“La verità sul Titanic” di Archibald Gracie

Mi dispiace per te, ma per avere un’idea completa di quello che penso di questo libro dovrai lavorare un po’, leggendoti anche una recensione precedente. Questo perché ti avevo già parlato de Il sopravvissuto del Titanic, che altro non è se non lo stesso testo pubblicato da Rizzoli in un’edizione più “ristretta”. Ora, invece, ho tra le mani La verità sul Titanic, della Gingko Edizioni (gentilmente omaggiatomi dall’editore), un’edizione completa e senza tagli. Per darti un’informazione più precisa (sai che sono un tipo pratico) considera che La verità sul Titanic è lungo 256 pagine e la storia narrata in Il sopravvissuto del Titanic si ferma a pagina 91. Insomma, c’è parecchia polpa in più.

Fermo restando che, per quanto riguarda la prima parte del romanzo, quella in cui Gracie parla della sua esperienza fino al salvataggio della nave Carpathia, dovrai rileggerti quanto già detto, andiamo a vedere cosa offre in più questa edizione.
Nelle 160 pagine in più La verità sul Titanic riporta stralci degli interrogatori e delle indagini compiute dalle commissioni statunitensi e inglesi riguardo alla tragedia del Titanic. Devo dirti che non è proprio una parte leggerissima, ma l’ho trovata assolutamente necessaria per una visione più completa e realistica di questo evento. Non è leggera perché riporta le descrizioni e le testimonianze di buona parte delle persone che hanno guidato le scialuppe di salvataggio, quindi in taluni momenti è un pochino ripetitiva. Ma è, come dicevo, necessaria, perché offre finalmente una visione realistica delle reazioni umane, in confronto alla versione romanzata ed “eroica” di Gracie.

Il dilemma principale presente in tutte le scialuppe era quello se tornare o meno indietro verso la nave per tentare di recuperare altri superstiti. E, nella quasi totalità dei casi, si è scelto di non tornare, per il timore di essere assaltati da chi stava annegando o di venire risucchiati dalle acque nei pressi del transatlantico. Un altro esempio interessante è quello di un passeggero ricco che ha offerto del denaro a tutti gli occupanti della sua scialuppa, non tanto per non tornare indietro, quanto per acquisire (acquistare) un maggior peso nella decisione di non farlo. E poi ci sono tutti quei passeggeri “clandestini” che si sono lanciati nelle scialuppe ignorando il comando “prima le donne e i bambini”.

Insomma, sebbene i valori e la morale dell’epoca (e forse anche il coraggio) fossero indubbiamente più alti dei nostri, questo resoconto rende tutto più umano. O meglio, riporta le situazioni di coraggio estremo descritte da Gracie a una condizione più veritiera e coerente con i difetti che rappresentano la nostra specie, che di certo non brilla per cooperazione (altrimenti saremmo intelligenti come le formiche e non ci staremmo estinguendo).

A tutto questo devo aggiungere il vantaggio di poter vedere in faccia molti protagonisti del romanzo, grazie alle illustrazioni sparse per il libro. E a volte la curiosità è ben ripagata da questa possibilità.
E con questo ti ho detto tutto.

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