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“Se scorre il sangue” di Stephen King

Ho finito ieri Se scorre il sangue (If it bleeds) e la domanda che mi sono posto subito dopo è stata: «E ora cosa leggo?». Già, perché, come ti ho sempre detto, Stephen King è casa. E, se King è casa, Se scorre il sangue è la poltrona comoda che conosci da sempre, che ti coccola le chiappe dall’infanzia alla vecchiaia. Un libro vero, un Re in gran spolvero che richiama i vecchi tempi quando i racconti erano tutti dentro le sue (vere) raccolte e non travestiti da romanzi. Se scorre il sangue raccoglie il triplo del materiale di Elevation e La scatola dei bottoni di Gwendy messi insieme ed è all’altezza de Il bazar dei brutti sogni (l’ultimo che mi è davvero piaciuto). Credimi, se la giocava duro, perché ultimamente mi sono riascoltato in audiolibro le raccolte “classiche” A volte ritornano e Scheletri (momento di nostalgia, le ho lette che avevo… lasciamo stare).

Mi è piaciuto tutto. La copertina, rossa, che nell’edizione italiana della Sperling & Kupfer è anche migliore di quella arancione (?) originale. La traduzione, questo Luca Briasco è fresco, ti tiene attaccato alle parole come faceva Tullio Dobner. La dimensione dei racconti, brevi sì (500 pagine, 4 racconti), ma non troppo da non farti entrare completamente nella storia, a braccetto dei personaggi. E ora, cosa leggo?

Il telefono del signor Harrigan
L’amicizia tra un ragazzino e un ricco magnate ritiratosi (quasi) a vita privata. Craig legge al miliardario dei romanzi nei lunghi pomeriggi e lo erudisce sull’utilizzo della tecnologia, regalandogli un Iphone. Diffidenza e rispetto si mescolano fino alla morte dell’uomo, che si porterà lo smartphone nella tomba…

La vita di Chuck
Indescrivibile dal punto di vista della trama, è la somma di tre racconti. Ma è anche una stupenda celebrazione della vita e della scrittura. Il titolo del terzo capitolo, Contengo moltitudini, è la perfetta sintesi di questa opera d’arte.

Se scorre il sangue
Bello e coinvolgente ma (devo dirlo, tirandomi addosso le ire di tutti) il racconto che ho comunque preferito meno. Holly Gibney (sì, quella della trilogia di Mr. Mercedes) si trova alle prese con un altro Outsider. La storia fila via che è un piacere, ma a me la protagonista non ha mai fatto impazzire nemmeno nelle altre sue comparse, mi spiace.

Ratto
Torna il tema della scrittura e delle tempeste interiori che deve affrontare l’autore. King è bravissimo nel descriverle (se non lo sa lui, considerato il suo passato…). Questo racconto mi ha fatto venire in mente una frase di Hemingway: “Non ci vuole niente a scrivere. Tutto ciò che devi fare è sederti alla macchina da scrivere e sanguinare”. Ecco, Ratto ne è una buona rappresentazione e Drew Larson, che ha già avuto un esaurimento nervoso tentando di scrivere un precedente romanzo, dovrà affrontare tutti i suoi demoni, isolato dal mondo e pronto per una nuova stesura.

Sebbene, rispetto al passato, abbia notato un crescente aumento di product placement (non solo Iphone, ma anche Netflix, Amazon, ecc.), Se scorre il sangue scorre anche nella lettura. Credo che di meglio, al momento, non si possa chiedere, salvo lo zio Stephen non decida di tirar fuori dal cilindro un’altro romanzo costola de La torre nera. Un buon libro con cui iniziare, ma anche uno con cui ricordare i tempi andati. I migliori, sempre.

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (me ne mancano 4), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)

“La casa sull’abisso” di William Hope Hodgson

William Hope Hodgson, insieme ai più noti Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft (di cui ho appena acquistato l’opera omnia in mammut: 2000 pg!), è ritenuto uno scrittore di culto per tutti gli amanti dell’horror con implicazioni metafisiche/spirituali/demonologiche. La casa sull’abisso uno dei suoi romanzi più rappresentativi. In realtà erano anni che desideravo affrontarlo, ne avevo letto qualcosa a proposito su uno dei primi Almanacchi di Dylan Dog (quando Dylan Dog era davveroo Dylan Dog) e avevo sempre rimandato.
Bene, ora l’ho letto.

L’edizione che ho recuperato è quella dei Classici Urania, è molto curata e contiene, oltre al romanzo (con naturale premessa e biografia), anche tre racconti e un illuminante saggio finale di Gianfranco de Turris. Dico “illuminante” perché de Turris spiega ed esplicita la doppia lettura che si può fare di questo romanzo. Ma veniamo alla trama, poi ci arrovelliamo.

Attraverso lo stratagemma letterario del “manoscritto ritrovato” vengono narrate le vicende di un uomo che, in Irlanda, abita isolato in un’enorme casa, insieme alla sorella e a un cane. Sotto la casa c’è un abisso, una grotta profonda da cui fuoriescono delle creature che, durante la notte, cercano di entrare nella casa. L’uomo resiste e indaga sull’abisso, scoprendo che è collegato sia da un apertura esterna alla casa che da una botola interna alla grande cantina inesplorata. Il tutto è condito da visioni cosmologiche, molto lunghe, in cui l’uomo vede un’altra realtà collegata alla sua solo da una casa, che pare la stessa in cui abita. Inoltre vive un’esperienza di viaggio nel tempo (che occupa molte pagine) composta solo ed esclusivamente dalla condizione e dall’evoluzione del cosmo nei milioni di anni a venire, fino al termine dell’Universo.

Non starò a descriverti tutto quanto spiega de Turris nel saggio, ti basti sapere che l’intero romanzo ha una chiave di lettura psicologica, dove la cantina e l’abisso rappresentano i lati oscuri dell’uomo, le bestie suine i suoi demoni, ecc. Abbastanza da farmi sentire scemo per non averlo compreso durante la lettura: il romanzo è quindi più complesso di quanto sembri.

Dal punto di vista esclusivamente letterario ho trovato la storia estremamente coinvolgente nelle parti reali, quelle di azione tangibile, e altrettanto pallosa in tutta la parte metafisica e cosmologica (non me ne vogliano gli appassionati), troppo lunga e prolissa.

È sicuramente una lettura da affrontare con la dovuta predisposizione psicologica, ma è comunque un libro da leggere. Hodgson è molto stimato da Lovecraft, e tanto basti per individuarne il genere. Ora, appena ne avrò il coraggio, affronterò il mammut di Lovecraft di cui parlavo sopra, magari a rate…

Un nota sui racconti: Il terrore della cisterna, La tempesta e Eloi, Eloi lama sabachtani! Ho apprezzato molto la semplicità giallistica e misteriosa del primo, il secondo parla di una tempesta in mare (Hodgson era un marinaio e un culturista) e l’ho trovato un po’ noioso, mentre il terzo affronta il tema del fervore religioso, forse in modo leggermente prolisso.

In definitiva non credo leggerò altro di Hodgson, tuttavia sono contento di averlo “conosciuto”.