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“Lampi” di Dean Koontz

Laura Shane nasce illesa solo grazie all’intervento di un misterioso uomo che impedisce al dottore di turno (un alcolizzato incompetente) di causare danni irreversibili. Lo stesso uomo la salva nuovamente a otto anni, durante una rapina. E poi ancora, qualche tempo dopo, da un maniaco in orfanotrofio. E ancora, e ancora, e ancora.
Laura chiama questo individuo “il custode”, poiché sembra vegliare sempre su di lei. Quando finalmente capisce che lui proviene da un altro tempo, il pericolo vero si avventa sulla sua famiglia, lasciandola vedova e con un figlio da proteggere.
Mi fermo.

Lampi (Lightning) se la batte con Incubi, quanto a noia, e mi dispiace. L’ho letto in poco tempo, nonostante le sue 430 pagine, ma il motivo è dovuto solo a un paio di serate inaspettatamente libere che ho passato con il libro in mano, non certo all’entusiasmo. La trama è interessante, i viaggi nel tempo mi piacciono, la prima parte della storia, in orfanotrofio, mi ha appassionato, ma poi è finita lì.

Credo che il problema principale di Lampi, per quanto mi riguarda, sia stato l’aver ucciso la sospensione dell’incredulità. E non l’ha fatto con i tunnel temporali – quelli funzionano (ovviamente se li si apprezza) – l’ha fatto con dei dialoghi forzati, per nulla naturali e spontanei, e con personaggi a tratti macchiettistici. L’amica della protagonista, che di lavoro fa la cabarettista, si esprime praticamente solo a battute. Sembra il Groucho di Dylan Dog: una cosa che può funzionare in un fumetto, ma non in un romanzo. I nazisti sono tutti stupidi e quadrati, “cattivi e basta”. Laura si trasforma in Steven Seagal, imparando a utilizzare Uzi e pistole e sapendo muoversi nell’ambiente della criminalità come Scarface. Insomma, mancano la profondità e il realismo.

Se dovessi sintetizzare (o semplificare) al massimo, ti direi che questo romanzo è un buon telefilm. Non è da buttare, si può vedere, ma non è memorabile, anzi. È un po’ come se dovessi ricordarti la settima puntata della terza stagione di Magnum PI

Sembra, da quanto leggo ovunque, che Intensity sia insuperabile: forse è venuto il momento di “sfoderarlo”. In ogni caso, non saranno un paio di libri mediocri a farmi mollare Koontz.

Libri che ho letto di Dean Koontz:
Il tunnel dell’orrore (1980)
La casa del tuono (1982)
Phantoms! (1983)
Incubi (1985)
Lampi (1988)
Cuore Nero (1992)
Il luogo delle ombre (2003)

“Dimenticami Trovami Sognami” di Andrea Viscusi

Ti avevo anticipato che mi sarei dedicato alla lettura di qualche autore italiano, no? Ecco.
Certo, per non correre troppi rischi, mi sono diretto su Andrea Viscusi, del quale ti avevo già parlato per l’antologia L’esatta percezione – Nove racconti (la personale che l’associazione RiLL dedica ad autori di particolare talento). Ho fatto bene, te lo anticipo.

Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo che si divide in tre parti e in miliardi di universi. Con i dovuti allarmi antispoiler accesi, ti racconto un po’ di trama, senza esagerare. In Dimenticami il protagonista, Dorian, viene selezionato per compiere un innovativo viaggio spaziale. Dovrà stare via per molto, molto tempo e allontanarsi dai suoi affetti, tra i quali la sua compagna Simona. Trovami introduce il personaggio del dottor Novembre, uno psicologo esperto di sogni. Novembre se la vedrà con un paziente particolare che pare avere la capacità di influenzare la realtà. Sognami mescola le carte delle due parti precedenti, delle realtà precedenti, degli universi precedenti… Non aggiungo altro.

Stavo per iniziare questa frase dicendoti che non sono un esperto di fantascienza, che non ne leggo molta e cose così. Poi ho digitato “fantascienza” nella casella di ricerca del blog (per verificare di cosa ti avessi parlato) e mi sono reso conto che tendo a sottostimare la quantità delle mie letture. È vero, probabilmente non potrei essere definito un espertissimo, ma qualcosa l’ho masticato, negli anni. Quindi, con le mie moderate competenze nel settore alieni/viaggispaziali/bracciatentacolateeaffini posso affermare che Viscusi riesce ad aggiungere al genere quel qualcosa che spesso manca: l’emotività. È questa, a mio avviso, la caratteristica più forte che ho apprezzato nel romanzo (non che l’intreccio sia da meno eh, da spaccarsi il cervello). La prima parte della storia, con problemi più terreni, crea l’empatia con i personaggi che ti consente di rimanere loro “attaccato” (concedimi il termine) anche nelle successive, più vicine alla fantascienza classica (e quindi leggermente più fredde). Chapeau.

Non ho letto nemmeno un libro di quelli che l’autore cita nelle note come fonte di ispirazione, magari provvederò. In alcune parti di dialogo con l’Intelligenza Primeva mi sono però tornati alla mente gli scambi con l’entità in Sfera, di Crichton, altro romanzo che mi è piaciuto molto. Non credo che l’associazione sia casuale, anche Viscusi riesce a rendere totalmente credibile quello che scrive, tanto che mentre lo leggi ti pare sia tutto scientificamente dimostrato.

Bene, è quasi mezzanotte e potrei andare a dormire. Ma cosa sognerò? Già perché, se le coincidenze non esistono, i miei sogni potrebbero cominciare a diventare un problema, come quelli del protagonista. Viscusi dichiara (sempre nelle note) di avere un’ossessione per il numero 42. L’editore del libro è Zona 42. Questo blog si chiama PensieroProfondo42. Quindi, sarò io a retconizzare o verrò retconizzato?

“Sfera” di Michael Crichton

Sfera è il quarto romanzo di Michael Crichton che leggo. Sto procedendo in un ordine abbastanza casuale anche se, a voler essere pignolo (e forse anche un po’ psicopatico, ma la cosa non mi spaventa), dovrei cominciare dall’inizio, cioè dai romanzi che Crichton ha scritto con lo pseudonimo di John Lange (il primo, del 1966, è Non previsto dal computer). Ciò per dire che, come forse ti ho già anticipato, intendo leggerli tutti e Sfera non ha fatto altro che rafforzare questa mia convinzione.

A differenza di Jurassic Park, del quale avevo già visto il film di Spielberg (bello, ma comunque inferiore al romanzo), con Sfera sono partito a mente abbastanza libera. L’abbastanza è d’obbligo perché, in realtà, anche da questo libro è stato tratto un film, omonimo, nel 1998 (di Barry Levinson con Dustin Hoffman, Samuel Lee Jackson e Sharon Stone) del quale però non ho mai visto la fine. Non perché non fosse coinvolgente, capiamoci, quanto perché lo mandano sempre e solo su Rete 4 e ciò si traduce o in dieci ore di pubblicità (fascia pomeridiana) o nel fare l’alba con i Bellissimi che iniziano regolarmente a mezzanotte (e il film dura qualcosa come due ore e mezza). Comunque, ora, lo recupererò di certo.

Della trama non posso dire molto perché, dopo il primo centinaio di pagine (su circa 380), i colpi di scena si susseguono e ti darei troppe anticipazioni (tradotto nel fichese moderno: spoilererei).
A trecento metri di profondità, sul fondo del Pacifico meridionale, viene trovata una gigantesca astronave, precipitata almeno da trecento anni. Sul posto vengono inviati, oltre ai consueti elementi dell’esercito/marina, un gruppo selezionato di scienziati. Tra questi c’è lo psicologo Norman, incaricato di controllare il benessere “interiore” dei membri della spedizione (è lui il punto di vista del lettore), il matematico Harry e la biologa Beth. Presto si scopre che l’astronave non è extraterrestre ma americana, costruita con una tecnologia ancora sconosciuta, e che al suo interno contiene un oggetto “raccattato” probabilmente nello spazio, cioè una misteriosa sfera. Mi fermo qui.

Un libro stupendo, che ho letto in nove giorni solo perché in questo periodo sono molto incasinato, ma che altrimenti mi avrebbe tenuto incollato dalla prima all’ultima pagina. Come sempre nella narrativa di Crichton a essere potente non è solo la storia, ma anche tutto quello che l’autore inserisce per rendere verosimile quanto accade. La scenografia è scientifica, documentata e ricostruita con criterio.
Ti faccio qualche esempio.
Il gruppo di scienziati deve, ovviamente, trasferirsi a vivere in strutture costruite sul fondale oceanico. Crichton ti spiega cosa succede al corpo umano a quella pressione, come si compensa l’ossigeno e tutta la procedura di decompressione. L’astronave sembra essere transitata vicino a un buco nero. Crichton ti spiega quali sono le leggi che regolano lo spazio-tempo al variare della gravità e della velocità dei pianeti. La sfera comunica in un sistema numerico. Crichton illustra i vari tipi di codice matematico, dal più complesso fino al binario. Essendo poi il protagonista uno psicologo, Crichton espone quelle che sono le basi della psicologia… e via dicendo.
La cosa incredibile è che non risulta mai noioso o pesante, le informazioni sono così intrecciate alla narrazione da divenirne parte integrante (era così anche con i dinosauri).

È puro intrattenimento, chiaro, ma è intrattenimento intelligente. Ho già recuperato Next, Congo, Punto critico e La grande rapina al treno. Non mi fermerò.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Mangiatori di morte (1976)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)

“La fine dell’Eternità” di Isaac Asimov

Qualche anno fa ho letto il ciclo dei Robot di Asimov, composto dai quattro romanzi Abissi d’acciaio, Il sole nudo, I robot dell’alba e I robot e l’Impero riproponendomi più volte poi di riprendere in mano un autore che, erroneamente e stupidamente, avevo giudicato noioso senza nemmeno conoscerlo.

Asimov, invece, è semplicemente un genio. Questo La fine dell’Eternità, ritenuto da molti il suo romanzo migliore, ne è l’ennesima prova. Scritto nel 1955 non fa parte di nessun ciclo, anche se verrà poi citato nelle varie Fondazioni (che non ho ancora letto), e tratta il tema dei viaggi nel tempo con i relativi paradossi e tutto ciò che di cervellotico ne segue. L’Eternità non è altro che la possibilità di controllare gli eventi temporali, tornando indietro o andando avanti nel tempo, per far sì che l’Umanità possa evolvere nel migliore dei modi (almeno secondo il pensiero degli “Eterni”) senza mai correre nessun rischio o pericolo. Da qui segue una critica alla mancanza di libero arbitrio e all’immobilità culturale e scientifica che deriverebbe dalla eccessiva sicurezza e dall’annullamento dell’imprevedibile.
E’ una visione ottimistica dell’Uomo quella che ha Asimov, ben diversa dalla mia, ma sicuramente interessante. Basti pensare che nella storia ipotizza il passaggio dell’era atomica dal 30° secolo al 1930 come un’evoluzione dell’Umanità necessaria al raggiungimento futuro delle stelle. Auguri.

Probabilmente non è un romanzo per tutti, diciamo che a confronto la trilogia filmica di Zemeckis potrebbe essere una passeggiata di salute. Ora mi aspetta la Trilogia dell’Impero, dopodichè procederò con la Fondazione. Con calma. Ti tengo aggiornato.