

Libri RiLL di cui ti ho parlato:
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“Sfera” di Michael Crichton

Sfera è il quarto romanzo di Michael Crichton che leggo. Sto procedendo in un ordine abbastanza casuale anche se, a voler essere pignolo (e forse anche un po’ psicopatico, ma la cosa non mi spaventa), dovrei cominciare dall’inizio, cioè dai romanzi che Crichton ha scritto con lo pseudonimo di John Lange (il primo, del 1966, è Non previsto dal computer). Ciò per dire che, come forse ti ho già anticipato, intendo leggerli tutti e Sfera non ha fatto altro che rafforzare questa mia convinzione.

A differenza di Jurassic Park, del quale avevo già visto il film di Spielberg (bello, ma comunque inferiore al romanzo), con Sfera sono partito a mente abbastanza libera. L’abbastanza è d’obbligo perché, in realtà, anche da questo libro è stato tratto un film, omonimo, nel 1998 (di Barry Levinson con Dustin Hoffman, Samuel Lee Jackson e Sharon Stone) del quale però non ho mai visto la fine. Non perché non fosse coinvolgente, capiamoci, quanto perché lo mandano sempre e solo su Rete 4 e ciò si traduce o in dieci ore di pubblicità (fascia pomeridiana) o nel fare l’alba con i Bellissimi che iniziano regolarmente a mezzanotte (e il film dura qualcosa come due ore e mezza). Comunque, ora, lo recupererò di certo.

Della trama non posso dire molto perché, dopo il primo centinaio di pagine (su circa 380), i colpi di scena si susseguono e ti darei troppe anticipazioni (tradotto nel fichese moderno: spoilererei).
A trecento metri di profondità, sul fondo del Pacifico meridionale, viene trovata una gigantesca astronave, precipitata almeno da trecento anni. Sul posto vengono inviati, oltre ai consueti elementi dell’esercito/marina, un gruppo selezionato di scienziati. Tra questi c’è lo psicologo Norman, incaricato di controllare il benessere “interiore” dei membri della spedizione (è lui il punto di vista del lettore), il matematico Harry e la biologa Beth. Presto si scopre che l’astronave non è extraterrestre ma americana, costruita con una tecnologia ancora sconosciuta, e che al suo interno contiene un oggetto “raccattato” probabilmente nello spazio, cioè una misteriosa sfera. Mi fermo qui.

Un libro stupendo, che ho letto in nove giorni solo perché in questo periodo sono molto incasinato, ma che altrimenti mi avrebbe tenuto incollato dalla prima all’ultima pagina. Come sempre nella narrativa di Crichton a essere potente non è solo la storia, ma anche tutto quello che l’autore inserisce per rendere verosimile quanto accade. La scenografia è scientifica, documentata e ricostruita con criterio.
Ti faccio qualche esempio.
Il gruppo di scienziati deve, ovviamente, trasferirsi a vivere in strutture costruite sul fondale oceanico. Crichton ti spiega cosa succede al corpo umano a quella pressione, come si compensa l’ossigeno e tutta la procedura di decompressione. L’astronave sembra essere transitata vicino a un buco nero. Crichton ti spiega quali sono le leggi che regolano lo spazio-tempo al variare della gravità e della velocità dei pianeti. La sfera comunica in un sistema numerico. Crichton illustra i vari tipi di codice matematico, dal più complesso fino al binario. Essendo poi il protagonista uno psicologo, Crichton espone quelle che sono le basi della psicologia… e via dicendo.
La cosa incredibile è che non risulta mai noioso o pesante, le informazioni sono così intrecciate alla narrazione da divenirne parte integrante (era così anche con i dinosauri).

È puro intrattenimento, chiaro, ma è intrattenimento intelligente. Ho già recuperato Next, Congo, Punto critico e La grande rapina al treno. Non mi fermerò.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Mangiatori di morte (1976)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)

“L’invenzione di Morel” di Adolfo Bioy Casares

L’invenzione di Morel è un romanzo breve (o racconto lungo) dello scrittore argentino Adolfo Bioy Casares, grande amico di Jorge Luis Borges (che scrive la prefazione). Circa 140 pagine di fantascienza del 1940, con alcuni dichiarati omaggi a L’isola del dottor Moreau di Wells.
Scopro ora che, nel 1974, da questo romanzo è stato tratto un film con la regia di Emidio Greco. Sarebbe molto interessante vederlo, le foto che ho trovato online sembrano belle, tuttavia dubito sia facilmente reperibile.

Parlarti de L’invenzione di Morel senza spoilerare è pressoché impossibile, se non restando molto, molto vaghi nella descrizione della trama.
Un fuggitivo si nasconde su un isola della Polinesia, della quale scopre presto di non essere l’unico abitante. Oltre a lui, infatti, è presente sull’isola un gruppo di amici che frequentano le poche strutture esistenti, una piscina e una sorta di casa museo. Il fuggitivo, pur non entrando mai in contatto con nessuno di loro, si innamora perdutamente di una donna, Faustine, che ha rapporti poco chiari con gli altri uomini del gruppo. Nel frattempo l’uomo nota che sull’isola accadono cose strane: nel cielo il Sole e la Luna sono sdoppiati, c’è un motore che si muove con la forza cinetica data dalle maree, il gruppo di amici sembra scomparire per poi ricomparire… e via dicendo. Mi fermo.

Questo romanzo ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Nella prima parte, troppo onirica per i miei gusti, l’ho odiato. Poi, però, quando l’invenzione viene svelata (e qui non posso aggiungere altro), la psicologia del racconto cambia e si fa tutto più interessante. Si instaura una vena malinconicamente drammatica che mi è piaciuta molto. L’eterna solitudine interiore del fuggitivo diventa il vero fulcro della storia, rendendo secondaria la vicenda esterna. Il disperato amore che l’uomo prova per Faustine trascende il genere fantascientifico e si collega agli interrogativi primari dell’esistenza (la mortalità, la vita, l’eternità).

Di certo parliamo di una fantascienza molto più profonda nelle tematiche, rispetto a quella di H.G. Wells (L’uomo invisibile, La guerra dei mondi) anche se, devo dire, Casares perde senza dubbio la sfida del tempo. Questo romanzo ha ottant’anni e l’età la sente tutta, molto più di quelli dello scrittore britannico (che lo precedono, peraltro, di quasi mezzo secolo). Insomma, per scrivere nel 1940 in un linguaggio che non invecchia mai, ti devi chiamare John, Fante o Steinbeck, ma comunque John.

“Tenet” di Christopher Nolan

Sabato sera, dopo mesi di astinenza, sono andato a farmi rapinare al cinema e, per soli 10 euro e 20 centesimi, ho visto Tenet di Christopher Nolan. La cosa bella nelle sale cinematografiche dell’era Covid è la disposizione dei posti, bisogna dirlo: a fianco hai chi è venuto con te, dall’altro lato il posto vuoto. Avevo quindi un buon metro di distanziamento dalla signora mangiacaramellecontrollacellulare che mi stalkera anche dopo questa lunga assenza (perché ormai, per me, è sempre la stessa).

Non ti racconterò la trama di Tenet, mi dispiace. Però posso dirti qual è l’idea su cui si basa e sulla quale costruisce la storia: un macchinario in grado di invertire il tempo degli oggetti e delle persone. Tali oggetti (o persone) vengono definiti nel film invertiti. (No, non è una barzelletta e non farò battutte.) Detto questo, l’inversione avviene in modo “Noliano”, cioè non come te la aspetteresti in un film che ragiona sul tempo. Un persona che entra nel macchinario (tornello) uscirà muovendosi con il tempo che va all’indietro. Vedrà quindi uccelli che volano al contrario, incendi che implodono ecc. e si muoverà nella direzione temporale opposta (con tanto di respiratore, perché i bronchi avrebbero qualche problema ad effettuare la respirazione al contrario). Insomma, di base una buona idea, originale e decisamente diversa dai soliti “viaggi nel tempo”.
[E qui poi si sviluppa la trama su un traffico di plutonio che viene inviato dal futuro al passato, ma non ci interessa troppo.]

Il film, però, non mi ha preso. La commistione tra fantascienza e 007 (perché c’è parecchio spionaggio con scene alla Daniel Craig) mi ha un po’ annoiato. E mi dispiace eh, perché io sono un grande fan di Nolan, ho visto tutti i suoi film (tranne il primo, Following, ma provvederò). Mi è mancata la lungimiranza e l’architettura inattaccabile di film come Interstellar e Inception, per restare in tema di tempo e giochi legati a questa dimensione. Anche gli attori non mi hanno coinvolto, uno meno empatico dell’altro (io, l’anemico Robert Pattinson, dopo il mitico Bale, come Batman proprio non ce lo vedo), forse il migliore rimane Kenneth Branagh a fare il cattivo. Era dai tempi di Insomnia che non trovavo un film di Nolan così privo di personalità (non che Dunkirk ne avesse molta… un bel film di guerra, ma finiva lì), senza dimenticare un minutaggio non proprio irrilevante (150 min).

Mi sono divertito? Nì. Lo rivedrei? No. Un buon film di fantascienza ma niente di memorabile e da Nolan, ormai, ci si aspetta sempre il miracolo. Questa volta non c’è stato, almeno secondo me. Ma forse è solo la delusione alla Tripadvisor di quando leggi i commenti che dicono «qui si mangia la migliore bistecca di scimmia del mondo» e poi vai lì e mangi solo una scimmia molto buona, ma non certo la migliore.

Se hai voglia di approfondire, ecco la curiosità interessante: il quadrato del Sator.
SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS (palindromo). Studia.

“Leucosya e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni” AA.VV. – Collana Mondi Incantati

È da tempo, ormai, che ti parlo del Trofeo RiLL in almeno un paio di occasioni all’anno (a fine post trovi tutti gli articoli). Nel 2019 si è svolta la XXV edizione del noto Concorso Letterario (dedicato al fantastico e oltre) e Leucosya è l’antologia che contiene, tra gli altri, i primi quattro racconti classificati. Dico tra gli altri perché i racconti presenti sono in realtà dodici e sono divisi in tre sezioni principali.

La prima è quella dedicata, appunto, ai vincitori del RiLL:
Leucosya di Laura Silvestri
Spiriti d’estate di Fabio Galli
Non io di Alessandro Izzi
Voi che siete me di Michela Lazzaroni

La seconda è relativa ai racconti che hanno vinto i concorsi internazionali gemellati con RiLL, cioè il Nova Short-Story Competition (Sud Africa), l’AHWA Short-Story Competition (Australia), l’Aeon Award Short Fiction Contest (Irlanda) e il James White Award (Regno Unito).

La terza sezione, infine, contiene i quattro racconti vincitori (a pari merito) del concorso Sfida, riservato da RiLL a chi è giunto in finale nelle precedenti edizioni del Trofeo. Nel 2019 il tema della “sfida” con il quale misurarsi era La storia infinita di Michael Ende (di cui ricorreva il quarantennale).

Dopo questa autopsia (un po’ asettica, ora che la rileggo) dell’antologia, potrei stare qui a ripeterti quanto la qualità dei racconti si sia confermata molto alta (come per le precedenti edizioni). Ma ce n’è davvero bisogno? Non credo. RiLL è ormai una certezza, dovresti averlo capito.
Quindi ti racconterò ché ho avuto modo di assistere personalmente alla premiazione del 2019, essendo io in visita al Lucca Comics & Games, e di realizzare quanta cura venga dedicata a questo concorso. Ho trovato della passione vera, ed è questo, a mio parere, il pregio principale del Trofeo RiLL (e, di conseguenza, delle sue antologie).
Peraltro, uno dei dieci racconti finalisti, Il bar alla fine del mondo, era mio. Grazie a RiLL è stato pubblicato sulla rivista di fantascienza Dimensione Cosmica. Devo aggiungere altro?

[L’antologia è edita da Quality Games, la bella illustrazione in copertina è di Valeria De Caterini.]

Libri RiLL di cui ti ho parlato:
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2019)

“Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza” di Luigi Rinaldi

Come ormai saprai, ogni anno l’associazione RiLL dedica un’antologia personale (collana Memorie dal Futuro) a uno degli autori distintosi nel Trofeo RiLL. [Se ancora non lo sapevi significa che non mi hai prestato abbastanza attenzione: scorri il post fino in fondo e ripassa!] Il 2018 è stato l’anno di Luigi Rinaldi con la raccolta di racconti di fantascienza Oscuro Prossimo Venturo. Ti anticipo già che, come per le precedenti antologie, anche in questo caso il livello qualitativo è molto alto.

Sono dieci minuti che cerco le parole per dirti cosa penso, nel complesso, di questo libro, ma la verità è che non ci riesco. Non ci riesco perché ogni singolo racconto di Rinaldi ha una propria anima, un messaggio ben definito, e una descrizione riassuntiva d’insieme sarebbe per forza di cose limitante. Quello che, di sicuro, è al centro della narrazione è l’Uomo, con i suoi sbagli, le sue scelte, i suoi rimpianti. Poco conta in quale delle molteplici realtà possibili e distopiche l’autore l’abbia collocato.

È forse questa la cosa che ho apprezzato di più, a pensarci bene. La perfetta costruzione di una scenografia che fa da sfondo alle vicende, ma che non ruba mai la parte al protagonista. I personaggi vengono calati in una realtà diversa e quello che conta è sempre la loro reazione (e qui perdonami il gioco di parole, ma l’autore è laureato in Chimica). Si va da una società che ha dimenticato il valore degli anziani (Processione Cremisi) a una che cerca di eliminare i diversi (Prova di Recupero), passando per realtà dove estremismi di vario genere hanno preso il sopravvento (Il mio 1978, Parole Proibite). L’omaggio a La svastisca sul sole di Dick è tanto evidente quanto dichiarato, tuttavia l’autore riesce molto bene a non cadere nel tranello politico, condannando così qualsiasi tipo di prevaricazione, indipendentemente dal colore.

Ci sono poi un paio di racconti che escono dalla distopia e appartengono ad una fantascienza più classica. Il quasi (volutamente) grottesco Quelli dell’impianto che parla di creature generate da… non te lo dico, e il bellissimo Hidden, il più lungo della raccolta, dove una spedizione compie un pericoloso viaggio di esplorazione su un pianeta conquistato da alieni inconoscibili, tanto silenti quanto potenti.

Ah, dimenticavo, per non farci mancare nulla, due racconti sono a tema “pandemico”. Fiocchi di neve in primavera parla, in qualche modo, della nostra situazione attuale (concedimelo). No, non quella relativa al Coronavirus, ma quella (più grave) che riguarda il calo delle capacità intellettive generali… Samurai in Autunno, invece, racconta del dilagare di un virus informatico che esce dai computer riversandosi nella realtà.

In mezzo a tutto questo, come ti dicevo, c’è l’Uomo, con i suoi amori e i suoi errori. E, soprattutto, con quello che gli accade dentro quando è proprio l’Amore a essere vittima di questi errori.
So che Luigi Rinaldi ha scritto un romanzo, Hakkakei, credo che dovrò recuperarlo…

Libri RiLL di cui ti ho parlato:
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)

“Città delle illusioni” di Ursula Kroeber Le Guin

Di Ursula Le Guin ti avevo già parlato dopo la lettura del volumone che contiene tutta La Saga di Terramare, quando ancora l’autrice era viva. Già perché, purtroppo, la Le Guin nel frattempo è morta, per la precisione nel gennaio 2018. Vincitrice di cinque premi Hugo e sei premi Nebula, la scrittrice fa parte della storia del fantasy e della fantascienza, dove per storia si intende quel tipo di letteratura impegnata che tenta, attraverso la narrazione, di tramandare anche dei valori e dei significati altri. Insomma, ai giorni nostri, una rarità  quanto Bradbury (letto recentemente: Cento racconti – Autoantologia 1943-1980) o Asimov.

Città delle illusioni (1967) è il terzo romanzo del Ciclo dell’Ecumene (o hainita), una serie di storie ambientate in un futuro dove la specie umana si è diffusa per l’Universo e cerca di organizzarsi in una Lega chiamata “Lega di Tutti i Mondi”. L’uomo ha imparato a spostarsi a una velocità vicina a quella della luce (ma mai superiore) e ha fondato colonie che però hanno perso contatto con la propria origine, il pianeta Hain, dimenticando così la propria provenienza. In questo scenario si cerca di  riunire i pianeti sotto un unico ordine, l’Ecumene, appunto. La caratteristica interessante è che durante i viaggi a velocità straordinarie, così come ci ha insegnato Interstellar, il tempo subisce un rallentamento estremo per i viaggiatori, che si trovano quindi a dover affrontare differenze temporali enormi in pochi anni.

In Città delle illusioni un essere semi-umano esce da una foresta con la mente totalmente cancellata (il romanzo inizia così) e viene accolto da una comunità che lo rieduca dandogli un nome, Falk, e insegnandogli persino a parlare. Nel cielo volano gli aeromobili dei Shing, dittatori silenti del pianeta, che concedono una vita pacifica finché non li si contrasti. Falk deve però capire chi sia e si mette quindi in viaggio verso la città dei Shing, Es Toch. Durante il cammino incontrerà una donna, Estrel, che sembrerà aiutarlo… Mi fermo.

Come già per Terramare anche qui la Le Guin usa la storia per parlare di altro, nello specifico di razza e di diversità. E sulla bontà di tutto questo non ci sono dubbi e potremmo tranquillamente chiuderla qui.
Tuttavia Città delle illusioni è stato un romanzo che ho fatto parecchia fatica a portare avanti, non mi ha quasi mai incuriosito e procedere nella lettura è stata più un'(auto)imposizione che un piacere. Se con Terramare il confronto, ben riuscito, era con il fantasy di Tolkien qui, invece, il riferimento più immediato è quello alla lunghissima e inimitabile saga di Asimov [saga che ho iniziato leggendo tutto il Ciclo dei Robot e dell’Impero, li trovi in giro per il blog, e che porterò ovviamente avanti con la Fondazione]. E, insomma, Asimov è Asimov.

Detto questo, ho già sullo scaffale della libreria La mano sinistra delle tenebre, quarto romanzo del Ciclo dell’Ecumene (che, come avrai capito, non richiede particolare lettura cronologica) e univerasalmente noto come il capolavoro della Le Guin.
Vedremo se mi farà appassionare di nuovo.