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“Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! He Hui. Un soprano cinese nel mondo dell’opera lirica” di Melanie Ho

Qualche secolo fa, durante i miei studi universitari, ricordo di aver sostenuto un temibile esame di storia della musica. Ovviamente, c’era una mostruosa discrepanza tra ciò che intendessi io per “storia della musica” e quello che aveva in mente il docente. Fui quindi costretto ad abbandonare momentaneamente Led Zeppelin, Rolling Stones e Black Sabbath in favore di Mozart, Beethoven, Puccini e compagnia allegra. Come compendio all’esame, oltre ai tre tomi d’ordinanza, un ancor più terrificante libricino che riassumeva tutti i librettisti d’opera, gli scenografi e altre amenità di questo tipo. In breve: un incubo.
Se devo essere sincero, da allora non ho mai approfondito la mia conoscenza della lirica, anche se lo studio si rivelò meno noioso del previsto. (Per la cronaca, era il mio primo esame e presi 28.)

Leggere questo Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! He Hui. Un soprano cinese nel mondo dell’opera lirica (a quanto pare a essere lunghe non sono solo le rappresentazioni…) di Melanie Ho mi ha quindi portato anche un certo carico di nostalgia. Per quanto l’opera lirica sia un mondo molto distante dai miei interessi, scoprire la storia della soprano cinese He Hui, mi ha fatto venire voglia di tornare indietro e affrontare i miei studi con maggiore apertura mentale (qualcuno ha una DeLorean?).

Certo, questa è una lettura destinata agli appassionati, non ci si scappa. Tuttavia la brevità della biografia, meno di cento pagine, e la semplicità con la quale è scritta, la rende godibile anche per chi, come me, è ignorante in materia. Ho scoperto, ad esempio, l’esistenza di una competizione organizzata da Placido Domingo: l’Operalia (contest che ha rappresentato un punto di svolta nella vita di He Hui). Non solo, ho rispolverato le principali opere come l’Aida, la Turandot, la Bohème, la Tosca e tante altre. Insomma ho fatto un piacevole ripasso, all’ombra dell’Arena di Verona, dove la soprano He Hui si esibisce spesso (l’introduzione del libro è di Cecilia Gasdia, soprano e sovraintendente della Fondazione Arena di Verona).

La mia competenza, come avrai capito, si limita ai fantastici duetti tra Freddie Mercury e Montserrat Caballé. Tuttavia è comprensibile anche a me quanto la lettura di questo libro sia imprescindibile per un appassionato e, probabilmente (considerati i forti legami con l’Arena), anche per un veronese.

Copia omaggio ricevuta da Gingko Edizioni.

“Storia memoria” di Alberto Delaini

Questa volta partirò con una premessa geografica. Cosa c’entra? Qualcosa c’entra, in ogni caso te la pippi…

Del lago di Garda ho sempre apprezzato maggiormente i paesi lungo le sponde laterali, rispetto a quelli più noti e modaioli situati sulla sponda meridionale. Sì, sì, lo capisco che Desenzano, Sirmione e Peschiera abbiano il loro fascino, ma lo sfoggio (consentimi il termine) disinibito delle loro bellezze è spesso accompagnato dal caos e dalla brutta gente (non in senso criminale, ma in senso assoluto) che li affolla nel fine settimana per sfoggiare auto, marchi e conti in banca. Come tu sai, io mal sopporto l’insicurezza e la stupidità e quindi ancora meno la transumanza di camicie e tacchi a spillo dei mononeurone. [E qui mi fermo, se no finisce che ti sfodero una sottopippa della pippa sugli ambienti naturali che vengono stuprati dal consumismo.] Tutto questo per dire che preferisco la tranquillità di paesi come Padenghe e Moniga, sul versante bresciano, o di Bardolino e Lazise, su quello veronese.

Lazise… alle fine ci siamo arrivati, dopo un’intro tanto “breve” da far invidia ai Pink Floyd. Già, perché Storia memoria è una autobiografia ambientata in gran parte, appunto, a Lazise (paese che, peraltro, è stato anche l’ambientazione della mia prima vacanza estiva senza genitori, ma facciamo che questo amarcord te lo resuscito in un’altra occasione).
Alberto Delaini, classe 1948, racconta la sua infanzia e la “vita di campagna” degli anni 50, rispolverando antiche abitudini e usanze di un’Italia appena uscita dalla guerra. Poche comodità, quasi nessuna automobile, tanta abilità nell’arrangiarsi.
Sì, lo so cosa stai pensando, che si possa cascare nel “si stava meglio quando si stava peggio” e forse, talvolta, con una certa nostalgia, il famoso detto è, se non esplicitamente citato, almeno sfiorato. Tuttavia non è mai una cosa fatta con saccenza o rabbia, quanto piuttosto con una buona dose di ironia e con la consapevolezza che indietro non si possa tornare.

Questo è quello che definirei un romanzo con un target geografico/anagrafico ben preciso. Io mi sono divertito nel leggerlo, perché ho riconosciuto come familiari alcune memorie vicine alla mia zona (ti ricordo che vivo in provincia di Brescia) spesso riportate dalle generazioni precedenti alla mia. Certo, fossi stato calabrese o laziale, difficilmente sarei riuscito ad apprezzarlo allo stesso modo… Di certo, per un lettore coetaneo dell’autore il bersaglio sarebbe stato centrato al 100%.

“Cangrande, Dante e il ruolo delle stelle” di Maurizio Brunelli

Nel 2021 ricorrerà il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri e io, per rimanere “sul pezzo”, così come poco tempo fa avevo fatto per Leonardo da Vinci, mi sono letto un saggio a tema: Cangrande, Dante e il ruolo delle stelle di Maurizio Brunelli (scrittore storico per passione ed esperto della figura di Cangrande). In realtà in questo testo si parla anche di molto altro, non solo del poeta fiorentino, ma ci arriveremo.

Prima però, come si fa per le malattie sui siti medici, vorrei esporti un elenco di sintomi per verificare se tu sia destinato alla lettura di questo volume. [Per inciso: io su quei siti ho sempre 9 sintomi su 10, soffro di tutte le patologie esistenti, dall’infiammazione della prostata all’ovaio policistico.]
Sarà sufficiente averne uno solo perchè tu possa procedere:

• Sei interessato alla vita di Cangrande della Scala;
• Ti piace la storia (il Medioevo, in particolare);
• Beh, anche Dante Alighieri, ovviamente;
• Vivi a Verona;
• Sei appassionato di astrologia;
• Hai difficoltà nel mantere l’equilibrio (no scusa, questo era per la labirintite, non c’entra).

Sì, io lo so che tu hai letto “astrologia” e hai subito alzato gli occhi al cielo pensando all’oroscopo di Paolo Fox, ma la situazione è in realtà un po’ più complessa rispetto a «oggi è una giornata molto buona per il Toro che potrebbe ottenere ottimi risultati professionali e incontrare la sua anima gemella».
Brunelli, infatti, tenta di capire, stimando la data di nascita di Cangrande e verificando quale possa esserne il relativo oroscopo, se un’eventuale vaticinio astrologica abbia influenzato le scelte dei Dalla Scala e, in seguito, anche quelle di Cangrande stesso. Questo perché, all’epoca dei fatti, a metà del XIII secolo, l’astrologia era tenuta molto da conto, tanto da essere insegnata nelle Università. Non è quindi da escludersi che Cangrande fosse stato designato come il prescelto per formare il Regno dell’Alta Italia (questo indipendentemente dal fatto che tu creda o meno all’oroscopo!). Cangrande che, nel corso della sua vita, oltre ad aver conquistato città e territori, ha ospitato a lungo l’esiliato Dante, meritandosi così la dedica del Paradiso, terza cantica della Divina Commedia.

La mia avversione per l’oroscopo, e per l’astrologia in generale, mi ha fatto iniziare la lettura con un cattivo presagio, ma devo dire invece che l’abbinamento funziona. Brunelli individua quelle che dovrebbero essere le caratteristiche della personalità di Cangrande, secondo l’astrologia del tempo, e le confronta con gli eventi storici di cui si ha traccia (anche grazie a scrittori meno noti dell’epoca, come Ferreto Ferreti). Il risultato è un alleggerimento che consente una lettura più fluida, anche dove, per forza di cose, la nozionistica prende il sopravvento (ricordati che si parla di un periodo di continui cambi di potere, tradimenti, guerre… e quindi di centinaia di nomi e date).
Dante accompagna e condisce il viaggio, così come ha accompagnato il Signore di Verona nel corso della sua vita e tutti quelli che l’hanno amato sui banchi di scuola (o, recentemente, in tv letto da Roberto Benigni).
Pensa, io Dante l’ho sempre detestato, ritenendolo l’Alfonso Signorini del 1300, ma questo volume te lo consiglio lo stesso. Non credo di dover aggiungere altro…

Copia ricevuta in omaggio da Gingko Edizioni.