“Fuga dal campo 14” di Blaine Harden

Ovvero: dell’Olocausto in realtà non ce ne frega un cazzo. Ma veniamo prima al libro, poi procederò con calma insultando la razza umana.

La storia è molto semplice e nota. Shin Dong-hyuk pare essere l’unico prigioniero che, essendo nato all’interno di un campo di concentramento della Corea del Nord (e quindi senza aver idea che esista un mondo esterno), sia riuscito a scappare. Il libro, scritto dal giornalista Blaine Harden, racconta gli anni di prigionia e la fuga di Shin. E questo dovrebbe bastare.
Pare che al momento nei campi di concentramento/sterminio/lager della Corea del Nord ci siano all’incirca 200.000 prigionieri, con una prospettiva di vita media di 45 anni. Questi campi si estendono per decine di chilometri e sono visibili con Google Earth. Nei campi l’essere umano non ha alcun diritto, è giustiziabile in qualsiasi momento, stuprabile o torturabile. Ti ricorda forse qualcosa di già visto?
Non basta. I lager della Corea del Nord sono presenti dagli anni 50, facciamo due conti per vedere se sono peggio di quelli tedeschi o 60 anni di sterminio sono sufficienti per dar un’idea generale?
Si parla di persone che mangiano topi, serpenti e alimenti non digeriti all’interno delle feci per poter sopravvivere. Che poi, se ti beccano a rubare un topo o un chicco di riso, ovviamente ti fucilano.
In questa atmosfera nasce e cresce Shin, con una mentalità puntata a spiare e tradire i compagni di prigionia (madre compresa), senza nessuna conoscenza di quelli che sono i normali rapporti umani. La madre per Shin è una rivale per la spartizione del cibo, nulla di più, e per lei Shin rappresenta solo un peso da nutrire. Il tutto nella convinzione che siano le guardie, unica voce dall’alto e autorità mai conosciuta, ad avere sempre ragione, da ascoltare ed obbedire, come divinità.
Il contorno sono abusi sessuali, bambini uccisi a randellate da maestri che insegnano la superiorità del dittatore Kim Jong-un, torture, mestruazioni che colano su tuniche che non vengono mai cambiate, schiavismo, ecc.
Dimenticavo, Shin è nato imprigionato e nel campo dovrebbe morirci in quanto colpevole dei reati commessi dai suoi avi. I reati sono principalmente quelli di opposizione politica al regime.

La cosa più difficile da capire, ma che il libro passa bene, è il concetto dell’assenza della normalità. Se una persona nasce in uno di questi campi, senza aver mai visto l’esterno, non conosce nemmeno cosa sia l’esistenza dell’esterno. Stiamo parlando del fatto che non si sappia che la Terra è rotonda, credo che ciò possa rappresentare una buona sintesi. Non esiste il rapporto umano se non legato allo spionaggio o al tradimento, quindi nessuna amicizia o amore, neanche familiare. Paradossalmente, chi nasce come Shin all’interno del campo, è più forte e meno portato al suicidio (così dice lui stesso) perchè non ha alcun confronto con un altro tipo di vita. Nasce e muore schiavo.

Spesso ci si chiede come il mondo sia rimasto a guardare durante lo sterminio effettuato dai nazisti. Io non credo sia molto diverso da quello che succede in Corea del Nord. La verità è che non ce ne frega un cazzo, appunto. Probabilmente anche allora non ce ne fregava un cazzo, finchè la cosa non è diventata economicamente rilevante. In Corea del Nord non c’è petrolio, c’è un dittatore pazzo con l’atomica, è meglio lasciare stare. Mica siamo al Bataclan, è lontano e i coreani sembrano tutti uguali, specie nelle loro sudice tuniche.
Io già la immagino la fine di questo regime (perchè finirà come tutti e ne riapparirà un altro altrove), quando si entrerà in quei confini vietati e si “scopriranno” le fosse, i milioni di morti, i crimini contro l’umanità. Allora si che ci si darà dentro con la bandiera della Corea su Facebook, “siamo tutti Shin”, e puttanate varie. Un paio di giornate di shock mondiale e finita lì: “nessuno poteva immaginare”. E via di giornate della memoria, fiori e discorsi.

C’è anche chi sostiene che il libro sia romanzato. Il che può anche essere, in alcuni dettagli, immagino, ma credo sia inutile stare a discutere oltre su questo fattore quando i cazzo di campi si vedono con il satellite, o no? Certo in TV vediamo solo Pyongyang, dove vive l’elite della nazione, ossia una piccola percentuale di benestanti legati al governo che lasciano alla fame tutto il popolo. Questo non aiuta, perchè se non si vede cosa accade sullo schermo della TV, allora non sta accadendo.

Alla fine, volendo vedere, quello che succede all’interno del lager succede anche fuori. Così come ognuno tradisce e pensa solo a se stesso per sopravvivere dentro il campo, nessuno è disposto a rinunciare a qualcosa fuori, per migliorare o salvare la vita a un altro essere vivente, nell’individualismo più totale. L’Uomo pensa alla sopravvivenza unicamente come individuo, non come specie. Questo ci rende inferiori a tutti gli altri animali presenti sul pianeta. E ci ammazziamo ancora per gli dei nel terzo millennio, come gli esseri primitivi che non sapevano giustificare l’origine dei fulmini.
Spesso si fantastica siamo destinati a grandi cose, si sente dire che abbiamo l’intelletto e una ricca storia, che la razionalità è la scintilla che ci rende speciali e ci deve portare a qualcosa. Io credo invece che siamo semplicemente una di quelle forme di vita difettose, come un pesce senza branchie, destinati all’estinzione perchè inadatti. Senza colpe, semplicemente, nell’infinito dello spazio e del tempo, siamo uno sputo che non vale un cazzo, sbagliati senza possibilità di rettifica. Leggere storie come questa me lo conferma. Non vale neanche la pena lottare, il nostro tempo finirà comunque.

2 pensieri riguardo ““Fuga dal campo 14” di Blaine Harden”

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