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“Jurassic Park” di Michael Crichton

Sproloquio introduttivo.
Se escludiamo la mia nota passione per Stephen King, ho evitato per anni i grandi nomi della lettaratura internazionale contemporanea. Quei nomi, per capirci, che vendono milioni di copie e che trovi ovunque, fin dentro i piccoli supermercati dove tengono solo i “top” in classifica. È stato un grosso errore di cui mi sono reso conto ultimamente, non solo con il “qui presente” Michael Crichton ma anche con, ad esempio, James Ellroy, Dean Koontz, ecc. dei quali ti ho parlato da poco. Potrei stilarti una lista lunghissima di autori arcinoti che non ho mai letto: Wilbur Smith, Ken Follett, John Grisham… Un errore forse giustificato da una valutazione distorta, dovuta alle attuali classifiche di vendita che non si basano sul merito e sulle abilità letterarie, ma su altri fattori. Questi signori, però, vendevano ben prima che a scalare le classifiche ci fossero gli influencer di Instagram, gli youtuber e i calciatori, prima che, a far vendere, fosse un fatto di cronaca o qualche tragedia. Questi vendevano perché erano bravi, che è tutta un’altra cosa. Forse non saranno i Mozart o i Beethoven della letteratura, quelli li lasciamo fare a Hemingway o Steinbeck, ma di certo sono delle rockstar che hanno guadagnato il palco con sudore e abilità, come degli Springsteen o dei Jagger.
Ecco, l’ho detto.

Qui ci sarebbe il punto, recentemente introdotto al fine di farti stare più sereno con gli standard a cui sei abituato, dove ti racconto la trama del romanzo. Con Jurassic Park, concedimelo, lo saltiamo.

Questo romanzo si divora, anche senza essere un velociraptor… Tieni presente che, ovviamente, avevo già visto il film di Steven Spielberg e che quindi l’effetto sorpresa era molto limitato. Ciò dovrebbe darti un’idea di quanto Crichton sia bravo a farti tenere alta l’attenzione. Ogni minuto è buono per prendere in mano il libro e andare avanti, 500 pagine si bruciano come niente. Di sicuro leggerò il seguito, Il mondo perduto, ma è altrettanto sicuro che inserirò questo autore tra i miei “devo leggere tutto quel che ha scritto”. Ho già Sol levante nella pila dei libri.

Una curiosità.
Essendo Jurassic Park tra i libri di fantascienza più famosi degli ultimi tempi, sono andato a leggermi un po’ di recensioni per capire cosa ne pensassero i lettori, quali fossero le parti più apprezzate e quelle meno. Incredibilmente, le critiche (poche, ma ci sono) sono tutte dirette verso la figura del matematico Ian Malcolm (Jeff Goldblum, nel film), cioè il personaggio che a me è piaciuto di più. Malcolm rappresenta la parte più filosofica/riflessiva del romanzo, la critica più profonda alla superficialità umana. Il suo discorso sull’utilizzo della scienza come strumento di vendita è semplicemente fantastico e più che attuale. Malcolm sostiene (in breve) che la scienza assuma le conoscenze pregresse senza avere patito il sacrificio della ricerca, perdendo così il contatto con la realtà e occupandosi solo del prossimo “gradino”, incurante degli effetti a lungo termine di questo atteggiamento. Il potere ottenuto senza la disciplina, nata dal sacrificio, viene utilizzato in modo sconsiderato. La scienza si eredita, la disciplina no. L’ “avventata corsa alla commercializzazione” è la diretta conseguenza di tutto questo.
Hai forse qualcosa da obiettare?

“Verso il Polo con Armaduk” di Ambrogio Fogar

Ambrogio Fogar è per me una sorta di creatura mitologica, ammantata da un’aura di affascinante mistero. Il tempo che ci distanzia, la nostalgia degli anni di Jonathan Dimensione Avventura, lo rende qualcosa di magico, qualcosa che mi riporta all’infanzia. Non appena sento Adventure di Piovan vengo istantaneamente calato nel mondo di Bim Bum Bam, delle sorprese nelle scatolette per fiammiferi della Mulino Bianco e nella immensa tristezza di quel cazzo di gattino sotto la pioggia della pubblicità della Barilla. È un’esperienza solamente sensoriale, perché io Fogar non me lo ricordo. Cioè, lo ricordo bloccato nel letto, ma non ho memoria delle sue imprese, ero troppo piccolo, purtroppo.
Proprio scrivendo di queste cosa, ora, ho avuto un flash di Uanathan

Comunque, volevo leggere La zattera e mi son trovato tra le mani Verso il Polo con Armaduk. (Il mitico Armaduk, citato anche da pozzetto ne Il ragazzo di campagna, così, giusto per andare avanti con l’amarcord.) Qui Fogar racconta la sua esperienza di viaggio a piedi sulla banchisa verso il Polo Nord, in compagnia del fidato cane, con uno slittino per i bagagli e 60 gradi sotto zero. E lo racconta bene, in modo non pesante ma fortemente comunicativo. Quello che mi ha colpito è soprattutto il Fogar persona comune, non un supereroe. Mi spiego.
Quando leggo le imprese di Walter Bonatti (ho già parlato di Montagne di una vita) mi rendo conto di come fossero impossibili per chiunque non avesse la sua predisposizione fisica (scientificamente dimostrata, non solo allenamento). Dico “wow”, tuttavia non potrei mai calarmi nella sua parte, è una sorta di Superman. Con Fogar invece è stato diverso, le sue insicurezze sono più umane, e così anche i suoi fallimenti. Fogar non punta al primato (lo stesso viaggio al Polo è già stato compiuto da altri al momento della sua avventura), punta a fare un’esperienza, così come la potrebbe fare una persona qualsiasi. Per dirla in modo forse un po’ poetico è come se Bonatti fosse quello che vorremmo essere, Fogar quello che non abbiamo il coraggio di essere. Per farla breve: Fogar mi fa sentire in colpa di non vivere a pieno, così come faceva lui.

Andando su un piano più “terreno” il libro è ricco di particolari anche per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario e tutta la parte tecnica necessaria ad affrontare un simile viaggio. Oltre ovviamente alla descrizione di tutto il percorso di conoscenza e amicizia tra Ambrogio e Armaduk.
[Un inciso, per quanto riguarda i cani. All’inzio del libro Fogar descrive come vengono crudelmente trattati in quella zona del mondo dagli eschimesi (perlomeno in quegli anni). I cani sono solo uno strumento, li si ciba una volta alla settimana e se non servono vengono lasciati morire tra i ghiacci. L’esatto opposto di quanto succede oggi da noi, dove hanno più diritti dell’uomo. Le vie di mezzo sono ormai qualcosa di sconosciuto.]

Adesso cercherò di recuperare anche La zattera, storia del famoso naufragio di Fogar, per settanta giorni alla deriva nell’oceano, in cui perse la vita il suo amico Mauro Mancini.

Quindi, a tra poco.