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“Guns – Contro le armi” di Stephen King

Il 14 dicembre 2012 Adam Lanza, 20 anni, entra nella Sandy Hook Elementary School armato di un fucile d’assalto M4 e uccide 27 persone. 20 sono bambini tra i 6 e i 7 anni. Una strage, uguale a molte altre verificatesi negli Stati Uniti. Lanza, alla fine, si suicida. Su Wikipedia c’è una interessante pagina che descrive tutte le fasi di quella tragica mattina, ti consiglio di leggerla. Così, per avere un’idea. Bambini nascosti nei bagni, sotto i banchi, persone che chiedono pietà, insegnanti che si sacrificano facendo scudo con il proprio corpo. È questo quello che succede in quei momenti. Il problema è che l’arma utilizzata da Lanza era un’arma da guerra, con caricatori da 30 colpi, non c’è modo di sfuggire.

È su queste note che Stephen King scrive Guns (Contro le armi), un breve saggio nel quale esprime la sua opinione sul possesso indiscriminato di armi negli Stati Uniti. L’opinione di chi – da bravo americano – qualche arma ce l’ha (tre pistole, dichiara), ma non capisce come le armi automatiche possano essere in libera vendita, insieme a caricatori che contengono più di dieci colpi. King è (giustamente) inflessibile: un’arma di questo tipo, da guerra, può servire solamente a compiere stragi.
Perché si possa porre un limite a una situazione senza controllo, dovrebbe essere la stessa National Rifle Association ad assumere un forte senso di responsabilità e favorire la limitazione della vendita di armi (cosa che, sappiamo tutti, non accadrà mai). King paragona una decisione di questo tipo alla sua scelta di ritirare il romanzo Ossessione dal mercato, poiché avrebbe ispirato le gesta di alcuni malati di mente. Una scelta, appunto, di responsabilità, senza alcun obbligo imposto, se non dalla propria coscienza. In Australia, spiega King, dove queste scelte sono state prese, le morti per arma da fuoco sono diminuite del sessanta percento. Un dato incontrovertibile.

Un breve, brevissimo saggio che racconta anche un’altra storia. Quella del piccolo editore Marotta&Cafiero (Scampia) che decide di azzardare e diventare – come recita lo slogan – spacciatore di libri, pizzo free. Una scelta coraggiosa e un bel segnale da una zona difficile, una volta tanto. La mia edizione di Guns, peraltro, ha la copertina variant (già introvabile), quindi la simpatia verso questi spacciatori di libri non può che essere enorme. Ora Guns finirà a fianco dell’altrettanto raro Ossessione, che ovviamente possiedo nella prima edizione Sonzogno…

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)

“Blaze” di Stephen King (Richard Bachman)

Blaze è un romanzo scritto da Stephen King agli inizi degli anni settanta, ma pubblicato solo nel 2007 con lo pseudonimo di Richard Bachman. Era uno dei cinque libri di King che non avevo ancora letto, ora la conta scende a quattro (Duma Key, La storia di Lisey, e i due scritti a quattro mani con Peter Straub).

La trama è semplice: Clayton Blaisdell Jr, detto Blaze, è un gigante ritardato che rapisce un neonato rampollo di una famiglia di miliardari. Fino a qui tutto ok. Ma naturalmente è un romanzo di King. Quindi… quindi Blaze ha un complice, George, che gli suggerisce cosa fare e lo aiuta nei momenti di difficoltà, offrendogli le soluzioni a cui lui non potrebbe mai arrivare. Solo che George è morto tre mesi prima. Di chi è quindi l’intelligenza? Che ci sia un lato dormiente nel cervello di Blaze?

La storia è lunga 320 pagine, scritte “grande”, quindi ci si trova di fronte a un lungo racconto di circa 200 pagine reali, ben diverso dai soliti romanzi del Re. Tuttavia, a differenze del deludente La scatola dei bottoni di Gwendy, Blaze mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto perché questo cattivo non è un cattivo, ma un buono che si è sempre trovato in situazioni sbagliate al momento sbagliato ed è finito vittima degli eventi. Anche il suo ritardo mentale è frutto delle violenze del padre (che lo ha lanciato tre volte di seguito giù dalle scale): prima Blaze era un bambino intelligentissimo. Inoltre l’uomo si affeziona moltissimo a Joe, il bambino rapito, poiché per la prima volta in vita sua non si sente solo. È sicuramente un romanzo molto leggero, ma io se fossi in te non lo trascurerei.

Al termine del romanzo è inserito un racconto di una cinquantina di pagine, Memoria, prequel di Duma Key. Il racconto è talmente bello che credo leggerò al più presto proprio Duma Key (portando così a tre la mia mancolista letteraria sul Re).

[Una nota per chi ancora non lo sapesse.
Richard Bachman è lo pseudonimo con cui King ha scritto alcuni libri tra gli anni ’70 e i ’90: Ossessione, La lunga marcia, Uscita per l’inferno, L’uomo in fuga (forse ti ricorderai L’implacabile, il film con Arnold Schwarzenegger), L’occhio del male e I vendicatori. Se volessi provare qualcosa io ti consiglio fortemente La lunga marcia.
Se tutta questa storia dello pseudonimo ti ricordasse un po’ La metà oscura non preoccuparti, è normale.]