Archivi tag: libro

“Never Flinch – La lotteria degli innocenti” di Stephen King

Never Flinch – La lotteria degli innocenti è l’ennesimo romanzo di Stephen King, dopo la trilogia di Mr Mercedes, The Outsider e Holly, ad avere come protagonista l’investigatrice Holly Gibney, tanto brava e intuitiva quanto insicura e fastidiosamente debole. In pratica un personaggio che, nel mondo reale, sarebbe già stato fatto fuori da una zanzara (e neanche particolarmente affamata). Tu sai che io non amo questa serie, la leggo perché del Re leggo tutto, e quando ho scoperto che il nuovo romanzo sarebbe stato l’ennesimo thriller con Holly come personaggio principale non ho certo fatto i salti di gioia. Peraltro, se in tutti i precedenti episodi c’era anche del paranormale o comunque dell’orrore vero (vedi gli anziani e inquietanti serial killer cannibali in Holly), qui si tratta di un thriller puro, senza nulla di speciale o particolare, un romanzo che potrebbe essere stato scritto – se non per lo stile magistrale – da un qualsiasi giallista. Che palle.

Ora, io la trama non la approfondirei troppo, sai come la penso… Stavolta Holly si trova a combattere su due fronti: da una parte c’è un serial killer, che uccide persone a caso assegnandogli nomi appartenenti a una giuria colpevole di aver condannato un innocente morto in carcere; dall’altra uno/a psicopatico/a (ambiguità sessuale per non spoilerare) che perseguita una conferenziera che Holly stessa è incaricata di proteggere. In mezzo, ci buttiamo i fratelli Robinson che sono un po’ come il prezzemolo e, in quanto neri (concedimelo, perché il motivo a me pare essere questo), non sbagliano mai un colpo e non hanno una singola caratteristica negativa, con la stessa credibilità della smidollata Holly (l’inclusività di ogni tipo ha travalicato il senso della realtà, fino a uccidere il realismo, come su Netflix).

600 pagine, che chiariamolo, ho letto in pochi giorni. Lo stile narrativo rimane quello di Stephen King, quindi lessicalmente perfetto è inoppugnabile. Il problema è che si tratta di una storia, nel suo genere, abbastanza banale. Mi spiego. In IT, in The body (Stand by me, per capirci), tu hai voglia di leggere per essere lì, per vivere le esperienze con i protagonisti, per goderti il “viaggio” insieme a loro. Questo rende memorabile il romanzo. In questi thriller (e mi riferisco a tutta la serie), invece, le storie sono costruite per portarti con un’avida curiosità fino all’apice (che si intuisce quale sarà sin dalle prime pagine) ben costruito della vicenda, con una curiosità morbosa da telenovela. Vuoi scoprire cosa succederà, come ne usciranno i personaggi, come verrà ucciso il cattivo di turno, nulla di più. E no, così non è un’esperienza memorabile, è l’ennesima fagocitazione in stile serie tv.

Poi, siccome ho criticato i fratelli Robinson, vorrei chiarire anche questo punto, prima di essere accusato di razzismo. Non sono credibili e questo è quanto. Jerome riesce in tutto, è bello e bravo e non ha mai un difetto. Passa da scrittore di successo (di best sellers, per capirci) a indagatore, a guardia del corpo, senza mai fallire. Ha pensieri esclusivamente buoni. Idem Barbara che, dopo aver scritto uno dei migliori libri di poesie dell’ultimo secolo (così pare), diventa anche migliore amica, coautrice e corista di una star comparabile ad Aretha Franklin. La vita non è così e King dovrebbe saperlo bene, visto il “successo” dei suoi “Rock Bottom Remainders” (un gruppo di autori che si diverte a suonare, ma non certo a sfondare). Se escludiamo l’ambiziosa e narcisista conferenziera Kate – forse il personaggio meglio costruito del libro, perché più realistico – anche tutte le altre donne hanno solo caratteristiche positive. Insomma, a King è scappata la mano nella semplificazione altamente inclusiva che, per non contraddire la moda, contraddice la credibilità.

Ci sono poi, nella trama, altri momenti di eccesiva semplificazione dovuta a facili e improbabili deduzioni. E questo si sposa bene con quanto detto sopra. Il pubblico che si accontenta di poche sfumature, e che vede solo o bianco o nero, è anche lo stesso che, poi, non richiede – per l’appunto – eccessivo realismo nella costruzione delle indagini. Hai presente quelle intuizioni da: “deve essere per forza andata così”? Ecco.

Insomma, come lettore vecchio stile mi sento un po’ offeso da questo insieme di semplificazioni (è un termine che ritorna in questo post, non a caso). Credo, tristemente, che King stia adattando le sue opere al nuovo target o, per dirla senza mezzi termini, al nuovo livello culturale di molti lettori di oggi, che sono meno esigenti di quelli di ieri. D’altra parte lo vediamo dappertutto, nella musica, nel cinema e, ora, anche nella letteratura: il livello del prodotto si adegua al livello del consumatore, per non offendere la sua ignoranza. Perché si sa, se il consumatore non capisce, poi, può diventare pericoloso e reagire con ostilità, rifiutare il prodotto anziché sbattersi per comprenderlo (anche perché, spesso, non ha più i mezzi per farlo).

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)
You like it darker (2024)
Never Flinch – La lotteria degli innocenti (2025)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)
L’uomo in nero (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“Investire senza trappole” di Costantino Forgione

Come far crescere i propri risparmi difendendosi dalle banche e dai tranelli della finanza.

Ho scoperto Costantino Forgione e il suo Investire senza trappole grazie al superconsigliatissimo podcast di Riccardo Spada The Bull (QUI, peraltro, ti ho parlato anche del suo libro). Forgione, oltre a essere l’autore di questo libro, é anche un consulente finanziario con decenni di esperienza nel mondo della finanza. Forse, proprio per la professione dell’autore, Investire senza trappole è leggermente diverso dai testi di finanza dei quali ti ho parlato fino ad ora, poiché non è focalizzato sull’insegnarti come distribuire i tuoi investimenti, quanto a farti capire che fine hanno fatto i tuoi soldi se li hai investiti come li investe di solito l’italiano medio (cioè in banca). Il sottotitolo (che scopro ora si chiami anche esergo) che ti ho riportato sopra offre un ottimo e sincero riassunto dei contenuti.

Quindi, chiariamolo, non troverai qui un’indicazione sulle differenziazioni o sui ribilanciamenti da effettuare con il tuo patrimonio, così come non troverai comparazioni tra ETF o studi statistici sui mercati, perlomeno non in modo approfondito. Forgione punta dritto a farti correggere la rotta se, come molti, ti sei affidato al tuo consulente bancario per amministrare il tuo patrimonio. Ti elenca quindi tutti i costi nascosti che le banche infilano negli strumenti finanziari che, con falso disinteresse, ti sottopongono appena ne hanno l’occasione. Oltre a questo, ti spiega perché il classico italico investimento nel mattone e nel BTP non sia poi questa grande strategia di successo e, anzi, rappresenti un forte rischio per il tuo patrimonio.

Devo dirti la verità, non ho trovato nulla che già non sapessi in questo libro, ma questo non significa che non lo ritenga comunque un libro molto utile e intelligente. Semplicemente, non sono il target di riferimento, il lettore al quale è indirizzato. Perché, come sai, io mi sbatto parecchio: leggo molto, ascolto molto, guardo molti video. Ho investito, investo e investirò tanto tempo in educazione finanziaria. Sono lonanto anni luce dall’enorme preparazione di Forgione, ma lo sono ormai altrettanto da quella dell’italiano medio. E non perché io sia più sveglio degli altri (oddio…) quanto perché, appunto, mi sbatto, cosa che in molti non hanno voglia di fare, preferendo scrollare i reel di Instagram per poi piangere a fine mese e accusare l’Universo, il Fato e il Dottor Octopus per le proprie disgrazie economiche.

Ecco, per tutti questi, per l’appunto, ci sarebbe la strada del consulente finanziario indipendente, che Forgione illustra bene spiegando anche le differenze tra i vari tipi di consulenti esistenti. Ma l’italiano medio, come sempre, preferisce non pagare la parcella di un esperto perché il servizio offerto dalla banca è gratis (ah ah ah). Ah, i numeri, questo eterno nemico, dalle elementari fino alla lapide…

Dai, ho finito. Se senti un po’ di acredine in quel che scrivo è perché rilevo costantemente quanto detto sopra in tutte le discussioni che ho con parenti/amici/conoscenti riguardo la finanza personale. Non hanno mai tempo di informarsi, non hanno voglia, c’è sempre qualcosa da fare, la vita è una sola, eccetera eccetera eccetera… Preferiscono lavorare otto ore al giorno, perché fare lavorare i soldi è troppo noioso. Ci penseranno più avanti, quando avranno tempo. Auguri.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Investire senza trappole di Costantino Forgione (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman

Il primo errore io l’ho commesso ancora prima di iniziare a leggere Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, il che è abbastanza in tema, visto che questo saggio parla quasi esclusivamente degli errori che commette il nostro cervello. Ecco: io ho pensato bene di scegliere questa lettura leggera per accompagnarmi a Gran Canaria nelle mie vacanze di inizio giugno. Non ero ancora atterrato e già avevo capito… libro sbagliato per il momento sbagliato. Durante il volo, di quattro ore, credo di essere riuscito a leggere meno di 40 pagine. Livello di concentrazione richiesto molto alto, livello di concentrazione possibile molto basso.
[A tal proposito, un piccolo interemezzo. La nota compagnia aerea low cost consente la scelta del posto sull’aereo con un contributo extra di 4/10 euro. La gran parte delle persone, ahimè, tende a risparmiare al momento dell’acquisto per poi alzarsi e raggiungere il proprio compagno/a/amici/mamma/zia/figlia/salcazzoacavallo andando a rompere i coglioni a chi, invece, ha pagato per la tranquillità. Magari mettendosi, chessò, in mezzo al corridoio per due ore su quattro (ho notato che la capacità di rimanere da solo con sé stesso prima di sfollare, per l’ebete medio, è di circa due ore). Ecco, queste persone per conto mio dovrebbero morire, male. E no, non è un iperbole.]

Torniamo a noi. Compresi i 12 giorni di vacanza, nei quali ho letto veramente poco, ho impiegato circa 50 giorni per terminare questo saggio (660 pg. circa), un record negativo. Mi aspettavo che fosse pesante, non che lo fosse così tanto. Attenzione, te lo dico subito: è un libro che va letto, non c’è dubbio. Pensieri lenti e veloci è uno degli esempi letterari più lampanti di come la crescita personale passi anche attraverso la sofferenza e il sacrificio. Perché questo è un libro che ti fa evolvere, che ti spiega come ragiona (male) il tuo cervello. Terminata la lettura capisci di avere appreso DAVVERO qualcosa di nuovo, di essere, in qualche modo, più saggio. Pensieri lenti e veloci è anche un pacco mostruoso, non si può negarlo.

Consigliato da tutti gli esperti di finanza e crescita personale più o meno con le parole: «Non leggero, ma utilissimo».
È vero, cazzo se è vero.
Non starò qui a spiegarti per filo e per segno di cosa parla, guarda, non me la sento. Potrei elencarti tutti i bias cognitivi, le euristiche e via dicendo, ma non mi sento in grado di farlo. Ho appreso i contenuti, ma sono ancora in una fase di elaborazione, quindi dovrai accontentarti. Kahneman ti mostra come sbaglia il nostro cervello con esperimenti scientifici praticamente inconfutabili, con una serie di prove oggettive. Ti spiega il motore in tutti i suoi meccanismi, entrando nel dettaglio. La cosa che ho trovato più pesante, in realtà, oltre a una certa ripetitività, è il tecnicismo scientifico, la precisione numerica sviscerata fino al limite. A volte ti verrebbe da urlare: SÌ, HO CAPITO IL CONCETTO! perché in realtà non stai più dietro all’esempio, che diventa, se non troppo articolato, troppo lungo da ricordare in tutte le sue sfumature.

Per quanto riguarda la parte più strettamente inerente alla sfera della finanza, Kahneman illustra in modo eccellente tutta la parte legata alla gestione del rischio e a come siamo programmati per essere estremamente conservativi nelle nostra scelte. Con decine, centinaia, MILIARDI di esempi e test verificati.

Devi leggerlo, sì, ma preparati a soffrire. Non so se sia doloroso uscire dall’esoscheletro durante la muta, ma questa è l’immagine più vicina a ciò che mi viene in mente quando rifletto su questo saggio.
Ora ho solo voglia di leggere qualcosa di “rilassante”.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Endurance” di Alfred Lansing

L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud.

Che libro, che avventura, che storia incredibile. Questo è qualcosa che DEVI leggere, te lo dico subito, senza mezzi termini. Un racconto di altri tempi, altri valori, un racconto di vita vera, vita che vale la pena di essere vissuta. Trecento pagine di una vicenda irripetibile ai giorni nostri, nelle medesime condizioni. La ricostruzione del giornalista Alfred Lansing utilizza documenti dell’epoca e i diari dei partecipanti alla spedizione e ti fa salire a bordo dell’Endurance, insieme a Sir Ernest Shackleton.

endurance relitto
Endurance tra i ghiacci

1 agosto 1914, Shackleton e un equipaggio di ventisette uomini partono diretti verso il Polo Sud, a bordo della goletta Endurance. L’obiettivo è quello di attraversare, poi, l’Antartide a piedi, per primi nella storia. Le cose non vanno per il verso giusto e questi uomini si trovano bloccati tra i ghiacci, dove l’Endurance viene prima stritolata e poi affonda (il relitto è stato recentemente individuato a 3000 metri di profondità). Seguono mesi di sofferenza, cammini forzati e soste su banchi ghiacciati in balia delle correnti. Un’isola, una speranza, ma non è la fine: è inospitale. 22 uomini restano a terra, cibandosi di foche e pinguini, 6 – Shackleton compreso – ripartono su una baleniera da sei metri e attraversano 650 miglia del mare più difficile del pianeta, con onde da 30 metri e nessun tipo di riparo. Non è ancora finita, devono anche attraversare a piedi un’isola con cime da 3000 metri per raggiungere una zona frequentata da altri esseri umani. Un’odissea interminabile che, nel complesso, giunge a conclusione due anni dopo la partenza.

Questa è l’avventura vera: il non sapere cosa ti troverai di fronte. Nessuna tecnologia, temperature a -30°, tempeste di ghiaccio. Shackleton e i suoi uomini hanno fatto cose impossibili, anche per l’uomo moderno, in anni in cui il GPS sarebbe comparso solo nei libri di fantascienza. Hanno dovuto anche sacrificare 60 cani che sarebbero serviti a trainare le slitte, alcuni di questi sono stati mangiati nei periodi in cui foche e pinguini migravano altrove. Non è il paradiso degli animalisti, certo, ma offre una buona idea del livello, non tanto di disperazione, quanto di determinazione nella sopravvivenza.

endurance relitto
Endurance relitto

endurance relitto

Due anni interi tra i ghiacci. L’agonia di chi aspetta a casa e perde la speranza. Il non sapere di quei 22 uomini lasciati indietro che attendono i 6 partiti sulla baleniera, senza in realtà essere certi se questi arriveranno mai da qualche parte o se nessuno tornerà più. Gli arti che si congelano, le infezioni e, ancora, il freddo, il freddo vero. I vestiti bagnati, sempre bagnati. I sacchi a pelo che si sfaldano per l’acqua di mare che li corrode.

Un resoconto di 300 pagine può solo fare vagamente immaginare quello che sia accaduto e la dimensione dell’avventura e la forza di questo equipaggio e del suo capo. Ripeto: vite vere, vite degne di essere vissute.
E una dimensione epica che probabilmente, oggi, non esiste più.

 

Libri sul genere storie vere/sopravvivenza estrema che ti consiglio perché mi sono piaciuti molto (ecco perché non c’è Walden di Thoreau nell’elenco):
12 anni schiavo di Solomon Northup (1853)
La verità sul Titanic di Archibald Gracie (1913)
Endurance di Alfred Lansing (1°ed. 1959 – Tea 2009)
Papillon di Henri Charrière (1969)
Tabù di Piers Paul Read (1974)
Verso il Polo con Armaduk di Ambrogio Fogar (1983)
127 ore di Aron Ralston (2004)
Wild di Cheryl Strayed (2012)
Fuga dal Campo 14 di Blaine Harden (2012)

Nella serie Exploits di Corbaccio:
La conquista del K2 di Ardito Desio (1954)
Nelle terre estreme di Jon Krakauer (1996)
Aria sottile di Jon Krakauer (1997)
Z – La città perduta di David Grann (2005)

“Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie

Questo è forse il primo libro che leggo, relativamente al mio percorso di crescita delle competenze finanziarie e personali, non strettamente legato all’economia. Non mi sarei mai avvicinato a un titolo come Come trattare gli altri e farseli amici se non l’avessi trovato consigliato un po’ ovunque, nei blog e, appunto, nei libri letti precedentemente (oltre che da vari youtuber). In realtà, sebbene il titolo sia molto ammiccante allo stile di comunicazione dei moderni guru che vendono corsi sul successo assicurato, Dale Carnegie l’ha scritto nel 1936, quindi agli albori della vendita dei corsi dedicati alle strategie di successo.

Ho scoperto ora da Wikipedia che, con oltre 30 milioni di copie vendute, questo manuale è in realtà uno dei libri più venduti di sempre, con lettori e ammiratori del calibro di Warren Buffett e Charles Manson (si presume con scopi diversi). Quindi sì, probabilmente partivo un po’ prevenuto.

Carnegie spiega in circa una decina di pagine di teoria – e 240 di esempi – quali sono le tecniche per “piegare” gli altri alle proprie ragioni e porsi in un punto di forza in ogni discussione (apparendo tuttavia mansueti). Io non ho trovato grosse novità o trucchi segreti nei consigli dell’autore (ma forse 90 anni fa la situazione era diversa), tuttavia non si può dire non siano interessanti e/o efficaci.
Lasciare parlare il prossimo, sorridere sempre, dare più importanza all’interlocutore che a sé stessi, puntare sulla reputazione di chi non fa abbastanza per motivarlo, lodare i pregi prima di fare notare i difetti, impartire gli ordini come se fossero consigli… questi sono solo alcuni dei punti che Carnegie sviluppa. Nulla di nuovo, appunto, il difficile è, effettivamente, seguire queste linee guida con il sangue alla testa e la vena dell’occhio che sta per esplodere (situazione mediamente standard di quando discuti con qualcuno).

Carnegie ha riempito le sale conferenze ai suoi tempi, quindi sapeva il fatto suo. Chiaramente, ad oggi, il testo risulta un po’ fuoritempo (più che altro perché molte di queste tecniche le conosciamo già e quindi le disinneschiamo anche) ma potrebbe comunque risultare molto utile per le menti più semplici. Oggettivamente, a riuscire a mettere in pratica tutto senza farsi venire un ictus per il nervoso, si hanno di certo maggiori possibilità di portare a casa il risultato.

Te lo consiglio? Sì, anche se è davvero prolisso nella quantità di esempi, come dicevo, siamo davvero attorno al 10% di testo informativo e 90% di casi riportati (veri e/o inventati). Questo è stato ciò che me lo ha fatto digerire poco…

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Sei già ricco ma non lo sai” di Riccardo Spada

Pensavi di esserti liberato del mio studio sulla finanza personale, eh? In effetti te ne ho dato modo, l’ultimo post su un libro riguardante questo tema risale a maggio dell’anno scorso (ho controllato). Non è che nel frattempo io non mi sia dedicato all’argomento, solo che mi sono spostato dal cartaceo all’audiovisivo, tutto qui. Anzi, è proprio da Youtube che devo partire per spiegarti come sono arrivato a Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada. In effetti ho seguito il corso Educati e finanziati sul canale di Paolo Coletti (professore e, successivamente, divulgatore youtuber) e, arrivato all’ultima puntata, lo stesso Coletti aveva come ospite Riccardo Spada e invitava a “proseguire il corso” ascoltando il suo podcast The Bull – Il tuo podcast di finanza personale su Spotify (perlomeno io l’ho ascoltato lì).

Ma andiamo per ordine, che se no mi perdo.
Per prima cosa ti consiglio il corso di Coletti su Youtube, su questo non c’è dubbio. È un corso informativo e spiega parecchie cose di finanza senza illuderti di fornire un qualche trucco per diventare ricco in breve tempo. In pratica è un corso per persone intelligenti, non per chi è alla ricerca di presunte magiche scorciatoie. Certo, all’inizio ti sembrerà di sapere già molto, ad esempio nella puntata dedicata ai conti correnti, ma in ogni puntata c’è sempre quella chicca per cui vale la pena ascoltare anche il già sentito.
Per seconda cosa (non per forza come seconda, però) ti consiglio anche il podcast The Bull. Vale tutto quanto già detto sopra (ma senza tabelle Excel). Al momento credo che sia attorno alle 180 puntate da 20/30 minuti l’una, io sono circa alla quarantesima e lo ascolto rigorosamente in ordine cronologico. Spada è molto chiaro e anche lui fa informazione, non magheggi da “fuffa guru”.

Una precisazione. C’è un motivo per cui continuo ad ascoltare e leggere cose che, ormai, in parte già conosco abbastanza bene. Come dice Spada nel suo libro, la finanza personale è fatta anche da tanta psicologia: investire richiede disciplina e razionalità per non lasciarsi trasportare dalle emozioni del momento (che possono essere entusiasmo o paura, entrambe molto dannose). Quindi, o sei circondato da persone giuste con le adeguate competenze che ti accompagnano lungo il percorso offrendoti i giusti stimoli (non è il mio caso), o questi stimoli li devi cercare nelle voci di chi scrive e parla di finanza personale in modo intelligente e costruttivo. È un po’ come avere a fianco un trainer che ti dice “vai, vai vai” e ti dà la giusta carica anche nei momenti bui. Lo sforzo lo fai tutto tu, ma a volte aiuta che qualcuno ti dica che non stai facendo troppe cazzate.

Veniamo al libro che, come di consueto in questo settore, ha un titolo “accattivante”. Ecco, questo, se lo aggiungiamo al tipico accento milanese di Spada, potrebbe fare storcere il naso a qualcuno, ma è solo una facciata. Sei già ricco ma non lo sai è un manuale molto completo che spiega le basi per la gestione delle proprie finanze. Che poi sono, appunto, le “solite” cose, ma dette in modo chiaro e comprensibile per tutti. Pilastri, asset allocation, strumenti finanziari, eccettera. È un manuale che dovresti leggere? Sicuramente sì, soprattutto se non hai intenzione di andare a farti consigliare dal consulente della banca, magari munito di un barattolo extralarge di lubrificante.

Sia il libro che il podcast di Spada, poi, ti faranno entrare in una ragnatela di ulteriori letture (cosa che mi piace parecchio). Molte erano già nel mio elenco dei libri da comprare, altre già sulla mensola dei comprati, ma altre ancora me le sono segnate. Come dicevo, la finanza personale viene affronata a 360°, con tanto di spiegazione di bias (costrutti mentali tipici della nostra natura che ci inducono in errore) e psicologia. Questo mi è piaciuto molto, non a caso sulla famosa mensola c’è anche il più volte citato Pensieri lenti e veloci di Kahneman (che non ho ancora trovato il coraggio di affrontare).

Credo di aver finito per ora, anche perché il mio cane mi sta guardando male perché vuole uscire (è uno sguardo che dice: «Se hai intenzione di lasciarmi qui sul pavimento ad annoiarmi puoi portarmi pure in un canile a morire di stenti e privazioni»). Tranquillo, che mi sa che al prossimo giro ti ripropongo Hap & Leonard. Vedremo.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“La conquista del K2” di Ardito Desio

Nel 2024 si è celebrato il 70° anniversario della spedizione italiana che per prima, nel 1954, conquistò la cima del K2. La conquista del K2 è il resoconto che Ardito Desio scrisse all’epoca, ristampato oggi nella collana Exploits di Corbaccio (una collana che ho scoperto da poco ma che presenta un’infinità di titoli interessanti e che quindi frequenterò molto).

La cosa che mi ha colpito, ancor prima di leggere il libro, è stata l’età di Desio all’epoca dei fatti. Classe 1897, Desio aveva 57 anni quando guidò la spedizione. Certo, rimase al campo base e le fatiche più rischiose gravarono sulle spalle di alpinisti più giovani (tra i quali un ventiquattrenne Walter Bonatti), tuttavia fa impressione pensare a quanta energia dovesse avere in corpo un quasi sessantenne in un periodo storico nel quale a sessantanni eri ormai “anziano” (nel dubbio è sufficiente dare un’occhiata alle foto di famiglia e osservare con cura i suoi coetanei di allora). Desio, evidentemente, era fatto di un’altra pasta.

La lettura è molto scorrevole e coinvolgente, non sente per nulla il peso del tempo. È presente anche un interessante inserto fotografico, molto utile per dare un volto ai protagonisti e una fisicità ai luoghi (un paio di foto originali, tuttavia, sono talmente poco definite da risultare inutili, ma questo è più divertente che fastidioso). La ricostruzione di Desio è avvincente – ad esclusione delle ultime pagine dedicate agli scopi scientifici della spedizione – tutta la parte alpinistica scorre che è un piacere. Onestamente non me lo aspettavo, sembra un libro scritto ieri e non settant’anni fa.

Mi fa poi sempre molto riflettere pensare che queste prime ascensioni sugli ottomila venivano tentate con un equipaggiamento tecnico “primitivo”, rispetto agli standard ai quali siamo abituati oggi. Probabilmente un normale escursionista odierno che compie un trekking di medio livello sarebbe molto meglio equipaggiato.

Questa è anche la spedizione della polemica di Bonatti sulla ricostruzione di Desio. Non mi prolungherò sull’argomento (trovi davvero tanto online) ma, principalmente, riguarda un contenzioso sull’utilizzo delle bombole di ossigeno. Il tempo (il tanto tempo, quasi cinquant’anni) ha dato ragione a Bonatti che riteneva ci fosserò alcune, chiamiamole, imprecisioni nel resoconto di Desio e nelle modalità di conquista della vetta da parte di Lino Lacedelli e Achille Compagnoni. Per come sono andate le cose, forse Bonatti si sarebbe meritato più di tutti di arrivare per primo in cima al K2.

Come ti dicevo, ho in mente di recuperare altri titoli della collana Exploits, quindi ci risentiremo presto.

Libri sul genere storie vere/sopravvivenza estrema che ti consiglio perché mi sono piaciuti molto (ecco perché non c’è Walden di Thoreau nell’elenco):
12 anni schiavo di Solomon Northup (1853)
La verità sul Titanic di Archibald Gracie (1913)
Papillon di Henri Charrière (1969)
Tabù di Piers Paul Read (1974)
Verso il Polo con Armaduk di Ambrogio Fogar (1983)
127 ore di Aron Ralston (2004)
Wild di Cheryl Strayed (2012)
Fuga dal Campo 14 di Blaine Harden (2012)

Nella serie Exploits di Corbaccio:
La conquista del K2 di Ardito Desio (1954)
Nelle terre estreme di Jon Krakauer (1996)
Aria sottile di Jon Krakauer (1997)
Z – La città perduta di David Grann (2005)

“La voce degli uomini freddi” di Mauro Corona

La voce degli uomini freddi è il diciannovesimo libro di Mauro Corona che leggo. Non ho letto tutto quello che ha scritto ma posso dire, ormai, di avere una certa conoscenza dell’autore e dei temi che gli sono cari.

Questo romanzo parla di un popolo laborioso e silente che vive tra le montagne, dove nevica sempre, anche d’estate. Dieci secoli di storia, tante tragedie e quasi nessuna gioia: questa è la vita degli uomini freddi. Vittime di valanghe e esondazioni, incompresi dal mondo moderno e osteggiati dal progresso delle città, gli uomini freddi cercano di sopravvivere portando avanti valori e usanze di un tempo antico, che poco ha a che fare con la frenesia odierna.

Raccontato in gran parte con uno stile fiabesco, La voce degli uomini freddi è praticamente privo di dialoghi. Corona narra le gesta di un popolo senza fermarsi troppo sui singoli elementi. C’è qualche storia relativa a personaggi caratteristici, ma non si spinge mai, per capirci, a dare un nome ai soggetti di cui parla. Uno stile che mi ha ricordato molto La fine del mondo storto, uno stile che si presta molto bene a un racconto e meno bene a un romanzo.

Le intenzioni sono buone, i messaggi ottimi, il metodo lascia a desiderare. Corona mi trova d’accordo su buona parte di quello che comunica, il problema è che la modalità di comunicazione inizia un po’ a sembrare quella di un vecchio che dice: «Cosa ne sapete voi dei sacrifici!»
Il boomerismo, insomma, è dietro l’angolo.
Anche la metafora – per nulla velata – con la tragedia del Vajont non può che trovarmi concorde: l’accusa ai potenti e ai giochi di interesse economico riproduce ciò che realmente è avvenuto nel 1963 e non c’è nulla da obiettare. Si poteva essere più sottili? Sì, ma forse è anche vero che tante persone, per comprendere, hanno bisogno che vengano loro spiattellate davanti le cose senza troppi giri di parole… non lo so, magari anche Corona potrebbe avere le sue ragioni nello scegliere questo stile di comunicazione con i suoi lettori.

Ho finito i libri di Corona che avevo sulla mensola, in definitiva non penso che ne arriveranno altri. Credo che questo autore mi abbia detto tutto quello che poteva dirmi o, forse, tutto quello che ero disposto a sentirmi ripetere.

Libri che ho letto di Mauro Corona:
Il volo della martora (1997)
Le voci del bosco (1998)
Nel legno e nella pietra (2003)
Aspro e dolce (2004)
L’ombra del bastone (2005)
Storie del bosco antico (2005)
I fantasmi di pietra (2006)
Vajont: quelli del dopo (2006)
Cani, camosci, cuculi (e un corvo) (2007)
Storia di Neve (2008)
Il canto delle manére (2009)
La fine del mondo storto (2010)
Come sasso nella corrente (2011)
La casa dei sette ponti (2012)
Venti racconti allegri e uno triste (2012)
La voce degli uomini freddi (2013)
Confessioni ultime (2013)
Quasi niente con Luigi Maieron (2017)
L’ultimo sorso – Vita di Celio (2020)

“Trento 1475 – Storia di un processo per omicidio rituale” di R. Po-chia Hsia

Di solito cerco di evitare testi ad attinenza religiosa perché, come sai, sono abbastanza ostile alla questione del fantasy che ha influenzato e influenza le nostre vite (e questo non fa bene alle visite del blog). Eppure, nel giro di un mese, eccomi qui a parlarti di un altro libro, dopo In nome del cielo, che con gli dei e le credenze ha molto, se non tutto, a che fare.

Trento 1475 – Storia di un processo per omicidio rituale racconta come sia nato il culto di Simonino da Trento. R. Po-chia Hsia, insegnante di Storia alla Pennsylvania University, ricostruisce gli eventi che nel 1475 hanno portato all’accusa di omicidio nei confronti della comunità ebraica di Trento con il successivo processo, le torture e le lotte di potere annesse. La base di tutto è il manoscritto Yeshiva di circa 600 pagine, che è passato di mano in mano da allora fino ai giorni nostri. Non è chiaro da chi sia stato commissionato, quello che è chiaro è che intendesse dare fondamento alle accuse nei confronti degli ebrei.

Un passo indietro. Brevemente: nel 1475 un bambino di due anni, Simone, viene ritrovato nell’interrato della casa del principale rappresentante della comunità ebraica (composta da poche persone, una ventina, mi pare) di Trento. L’interrato è facilmente raggiungibile dall’esterno, grazie alla presenza di un canale d’acqua, in pratica chiunque potrebbe aver “incastrato” gli ebrei e aver fatto trasportare il cadavere dalle acque. Tutti gli elementi della comunità vengono torturati fino alla confessione. Qui il testo è molto specifico su come avvenga la tortura: in pratica il malcapitato di turno viene seviziato fino a quando non solo confessa l’omicidio, ma lo confessa esattamente come hanno in mente i torturatori. Il torturato deve imparare a memoria una sorta di copione, a forza di strattoni di corda, finché non è in grado di ripeterlo correttamente senza correzioni da parte dei torturatori. Una cosa tipo “riavvolgi e ripeti”. Ovviamente il finale è quello classico: roghi, ossa spezzate, conversioni forzate.
Dopo questo episodio nasce il culto di Simonino, prima ostacolato ma poi accettato dalla chiesa, che – senti bene – rimane ufficiale fino al Concilio Vaticano II del 1965.

Sono stato molto veloce nel riassunto, ma ti assicuro che l’autore entra bene nel dettaglio spiegandoti tutte le lotte di potere che in quel periodo hanno influenzato la vicenda. Lotte che gli ebrei subiscono in modo passivo ed è ben chiaro che il loro destino sia segnato in modo del tutto indipendente dal finto processo. La loro colpa è quella di essere elementi scomodi (prestatori autorizzati di denaro, ecc.) in una società che cerca nei rituali e nelle stregonerie una scusa per eliminarli.
Il manoscritto originale, peraltro, nasce da una continua traduzione tra diverse lingue (latino-tedesco-italiano) avvenuta in loco durante le torture. Una sorta di telefono senza fili tra persone che non erano in grado di intendersi tra loro. Il torturato parla una lingua, il torturatore un’altra e il trascrittore un’altra ancora… questo rende l’idea dell’attendibilità che era richiesta durante il processo farsa.

È stata una lettura davvero interessante. Avevo già sentito parlare del Culto di Simonino ma, onestamente, non avevo idea di quale fosse la sua origine (forse era meglio così). L’idea che questo culto, basato sulle abituali ipocrisie di potere della Chiesa e sull’odio nei confronti degli ebrei, sia durato cinquecento anni, fino in epoca recente, rende inutile qualsiasi commento da parte mia.

Ho letto le 200 pagine del libro in due giorni. Unica pecca: 433 note a fondo testo. 433! A fondo testo! Non smetterò mai di ripetere che le note dovrebbero essere inserite a fine pagina, inutile anche spiegare il perché quando ti trovi con dieci note per pagina.

Hai visto come sono stato bravo e contenuto questa volta? Non ho sputato odio sui creduloni. Non ho detto che chi crede è sempre e comunque complice di ciò che il culto di riferimento causa. Non ho nemmeno parlato di stupidità e menti deboli.

P.S. Le religioni sono il Male.

“In nome del cielo” di Jon Krakauer

Ho conosciuto Jon Krakauer grazie a Nelle terre estreme, ovvero il libro in cui il giornalista e scrittore racconta la storia di Christopher “Supertramp” McCandless. È stato amore a prima lettura, proseguito poi con il racconto della tragedia dell’Everest in Aria sottile. Oltre a In nome del cielo, del quale ti dirò a breve, ho recuperato anche Senza consenso, un libro inchiesta sull’abitudine allo stupro nei campus americani. Dal 2003, infatti, Krakauer, che prima era più conosciuto per storie riguardanti la montagna e l’alpinismo, ha iniziato anche a dedicarsi al giornalismo investigativo.

In nome del cielo utilizza la truculenta storia dei fratelli Lafferty – da noi forse poco conosciuta – come aggancio per poter indagare il mondo della Chiesa di Gesù dei Santi degli Ultimi Giorni e, in particolare, dei mormoni fondamentalisti. È stata una lettura molto interessante anche perché io, di questa religione, non conoscevo molto. Pur essendo un culto molto seguito negli Usa, quello del mormonismo è un fantasy (scusa, non ho resistito) nato relativamente di recente: il suo fondatore ne ha infatti pubblicato l’equivalente della Bibbia, ovvero il Libro di Mormon, nel 1830. I mormoni quindi, a differenza degli altri credenti, non hanno nemmeno la scusante di credere in qualcosa la cui nascita risale agli albori della storia, poiché i fatti che portarono Joseph Smith a scrivere i suoi vaneggiamenti sono ben documentati in epoca recente. D’altro canto bisogna anche tenere conto che, stando al credo di Smith, il mondo sarebbe stato creato seimila anni fa…

Ma cerchiamo di rientrare in carreggiata.

Quello dei fratelli Lafferty è un crimine di natura quasi rituale. Per farla breve, hanno ucciso la cognata (sposa di uno dei fratelli minori) e la nipote neonata perché così era stato indicato loro in una rivelazione. Già, perché mi sono dimenticato di dirti che il mormonismo si basa su queste fantomatiche rivelazioni che possono colpire gli adepti da un momento all’altro. Sembra una cazzata, lo so (ma perché, oggettivamente, lo è). Partendo da questo fatto di cronaca Krakauer, come dicevo, spiega tutta la storia del mormonismo, dalla nascita ai giorni nostri, passando per le relative problematiche che si abbattono su qualsiasi religione venga presa sul serio (in pratica quando i credenti di turno diventano fondamentalisti).

Qui mi fermo di nuovo perché, sebbene io sia notoriamente ateo e questo lo sai, devo comunque spiegarti come la penso sul fondamentalismo religioso (spiegazione non adatta ai credenti standard poiché difficilmente verrà accettata).
Il fondamentalismo religioso, che noi siamo abituati a considerare ovviamente con un’accezione negativa, non è null’altro che il modo coerente e corretto di seguire un culto religioso. In pratica il fondamentalista si attiene per filo e per segno a ciò che il libro di riferimento (il Libro di Mormon, la Bibbia, il Corano e via dicendo) gli ordina di fare. Questo poco si sposa con il credente medio, quello occidentale per capirci, che desidera, nella sua incoerenza e ipocrisia, tenere sempre il piede in due scarpe e non rinunciare a nulla. Prendiamo la nostra religione culturale di riferimento: il Cristianesimo. Il vero cristiano, per dirne solo qualcuna, non tromba se non per concepire (vade retro anticoncezionali) né lo fa prima del matrimonio, ha un’idea ben chiaro di chi sia superiore tra l’uomo e la donna, va a messa tutte le domeniche, non si tatua, e – così per non dimenticarcelo – rispetta rigorosamente tutti e dieci i comandamenti. Non vado avanti, ci siamo capiti anche senza parlare di aborto, pillole, omosessualità e ulteriori gadget. Il vero cristiano è un fondamentalista, con tutte le conseguenze che questo stile di vita comporta. Non è diverso da un fondamentalista mormone o islamico o di quello che crede nei Puffi. Tuttavia il cristiano medio crede anche nel culto della vita occidentale, che comporta la presenza di alcune caratteristiche (sia positive che negative), come l’uguaglianza di genere, il consumismo, i vari diritti, la scarsa propensione a condividere con il prossimo… A questo punto il credente cosa fa? Be’, decide che, insomma, si può fare un misto tra quello in cui crede e quello che gli fa comodo. Se fosse intelligente, rifiuterebbe la religione in toto, poiché scientificamente inammissibile, comprendendo come la sua esistenza sia dovuta storicamente solo al controllo delle masse. Ma che vuoi: l’abitudine, i riti sociali, i contrasti generazionali… è molto più semplice e meno faticoso seguire il gregge, un colpo al cerchio e uno alla botte.

Tornando ai mormoni, la religione originaria prevede, ad esempio, la poligamia. Ed è una poligamia bella tosta, dove la donna è convinta di dover sottostare al volere dell’uomo (se fosse paritaria comporterebbe anche la poliandria, non ci sono cazzi al riguardo, l’esclusiva poligamia implica sempre il concetto per cui la donna sia sottomessa all’uomo). Ma capiamoci meglio. Krakauer parla di ragazzine di tredici anni rapite e stuprate che, successivamente, si sposano con lo stupratore. Ragazzine cresciute in un mondo talmente malato per cui sono convinte che, se questo è accaduto, è il volere dell’uomo e di dio. Parla di uomini che sposano donne e poi “sposano” (leggi: pedofilia) le figlie che nascono dal matrimonio. Negli Usa la poligamia è reato, per cui i mormoni si isolano in città nel deserto dove sono “tollerati” dallo Stato. Non solo, lo Stato sovvenziona le donne madri single (perché solo una moglie viene correttamente “registrata” come tale, per non infrangere la legge) fornendo un finanziamento costante alla famiglia mormone. È un susseguirsi di assurdita che è il frutto e la conseguenza di quanto scrivevo sopra, ossia del mondo occidentale che, pur avendo ormai gli strumenti scientifici, sceglie di continuare a credere nell’esistenza del culto dei Barbapapà di turno.

Nel mormonismo fondamentalista, in particolare, qualsiasi legge di Dio (e quindi, ricordiamolo, anche qualsiasi “rivelazione”) è al di sopra della legge dell’uomo. Quindi se Dio dice che si deve uccidere un’infedele, il vero credente agirà di conseguenza. Ti ricorda qualcosa? Qui non si parla, per dire, di essere un tipo ordinato o essere un tipo molto ordinato. Qui si parla di essere un tipo che crede nelle fate o di essere un tipo che crede molto nelle fate. È la follia della follia. Tuttavia, per evolverci come specie, prima o poi dovremmo capire che non c’è un modo corretto in cui credere nelle fate e uno sbagliato. Se credi in una cazzata a metà, ci sarà sempre qualcuno che ci crederà per intero…

Chiariamoci, io non mi oppongo alla ricerca di sé o alla meditazione. Io mi oppongo alle dottrine e agli indottrinamenti. All’elefante rosa che esiste per me e per chi lo vede come me e che tu non vedi solo perché non hai “fede”. Sì, il cazzo. Io non lo vedo perché sono sano di mente, diciamolo. Altrimenti sarà sempre sufficiente un Joseph Smith qualunque per inventarsi un nuovo culto delle sette sfere di DragonBall. E chi non vede le sfere, be’, è perché non ha fede.
Mi fermo qui, tanto hai capito come la penso in generale sui culti religiosi, anche senza che stia a spiegarti che nel mormonismo i bianchi sono ok mentre i neri sono considerati animali (e non nell’accezione positiva per cui, correttamente, siamo tutti animali).

In nome del cielo è stata una bella immersione in qualcosa che non conoscevo bene. Krakauer è molto dettagliato anche per quanto riguarda la storia, non solo per la parte crime. Un libro che consiglio per avere un’idea di cosa sia realmente la religione, non solo il mormonismo. Se proprio dovessi fare una critica, il libro è addirittura troppo lungo e dettagliato, tanto che non sento il bisogno di informarmi oltre sull’argomento, sono state davvero 400 pagine fittissime (è scritto anche parecchio piccolo).

Esiste una serie TV, ovviamente romanzata, con lo stesso titolo e ispirata dai fatti raccontati da Krakauer. Al momento è su Disney+, la guarderò, anche se credo che in questo caso si parli più di intrattenimento che altro, e, come ti dicevo sopra, a questo punto mi va anche bene così.

Libri che ho letto di Jon Krakauer:
Nelle terre estreme (1996)
Aria sottile (1997)
In nome del cielo (2003)