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“La Maledizione e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” AA.VV.

Questa è l’undicesima antologia di RiLL che leggo (le altre le trovi a fine post), anche se la meno recente in ordine cronologico. È legata alla XX edizione del Trofeo, quella del 2014. Come sempre, all’interno, si trovano i racconti dei primi classificati al concoroso letterario (in questo caso, i primi cinque), quattro racconti del premio Sfida (il premio “parallelo” organizzato da RiLL) e quattro racconti dei concorsi letterari esteri gemellati con il Torneo (Premio Domingo Santos, Aeon Award Contest, Premio Nova e James White Award).

Premesso che, as usual, la qualità di tutti questi racconti è alterrima, sfrutto l’occasione del tempo passato (sette anni, sob) per dedicarmi alle tre storie che mi sono piaciute di più, senza nulla togliere alle altre (sia chiaro!).

La maledizione del Premio Di Biasio Agresti Salottolo Illiano De Scisciolo di Michele Piccolino (vincitore del Torneo). Un racconto divertente, spesso ironico, che parla di una maledizione (appunto) legata a un concorso letterario nel quale il presidente di giuria muore sempre.

Above® di Ilaria Tuti, una storia abbastanza struggente (di quelle che piacciono a me) e nostalgica sugli affetti umani. Senza spoilerare, la definirei una versione intimista ed emozionante di The island di Michael Bay. Credo che, a questo punto, dovrò iniziare a leggere i libri della Tuti. [L’ho poi fatto! In stile Marty McFly, compaio con questa nota e ti linko un post del futuro: Fiori sopra l’inferno].

La Cepuscolo degli Dei di Davide Carnevale. Anche qui c’è parecchia malinconia nell’aria, ma in questo caso è legata a un insolito rapporto uomo-macchina (anche se sarebbe meglio dire donna-astronave).

Bonus track (cioè quarto racconto che mi è piaciuto molto, per la critica sociale intelligente): La tessera di Luca Simioni. In un futuro alienato dall’assenza di lavoro (causa macchine), si ambisce a lavorare ed essere schiavi dei ritmi da ufficio. L’ho apprezzato perché centra in pieno il concetto base che, sia lavorando che non lavorando, riusciamo a creare una pessima società. Come dargli torto.

Ogni poco RiLL propone promozioni e sconti sulle antologie. Io ti consiglio di tenere la situazione monitorata, perché i racconti del Torneo sono sempre fantastici (non solo nel genere) e offrono uno spaccato reale di quello che sia la buona scrittura.

Libri RiLL che ho letto:
La Maledizione e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2014)
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)
Oggetti smarriti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2020)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“Oggetti smarriti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” AA.VV.

Oggetti smarriti è l’antologia del XXVI Trofeo RiLL, pubblicata da Acheron Books.
Il Trofeo RiLL, se ancora non lo sapessi (a fine post ci sono tutti i libri targati RiLL dei quali ti ho parlato), è un concorso letterario che si svolge ogni anno (ri-sottolineo, da 26 anni!) e che premia i migliori racconti fantastici, cioè tutti quei racconti con temi “al di là del reale” (fantascienza, horror, fantasy, ecc.). È patrocinato dal Lucca Comics & Games ed è uno dei più longevi e apprezzati concorsi di questo genere presenti in Italia. Giusto per continuare con i numeri, l’edizione 2020 del Trofeo, “grazie” anche alla pandemia, ha visto partecipare 430 racconti. Un’enormità, per un concorso di racconti.

Prima di entrare nel merito dell’antologia, vorrei farti presente (se, come me, hai la malsana passione di inventare storie) che la scadenza per partecipare alla XXVII edizione del Trofeo RiLL è appena stata posticipata dal 20 marzo al 15 aprile 2021. C’è quindi tutto il tempo di scrivere un racconto. Io credo che ne invierò tre, per capirci. L’hanno scorso ho scritto anche un racconto per l’altro concorso di RiLL, il Premio SFIDA (una “competizione” con vincoli tematici), e ho avuto la fortuna di essere tra i quattro vincitori. Il racconto, Vitasassipallaruote, lo trovi quindi pubblicato su Oggetti smarriti. E sì, ho intenzione di partecipare anche a SFIDA 2021.

Oggetti smarriti contiene 13 racconti. I cinque primi classificati al Trofeo, i quattro vincitori di SFIDA e i quattro che hanno vinto i concorsi (esteri) con i quali il Trofeo è gemellato (Premio Visiones, la Nova Short-Story Competition e l’AHWA Short Story Competition).
La bella copertina (di Valeria De Caterini), come da tradizione, è dedicata al racconto vincitore del Trofeo: Oggetti smarriti (appunto) di Valentino Poppi. Un racconto che richiama le opportunità perdute e le scelte sbagliate effettuate nel corso della vita. Quelle che, in genere, non consentono una seconda occasione…

Tra gli altri racconti vorrei ricordarti Chiari di luna e male parole e Chi c’è dietro di te? (vincitore del Premio speciale Lucca Comics & Games) di Laura Silvestri. Entrambi pubblicati anche nell’antologia personale dedicata all’autrice: La Luna e l’Eden – Racconti fantastici.

Un dettaglio. C’è un bel racconto, Horimono, che è tra quelli che presenta un tema sociale più “caldo”: l’uguaglianza di genere. Ho appena scoperto che l’autore, Arthur “Boo” Radley (omaggio al Boo de Il buio oltre la siepe) è in questo momento finalista del Premio Urania con il romanzo Polvere. Ecco, quando dico che RiLL ci vede lungo sulla qualità.

Non ti elenco tutti i racconti presenti nell’antologia, è difficile parlarne senza spoilerare troppo. Tuttavia, come ogni anno, questa raccolta rappresenta, per me, una stupenda palestra di lettura. Si passa dalla fantascienza classica, all’impegno sociale (vedi sopra), dall’horror al fantasy. Quando leggo un racconto voglio essere sorpreso e desidero una cascata di novità. Nella sua piacevole “diversità di genere” RiLL ci riesce sempre.

Libri RiLL che ho letto:
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)
Oggetti smarriti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2020)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“La Luna e l’Eden – Racconti fantastici” di Laura Silvestri

La Luna e l’Eden, di Laura Silvestri, è una raccolta di nove racconti fantastici (in tutti i sensi) che il Trofeo RiLL, con Acheron Books, ha pubblicato nel 2020 per la collana Memorie dal Futuro. Ogni anno, infatti, RiLL affianca all’antologia legata al premio letterario (collana Mondi Incantati) un’antologia  dedicata a un singolo autore che si è distinto per i risultati ottenuti nelle varie edizioni del Trofeo. [Ti ho già parlato di diverse antologie di RiLL, trovi l’elenco a fine post.] Laura Silvestri si è distinta parecchio, poiché è arrivata diverse volte tra i finalisti del concorso e, nel 2019, l’ha vinto con Leucosya. Peraltro, a essere precisi, ha vinto anche il premio speciale tra i quattro racconti vincitori di Sfida 2020, il concorso parallelo al Trofeo. Insomma, per farla breve, Laura Silvestri è una che vince.

Per questo, nel leggere La Luna e l’Eden, ho ritrovato molti racconti che avevo già letto nelle antologie RiLL degli ultimi quattro anni. Me li ricordavo (cosa stupefacente, considerata la mia memoria breve) in particolare per lo stile velatamente malinconico e riflessivo che li caratterizza. La fantascienza di Laura funge da ponte per trattare molti temi e scavare nell’animo umano, soprattutto in quello femminile.

Credo che il mio racconto preferito, in questo senso, sia Mila. Parla di una donna che sta andando a vendere qualcosa (non posso dirti cosa, per non spoilerare) e racchiude in poche pagine una serie infinita di grossi difetti/problemi/ingiustizie della nostra società. Dalla mercificazione del corpo alla diseguaglianza sociale, passando per la superficialità. È un racconto scintilla in grado di far scoppiare un incendio che divampa e va ben oltre la storia narrata.

Ho apprezzato molto anche il sapore nostalgico delle occasioni mancate in Chi c’è dietro di te?, un racconto che parla del coraggio di (non) compiere le scelte che vorremmo nel corso della vita. Di rimpianti che potevano essere evitati.
Non tutto è nostalgia, eh. Ci sono anche diversi racconti che sconfinano nella risata, come A casa del Diavolo (sì, il coinquilino del protagonista è proprio Lui) o La saggezza di Tamerlax (una tirannia del futuro ambientata in provincia di Roma).

Recupererò i romanzi pubblicati dalla Silvestri, perché la potenzialità sul lungo è evidente in Le lunghe ombre dell’Eden (il racconto più esteso della raccolta, 22 pagine).
Quindi ci risentiremo.

Libri RiLL di cui ti ho parlato:
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“La storia infinita” di Michael Ende

Volendo arrivare un minimo preparato a parlarti de La storia infinita (1979) di Michael Ende, ieri sera ho agonizzato per tre ore di fronte al motivo per il quale l’ho letto: il film omonimo di Wolfgang Petersen del 1984. L’ho iniziato alle 23 e l’ho terminato alle 2 di notte (più correttamente mi ha terminato lui, alla T-800). Dura 90 minuti, lo so, ma ho dovuto tornare indietro qualche decina di volte a causa degli attacchi narcolettici (che sono in realtà indipendenti dal film e caratteristici dello spettatore, ultimamente). Ad ogni modo, i miei ricordi erano viziati dall’entusiasmo giovanile e il film è a dir poco terrificante, non mi stupisce che Ende abbia fatto causa (perdendo) per scomparire dai titoli di testa. Bello eh Falkor (che poi nel romanzo si chiama Fucur, vai a capire), ma se togli il Golden Retriever volante non è che del film rimanga molto, probabilmente solo Barret Oliver (volto anche di D.A.R.Y.L. altra pellicola della mia infanzia). Insomma, per definirlo con le parole dello stesso Ende: «Un gigantesco melodramma di kitsch, commercializzazione, pupazzi e plastica».

La trama è nota, proprio grazie alla trasposizione (che però tratta solo la prima metà del romanzo).
Bastiano Baldassarre Bucci, scappando da dei bulli, entra in una libreria, ruba un libro e si rifugia a leggerlo nel sottotetto della sua scuola. Scopre così le avventure di Atreiu, giovane cacciatore del regno di Fantàsia, incaricato dall’Infanta Imperatrice di condurre una missione per salvare lei e lo stesso regno. Il male infatti incombe, sotto forma di un misterioso Nulla che pian piano sta inghiottendo tutta Fantàsia. Atreiu, accompagnato dal drago della fortuna Fucur, si spingerà oltre i confini conosciuti, reso forte dal medaglione Auryn.
Qui in realtà finisce il film di Petersen e entra in scena Bastiano. Non ti dico come, per non spoilerare, ti basti sapere che siamo solo a metà della storia.
Bastiano prende il posto di Atreiu e diventa a tutti gli effetti il protagonista del libro, a sua volta prima incaricato di salvare l’imperatrice e poi di effettuare una ricerca, sia fuori che dentro sé stesso, per poter tornare nel mondo reale (che poi sarebbe il nostro). Questa parte è occupata prevalentemente da un continuo susseguirsi di singole avventure.

Che dire, La storia infinita è una macchina perfetta, della quale è impossibile non riconoscere la grandezza, che però non mi ha entusiasmato troppo. La costruzione dei significati, le metafore e la fantastica trovata del metaromanzo sono qualcosa di insuperabile e questo è più che sufficiente per giustificarne la lettura, tuttavia, soprattutto nella seconda metà, il romanzo è leggermente prolisso e fatica a “trainare”.

La parte che ho preferito di gran lunga è quella centrale. Ti trovi a leggere La storia infinita dove Bastiano sta leggendo La storia infinita nella quale c’è un Vecchio che sta scrivendo La storia infinita. È una cosa geniale. Il protagonista legge la storia mentre viene creata (legge quindi di sé stesso che sta leggendo), perdendo così il concetto di passato, presente e futuro.
I temi trattati sono poi moltissimi e, come dicevo, ogni situazione si presta a una doppia interpretazione. Onnipresente è la questione dell’importanza della fantasia, si può dire che il romanzo ne sia un vero e proprio elogio. Parallelamente, le funzioni della memoria/ricordo e della denominazione vengono ritenute fondamentali per l’esistenza (non solo del regno).

Forse il punto più “debole” de La storia infinita è proprio quello relativo alla lettura superficiale. Se si tolgono sottotesto e metafore, la vicenda rischia di risultare noiosa in alcuni tratti, perlomeno agli occhi di un adulto. Ma forse è questa la grandezza di Ende: l’aver creato una storia che si adatta all’età lettore e che svela i suoi vari strati in base alle competenze acquisite da lui negli anni.

Credo che leggerò anche Momo.
E ora beccati il parrucco di Limahl.

“Leucosya e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni” AA.VV. – Collana Mondi Incantati

È da tempo, ormai, che ti parlo del Trofeo RiLL in almeno un paio di occasioni all’anno (a fine post trovi tutti gli articoli). Nel 2019 si è svolta la XXV edizione del noto Concorso Letterario (dedicato al fantastico e oltre) e Leucosya è l’antologia che contiene, tra gli altri, i primi quattro racconti classificati. Dico tra gli altri perché i racconti presenti sono in realtà dodici e sono divisi in tre sezioni principali.

La prima è quella dedicata, appunto, ai vincitori del RiLL:
Leucosya di Laura Silvestri
Spiriti d’estate di Fabio Galli
Non io di Alessandro Izzi
Voi che siete me di Michela Lazzaroni

La seconda è relativa ai racconti che hanno vinto i concorsi internazionali gemellati con RiLL, cioè il Nova Short-Story Competition (Sud Africa), l’AHWA Short-Story Competition (Australia), l’Aeon Award Short Fiction Contest (Irlanda) e il James White Award (Regno Unito).

La terza sezione, infine, contiene i quattro racconti vincitori (a pari merito) del concorso Sfida, riservato da RiLL a chi è giunto in finale nelle precedenti edizioni del Trofeo. Nel 2019 il tema della “sfida” con il quale misurarsi era La storia infinita di Michael Ende (di cui ricorreva il quarantennale).

Dopo questa autopsia (un po’ asettica, ora che la rileggo) dell’antologia, potrei stare qui a ripeterti quanto la qualità dei racconti si sia confermata molto alta (come per le precedenti edizioni). Ma ce n’è davvero bisogno? Non credo. RiLL è ormai una certezza, dovresti averlo capito.
Quindi ti racconterò ché ho avuto modo di assistere personalmente alla premiazione del 2019, essendo io in visita al Lucca Comics & Games, e di realizzare quanta cura venga dedicata a questo concorso. Ho trovato della passione vera, ed è questo, a mio parere, il pregio principale del Trofeo RiLL (e, di conseguenza, delle sue antologie).
Peraltro, uno dei dieci racconti finalisti, Il bar alla fine del mondo, era mio. Grazie a RiLL è stato pubblicato sulla rivista di fantascienza Dimensione Cosmica. Devo aggiungere altro?

[L’antologia è edita da Quality Games, la bella illustrazione in copertina è di Valeria De Caterini.]

Libri RiLL di cui ti ho parlato:
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2019)

“La spada, il cuore, lo zaffiro” di Antonella Mecenero

Sul fantasy classico, quello dei cavalieri e dei draghi, devo ammettere di non essere preparatissimo. Certo, ho letto l’immancabile Il signore degli anelli di Tolkien e La saga di Terramare della Le Guin (e anche tutta la Torre Nera di King, se vogliamo inserirla nel genere) tuttavia mi sento sempre in difetto. Forse perché ultimamente il fantasy è molto di moda e io è difficile che legga qualcosa di  recente, non lo so. Ad ogni modo, quando ho iniziato La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero non sapevo cosa aspettarmi. Ero pronto, in realtà, a leggere racconti di elfi, gnomi e battaglie, senza un grande impatto emotivo. (Ho sempre questo preconcetto, infatti, che il fantasy sia un genere con molta estetica e pochi contenuti profondi.)
Ecco, mi sbagliavo, per fortuna.

L’antologia fa parte della collana Memorie dal Futuro, costola del Trofeo Rill.
Dieci racconti, dei quali sei “liberi” e quattro legati tra loro dall’ambientazione in un regno, il Leynlared. In verità, comunque, anche questi ultimi possono essere letti in maniera indipendente, senza perderne il significato.
Come per le altre antologie Rill che ho letto (e che trovi linkate in fondo al post) la caratteristica predominante è la componente umana. Rill comincia, per me, a rappresentare proprio questo, cioè la capacità degli autori scelti di affrontare un genere definito (che sia horror, fantascienza o, appunto, fantasy) senza perdere il realismo e la complessità delle vicende umane. È una caratteristica che mi piace molto. La mia curiosità, infatti, non è mai diretta esclusivamente verso l’irreale, quanto alla reazione umana nei confronti dell’irreale stesso.

Nello specifico l’autrice affronta qui anche il tema della diversità, forse uno dei più attuali dei nostri tempi, eppure lo fa in maniera coerente con la storia, senza mai cadere nel tranello di farlo diventare centrale. È “un elemento”, c’è, e se ne parla, ma non è “l’elemento”. Ci vuole delicatezza e abilità per giocarsela in questa maniera.
Tutti i racconti mi hanno ipnotizzato in qualche modo, dopo mezza pagina ero già nella storia, tra i personaggi. Ovviamente non posso dirti molto, sono racconti brevi e parlare vorrebbe dire svelare, tuttavia ho amato in particolare La locanda dell’Ippogrifo e L’albatros vola più lontano proprio per un’estrema e commovente semplicità.

Insomma, mi è tornata una gran voglia di leggere fantasy, questo dovrebbe darti un’idea. Non sarà facile, comunque, ritrovare questo livello di profondità…

Libri RiLL di cui ti ho parlato:
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2017)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)

“Città delle illusioni” di Ursula Kroeber Le Guin

Di Ursula Le Guin ti avevo già parlato dopo la lettura del volumone che contiene tutta La Saga di Terramare, quando ancora l’autrice era viva. Già perché, purtroppo, la Le Guin nel frattempo è morta, per la precisione nel gennaio 2018. Vincitrice di cinque premi Hugo e sei premi Nebula, la scrittrice fa parte della storia del fantasy e della fantascienza, dove per storia si intende quel tipo di letteratura impegnata che tenta, attraverso la narrazione, di tramandare anche dei valori e dei significati altri. Insomma, ai giorni nostri, una rarità  quanto Bradbury (letto recentemente: Cento racconti – Autoantologia 1943-1980) o Asimov.

Città delle illusioni (1967) è il terzo romanzo del Ciclo dell’Ecumene (o hainita), una serie di storie ambientate in un futuro dove la specie umana si è diffusa per l’Universo e cerca di organizzarsi in una Lega chiamata “Lega di Tutti i Mondi”. L’uomo ha imparato a spostarsi a una velocità vicina a quella della luce (ma mai superiore) e ha fondato colonie che però hanno perso contatto con la propria origine, il pianeta Hain, dimenticando così la propria provenienza. In questo scenario si cerca di  riunire i pianeti sotto un unico ordine, l’Ecumene, appunto. La caratteristica interessante è che durante i viaggi a velocità straordinarie, così come ci ha insegnato Interstellar, il tempo subisce un rallentamento estremo per i viaggiatori, che si trovano quindi a dover affrontare differenze temporali enormi in pochi anni.

In Città delle illusioni un essere semi-umano esce da una foresta con la mente totalmente cancellata (il romanzo inizia così) e viene accolto da una comunità che lo rieduca dandogli un nome, Falk, e insegnandogli persino a parlare. Nel cielo volano gli aeromobili dei Shing, dittatori silenti del pianeta, che concedono una vita pacifica finché non li si contrasti. Falk deve però capire chi sia e si mette quindi in viaggio verso la città dei Shing, Es Toch. Durante il cammino incontrerà una donna, Estrel, che sembrerà aiutarlo… Mi fermo.

Come già per Terramare anche qui la Le Guin usa la storia per parlare di altro, nello specifico di razza e di diversità. E sulla bontà di tutto questo non ci sono dubbi e potremmo tranquillamente chiuderla qui.
Tuttavia Città delle illusioni è stato un romanzo che ho fatto parecchia fatica a portare avanti, non mi ha quasi mai incuriosito e procedere nella lettura è stata più un'(auto)imposizione che un piacere. Se con Terramare il confronto, ben riuscito, era con il fantasy di Tolkien qui, invece, il riferimento più immediato è quello alla lunghissima e inimitabile saga di Asimov [saga che ho iniziato leggendo tutto il Ciclo dei Robot e dell’Impero, li trovi in giro per il blog, e che porterò ovviamente avanti con la Fondazione]. E, insomma, Asimov è Asimov.

Detto questo, ho già sullo scaffale della libreria La mano sinistra delle tenebre, quarto romanzo del Ciclo dell’Ecumene (che, come avrai capito, non richiede particolare lettura cronologica) e univerasalmente noto come il capolavoro della Le Guin.
Vedremo se mi farà appassionare di nuovo.

“La regina rossa” di Sara Di Furia

Per una volta partirò parlandoti del contenitore, invece che del contenuto. Sì, lo so, è una cosa superficiale, ma tanto ci viviamo in un mondo superficiale, quindi non vedo perché tu ti debba stupire. Comunque, questo libro è proprio bello fisicamente, è rilegato in un cartoncino rigido che da subito l’ha reso ai miei occhi, e soprattutto alle mie mani, un oggetto di pregio. In questa specie di atmosfera feticciamente cronenberghiana continuo inconsciamente a tastarlo e a palpeggiarlo, prima o poi finirò per morderne gli spigoli…

Bene, veniamo a noi. Ho tentato di divagare per non cascare da subito nel campanilismo che mi tenta (è tentacolare, direbbe la Giovanna de Il ragazzo di campagna) e mi spinge a parlarti bene di un’opera nata dalla penna (come se poi si scrivesse ancora a penna) di un’autrice originaria di Brescia [ridente cittadina del nord Italia immersa in un bucolico contesto a metà tra il lago e la montagna], come me.
Sì, insomma, veniamo a questo La regina rossa di Sara Di Furia.

Romanzo gotico, fantasy, horror, storico. Un multiatmosfera, in pratica, che ho trovato particolarmente idoneo per accompagnare l’arrivo fulmineo dell’inverno (non credo si possa leggere un romanzo gotico con il caldo, parere personale). La trama, come sempre, te la accenno soltanto.
Inghilterra, 1863. Una bambina, Christianne, viene adottata da una ricca e nobile famiglia, i Klein. Se si escludono le due sorelle più piccole, è sgradita da subito a tutti, poichè presenta dei segni ascrivibili al Male: un vistoso neo e l’abbozzo di un sesto dito. Passato qualche anno, e in seguito a un paio di disgrazie, la ragazza si trova effettivamente in situazioni paranormali che la costringono a fare i conti con sé stessa. Che sia davvero una strega? Perché vede gli spiriti dei morti? Non aggiungo altro, se non che c’è un costante rimando alle opere di Edgar Allan Poe, altrimenti ti spoilero troppo (hai visto che ho iniziato anche io a utilizzare questi termini stronzeggianti alla moda, eh?).

Mi è piaciuto? Sì, mi è piaciuto.
È un romanzo scorrevole e leggero, sono circa 200 pagine che vanno via veloci. C’è una parte centrale in cui le sottotrame amorose hanno rischiato di prendere un po’ troppo il sopravvento, per i miei gusti, ma questo probabilmente perché sono io a essere ostile a un certo tipo di emotività di stampo femminile (insomma, nell’immaginare questa vergine in costume, che desidera il suo precettore, già fantasticavo un’atmosfera “ott”, la versione hot dell’800). Per il resto l’autrice ha costruito una storia nella quale misteri e enigmi ti invogliano a girare pagina per scoprire come prosegue la vicenda. Ho apprezzato, peraltro, alcune cose di cui non posso parlarti troppo (per ovvi motivi), come la riflessione sull’immortalità e un finale che non è scontato.
Bene, recupererò il romanzo successivo di Sara Di Furia, Jack. Questo dovrebbe bastarti.

“Tra cielo e terra – Racconti fantastici” di Davide Camparsi

Avevo già letto un paio di antologie del Trofeo Rill (te ne ho parlato qui: Davanti alla specchio e Ana nel campo dei morti), ma è la prima volta che mi avvicino alla collana parallela “Memorie dal Futuro”, che si occupa di un solo autore per volta,  scelto sempre tra i partecipanti al Trofeo Rill. Bene, ora l’ho fatto.

Tra cielo e terra è una raccolta di dieci racconti fantastici/fantascientifici/horror/fantasy (ok, ho finito) del veronese Davide Camparsi, classe 1970. Forse, però, il genere al quale questi racconti maggiormente appartengono è quello umano (ammesso che, letterariamente parlando, esista). Già, perché quello che mi è piaciuto di più in queste dieci storie è proprio come l’autore sia riuscito a mantenere ancorati gli elementi fantastici all’emotività dei personaggi, senza perdere il collegamento con i sentimenti. Ma mi spiego meglio…

Quello che spesso accade con la fantascienza (e l’horror), sia in ambito letterario che cinematografico, è che lo scollamento dal reale porti anche a una maggiore distanza dalle reazioni umane dei protagonisti. Parliamoci chiaro, Alien è un capolavoro, ma a nessuno gliene frega nulla di quello che prova Ellen Ripley, l’elemento centrante è la trama e la tensione del racconto. Se invece guardi Blade Runner (così rimango su Ridley Scott) l’emotività entra fortemente a far parte della storia, potenziandola. Potrei dirti la stessa cosa parlandoti di autori della fantascienza classica: Asimov è un genio indiscusso, ma chi mai si è sentito coinvolto (sempre a livello emotivo, intendo) leggendo uno dei suoi romanzi? O davvero tu, leggendo Tre millimetri al giorno di Matheson, ti chiedevi cosa avresti provato a essere al posto del dottor Carey? Non credo. Ti chiedevi, magari, cosa sarebbe successo di lì a poco, come sarebbe proseguita la storia, questo sì.

Ecco, Camparsi, invece, applica le situazioni “al di là del reale” all’essere umano reale. In poche pagine ti affezioni ai protagonisti, che sono parte integrante della storia e non solamente il mezzo che serve per attraversarla. Potresti esserci tu lì, al loro posto. E così, se Dio scendesse sulla Terra come nel racconto Non di solo pane, avresti gli stessi dubbi e dilemmi che ha quel ragazzino di tredici anni che ti descrive i suoi problemi con il “boss”. Torni a essere un adolescente innamorato in È tutto così fragile e la cosa fondamentale non è tanto come gestire una polaroid che scatta fotografie del futuro, ma come questa situazione influisca sull’amore che provi per quella ragazza che hai sempre desiderato.

Insomma, avrai capito che questa raccolta mi è piaciuta, e mi è piaciuta parecchio. Ha quel sapore nostalgico e vagamente disperato che mi attrae, come una porta che si apre su un mondo che non conosci e che puoi esplorare solo se accetti di abbandonare per sempre quello al quale appartieni (come ne L’uomo che apriva porte su altrove o ne La chiave di Keats). Quel stesso sapore nostalgico che rende benissimo la copertina di Valeria de Caterini.

Sono contento di avere scoperto sia Camparsi che la collana “Memorie dal Futuro”. Ah, e tra le mani ho già Leucosya (l’antologia Rill di quest’anno) e L’esatta percezione di Andrea Viscusi (altra monografia), quindi te le beccherai a breve, non dubitare. E, così a occhio, non solo quelle.

“Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni” AA.VV. – Collana Mondi Incantati

L’anno scorso ti avevo parlato di Davanti allo specchio, l’antologia edita da Wild Boar che riuniva i racconti finalisti al XXIII Trofeo Rill (e non solo) e te ne avevo parlato bene, peraltro con un certo stupore dovuto alla mia esterofilia. Ecco, quest’anno devo ripetermi, anzi, potrei dirti esattamente le stesse cose. Ana nel campo dei morti (no, birbone, non è il titolo di un video necrofilo su Youporn) raccoglie i primi cinque racconti classificati al XXIV Trofeo Rill, oltre ad altri quattro racconti arrivati in finale in altrettanti concorsi letterari in giro per il mondo, e a quattro racconti che hanno vinto il concorso Sfida interno al Rill.

Anche per questa edizione ti ribadisco due cose che trovo in linea con quella precedente. Primo, i racconti hanno una struttura piacevole e definita dove la trama è un elemento fondamentale, non ci si trova di fronte a quelle masturbazioni letterarie “tutto stile” che poi sono inesistenti dal punto di vista della storia. E non è una banalità o una cosa scontata. Secondo, tra i tredici racconti presenti, ancora una volta, ho trovato migliori i nove italiani rispetto ai quattro, comunque ottimi, stranieri. E questo serve a me, per guarire dal mio bisogno di cercare sempre “fuori”.

Ho trovato interessanti anche i racconti legati al concorso Sfida, il concorso che organizza Rill per gli ex partecipanti al Trofeo, che quest’anno, in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, era dedicato proprio al noto artista/inventore. I vincoli di partecipazione, l’ambientazione in Italia e il legame con l’inventore, non erano troppo stringenti e hanno quindi consentito agli autori di spaziare senza troppe “catene”, cosa che ha giovato alla qualità e evitato di rendere i racconti simili tra loro. E poi noi di Leonardo ne sappiamo già qualcosa no? Te ne ho parlato da poco in Leonardo da Vinci, Lo psicotico figlio d’una schiava. Mi stai attento, vero?

C’è un’altra cosa che devo dirti, e forse non sarà molto politically correct, ma io, come Clark Gable in Via col vento, “francamente me ne infischio”. Alla seconda antologia Rill che leggo posso dire che vengono selezionati dei racconti buoni in quanto tali, e non delle marchette contemporanee legate a temi sociali più o meno presenti nel periodo del concorso. Viviamo in un’epoca in cui, fortunatamente, vengono sollevati temi sociali importanti (vedasi discriminazione, violenza, malattie, ecc.) con grande enfasi mediatica. Spesso ho visto questi temi entrare nei concorsi letterari e arrivare nelle fasi finali anche quando la qualità era scadente, forse per non sfigurare o per mostrarsi comunque “sul pezzo”. Con Davanti allo specchio e Ana nel campo dei morti non ho avuto questa sensazione e l’ho apprezzato molto. La qualità rimane il primo criterio di scelta, poi quando arriva anche il resto (e in certi racconti arriva, chiariamoci) benvenga.

Credo, in definitiva, che questa lettura diventerà un mio appuntamento annuale e, di conseguenza, anche tuo…