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“La casa d’inferno” di Richard Matheson

L’avevo anticipato nella recensione di Io sono Helen Driscoll e così è stato: ho trovato e letto La casa d’inferno. Sono riuscito, peraltro, a recuperare la prima edizione Rizzoli del ’74, che ha anche un piccolo valore collezionistico.
Forse questo titolo è più sconosciuto rispetto agli altri dello scrittore/sceneggiatore, ma non certo meno coinvolgente. Ne è stato tratto anche un film, Dopo la vita di John Hough, ma non l’ho ancora visto.
Nemmeno questa volta,in ogni caso, Matheson mi ha deluso.

La trama è classica, ed è la sua forza. Quattro persone si recano in una casa “notoriamente” infestata, su commissione del riccone di turno, per scoprire se esista o meno la vita dopo la morte tramite l’utilizzo di diversi tipi di indagine. C’è infatti uno scienziato, con la moglie, una medium “mentale” e un medium “fisico”, unico sopravvissuto da una precedente spedizione di trent’anni prima. Non aggiungo altro per non rovinare i colpi di scena.

Matheson gestisce a meraviglia l’horror di genere, creando proprio quelle atmosfere che il lettore si aspetta da un romanzo con la tipica casa infestata. Ma non basta, c’è una sorpresa, se così la si può chiamare. A un certo punto infatti ti stupisce con una lieve virata verso il porno-soft, con possessioni carnali di ogni tipo. E devo dire che questo mi ha sorpreso molto, non ricordo di aver mai letto nemmeno una parolaccia nei suoi altri romanzi, non mi aspettavo quindi situazioni di violenza verbale e fisica a tema sessuale.

Se devo trovare una pecca è la traduzione. Già, perché.. ho scoperto cose. Tipo che sitibondo significa “assetato”, o che si possa scrivere eppoi e davvicino. Insomma, un linguaggio che doveva già essere arcaico nel 1974 e che si sposa male con frasi come “ho voglia di uccello” e “fattelo venire duro”.

Ora il prossimo obiettivo sarà leggere L’incubo di Hill House di Shirley Jackson, dovrebbe essere uno dei più bei romanzi sulle case infestate. Almeno così mi pare di aver capito..

“Io sono Helen Driscoll” di Richard Matheson

Qualche sera fa mi sono ritrovato per caso a vedere Echi mortali, un film di David Koepp con Kevin Bacon del 1999. Colpito dalla somiglianza della trama con il più noto Il sesto senso di Shyamalan ho ravanato su internet per capire quale dei due fosse uscito per primo. Ho scoperto così che i film sono usciti nello stesso anno, a distanza di un mese l’uno dall’altro (questa la sfiga principale per Echi mortali, che è passato in secondo piano sebbene molto bello), e che quindi non c’è stata la scopiazzatura che temevo. Ed è in questa ricerca che ho anche scoperto (nei titoli mi era sfuggito) che il film di Koepp è tratto dal libro di Matheson Io sono Helen Driscoll.
Dannazione, Matheson!

Di Matheson avevo già letto Io sono leggenda e Tre millimetri al giorno ed entrambi mi erano piaciuti molto. Si parla di molti anni fa. Ma perché ho poi abbandonato questo autore? Mistero. Detto fatto mi sono procurato il libro e in due giorni l’ho divorato.

Trama semplice, che intreccia fantascienza, horror e giallo. Un padre di famiglia, Tom, viene ipnotizzato per gioco dal cognato che involontariamente gli “apre” la mente. Tom diventa quindi, suo malgrado, una sorta di medium. Seguono sogni, visioni, preveggenze, letture del pensiero. La sua vita e quella della sua famiglia è stravolta. Tra le altre cose vede un fantasma che compare ogni notte nel suo salotto. Mi fermo qui, dai.

Io ho letto il libro nell’edizione pubblicata da Urania, tuttavia, come scritto sopra, non me la sento di classificarlo unicamente come “fantascienza”. Ed è qui a mio parere la sua forza, il mescolare più generi. E’ la tipica lettura per cui desideri sempre sapere cosa accade nella pagina successiva. Leggera ma molto appassionante.

Non commetterò nuovamente l’errore di trascurare Matheson, infatti sto già lavorando per recuperare La casa d’inferno