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“Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman

Il primo errore io l’ho commesso ancora prima di iniziare a leggere Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, il che è abbastanza in tema, visto che questo saggio parla quasi esclusivamente degli errori che commette il nostro cervello. Ecco: io ho pensato bene di scegliere questa lettura leggera per accompagnarmi a Gran Canaria nelle mie vacanze di inizio giugno. Non ero ancora atterrato e già avevo capito… libro sbagliato per il momento sbagliato. Durante il volo, di quattro ore, credo di essere riuscito a leggere meno di 40 pagine. Livello di concentrazione richiesto molto alto, livello di concentrazione possibile molto basso.
[A tal proposito, un piccolo interemezzo. La nota compagnia aerea low cost consente la scelta del posto sull’aereo con un contributo extra di 4/10 euro. La gran parte delle persone, ahimè, tende a risparmiare al momento dell’acquisto per poi alzarsi e raggiungere il proprio compagno/a/amici/mamma/zia/figlia/salcazzoacavallo andando a rompere i coglioni a chi, invece, ha pagato per la tranquillità. Magari mettendosi, chessò, in mezzo al corridoio per due ore su quattro (ho notato che la capacità di rimanere da solo con sé stesso prima di sfollare, per l’ebete medio, è di circa due ore). Ecco, queste persone per conto mio dovrebbero morire, male. E no, non è un iperbole.]

Torniamo a noi. Compresi i 12 giorni di vacanza, nei quali ho letto veramente poco, ho impiegato circa 50 giorni per terminare questo saggio (660 pg. circa), un record negativo. Mi aspettavo che fosse pesante, non che lo fosse così tanto. Attenzione, te lo dico subito: è un libro che va letto, non c’è dubbio. Pensieri lenti e veloci è uno degli esempi letterari più lampanti di come la crescita personale passi anche attraverso la sofferenza e il sacrificio. Perché questo è un libro che ti fa evolvere, che ti spiega come ragiona (male) il tuo cervello. Terminata la lettura capisci di avere appreso DAVVERO qualcosa di nuovo, di essere, in qualche modo, più saggio. Pensieri lenti e veloci è anche un pacco mostruoso, non si può negarlo.

Consigliato da tutti gli esperti di finanza e crescita personale più o meno con le parole: «Non leggero, ma utilissimo».
È vero, cazzo se è vero.
Non starò qui a spiegarti per filo e per segno di cosa parla, guarda, non me la sento. Potrei elencarti tutti i bias cognitivi, le euristiche e via dicendo, ma non mi sento in grado di farlo. Ho appreso i contenuti, ma sono ancora in una fase di elaborazione, quindi dovrai accontentarti. Kahneman ti mostra come sbaglia il nostro cervello con esperimenti scientifici praticamente inconfutabili, con una serie di prove oggettive. Ti spiega il motore in tutti i suoi meccanismi, entrando nel dettaglio. La cosa che ho trovato più pesante, in realtà, oltre a una certa ripetitività, è il tecnicismo scientifico, la precisione numerica sviscerata fino al limite. A volte ti verrebbe da urlare: SÌ, HO CAPITO IL CONCETTO! perché in realtà non stai più dietro all’esempio, che diventa, se non troppo articolato, troppo lungo da ricordare in tutte le sue sfumature.

Per quanto riguarda la parte più strettamente inerente alla sfera della finanza, Kahneman illustra in modo eccellente tutta la parte legata alla gestione del rischio e a come siamo programmati per essere estremamente conservativi nelle nostra scelte. Con decine, centinaia, MILIARDI di esempi e test verificati.

Devi leggerlo, sì, ma preparati a soffrire. Non so se sia doloroso uscire dall’esoscheletro durante la muta, ma questa è l’immagine più vicina a ciò che mi viene in mente quando rifletto su questo saggio.
Ora ho solo voglia di leggere qualcosa di “rilassante”.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Giocati dal caso” di Nassim Nicholas Taleb

Nassim Nicholas Taleb è considerato da chi si occupa di finanza – o comunque di un qualsiasi tipo di crescita anche solo personale – una lettura imprescindibile. Il suo libro più noto e riconosciuto è Il cigno nero, scritto proprio dopo Giocati dal caso. Non a “caso” (perdona il gioco di parole) il sottotitolo del libro di cui ti sto per parlare è: “Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita”.

Taleb, molto semplicemente, spiega come il caso (o la fortuna, appunto, per gli astrologi) domini interamente la nostra vita. Si tratta della classica situazione in cui si può dire che tutto cambi solo per essersi trovati nel posto giusto al momento giusto, o viceversa. Con una serie di esempi, Taleb scardina il concetto di “merito”, cioè dei risultati ottenuti per qualche specifica capacità, e introduce l’idea che uno stolto, se “fortunato”, possa raggiungere il successo più di una persona “preparata”.

Taleb è un matematico e uno statistico di fama mondiale, ma è anche un trader esperto. L’unica vera qualità che Taleb ritiene importante è quella di essere consapevoli della casualità. Non a caso (ci risiamo) lui lavora attendendo i cigni neri, cioè quegli eventi imprevedibili e rari che possono cambiare le sorti di un investimento. È quindi il “so di non poter prevedere” (storpiando Socrate) la legge più importante da seguire, l’unica vera costante.

Giocati dal caso è un libro abbastanza semplice (ma non troppo) che non si spinge nei meandri della finanza ma tratta l’argomento della casualità a 360°, d’altra parte il caso influenza la vita in ogni suo momento.
Sicuramente procederò anche con Il cigno nero, dammi tempo.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)

“Casi di emergenza” di Michael Crichton

Come ben sai, io non sono un amante delle serie TV, tuttavia ER – Medici in prima linea è sempre stata tra le mie serie preferite in assoluto. Ad essere onesto non ho mai visto tutte le stagioni, penso di averne viste 6/7, fino a poco dopo la morte del Dottor Greene, per capirci. Pochi mesi fa ho provato a ricominciare da capo su Prime ma Amazon, simpaticamente, mi ha avvisato che avevo un mese per vedere le tredici stagioni rimanenti prima che lo show venisse rimosso dalla piattaforma…

Ti dico questo perché ER è ispirato ai “racconti” (alle virgolette ci arrivo tra poco) di Casi di emergenza, libro che Crichton ha scritto mentre era studente di medicina, nel 1970. L’edizione che ho letto è stata ripubblicata nel 2006. In quarta di copertina (e anche in una strombazzante tagline sotto al titolo) si parla, appunto, dei “racconti” come se fossero racconti di narrativa. Ecco, non è vero. Ma non è proprio vero, chiariamolo. Si tratta di un abile stratagemma per vendere un libro che, altrimenti, sarebbe stato difficilmente acquistato dal lettore medio.

Mi spiego.
Casi di emergenza è un saggio che Crichton ha scritto, ripeto, a cavallo del 1970 e nel quale l’autore descrive il sistema ospedaliero americano con tutti i suoi pregi e difetti. Se già è difficile – ma potrebbe essere comunque interessante – leggere un volume che parla del sistema sanitario contemporaneo di uno stato diverso dal nostro, diventa parecchio ostico leggerlo se la situazione è cambiata da più di cinquant’anni.

Tolto qualche accenno alla storia della medicina, e le poche pagine che riguardano i cinque casi dei pazienti presi in esame nei cinque capitoli, Casi di emergenza si è rivelato essere un libro decisamente fuori tempo massimo. Crichton scrive sempre benissimo e su questo non ci piove, ma questa volta non basta, e non è nemmeno colpa sua.
Un vero peccato, soprattutto per la presa in giro.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Casi di emergenza (1970)
Codice Beta (1972)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Stato di paura (2004)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Yeti – Leggenda e verità” di Reinhold Messner

Sono sempre stato attratto da tutto ciò che è si trovi al limite dell’incredibile. Non posso farci nulla: UFO, sasquatch, bigfoot, yeti – appunto – e creature degli abissi varie. Misteri irrisolti e simili (vedi Il mistero del passo Dyatlov). Talvolta questa fascinazione nei confronti dell’insondabile offre anche qualche soddisfazione. Ad esempio, nel 2007 è stato catturato, morto, un calamaro colossale (mesonychoteuthis hamiltoni) del peso di 495 kg. Il suo occhio, il più grande del regno animale, misura tra i 30 e 40 centimetri di diametro. Un essere da oltre dieci metri di lunghezza, ritenuto fino a pochi anni fa una creatura mitologica. E invece no, esiste, e il suo corpo è esposto in un museo in Nuova Zelanda.
È con questo spirito che ho iniziato a leggere Yeti – Leggenda e verità, di Reinhold Messner. Un saggio del 1998 che, erroneamente e con un po’ di compiaciuto autolesionismo, consideravo alla stregua di un approfondimento alla Roberto Giacobbo. Senza nulla togliere eh, solo pensavo mi sarei trovato di fronte a qualcosa di molto leggero e affine alle misteriose e veloci luci nel cielo. Sbagliavo.

Messner, che non avevo mai letto e che rileggerò, analizza il mistero dello yeti e lo smonta pezzo per pezzo. Lui, che tra Tibet e Himalaya ha trascorso gran parte della sua vita da esploratore, cerca e trova una soluzione al mito. Lo yeti, o tshemo come lo chiamano gli autoctoni, null’altro è che un orso. Anzi, per essere più precisi, lo tshemo è l’orso, lo yeti è la leggenda che nasce dal passaparola, dalla trasformazione che subiscono i racconti nel passaggio di bocca in bocca, nel passaggio tra ciò che vedono gli allevatori nomadi, con poche competenze scientifiche e molta immaginazione, e ciò che vuole vedere il mondo Occidentale.

Questo saggio è anche molto di più. È un racconto di appostamenti ed esplorazioni, di viaggi in un Tibet flagellato dalla Cina, di incontri e confronti. Questo saggio è una spiegazione precisa e dettagliata di ciò che può creare una divario culturale. Reinhold lo yeti l’ha visto, l’ha fotografato. Lì, con un contadino che gli dice: «È quello, non avvicinarti!»
Solo che, appunto, lo yeti è un orso.
Un orso che si nutre di yak e paura. Che nella notte sembra camminare su due zampe e che pare abbia rapito qualche fanciulla per portarla nella propria caverna…

Lo spazio per il mito, per la leggenda, rimarrà finché sarà presente uno spazio fisico che consenta al mistero di sopravvivere. Quindi, visto come vanno le cose, anche il mito finirà per estinguersi. Messner, in questo, lancia un messaggio che va ben oltre al tema soprannaturale.

“Stephen King sul grande e piccolo schermo” di Ian Nathan

Per gran parte questo Stephen King sul grande e piccolo schermo, di Ian Nathan, è stato un gigantesco viaggio amarcord nella mia infanzia e adolescenza. Mi sono sentito come quando ritrovi un vecchio album di foto, dimenticato in un cassetto, e riscopri momenti della tua vita andati persi nel tempo. Una sensazione alla Stand by me, per capirci. Ecco.

Un lavoro titanico, deve essere stato un lavoro titanico. Io lo so bene.
Stacco, flashback.

Mi sono laureato nel 2010, il titolo della mia tesi era Stephen King Audiovisivo (seguito da un sottotitolo blablabla che non ricordo). Anni e anni di letture di libri e visioni di film condensati in poche pagine (come se si potesse davvero riassumere l’enorme universo narrativo del Re). Una comparazione divisa per macrotemi tra romanzi, racconti e trasposizioni varie. Un lavoro titanico, appunto, anche se molto dilatato nel tempo. Ho iniziato a leggere Stephen King a dodici anni (Gli occhi del drago) e non ho più smesso. In realtà, a voler essere precisi, il primo film horror che ho visto, a circa otto anni, è stato Unico indizio la luna piena, quindi ancora precedente alle mie letture. Fine del flashback.

Alcune locandine di film tratti da opere di King.

Ian Nathan analizza ogni singola produzione e, in un paio di pagine per ognuna (quattro/sei per le opere maggiori), ne racconta la genesi e gli aneddoti più curiosi. Un lavoro volutamente e necessariamente di superficie (ci sono interi libri dedicati a singoli film, vedi Shining) ma molto molto interessante, soprattutto per quanto riguarda le produzioni minori – i b-movies tanto amati da King – delle quali spesso si conosce poco o nulla. Tutto questo mi ha riportato indietro, alle VHS da 180/240 minuti, alle programmazioni notturne, al videoregistratore (alias The Mangler) che si impianta e rovina scene fondamentali, alla speranza che il palinsesto non subisca ritardi (altrimenti ciaociao finale). Che tempi, altro che Netflix, quella sì che era sofferenza vera. Il timer indicava 2 ore e 59 minuti e, mentre un Brivido ti correva lungo la schiena, potevi solo sperare che il film terminasse nei 4/5 minuti extra di nastro. Quasi mi commuovo.

Da: Pet Sematary – Carrie – It – Misery

Quello che risulta evidente, leggendo questo volume, è come la produzione principale delle trasposizioni, con il tempo, si sia spostata (purtroppo, ma io sono di parte) dal cinema alla tv, con il sopravvento della serialità. A King non dispiace, è sempre stato molto più aperto di me, in questo senso. Non starò qui a discutere di questo, l’ho già fatto in Perché le serie tv sono i maccheroni Barilla e i film (alcuni) le tagliatelle tirate a mano della nonna, esplicitando tutti i miei malumori a riguardo.

Il dato semi-aggiornato di Nathan (è un valore quasi incalcolabile, considerando le produzioni secondarie e i lavori in corso) parla di 65 film e 30 produzioni televisive. Mi sono accorto di aver visto praticamente tutto fino al 2010 (che caso…) e di aver perso qualcosa negli anni successivi. Questo soprattutto per quanto riguarda le serie, non tanto per l’ostilità palesata sopra, quanto perché sono distribuite su più piattaforme ed è diventato impossibile stare al passo senza dover sottoscrivere diciotto abbonamenti diversi. Vedrei volentieri Castle Rock, che, a quanto ho capito, pare essere un omaggio riuscito abbastanza bene.

A breve ti parlerò anche de Il grande libro di Stephen King, di George Beahm, nel quale mi aspetto di trovare, vista la considerevole mole, parecchie cose che ancora non so (difficile, ma non impossibile, sebbene io mi ritenga il “fan numero uno” del Re).

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)

I fumetti (sempre solo quelli dei quali ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)

“Guns – Contro le armi” di Stephen King

Il 14 dicembre 2012 Adam Lanza, 20 anni, entra nella Sandy Hook Elementary School armato di un fucile d’assalto M4 e uccide 27 persone. 20 sono bambini tra i 6 e i 7 anni. Una strage, uguale a molte altre verificatesi negli Stati Uniti. Lanza, alla fine, si suicida. Su Wikipedia c’è una interessante pagina che descrive tutte le fasi di quella tragica mattina, ti consiglio di leggerla. Così, per avere un’idea. Bambini nascosti nei bagni, sotto i banchi, persone che chiedono pietà, insegnanti che si sacrificano facendo scudo con il proprio corpo. È questo quello che succede in quei momenti. Il problema è che l’arma utilizzata da Lanza era un’arma da guerra, con caricatori da 30 colpi, non c’è modo di sfuggire.

È su queste note che Stephen King scrive Guns (Contro le armi), un breve saggio nel quale esprime la sua opinione sul possesso indiscriminato di armi negli Stati Uniti. L’opinione di chi – da bravo americano – qualche arma ce l’ha (tre pistole, dichiara), ma non capisce come le armi automatiche possano essere in libera vendita, insieme a caricatori che contengono più di dieci colpi. King è (giustamente) inflessibile: un’arma di questo tipo, da guerra, può servire solamente a compiere stragi.
Perché si possa porre un limite a una situazione senza controllo, dovrebbe essere la stessa National Rifle Association ad assumere un forte senso di responsabilità e favorire la limitazione della vendita di armi (cosa che, sappiamo tutti, non accadrà mai). King paragona una decisione di questo tipo alla sua scelta di ritirare il romanzo Ossessione dal mercato, poiché avrebbe ispirato le gesta di alcuni malati di mente. Una scelta, appunto, di responsabilità, senza alcun obbligo imposto, se non dalla propria coscienza. In Australia, spiega King, dove queste scelte sono state prese, le morti per arma da fuoco sono diminuite del sessanta percento. Un dato incontrovertibile.

Un breve, brevissimo saggio che racconta anche un’altra storia. Quella del piccolo editore Marotta&Cafiero (Scampia) che decide di azzardare e diventare – come recita lo slogan – spacciatore di libri, pizzo free. Una scelta coraggiosa e un bel segnale da una zona difficile, una volta tanto. La mia edizione di Guns, peraltro, ha la copertina variant (già introvabile), quindi la simpatia verso questi spacciatori di libri non può che essere enorme. Ora Guns finirà a fianco dell’altrettanto raro Ossessione, che ovviamente possiedo nella prima edizione Sonzogno…

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)

“Gli orsi delle Alpi – Chi sono e come vivono” di Filippo Zibordi

Libro un po’ “fuori genere” rispetto al solito ma, dal momento che la regola esige ti parli di tutto quello che leggo, eccomi. Non mi dilungherò, comunque.

Sto studiando per scrivere una cosa e, la cosa in questione (senza entrare nei particolari e mantenendo un alone di mistero), richiede una minima conoscenza in ambito orsi. Cercavo quindi una lettura che mi fornisse quel genere di informazioni che fossero un po’ più approfondite rispetto a wikipedia ma che rimanessero comunque comprensibili per i comuni mortali. Gli orsi delle Alpi, del naturalista Filippo Zibordi, è stata di certo una scelta azzeccata.

È un breve saggio (circa 130 pagine), ricco di fotografie, che parla dell’orso (ma dai!) a 360°. Questo significa che affronta non solo le caratteristiche fisiche e le abitudini del plantigrado, ma anche tutto quello che riguarda il mondo che ci gira intorno, come ad esempio le leggi, la storia, i progetti di reinserimento e tanto altro. È ricco anche di tabelle e curiosità. Ora mi sembra superfluo farti degli esempi, ma io non sapevo che durante l’ibernazione l’orso arrivasse a respirare una volta al minuto (così, per dirne una).

Ho trovato quello che cercavo? Decisamente sì.
Di sicuro ne so più di prima e posso così pensare di limitare eventuali errori dovuti alla mia ignoranza sull’argomento. Peraltro io amo fare escursionismo in montagna e la possibilità di incontrare un orso mi ha sempre abbastanza intimorito (no, non sono uno di quelli che spera in un avvistamento). Avendo letto Gli orsi delle Alpi, però, la mia paura è decisamente diminuita… sto ovviamente mentendo, la verità è che adesso so che non dovrei aver paura, ma ne ho comunque. Tuttavia ora, nel caso rarissimo di un incontro, eviterò di comportarmi come il pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo (e che urla facendosela sotto), ed è già un gran passo avanti.

Il consiglio è: se vuoi fare escursionismo in zone frequentate da orsi, leggi questo libro e non guardare Revenant o Backcountry. Vivrai davvero molto meglio.

“Cangrande, Dante e il ruolo delle stelle” di Maurizio Brunelli

Nel 2021 ricorrerà il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri e io, per rimanere “sul pezzo”, così come poco tempo fa avevo fatto per Leonardo da Vinci, mi sono letto un saggio a tema: Cangrande, Dante e il ruolo delle stelle di Maurizio Brunelli (scrittore storico per passione ed esperto della figura di Cangrande). In realtà in questo testo si parla anche di molto altro, non solo del poeta fiorentino, ma ci arriveremo.

Prima però, come si fa per le malattie sui siti medici, vorrei esporti un elenco di sintomi per verificare se tu sia destinato alla lettura di questo volume. [Per inciso: io su quei siti ho sempre 9 sintomi su 10, soffro di tutte le patologie esistenti, dall’infiammazione della prostata all’ovaio policistico.]
Sarà sufficiente averne uno solo perchè tu possa procedere:

• Sei interessato alla vita di Cangrande della Scala;
• Ti piace la storia (il Medioevo, in particolare);
• Beh, anche Dante Alighieri, ovviamente;
• Vivi a Verona;
• Sei appassionato di astrologia;
• Hai difficoltà nel mantere l’equilibrio (no scusa, questo era per la labirintite, non c’entra).

Sì, io lo so che tu hai letto “astrologia” e hai subito alzato gli occhi al cielo pensando all’oroscopo di Paolo Fox, ma la situazione è in realtà un po’ più complessa rispetto a «oggi è una giornata molto buona per il Toro che potrebbe ottenere ottimi risultati professionali e incontrare la sua anima gemella».
Brunelli, infatti, tenta di capire, stimando la data di nascita di Cangrande e verificando quale possa esserne il relativo oroscopo, se un’eventuale vaticinio astrologica abbia influenzato le scelte dei Dalla Scala e, in seguito, anche quelle di Cangrande stesso. Questo perché, all’epoca dei fatti, a metà del XIII secolo, l’astrologia era tenuta molto da conto, tanto da essere insegnata nelle Università. Non è quindi da escludersi che Cangrande fosse stato designato come il prescelto per formare il Regno dell’Alta Italia (questo indipendentemente dal fatto che tu creda o meno all’oroscopo!). Cangrande che, nel corso della sua vita, oltre ad aver conquistato città e territori, ha ospitato a lungo l’esiliato Dante, meritandosi così la dedica del Paradiso, terza cantica della Divina Commedia.

La mia avversione per l’oroscopo, e per l’astrologia in generale, mi ha fatto iniziare la lettura con un cattivo presagio, ma devo dire invece che l’abbinamento funziona. Brunelli individua quelle che dovrebbero essere le caratteristiche della personalità di Cangrande, secondo l’astrologia del tempo, e le confronta con gli eventi storici di cui si ha traccia (anche grazie a scrittori meno noti dell’epoca, come Ferreto Ferreti). Il risultato è un alleggerimento che consente una lettura più fluida, anche dove, per forza di cose, la nozionistica prende il sopravvento (ricordati che si parla di un periodo di continui cambi di potere, tradimenti, guerre… e quindi di centinaia di nomi e date).
Dante accompagna e condisce il viaggio, così come ha accompagnato il Signore di Verona nel corso della sua vita e tutti quelli che l’hanno amato sui banchi di scuola (o, recentemente, in tv letto da Roberto Benigni).
Pensa, io Dante l’ho sempre detestato, ritenendolo l’Alfonso Signorini del 1300, ma questo volume te lo consiglio lo stesso. Non credo di dover aggiungere altro…

Copia ricevuta in omaggio da Gingko Edizioni.

“Cecità” di José Saramago

Cecità non è un romanzo facile. Forse non è nemmeno un romanzo, dal momento che il titolo originale, tradotto letteralmente, è Saggio sulla cecità. Era da tempo che volevo leggere qualcosa di José Saramago, per la precisione da quando ho visto lo stupendo Enemy di Villeneuve, tratto dal romanzo L’uomo duplicato. In realtà anche da Cecità è stato tratto un film, Blindness, con Julianne Moore, che però ricordo come noioso (l’ho visto anni fa, lo riguarderò).
Ma sto divagando.

Un po’ di trama.
In una nazione (o nel mondo intero?) non identificata scoppia un’epidemia di cecità, definita mal bianco, poiché chi ne viene colpito comincia a vedere tutto bianco. Nessuna causa fisica apparente giustifica la “malattia”, e te lo spiega un medico oculista che visita un cieco poco prima di diventare cieco a sua volta. In questa catastrofe Saramago ti fa seguire le vicende di un piccolo gruppo di persone, tra cui la moglie dell’oculista, unica persona (a quanto descritto) immune al male. Dapprima il governo mette in quarantena i malati, abbandonandoli a loro stessi in strutture isolate. Qui la bestialità umana prende il sopravvento, si formano delle tirannie, da cui derivano ricatti e minacce per ottenere il cibo. Le donne, ad esempio, devono diventare schiave sessuali di un drappello di uomini che possiedono una pistola. Tutto questo nella sporcizia più estrema, dove feci, sudore, sangue e morte si mescolano senza possibilità di salvezza. Poi anche i soldati a guardia di queste specie di lager (dove aguzzini e vittime sono tuttavia sempre i malati) diventano ciechi. Il mondo cade nel caos totale e il gruppo di non vedenti, capitanato dalla moglie “sana” dell’oculista, esce all’esterno, dove qualsiasi forma di organizzazione sociale è ormai crollata.

Dicevo, Cecità non è un romanzo facile.
Non lo è da nessun punto di vista.

Per prima cosa non è leggero, non è scorrevole, e per terminare le 280 pagine ci ho messo dieci giorni. Non ti aspettare un romanzo apocalittico nel senso comune del termine, Cecità è un viaggio nell’apocalisse dell’anima, più che in quella palpabile e terrena. Io ero pronto ed è stato comunque difficile. È carico di riflessioni, filosofia, meditazioni su quello che è l’uomo, su cosa possa diventare o, forse, su cosa faccia finta di non essere. Saramago permea di un pessimismo invincibile (che io condivido pienamente) la natura umana. Privata della vista, l’umanità recede nella sua più bassa forma, il crollo di qualsiasi valore morale e civile è totale. L’unico gruppo che sembra immune è quello dei “nostri” ciechi ma, attenzione, perché guidati da una persona che ancora ci vede. È attravero la vista che ha un senso la cooperazione, l’aiutarsi l’un l’altro. Chi ne è privo invece, chi non ha nemmeno una guida, può solo cadere nell’individualismo più estremo.

Cecità è incomprensibile finché non lo si legge. Queste mie poche righe non possono rendere la bravura con cui l’autore riesce a far diventare cieco il lettore. Cieco in un mondo di ciechi, non dimenticarlo. Ci sono persone (praticamente tutte) che non ritrovano casa propria, perché sono diventate cieche all’esterno e nessuno può aiutarle. La pulizia, l’igiene, non esistono più. Nessuno vede, quindi è possibile fare tutto ciò che non era socialmente accettato, defecare per strada, violentare una donna, uccidere per poco. Il peccato è negli occhi degli altri, se questi occhi non vedono, il peccato non esiste. L’uomo non ha un’etica propria, una morale intrinseca, di conseguenza se nessuno può giudicarlo sarà in grado di ritornare alla sua vera natura, peggiore di quella animale.

Dal punto di vista strettamente tecnico il romanzo sembra uno scritto sperimentale, tanto è lontano dalla narrativa canonica a cui siamo abituati. Per prima cosa non esistono i nomi, i personaggi sono definiti come “Il primo cieco”, “La moglie dell’oculista”, ecc. Anche i nomi fanno parte di un organizzazione sociale che crolla con il mal bianco, e non hanno quindi più senso di esistere. I dialoghi sono riportati senza alcun segnale grafico se non con la sola maiuscola.
Ma te ne riporto un estratto a caso, se no è davvero difficile capire:

“Finalmente ti sei svegliato, dormiglione, disse lei sorridendo. Si fece silenzio, e lui disse, Sono cieco, non ti vedo. La moglie lo rimproverò, Piantala con gli scherzi stupidi, su certe cose non ci si scherza, Magari fosse uno scherzo, la verità è che sono cieco sul serio, non vedo niente, Per favore, non mi spaventare, guardami, qui, sono qui, la luce è accesa, Lo so che ci sei, ti sento, ti tocco, immagino che tu abbia acceso la luce, ma io sono cieco.”

Nonostante questo però la lettura, per quanto riguarda la semplice comprensione degli eventi e dei discorsi, è estremamente fluida e facile. Non aspettarti qualcosa come il “flusso di coscienza”, non avrai alcuna difficoltà a seguire la trama e ciò che succede. Saramago è bravissimo anche in questo.

Avrai capito: questo è un romanzo che vuole (e ci riesce) insegnare qualcosa. Paradossalmente Saramago ti apre gli occhi. Come ogni lezione non è scorrevole e nemmeno divertente. Devi metterci del tuo e non te ne uscirai con un “che bello, lo voglio rileggere”. No, una volta basta. Ti sentirai in colpa a pensare che forse un po’ ti sei annoiato e avrai difficoltà ad ammetterlo, non solo con gli altri, ma anche con te stesso.
Allora, forse, significherà che qualcosa l’avrai imparato davvero.

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

“I serial killer” di Vincenzo M. Mastronardi e Ruben De Luca

Il fascino del serial killer è qualcosa che subisco da sempre. E’ sufficiente uno di quei programmi in seconda serata sui delitti irrisolti per incatenarmi alla TV senza possibilità di fuga. Conscio di questa mia inclinazione (all’informazione si intende, non all’omicidio) ho deciso di cercare un libro completo ed esaustivo sull’argomento per togliermi tutti i dubbi e le curiosità e avere un quadro generale abbastanza completo. Incredibilmente, al primo colpo, posso dire di averlo trovato.

La ricerca non è stata semplice, tra eBay, Amazon e recensioni varie ho fatto passare tutta l’editoria riguardante questo argomento. Quello che mi ha portato ad acquistare I serial killer sono stati i commenti dei lettori, c’era chi diceva “libro completo ed esaustivo anche dal punto di vista psicologico” e chi scriveva “se avessi saputo che era un libro a carattere universitario non l’avrei acquistato”. Ho capito subito che era un volume non per tutti, e la cosa non ha fatto che convincermi: era quello che cercavo.

Effettivamente un libro per tutti non lo è. C’è moltissima psicologia e l’argomento è trattato in modo assolutamente didattico, con pagine e pagine sulle varie teorie e gli approcci di diverse correnti di pensiero. In poche parole è un libro davvero universitario, talvolta per dare una definizione impiega più pagine vagliando le varie teorie in merito, ma questo non deve spaventare poichè in cambio offre una completezza incredibile. Letto questo volume (sono circa 900 pagine) non ho più alcun dubbio, nessun interrogativo che non sia stato analizzato. Certo, se cerchi qualcosa di cinematografico, è meglio se ti riguardi Il silenzio degli innocenti per la 200° volta.

Gli argomenti trattati sono moltissimi e non limitati ai “classici” nomi quali Bundy, Manson, Chikatilo noti a tutti e in certo modo commerciali. Vengono analizzati anche molti casi sconosciuti al grande pubblico (anche se molto più prolifici, si parla di 500/1000 omicidi per alcuni assassini come il Dr. Shipman) meno risaltanti dal punto di vista scenico (ossia dell’atrocità) ma non da quello psicologico. Passando per tutte le perversioni e deviazioni possibili, tra cui necrofilia, cannibalismo, pedofilia, onnipotenza, satanismo, vengono analizzate le differenze tra i serial killer uomini e quelli donna, tra le diverse aree geografiche e i tentativi (inutili) di cura. Ci sono centinaia di schede dedicate a praticamente tutti i serial killer (pare che per scrivere il testo siano stati analizzati più di 2200 casi) inserite ad hoc all’interno del testo quali esempi degli argomenti trattati. C’è un capitolo bellissimo sui casi nostrani (Girolimoni, compagni di merende, bestie di Satana, Izzo, ecc.). La quantità di informazioni e di spiegazioni è impressionante, è impossibile anche solo farne un riassunto esaustivo.

Che dire, letto questo volume non sento il bisogno di approfondire l’argomento nell’ambito generico, poichè ha soddisfatto tutte le mie curiosità. Non solo. Mi ha fatto venire voglia di approfondire invece le singole tematiche o i singoli casi, stimolando la mia passione. Adesso il difficile sarà riuscire a trovare qualcosa all’altezza di questa lettura che mi ha portato a una vera conoscenza della psicologia del serial killer, sempre troppo esemplificata dal cinema e dalla nostra cultura di massa.