Archivi tag: romanzo

“Timeline – Ai confini del tempo” di Michael Crichton

Se mi segui sai che quando ci metto molto a leggere un libro non è un buon segno. A leggere Timeline – Ai confini del tempo ho impiegato diciassette giorni. È un periodo intenso per me, non ci piove, tuttavia questo romanzo di Crichton non si è fatto amare particolarmente, è un fatto.
Dal romanzo è stato tratto anche un film (omonimo, 2003) che non ho mai visto, con Paul Walker e Gerard Butler, di Richard Donner. Proverò a recuperarlo.

Trama.
Una squadra di storici viene inviata, dal presente, nel XIV secolo per recuperare un professore rimasto bloccato in Dordogna (Francia). Il tutto è organizzato da un’azienda all’avanguardia nello studio dei flussi temporali e dei multiversi (ho semplificato). Seguono avventure, duelli, inseguimenti. Spade, Medioevo e armature, insomma.

Ecco, appunto, duelli e inseguimenti. Troppi, decisamente troppi. È tutto uno scappare e battagliare, per 460 pagine. Non posso dire che il romanzo sia scritto male (ci mancherebbe, è sempre Crichton) o che non sia “divertente”, tuttavia manca proprio di mordente, non sei mai curioso di scoprire come proseguirà la storia. È un malloppo troppo lungo, con così poco intreccio, duecento pagine in meno avrebbero giovato. Forse il formato più corretto, per la storia narrata, è proprio quello del film, ti saprò dire.

P.S. Non leggo molti romanzi storici poiché non mi ritrovo molto nel genere, non mi appassiona. Questo, forse, ha contribuito a rendere Timeline meno digeribile.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Siro” di Francesco Vidotto

Siro è il terzo romanzo che leggo di Francesco Vidotto, dopo Oceano e Fabro. Sto cercando di capire da dove cominciare a parlartene, perché anche Siro mi è piaciuto molto.

La parola che mi viene in mente, di primo acchito, è semplice. Ma cosa significa semplice? Se io ti dicessi che ho letto un romanzo semplice, be’, forse non suonerebbe benissimo. Effettivamente, potresti fraintendere. Eppure Siro, fin dal titolo (il nome del protagonista, diminutivo di Zeffiro), un romanzo semplice lo è.

Lo è nella copertina: un pino, qualche ramo spoglio e una montagna. Eppure io quella copertina continuerei a guardarla, come se da un momento all’altro potessi sentire l’odore umido del bosco e il fresco di una giornata senza sole. Cose semplici, ma vere.
Lo è nella trama: la storia della vita di un pastore che affronta difficoltà quali un grande amore mancato, la morte dei propri cari, i sogni che svaniscono. Non una passeggiata, certo, ma chi non si è mai trovato ad affrontarle? Sono situazioni, se non proprio semplici, comuni.
Lo è nel linguaggio: poiché tutto è raccontato tramite il diario di Siro stesso che, sebbene legga parecchio, non è certo uno scrittore di professione. Anzi, il fatto che sappia scrivere lo rende una specie di mosca bianca, nel suo contesto.

È tutto molto semplice in Siro, sì, ma di una semplicità devastante. Quella di una vita che si riassume in 170 pagine, come una goccia nell’oceano. Tra miliardi di anni, tra miliardi di persone, c’è Siro che, con la sua semplicità, ti fa capire quanto sia tutto precario, quanto siano poche le cose che contino davvero. I suoi silenzi, le sue sofferenze, ti ridimensionano. Le poche pagine che valga la pena riportare, di un’intera vita, ti costringono ad analizzare il tuo tempo e le tue azioni. E quello che ti resta, alla fine, è un emozione tutt’altro che semplice.

Romanzi che ho letto (per ora) di Francesco Vidotto:
Siro (2011)
Oceano (2014)
Fabro (2016)

“Ero un bullo – La vera storia di Daniel Zaccaro” di Andrea Franzoso

Ero un bullo, di Andrea Franzoso, racconta la storia di Daniel Zaccaro, giovane delinquente di Quarto Oggiaro dalla vita difficile che, dopo diversi “scavalli” (furti di motorini, piccoli borseggi) e rapine in banca, viene arrestato e si redime, riprendendo a studiare e laureandosi. Alla base di tutto, un padre assente e le amicizie sbagliate.

Un romanzo di formazione dedicato ai più giovani, specie quelli che rientrano nella “tipologia Zaccaro” e che, verosimilmente, non lo leggeranno. Franzoso scrive in modo molto scorrevole, ho terminato il romanzo in una sera. La vicenda dovrebbe essere nota per chi segue la cronaca, io non conoscevo Zaccaro perché non sono molto “sul pezzo” (il protagonista è comunque facilmente identificabile nella tipica fauna della periferia degradata).

Non mi dilungherò troppo, mentre te ne parlo mi rendo conto di non essere la persona più idonea a farlo (e non solo perché sono fuori target d’età). L’idea che un cosiddetto bullo possa redimersi è estranea al mio modo di pensare e alla mia esperienza, tanto che anche il protagonista mi ispira, in realtà, poca fiducia e simpatia. Il suo cambiamento mi sembra frutto dell’ennesima ricerca di approvazione. Daniel mi ricorda, più che altro, una canna al vento che si volge al Bene o al Male a seconda del contesto che lo circonda, senza una volontà propria.

Ho avuto la “fortuna” di non trovarmi mai nella posizione di essere un bullo e nemmeno un bullizzato (“fortuna” è tra virgolette perché se il primo ha una scelta, il secondo no). Fatico a voler per forza cercare una giustificazione nella delinquenza, da quella scolastica al vero e proprio “reato”. Te lo dirò in modo franco: chi ruba la mela per riempire lo stomaco può avere un motivo e una scusante, chi ruba e malmena per “fare serata” di scuse non ne ha. Mai.

“L’ultima missione di Gwendy” di Stephen King e Richard Chizmar

L’ultima missione di Gwendy, di Stephen King e Richard Chizmar, è il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Gwendy, dopo La scatola dei bottoni di Gwendy, sempre scritto a quattro mani, e La piuma magica di Gwendy, del solo Chizmar. Si chiude, quindi, l’avventura della ormai sessantaquattrenne – e senatrice – Peterson.

2026, Gwendy è passeggera in una missione spaziale. Ha con sé la scatola dei bottoni e la sua, di missione, è esattamente quella di liberarsene. Nessuno spoiler, tranquillo, è tutto messo in chiaro da subito. Il nemico contro il quale combatte Gwendy, però, è un Alzheimer precoce, forse causato dalla scatola stessa. Un nemico che può pregiudicare la missione, dal momento che Gwendy fatica a ricordare anche come si faccia il nodo alle scarpe. Mi fermo.

12, 36, 64. No, non sto dando i numeri, queste sono le età di Gwendy nei tre romanzi della serie. Nel primo – il più brillante per l’idea, ma terribilmente breve – era una ragazzina impaurita; nel secondo, una donna che aveva già raggiunto parecchi obiettivi; nel terzo, un’anziana vedova con il desiderio di dare un senso alla sua strana vita. Questo era per fare il punto.

L’ultima missione di Gwendy è senza dubbio l’episodio più corposo (330 pagine vere) della trilogia, con il maggiore approfondimento psicologico della protagonista. È anche il romanzo più kinghiano dei tre, con Gwendy che combatte costantemente con il proprio handicap (come tanti dei personaggi del Re, costretti a vedersela con il Male che li attacca sia da fuori che da dentro). Il finale è all’altezza della storia, te lo dico perché sappiamo che il rischio è quello dello scivolone. Nessun alieno che gioca con gli umani questa volta (vedi The Dome), non temere.

King ti riporta lì, dove tutto è iniziato. Ho amato i richiami alla Torre. La nostalgia dei Vettori. Gli uomini bassi (can-toi) in soprabito giallo. C’è un pagliaccio a Derry. C’è il Male.

Non ho mai ritenuto King uno scrittore verboso o prolisso, ma so che per alcuni il suo modo di narrare risulta troppo lento. Inutile dire che io lo adoro. Credo, però, che il contributo di Chizmar si veda soprattutto in questo: lo stile è molto più veloce e scorrevole. Leggero, si potrebbe dire. Se non hai mai letto nulla di King, la trilogia di Gwendy potrebbe essere un buon primo gradino. Io, invece, attendo con ansia che esca in Italia Chasing the Boogeyman, dello stesso Chizmar (lo anticipano nell’aletta della copertina, non me lo sto inventando).

E finisce così, tra le stelle, perché ora non riesco a pensare ad altro. La forza della Torre mi ha ripreso, chissà che non decida di ricompiere il viaggio con Roland verso il fine-mondo. Ora o più avanti, qui o altrove.
Ci sono altri mondi oltre a questo.
Hile.

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“La piuma magica di Gwendy” di Richard Chizmar

Gwendy Peterson è tornata o, meglio, non se ne è mai andata. A voler essere pignoli, ad essersene andata era stata la “scatola dei bottoni”, comparsa in La scatola dei bottoni di Gwendy, ed è la scatola ad essere tornata… Gwendy se la ritrova tra le mani a trentasette anni, all’improvviso, così come era accaduto la prima volta. La scatola, come sempre, elargisce dollari Morgan datati 1891, cioccolatini “ricostituenti” e può, ovviamente, causare una catastrofe (ovunque nel mondo) semplicemente schiacciando uno dei suoi pulsanti colorati. Gwendy ora è una donna di successo, attiva in politica e autrice di bestsellers, con molto più controllo sulla propria vita di quanto ne avesse da ragazzina. Tuttavia la scatola non agisce solo in modo evidente e Gwendy lo sa bene. La scatola è una responsabilità. In questa “seconda puntata” Gwendy torna a Castle Rock, dove delle ragazze stanno sparendo misteriosamente, forse per mano di un serial killer. Mi fermo.

La piuma magica di Gwendy è un romanzo davvero molto scorrevole, l’ho letto in due giorni. Temevo che l’assenza di Stephen King si sarebbe fatta sentire, invece Richard Chizmar (del quale non avevo mai letto nulla, se non in accoppiata con il Re) mi ha stupito in modo positivo. È un peccato non poter leggere altro di suo, so che ha scritto anche delle raccolte di racconti, ma mi pare che in Italia non siano state tradotte.

In realtà, in questo romanzo ad essere centrale è Gwendy, più che la storia. La conosci meglio, capisci come ragiona e come è cresciuta. Per più della metà del libro segui le sue giornate e i suoi riti, prima che succeda davvero qualcosa. È difficile tenere viva l’attenzione puntando tutto su un personaggio e lasciando da parte la trama, ma Chizmar ci riesce lo stesso (spero che traducano i suoi racconti al più presto). Immagino che La piuma magica di Gwendy funga proprio da ponte per arrivare a L’ultima missione di Gwendy con un maggiore senso di empatia nei confronti di Gwendy stessa. Se l’obiettivo era questo, Chizmar l’ha centrato. Gwendy mi piace ora, più di prima.

A proposito, ti anticipo che L’ultima missione di Gwendy sarà il prossimo romanzo del quale mi sentirai parlare. Di solito non leggo in sequenza libri collegati tra loro, ma la mia memoria è debole e ho notato che non ricordavo molto del primo episodio della trilogia, quindi non voglio far passare altro tempo prima di concluderla.

“L’inverno di Frankie Machine” di Don Winslow

Frankie “The Machine” Macchiano, sessant’anni, è un ex malavitoso che si è ritirato a vita privata. Si gode il surf – rigorosamente nell’Ora dei Gentiluomini – e vende esche nel suo negozio sul molo di San Diego. Una ex moglie, un’amante, una figlia. Una vita tranquilla, insomma. Poi qualcuno gli tende un’imboscata e cerca di farlo fuori. Chi mai potrebbe volerlo morto? Dopo anni nella mala, frequentando boss e gangster di ogni tipo, i sospettati sono davvero tanti, forse troppi. Frankie Machine mette al sicuro le sue donne, chiude il negozio e sparisce, sotto un’altra identità. È un tipo organizzato, uno di quelli che non sbaglia mai. È The Machine, appunto, rispettato e temuto da tutti. L’ultima sua partita, quella con la morte, è appena iniziata.

L’inverno di Frankie Machine è il primo romanzo che leggo di Don Winslow, con colpevole ritardo. Sebbene, nel corso della storia, diversi mafiosi citino Il padrino come fosse la Bibbia, questo romanzo è mooolto più vicino allo stile di Quei bravi ragazzi. Diciamo pure che, se ti è piaciuto il film di Scorsese, amerai The Machine. So che De Niro ha acquistato i diritti del romanzo per trarne un film, potrebbe essere una scelta azzeccata (sempre che non si scada in un ringiovanimento forzato in stile The Irishman).

Frankie è uno della mafia che “ci piace”. La mafia con un codice etico, che non tocca donne e bambini e che uccide solo chi se lo merita. La mafia che aborre il coinvolgimento di civili, che reputa un disonore la morte di un innocente. Quella mafia d’altri tempi, insomma, con regole d’onore ferree. La mafia del cinema, di De Niro, Pesci, Liotta, Brando, Al Pacino e compagnia. La mafia epica, quella della voce narrante in sottofondo, dei ricordi e delle “buone azioni”. Una mafia fantascientifica, insomma.

Detto questo, a Frankie ti affezioni, non c’è niente da fare. Winslow – debitore di quanto descritto sopra, più che della realtà – ti cala in un mondo che non esiste e lo fa molto bene. E tu vorresti farne parte. Il Canone hollywoodiano è perfettamente rispettato ed è quello che stavi cercando. Quello che è quasi impossibile da trovare, oggi.
È inutile specificare che di questo autore mi sentirai parlare ancora…

“Rivelazioni” di Michael Crichton

Sto cercando di aprire questo post con una frase che non mi procuri un’istantanea accusa di sessismo. Ci sto provando, davvero. Ma, diciamolo, è impossibile pensare a Rivelazioni di Crichton senza ricordare Demi Moore che tenta di violentare Michael Douglas. Io, almeno, non ci riesco. In realtà la situazione è molto più complessa (ci arriveremo), ma del film omonimo (1994) di Barry Levinson ricordo solo questo. E non commenterò la cosa. No, no, no.
Ah, tra parentesi, ho visto recentemente Il metodo Kominsky su Netflix, con un fantastico Douglas settantacinquenne (copia carbone del padre Kirk), e te lo consiglio di cuore.

La trama di Rivelazioni è nota.
Tom Sanders è un importante dirigente d’azienda che, durante una fusione, viene scavalcato da una sua ex fiamma, Meredith Johnson. Lei diventa il suo capo e lo desidera ancora, tanto da attrarlo in ufficio e saltargli addosso. Tom all’inizio cede, poi pensa alla moglie e ai figli e si tira indietro. Meredith si incazza come una biscia e cerca di farlo licenziare, accusandolo di molestie sessuali e violenza. Segue un complicato plot digital-sessual-industriale che non ti svelo per tenerti sulla corda e non spoilerare. Sappi solo che ci sono dietro anche parecchio spionaggio e strategie di business, non solo sesso.

Come anticipavo, in questo caso, la violenza vera e propria non avviene (è difficile che, fisicamente, una donna possa violentare un uomo), ma è la violenza psicologica del ricatto sessuale ad essere protagonista. Oltre, ovviamente, a tutto il meccanismo che gira intorno al preconcetto (virile) per cui l’uomo non possa subire un ricatto simile da una donna. Siamo negli anni Novanta, eh, meglio ricordarlo. Cioè, intendo, da allora ne abbiamo viste di cose…

Crichton ci vede lungo come al solito – anche al di fuori dell’ambito fantascientifico – e anticipa una tematica che sarà sempre più discussa negli anni a venire (fino a diventare, oggi, dominante). Il sesso come arma, come ricatto. Il diritto che si ingigantisce a dismisura, fino a diventare un mezzo di estorsione vero e proprio. La doppia lama, insomma.

C’è un passaggio breve, nel romanzo, che mi è piaciuto molto. Non ricordo chi, mi pare una superiore di Tom, racconta di come l’attuale marito (e collega) le abbia chiesto di uscire cinque volte prima che lei accettasse, anni prima. È il marito stesso ad aver poi ammesso, con lei, che se la situazione si fosse verificata in tempi più recenti, avrebbe desistito dopo il primo rifiuto, per timore di avere problemi sul lavoro. Ecco, è una buona sintesi degli eccessi a cui si è arrivati. Ma mi fermo qui, non voglio aprire un dibattito.

Ho iniziato a leggere Rivelazioni perché, in questo periodo, sono parecchio impegnato e desideravo un librone (460 pagine) da portare avanti per un po’. Crichton mi ha fregato anche questa volta. Ho letto di notte, fuori dalla doccia, nelle pause degli allenamenti. E conoscevo anche la storia e come sarebbe andata a finire…

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Lolito” di Ben Brooks

ISBN Edizioni è fallita nel 2015: un vero peccato. I libri che pubblicava erano curati ed esteticamente molto piacevoli, anche dal punto di vista della leggibilità (parole per pagina, dimensione caratteri, eccetera). A fine post, inserirò una lista dei titoli che ho letto di questo editore – in particolare della collana Special Books – con la promessa di allungare l’elenco (ho già in mente di recuperare Skippy muore di Paul Murray, per dirne uno).
Questa della lista, di solito, è una cosa che non faccio per gli editori (perché mi sembrerebbe una vera e propria marchetta), ma solo per autori/generi, tuttavia in questo caso farò un’eccezione.

Lolito ha in copertina un blurb di Nick Cave che lo definisce uno dei libri più tremendi e divertenti che lui abbia letto negli ultimi anni. In effetti lo è, tremendo e divertente. La cosa interessante è che Ben Brooks, enfant prodige della letteratura inglese (classe 1992), lo ha scritto a soli ventuno anni. E non è nemmeno il suo primo romanzo, quello – Fences – l’ha scritto a diciassette…

Il quindicenne Etgar ha appena scoperto che la sua fidanzata l’ha tradito con un ragazzo più grande, più muscoloso e più peloso di lui. Una vera e propria umiliazione adolescenziale, insomma (tipicamente maschile, a voler ben vedere). Si rifugia nell’alcool e nei documentari di Richard Attenborough, in compagnia di pochi amici e del suo cane. Poi decide di mettersi a chattare online e conosce Macy, una quarantenne annoiata e desiderosa di avventure. Etgar finge di essere più grande (da qui il gioco con il Lolita di Nabokov) e i due finiscono per incontrarsi in un hotel, dopo aver già fatto parecchio sesso virtuale. Mi fermo.

Lolito è il racconto di Etgar, spesso infarcito dei suoi pensieri in una sorta di flusso di coscienza alleggerito. Non è un pacco, insomma, come accade spesso con i flussi di coscienza. Sono presenti dialoghi e situazioni “normali” mischiati a vere e proprie digressioni nell’io più profondo di Etgar. È ironico e irriverente, talvolta onirico (forse troppo). È un romanzo che si legge in poche ore, vola via. Magari una cinquantina di pagine in meno avrebbero giovato, ma temo che questa sia una mia opinione personale, perché tenderei a tagliare tutto quello che diventa troppo impalpabile (vedi -> onirico).

È uno stile interessante quello di Brooks, molto asciutto, difficile da trovare in autori italiani. Mi ha ricordato una versione soft di Ellis. Dovrebbe esserci qualcos’altro di suo proprio tra gli Special Books, lo recupererò sicuramente.

Special Books / ISBN Editore che ho letto:
19 – Alta definizione di Adam Wilson (2013)
21 – Vite pericolose di bravi ragazzi di Chris Fuhrman (1994/2013)
23 – Lolito di Ben Brooks (2014)

“La morte ci sfida” di Joe R. Lansdale

Nell’introduzione di La morte ci sfida (Dead in the West, 1984) Lansdale, all’epoca al suo terzo romanzo, scrive qualcosa di fantastico. Lo fa rivolgendosi direttamente al lettore, come consolidata abitudine anche di Stephen King. Ti dice di non aspettarti “alta letteratura” da quello che hai tra le mani ma, piuttosto, di abbassare le luci, prendere dei pop-corn, goderti il temporale e prepararti ad affrontare un viaggio che sarà molto simile alla visione di un horror b-movie. Di divertirti, insomma. E io mi sono divertito, molto.

Il reverendo Jebidiah Mercer giunge nella cittadina di Mud Creek (Texas) con l’intenzione di riportare i peccatori sulla retta via. Non che il reverendo sia un uomo tanto retto – capiamoci – è dedito al whisky, non disprezza la compagnia femminile ed è molto, molto, molto veloce con la pistola. Ed è proprio mentre Jeb sta iniziando ad ambientarsi che la cittadina viene invasa dagli zombie. Il reverendo si allea con il dottore di Mud Creek, la di lui affascinante figlia e un giovane ragazzo che ambisce a diventare un pistolero, e cerca così di resistere ai non-morti. Mi fermo.

La morte ci sfida è un fantawestern, qualcosa di assolutamente appagante. Un omaggio pulp a più generi, leggero e veloce, che potrebbe essere letto tutto d’un fiato (per chi ha la fortuna di avere del tempo a disposizione, fortuna che io ho di rado). È esattamente così come te lo aspetti, non ti delude. Wikipedia mi informa che esistono anche un “prequel”, Texas Night Riders (credo ancora non tradotto, purtroppo), e un sequel, Deadman’s Crossing (che so essere uscito nell’antolgia Il grande libro degli zombie di Fanucci). Sarebbe davvero stupendo se i tre romanzi fossero riuniti in una trilogia, per poterli assaporare nella loro interezza. Perché io ci sguazzo in queste cose di sangue con uno stile un po’ eighties, ormai dovresti saperlo.

Questo è il primo libro di Lansdale che leggo, ma è nato un nuovo amore. Ti avviso, sai cosa ti aspetta.

P.S. Nel frattempo sto leggendo Il grande libro di Stephen King, di Beahm, ma lo alterno alla narrativa poiché è un (bellissimo, ti anticipo) saggio di 700 pagine, peraltro scritto abbastanza fitto. Te ne parlerò appena lo finisco.

“Andromeda” di Michael Crichton

Il piccolo satellite Scoop, inviato nello spazio dalla Nasa, precipita in uno sperduto paesino dell’Arizona: tutti gli abitanti muoiono all’istante, tranne un anziano e un neonato. I due vengono portati in una base sotteranea segreta, dotata di un sistema di analisi avveneristico e diretta da un team di scienziati preparati per emergenze di questo tipo. La base è anche predisposta per autodistruggersi con una bomba nucleare, nel caso i sistemi rilevino la fuoriuscita di batteri o virus pericolosi…

Andromeda è il decimo libro di Crichton che leggo (gli altri li puoi trovare a fine post) e anche il più datato, poiché risale al 1969. Non ho visto il film omonimo di Robert Wise del 1971, né la miniserie del 2008. So però che di recente (2021) è uscito il romanzo postumo L’evoluzione di Andromeda, scritto da Michael Crichton e completato da Daniel H. Wilson. Ho quindi parecchio materiale da recuperare, a quanto pare.

È interessante e strano allo stesso tempo il modo in cui questo romanzo sia “invecchiato”. Già, perchè la struttura, i personaggi e la storia narrata risultano estremamente freschi e scorrevoli, pur presentando una “fantascienza tecnologica” in linea con il Commodore 64. Nelle schermate del computer, riprodotte tra le pagine (un artificio caratteristico di Crichton), scopri cose davvero divertenti, come ad esempio una raffigurazione del corpo umano, stilizzato e squadrettato, terribilmente retrò. Eppure non hai la sensazione che ti prende quando guardi uno di quei film di fantascienza anni Sessanta, dove ci sono un sacco di grossi pulsanti illuminati e gli scienziati hanno tute fluorescenti con vistosi microfoni. È questo, ad essere strano. Ti sembra di leggere un moderno e attuale romanzo di fantascienza, nel quale sia stata buttata dentro la tecnologia di trenta/quaranta anni fa.

Per il resto Andromeda si divora in un paio di giorni, anche perché è relativamente breve (siamo sulle 330 pagine). L’unico rimpianto è quello di non aver potuto vivere la visionarietà di Crichton negli anni corretti, così da poterne apprezzare il genio in tempo reale. Ma anche così, quando ti descrive il tuo tempo dal suo tempo, è semplicemente grandioso.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)