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“Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni” AA.VV. – Collana Mondi Incantati

Ho ricevuto questa raccolta di racconti in omaggio, poiché ho partecipato con un (brutto) racconto al Trofeo Rill. Il libro contiene le opere di chi ha partecipato alla XXIII edizione del concorso e si è piazzato ai primi posti, oltre ad altri racconti provenienti da concorsi gemellati in giro per il mondo e al trofeo, interno a Rill, denominato “Sfida”.

Ero scettico (perché sono stronzo), mi sono dovuto ricredere. La lettura di questi racconti è stata entusiasmante e divertente. Dirò di più, i racconti migliori sono proprio quelli italiani, a mio parere di una qualità ben più alta rispetto a quelli stranieri contenuti nel volume. Tendenzialmente sono abbastanza esterofilo e non certo patriottico, quindi puoi credermi.

Il pregio principale è l’originalità delle trame, coinvolgenti e curiose. Credo questo sia dovuto al bisogno di emergere degli scrittori, invogliati ad uscire dalla banalità e creare qualcosa di nuovo. Ultimamente ho letto solo belle narrazioni, ossia quella che definirei la “perfetta descrizione di un attimo”. Certo, interessante a livello emozionale, ma sentivo la necessità di rispolverare la sensazione che crea una buona storia, dove anche l’intreccio sia importante.
Questa raccolta ha colmato il bisogno.

“Acqua dal sole” di Bret Easton Ellis

So che ti starai strappando i capezzoli per la sofferenza causato dal fatto che sia un mese che non scrivo nulla, me ne dolgo, credimi. Il problema è che ho preso un cane, un cucciolo di golden, che passa il 90% del suo tempo a farmi i graffiti con la merda sulle pareti di casa. Capirai quindi che sono un po’ indaffarato. Sto leggendo un sacco di manuali cinofili, questo sì, e non è detto che non ti parli di qualcosa a breve termine.

Ma veniamo a questo Acqua dal sole, veniamo a Ellis. Recentemente avevo letto Lunar Park, che mi aveva folgorato, credo tu te lo possa ricordare. Non è stato invece così per questa raccolta di racconti “horror” (che poi horror non sono), a tratti molto mooolto noiosi. Quello che rimane di buono è l’atmosfera decadente di una Los Angeles anni Ottanta di cui lo scrittore ti parla immergendoti in situazioni già in corso, senza troppe spiegazioni. I suoi personaggi sono tutti estremamente svarionati e, nella maggior parte dei casi, benestanti, distanti dalla realtà a cui siamo abituati (o almeno io), circondati da ville, piscine, Porsche, droga e puttane. Poi c’è un vampiro in un racconto e un paio di omicidi cruenti in altri due, questo te lo scrivo giusto per motivare il sopracitato “horror” che ammicca nella frase in copertina (Un libro in cui il comico e l’horror si amalgamano alla perfezione). Fine.

In sintesi c’è molta poca trama e tanta scrittura autocompiaciuta. Bella eh, ma pur sempre fine a se stessa. Tranquillo, questo non mi farà desistere, ho comunque intenzione di leggere American Psycho, Le regole dell’attrazione e Meno di zero, sperando di ritrovare l’Ellis di Lunar Park, ottimo sia nello stile che nella trama.
Vedremo.

“Belle da morire” di Robert Bloch

Eros e morte in quattordici storie mozzafiato.

Questo è quanto riporta la copertina, e devo dire che effettivamente questa raccolta non ci va troppo lontanto.
Per chi non lo sapesse Robert Bloch è l’autore di Psycho (sì, quello di Alfred Hitchcock). I racconti contenuti in Belle da morire sono tratti principalmente da due raccolte dello scrittore, Pleasant Dreams (1960) e Midnight Pleasures (1987), e hanno come figura centrale quella della donna (fatale).

È un tipo di scrittura piacevole, scorrevole, non troppo ricercata. In media, direi, che le trame sono superiori allo stile, che pare spesso contenuto sia per quanto riguarda le situazioni splatter/horror che per i momenti di erotismo. Ed è proprio la caratteristica erotica che divide il volume in due parti, più contenuti i riferimenti dei racconti del 1960, più espliciti quelli del 1987. Chiariamoci però, non troverai cose come: «lui le strizzò le natiche e la trafisse con la sua turgida verga», non sono racconti pornografici. L’erotismo c’è ma non è invasivo.

Quasi tutti i racconti presentano un colpo di scena finale, una caratteristica forse un po’ retrò ma che io apprezzo particolarmente. Non ti troverai a chiederti come e quando sia finita la storia, come talvolta accade con i racconti moderni (spesso autocompiaciuti nello stile ma carenti nei contenuti).
L’ironia è un tratto distintivo dell’intera raccolta, dai diavoli truffatori ai mariti furbi, ogni situazione ti lascia con un macabro sorriso. Inoltre il livello dei racconti è uniforme, non ci sono momenti di “stanca”.

Non so se leggerò altro di Bloch, per i miei gusti lo stile è un po’ troppo leggero. L’ho trovato comunque un ottimo passatempo, chissà, se mi ricapitasse qualcosa di suo sotto il naso magari…

“Compagno di sbronze” di Charles Bukowski

Compagno di sbronze è, così si può dire, la seconda parte di Storie di ordinaria follia. E’ quindi una semplice raccolta di racconti, 20 per l’esattezza, pubblicati da Bukowski su varie riviste prima del 1972, anno di uscita del libro.
I temi affrontati sono i soliti classici della sua scrittura: alcolici e relative sbronze, risse, storie di esperienza vissuta come scrittore e sesso (più figa che sesso, per essere precisi). Il protagonista per l’80% è lo stesso Bukowski/Chinaski (il suo alter ego), solo alcuni racconti trattano di vicende diverse o altri personaggi.

Credo di essere uno dei pochi che preferisce i romanzi di Bukowski ai suoi racconti. Questa lettura me ne ha dato l’ennesima conferma. Insomma, per me resta sempre meglio Panino al prosciutto o Factotum, i racconti di Bukowski mi sembrano sempre scritti con l’esclusiva esigenza di tirare su del grano. Cosa che, perlatro, visto il soggetto, ci starebbe anche.

È ovviamente un libro da leggere, ma se non hai mai letto nulla di Bukowski io ti consiglio di iniziare da altro. Spesso i racconti sono semplicemente sprazzi di dialoghi tra ubriachi che cercano di trovare i soldi per altro vino o anelano a una scopata con qualsiasi cosa che respiri. Partendo da un romanzo e conoscendo le capacità di questo autore si riesce meglio ad apprezzare anche questi che, come ripeto, non sono per me il suo apice.

A breve ti parlerò di Pulp, uno dei pochi romanzi di Charles che ancora mi manca da leggere, ma che ho già recuperato.

“A ovest di Roma” di John Fante

Di Fante avevo già letto i quattro romanzi che compongono la saga di Arturo Bandini, il cui più conosciuto è Chiedi alla polvere, grazie alla trasposizione filmica con Colin Farrell (che non ho visto). Conoscevo già il suo stile di scrittura, ma in qualche modo lo avevo dimenticato. Avevo dimenticato la tristezza poetica con cui descrive anche le situazioni più semplici, avevo dimenticato quanto mi piacesse.

Questo A ovest di Roma è stato pubblicato postumo, così come altri suoi libri, dalla moglie Joyce. Due racconti qui: uno lungo, Il mio cane Stupido, e uno corto, L’orgia. Ho preferito il primo, che è poi un breve romanzo, ma anche il secondo non mi è dispiaciuto. Entrambi parlano di contesti familiari scossi da un evento che non fa altro che portare alla luce problematiche già preesistenti.

Il linguaggio è quello di Fante, ironico, a volte volgare e crudo, incredibilmente moderno. Non è chiaro a che anni risalgano questi racconti, essendo postumi, ma ricordo che anche nel leggere Aspetta primavera, Bandini (1938) ero rimasto colpito dall’attualità espressiva, senza alcun filtro. La situazione non cambia nemmeno con questa raccolta.

Bukowski disse che Fante era il suo Dio, e questo dovrebbe bastare a convincerti a leggerlo, se ancora non l’hai fatto.

“Tutto Sherlock Holmes” di Arthur Conan Doyle

Avevo iniziato il mammut-malloppone l’anno scorso, devo ammettere con pregiudizi sbagliatissimi. Questa “bibbia” racchiude tutto lo scibile riguardo allo Sherlock Holmes originale, ossia quello di Arthur Conan Doyle, in comodissime e praticissime (2 kg da portare in spiaggia) 1200 e passa pagine scritte in micronico. L’ho alternato ad altre letture per variare, ma devo dire fin da subito che, ora che ho terminato, Holmes e il fidato Watson già mi mancano.

Nel volume sono comprese tutte le opere (4 romanzi e 56 racconti), quindi:
• Uno studio in rosso
• Il regno dei Quattro
• Le avventure di Sherlock Holmes
• Le memorie di Sherlock Holmes
• Il mastino dei Baskerville
• Il ritorno di Sherlock Holmes
• La valle della paura
• L’ultimo saluto
• Il taccuino di Sherlock Holmes

Da ragazzino avevo letto Il mastino dei Baskerville, e ricordo che mi era piaciuto moltissimo, ecco, non è cambiato nulla. Doyle ti prende sia nei racconti che nei romanzi, non puoi sfuggire. E’ chiaramente una lettura “classica”, pulita, ma è comunque coinvolgente ed ogni volta ti fa sentire a casa grazie alla ritualità ripetitiva della costruzione della storia, all’ormai notissimo metodo deduttivo (che ricordiamo, ha inventato proprio Doyle) e alla consapevolezza dell’infallibilità dell’investigatore e alla fedeltà del suo amico Watson, che è poi colui che nella narrazione si occupa di mettere per iscritto le avventure.

Non si può aggiungere nulla oltre a quanto detto, Doyle è un incredibile maestro, sono rimasto davvero stupito, mi aspettavo qualcosa di noioso ed invece ho dovuto totalmente ricredermi. Spesso di Holmes si ricorda solo l’intuito incredibile ed il metodo deduttivo, ci sono però migliaia di sfaccettature meno note ed altrettanto interessanti, ad esempio la dipendenza dell’investigatore dalla droga quando è inattivo o la capacità camaleontica di travestimento o ancora la passione per gli esperimenti in ambito chimico.

In definitiva con pochi euro di investimento ti si apre un mondo intero da cui non vorrai più uscire, rateizzabile in diversi mesi di lettura. Se proprio dovessi essere pignolissimo ho trovato gli ultimi due libri leggermente sotto tono rispetto al resto, ma è proprio un voler trovare il pelo nell’uovo..