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“IT” di Andrés Muschietti

Dopo un mese di attesa, rispetto al resto del mondo, è finalmente uscito IT di Muschietti e io sono andato a vederlo la prima sera di programmazione. Inutile che ti ricordi che per me King è Dio, quindi quando si tocca una delle sue bibbie divento molto critico. Alcune cose però, prima di parlare del film.

n.1 – Pubblico difficile. Io un pubblico così del cazzo l’ho trovato raramente in sala. Nei primi minuti Georgie picchia la testa mentre corre: metà della feccia urlava “scemo” o “ritardato”. Il mio vicino continuava a guardare il fottuto smartphone illuminando a giorno la zona. Spero che sia morto. Quello dietro mangiava le caramelle in carta croccante e la t***a due posti a fianco ha commentato ogni singola scena. Mai più la prima sera, mai più la sala più grande con il superimpianto audio (dove il biglietto costa 11 euro: doppiamente coglioni quelli che fanno casino). Comunque, così a occhio, potrei dire che il 99% dei presenti non avesse letto il libro o visto la versione precedente.

n.2 – Operazione nostalgia. Per quanto Tim Curry, il primo Pennywise, fosse spettacolare, e per quanto alcune scelte del film-tv del 1990 fossero molto felici (vedi l’utilizzo condiviso del farmaco per l’asma), la vecchia versione di IT era abbastanza di basso livello. Certo, avevamo tutti 27 anni in meno, quindi è chiaro che l’occhio critico sia offuscato dalla bellezza dei tempi andati (che son sempre meglio del presente), ma la verità è questa.

Ed ora posso dirlo: questo film mi è piaciuto. Fermo restando che il romanzo è totalmente inarrivabile (così come lo è La torre nera, ma il film è stato pessimo) e che quindi sia stata necessaria una semplificazione estrema. Ma il nuovo IT funziona, non nasconde la sua cattiveria, come per forza di cose doveva fare l’altro (a Georgie viene strappato via un braccio, per dirne una che succede subito senza rovinare le novità). Ti dirò di più, è maggiormente evidente in questa versione, rispetto alla precedente, come il pagliaccio sia solo una delle forme del male e non il suo vero Io.

Insomma, forse non resterà nella storia del cinema, se non per l’esplosione al box office (mentre scrivo siamo a 650 mln), ma è un bel film, oltre che una delle poche trasposizioni degne dai libri del Re. E poi Pennywise è tosto, forte. Bravo Bill Skarsgård, figlio del noto Stellan.

La chicca della tartaruga (Maturin per gli esperti), sia sotto forma di giocattolo Lego, che nel lago mentre i “perdenti” fanno il bagno, è qualcosa di commovente e inaspettato. Grazie.

Mi è venuta voglia di rileggere il libro, quindi credo che riparlerò del confronto di IT libro/film quando avrò la mente fresca.

Cosa aggiungere, vai a vederlo.

“La cura dal benessere” di Gore Verbinski

Oggi ti lascerò in sospeso fino alla fine, per sapere cosa penso realmente di questo film di merda. Ops..

Ne ho avuto sin da subito il latente sospetto, quando di sottofondo alle prime immagini c’era la SOLITA nenia canticchiata dalla SOLITA vocina infantile. Però mi sono detto, cazzo, il trailer era abbastanza fico, il film è lungo la bellezza di 2h27′ (difficilmente le stronzate colossali durano tanto), non può essere, dai.
Invece può essere.

Proprio per questi motivi un pregio l’ho trovato, ed è anche l’unico. Il trailer è assolutamente uno dei trailer più ingannevoli degli ultimi anni. Bisogna premiare chi l’ha montato. Un lavoro da maestro, che non fa intuire in nessun modo la trama defecatoria che ci si nasconde dietro.

Per la prima ora e mezza hai l’illusione (e la speranza a ‘sto punto) di trovarti semplicemente in una copia sbiadita di Shutter Island, con Dane DeHaan a sostituire l’inarrivabile Di Caprio. L’atmosfera è inquietante, c’è del mistero, insomma, ci sta. Poi lentamente, la trama di merda, subdola come un emorroide durante una cronoscalata, si insinua tra le pieghe del film, e manda tutto in vacca.

SPOILERO (TRAMA)
Il protagonista, il Leo mancato di sopra, è incaricato di andare in Svizzera a recuperare un vecchio capitano d’azienda, scomparso in una SPA gigante (purtroppo senza massaggiatrici). Praticamente, in questa casa di cura, che si raggiunge attraverso un percorso tortuoso tra le montagne (si, Kubrick sta piangendo), i ricconi anziani del pianeta si ritrovano per ricevere dei lussuosi trattamenti riabilitanti, in stile Cocoon. Solo che, invece dei bozzoli alieni, vengono segretamente insidiati dalla famiglia allargata dell’anguilla di Valeria Marini in Bambola. Già, perchè il proprietario della clinica è in realtà un barone di 200 anni di età, che sta effettuando degli esperimenti sulla fertilità umana (utilizzando dell’acqua infestata da delle anguille Highlander di 300 anni), sacrificando sti poveri vecchi. Il tutto per riuscire a trombare e a mettere incinta sua figlia, una 16 enne di 180 anni, nata dall’accoppiamento di due secoli prima con la sorella del barone stesso. No, non sei finito nella categoria “incesti” di Youporn, la trama è davvero questa. A un certo punto, il barone (alias Jason Isaacs) si strappa la maschera di finta pelle che ha sulla faccia e si scopre che, sotto il volto del serpeverde Lucius Malfoy, non c’è nient’altro che La mummia (purtroppo non ho trovato immagini su google, per mostrarti il livello di merda a cui si arriva).

Ma troviamogli anche un lato positivo a questo film, dai. Perchè uno ce l’ha. Ieri giocava l’Italia, la sala era mezza vuota e il livello di educazione generale era un po’ più alto, rispetto agli standard del venerdì sera. Le capre erano a casa sul divano, non al cinema. Ok, non sarà un merito del film, ma più di così non ci riesco, giuro.

“Split” di M. Night Shyamalan

Faccio un po’ fatica a parlare di questo film, non so perchè. Forse perchè ha delle potenzialità inespresse, o perchè da Shyamalan mi aspetto sempre possa saltare fuori un nuovo Sesto senso / Signs. Non è così, però siamo anche lontani dalle schifezze come E venne il giorno o After earth. Ecco, ci piazziamo più nella zona media, in quella fascia ombreggiata del visibile ma dimenticabile.

Prima le cose belle: le protagoniste femmininili (e non mi riferisco a McAvoy travestito da signora delle poste de I soliti idioti), le pisellabilissime fanciulle che vengono rapite dal pazzo dalle duecentomila personalità. So che ci saranno dei benpensanti che diranno subito: “ma hanno 15/16 anni!”. Col cazzo. Nel film ok, ma nella realtà la più giovane è del ’96. Quindi si, son pezzi da 90, ma nella parte legale dei 90. Ci saranno anche dei buongustai che vorranno vederle, eccole:

split-girls

Per quanto riguarda Muccin.. ehm.. McAvoy, invece, a mio parere, non regge con i grandi schizzati del passato. E’ bravo eh, ma non mi ha fatto impazzire. Sullo stesso tema preferisco Edward Norton in Schegge di paura. Ti sparo un confronto Muccino/McAvoy così almeno ti fai due risate:

mcavoy-muccino_500

La grande, enorme, macroscopica pecca di questo film è una fondamentalmente. Se hai visto il trailer hai visto già tutto. Non c’è molto di più di quanto mostrato nei 2 minuti di promozione infatti, ed è un peccato.

La spoilerata finale: cazzo c’entra il Bruce Willis di Unbreakable a fine film? Niente, a mio parere. Si, ho visto l’intervista di Shyamalan che spiega come il personaggio di Split dovesse essere presente in Unbreakable, e di come sia stato tagliato. Ho anche sentito che dovrebbe uscire un terzo film che comprende gli universi di questi due titoli. Sinceramente non ne sento la mancanza. Si può anche vivere senza dover creare un multiverso Marvel dove non ha senso di esistere, anche se è di moda.

“Arrival” di Denis Villeneuve

Finalmente un film di fantascienza con i controcazzi. Era da parecchio che non uscivo soddisfatto dalla sala, dopo un pellicola di questo genere. Ho visto qualcosa di molto buono comodamente sul mio divano, ma al cinema penso di dover tornare indietro a Interstellar o Prometheus. Peraltro di Villeneuve conoscevo solo il bellissimo thriller Prisoners, e sono quindi molto contento mi sia piaciuto anche Arrival, poichè la cosa mi fa ben sperare per Blade Runner 2049.

Questo non è un film per tutti. Cioè, se vuoi le sparatorie, le spade laser o Will Smith che prende a calci in culo un alieno, forse è meglio che vai a vederti Assassin’s Creed, che io non ho visto sia chiaro, ma mi sembra più idoneo alle tue aspettative. Io con la fantascienza voglio pensare, ho questo brutto vizio. E Arrival ti fa pensare parecchio, tanto che chi era con me non ha ben compreso tutte le sfumature fino in fondo.

Trama nota e semplice: arrivano gli alieni, cosa vogliono? Come comunicare? Come affrontare l’incapacità di intendersi?

Oggi sono molto buono e non voglio spoilerare niente, non lo so perchè. Ma è un buon segno, ho talmente desiderio che tu veda questo film che non voglio proprio rovinarti nulla. C’è davvero tutto: dalla riflessione sul tempo (sui viaggi nel tempo, tanto cari ai nerds e ai paradossisti), a quella sul linguaggio come forma mentis. C’è poi un durissimo confronto tra una civiltà evoluta e la vostra (si, vostra, io ho deciso di essere un eptopode), primitiva. Su quest’ultimo punto, il film offre una spietata idea realistica di come potreste apparire voi umani ad una specie superiore, nella vostra piccolezza (sisi, eptopode!).

E’ uno di quei film che, se visto più volte, continua a offrire nuovi dettagli e sfumature, nuove logiche. Vai a vederlo, potresti imparare qualcosa, e magari poi sarai pronto per condividerla con me!

“Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali” di Tim Burton

Un film che poteva essere migliore in almeno mille modi diversi. Inizio ad essere abbastanza pessimista riguardo al declino di Tim Burton, saranno 10 anni che non fa un film “a livello”.

Non so neanche da dove iniziare. La trama è banale, scarna. Ci sono i buoni, ci sono i cattivi, i cattivi (guardacaso) vogliono far fuori i buoni. Non è che succeda molto altro. Esteticamente è anche piacevole, compaiono in parte le caratteristiche del cinema di Burton nella creazione fisica dei personaggi e dei mostri, ma si limita solamente a questo. Nel mio cinema ideale l’estetica è al servizio della trama e non viceversa, perchè se non c’è trama, mi annoio.

I temi sviluppabili potevano essere tantissimi. A livello fantascientifico quello sempre intricato dei viaggi nel tempo con i suoi paradossi, a livello umano quello del “diverso”, a livello storico il nazismo con i suoi mostri. Ci poteva anche stare una rivalutazione dei vecchi valori nonno-nipote, se fosse stata approfondita. O una visione alterata della realtà, come avveniva in Big Fish. Niente di tutto questo, solo superficie.

Se penso che sono andato a vedere questa roba e non sono riuscito per tempo a beccare Captain Fantastic mi tiro una martellata nelle palle. Un mese di programmazione il primo, quattro giorni il secondo. Che pubblico di merda, diciamolo. Prove concrete: top ten di dicembre al cinema, cinque film sono italiani. Osservare la qualità dei titoli e piangere (o bestemmiare).

“Rogue One: A Star Wars Story” di Gareth Edwards

La vicenda penso sia ormai nota a tutti, e per una volta farò una breve sintesi. Mooolto breve. Il film parla di come sia stato scoperto il punto debole della Morte Nera, che verrà distrutta in Star Wars: Una Nuova Speranza, attraverso il furto da parte dei ribelli dei piani di costruzione della macchina-pianeta.

E’ sicuramente un film divertente, come tutti i film della serie di Star Wars (ad eccezione de La minaccia fantasma, che faceva proprio cagare). C’è ritmo, frenesia, non ci si ferma mai. Però. Verrò sicuramente messo in croce per quanto sto per dire, quindi ci tengo anticipatamente a sottolineare che ritengo tutta la saga godibilissima ed unica nel suo genere. Il pregio principale di Star Wars è quello di portarti totalmente in un altro mondo, dove è normale tutto quello che accade. Cioè, si può mettere in dubbio la trama, alcuni personaggi, ecc., ma non si mette mai in dubbio la veridicità di questo universo parallelo costruito benissimo. E questo è grandioso. Ma..

Ma.. Star Wars Rogue One manca, a mio parere, totalmente di empatia, come tutti gli altri episodi. I personaggi sono divertenti, ci si affeziona come ci si affeziona a un bel giocattolo, ma tutto finisce qui. Un esempio: l’umanità del Ford-Deckard è totalmente superiore a quella del Ford-Solo (si, lo so che non c’è Harry in questo episodio!), e di conseguenza anche il coinvolgimento emotivo. Certo non si può avere tutto, Star Wars ha creato un mondo, ed è già moltissimo. Tuttavia, l’estremo fanatismo creato da questa saga lo considero esagerato, nella fantascienza preferirò sempre un Blade Runner, Alien o Interstellar. Potrei forse dire riguardo a Star Wars la temibile frase “visto uno visti tutti”. Che poi sia un piacere vederli tutti è sicuro, ma una volta visto il primo, la novità, l’innovazione, il coinvolgimento, sono da un’altra parte e non certo in tutto quello che è seguito. Diciamo che per me Star Wars equivale ad una serie televisiva ad altissimo costo.

Ah, altro pregio è sicuramente l’operazione vintage/amarcord in cui ci sono ancora superpulsanti giganti sulle astronavi, come nella fantascienza anni ’70. Ed i cattivi cascano come mosche (quelle armature bianche devono proprio valere un cazzo). Insomma, il bello del rivivere un cinema dei tempi andati (con tanto di attori della trilogia originale resuscitati con la computer grafica).

Sarò estremamente sintetico, ed in questa conclusione spoilero, quindi non leggere se devi ancora andare al cinema: alla fine di Rogue One muoiono tutti, solo che non te ne frega un cazzo. Ed in questo c’è qualcosa che non funziona.

“Trafficanti” di Todd Phillips

Ah, non è la locandina del film? No? Devo aver sbagliato.. Si si, col cazzo che ho sbagliato. Ana de Armas scala con prepotenza la mia personale classifica salendo sicuramente sul podio del figametro, devo ancora capire bene dove, ma molto in alto. L’avevo già apprezzata in Knock knock, in cui faceva parecchio la birichina, ma qui ha proprio colpito al cuore, cioè, io adesso la amo e dobbiamo sposarci. E’ così versatile poi, da stupratrice di Keanu Reeves a mogliettina modello e incorruttibile di questo Trafficanti, ha proprio tutte le caratteristiche che si possono cercare.

Ah già, c’è anche il film.

Oscurato dalla presenza della carismatica Ana (non so se si è capito) il film è comunque ben godibile e divertente. Mi sono letto anche la storia vera di David Packouz (che fa un cameo) e Efraim Diveroli per non presentarmi impreparato e, per quanto il film sia sicuramente stato romanzato, la realtà non discosta troppo dalla fantasia: due freschi ventenni sono diventati davvero, senza troppa esperienza, due trafficanti d’armi internazionali per conto della Difesa degli Stati Uniti. Insomma il classico sogno americano che diventa realtà (reale). Condito con qualche battuta e gag classica dei film con Jonah Hill (che peraltro mi preoccupa molto, sta diventando un pianeta).

La classica ascesa e discesa in stile Scarface (a cui il film fa moltissmi riferimenti), anche se gestita in modo abbastanza leggero, non manca di divertire. Insomma se hai due ore guardalo, male che vada t’innamorerai.

“Jason Bourne” di Paul Greengrass

Era da un po’ che non andavo al cinema, non tanto da quanto non scrivo di cinema qui, ma comunque da parecchio. In realtà non ho scritto molto perchè non ho visto recentemente film interessanti (perlomeno al cinema). La triste verità è che i film decenti in sala ci restano si e no tre giorni e io non faccio mai in tempo a vederli. Spinto quindi dalla promozione del 2° mercoledì del mese a 2 euro mi sono autoimposto di approfittarne con Jason Bourne (il film più “impegnato” tra i disponibili). Quanti errori tutti insieme..

Primo errore. So che ora sembrerò classista e criticabile, ma in fin dei conti non me ne frega un cazzo. Il cinema a 2 euro (e probabilmente anche la programmazione ignorante) riunisce la peggio feccia dell’umanità disponibile sul mercato. Dallo spettatore che puzza di morte fognatica al mangiatore scrocchiante compulsivo, senza tralasciare i litigi e le discussioni da galli con petto gonfiato. Un gruppo di capre chiacchieranti che è un insulto alla razza umana anche solo esteticamente a guardarlo in fermo immagine. Certo, ti senti una persona migliore (superiore), ma non mi basta. E questo è solo il contesto, veniamo al film.

Secondo errore. Cercherò di essere molto tecnico e preciso e di utilizzare un linguaggio aulico per distanziarmi dalla sopracitata feccia: questo film mi ha fatto totalmente cacare. Nulla a che vedere con i leggeri ma molto divertenti e coinvolgenti Bourne della trilogia. Già dopo la prima mezz’ora era ben chiaro che di Bourne se ne sarebbe visto veramente poco. Tutta una serie interminabile di collegamenti telefonici-mediatici-conscritteinsovraimpressione in stile pseudo spionaggio (che ha veramente scartavetrato i maroni), senza arrivare da nessuna parte. Io ne ho piene le palle di trovare le ormai straviste scritte che ti dicono: “nazione/città – data – ora” accompagnate da rumori tipici di sottofondo della zona e immagini di mercati con molti autoctoni che parlano in lingua madre. Quando individuo queste scelte registiche capisco già che la novità è altrove. Ma tralasciamo. La verità è che non c’è una trama, non c’è coinvolgimento, e non c’è neanche il protagonista. Sembra un film girato con il girato avanzato da altri film (tecnica di cui al momento non ricordo il nome). Non ho voglia neanche di spendere altre parole.

E’ vero, mi sono imposto di scrivere solo di film visti in sala, ma se andiamo avanti così sarà ben poco ciò che varrà la pena andare a vedere. Non voglio lasciarti a digiuno, vuoi vedere un bel film? Guarda Take shelter di Jeff Nichols, non c’entra un beneamato con il tema del post ma l’ho visto recentemente ed è stupendo.

“The Hateful Eight” di Quentin Tarantino

Stiamo parlando di Tarantino, quindi un film difficilmente è “brutto”. Non è un regista paragonabile ad altri (“..non è lo stesso fottuto campo da gioco, non è lo stesso campionato, e non è nemmeno lo stesso sport..”), non tratta gli argomenti allo stesso modo e i dialoghi sono sempre ad un livello superiore. Il raffronto può quindi solamente ripiegarsi su se stesso, ossia: come si pone questo The Hateful Eight rispetto agli altri film di Tarantino? Per rispondere meglio a questa domanda ti ho preparato la mia personale classifica (che non include gli episodi di Four Rooms e Sin City):

1° – Pulp Fiction
2° – Django Unchained
3° – Bastardi senza gloria
4° – Le iene
6° – Kill Bill vol. 2
5° – Kill Bill vol. 1
6° – Grindhouse – A prova di morte
7° – The Hateful Eight
8° – Jackie Brown

Non è finito in ultima posizione unicamente perchè di Jackie Brown ricordo solo che non mi era piaciuto per niente, quindi ho dato a The Hateful Eight il beneficio del dubbio lasciandolo al penultimo posto.

Credo che il Quentin questa volta abbia peccato di autocompiacimento, relegando la storia ad un’importanza secondaria (aggiungerei: inconsistente, inesistente) rispetto alla nota abilità nei dialoghi e alla descrizione dei piccoli gesti che lo caratterizzano positivamente.
Inoltre a me i film lunghi piacciono, sono un amante delle tre ore, ma qui proprio non ci siamo, si poteva tagliare il minutaggio tranquillamente a metà, tanto non succede un cazzo.

Il paragone diretto con l’unico suo altro simil-western, ossia Django, è improponibile, siamo su due livelli totalmente diversi.
E poi lì c’era Christoph Waltz.

“Spectre – 007” di Sam Mendes

Premesse riguardo la mia fruizione del film.
Per essere corretto devo ammettere che questo 007 sono andato a vederlo stanco ed in seconda serata. Devo anche aggiungere che seduti di fronte a me c’erano tre cazzo di transessuali brasiliani che hanno continuato a far casino durante tutto il film, e quando non facevano casino ti abbagliavano con i loro smartphone da 50″ su cui consultavano costantemente Facebook, Whatsapp, ecc. ogni 5 minuti. Io non so perchè non siano rimasti a dar via il culo sulla statale invece di venire in sala a buttare nel cesso, in sole due ore, anni di battaglie per gli uguali diritti dei diversamente sessuati.

Venendo al film questo ennesimo James Bond a mio parere si divide in tre tempi:
– L’inizio: adrenalico, veloce, coinvolgente. Guardandolo pensavo: “oh cazzo, bene, i presupposti sono buoni stasera ci si diverte”.
– La seconda parte: narcolessia dirompente protratta in una piattezza interminabile con probabili visioni oniriche dovute alla mescolanza tra il sonno e la veglia. Palpebre di piombo.
– La terza parte: inizia praticamente dal combattimento nel treno, dove finalmente una scarica di azione mi ha risvegliato dal mio torpore e fortunatamente é proseguita a tratti più o meno alterni fino alla fine. Non al livello della parte iniziale comunque.

Daniel Craig mi piace come 007, e il nemico interpretato dal grandissimo Waltz ci sta tutto, solo che per farla breve questo Spectre non mi ha entusiasmato un granchè. Lo so che mi tirerò addosso le ire dei Bondiani (o come cazzo si chiamano ma tra Trekkers, Potterhead, Starwoids, Ringers, ecc. non ci capisco più una mazza) ma dopo un po’ inevitabilmente, con le serie di film, si raggiunge la frutta, che può anche essere molto buona, ma se mangi sempre la mela, e non ti si presenta inaspettatamente blu da un momento all’altro, finisce per stancarti.

In poche parole ho come l’impressione che un film come questo, se il protagonista non si chiamasse James Bond, non se lo cagherebbe nessuno. E’ il brand che tira, l’abitudine all’aspettattiva. Sai che tromba, che ha un auto potente, che ha una posizione plastica da tiratore, che c’è la sigla iniziale con la musica, che il 7 è una pistola, ecc.. La maggior parte delle persone cerca conferme nella vita, in 007 le trova. Puoi guardare il film e spuntare le caselline delle caratteristiche che devono esserci per farti dire: “ok, è Bond, James Bond”.
Ma l’originalità, la novità, la capacità di stupire e di farti vedere il cinema con gli occhi del bambino che entra in sala per la prima volta, ecco, quella è da un’altra parte.

P.S. Durante la parte soporifera del film, mentre ero in fase rem, credo di aver intravisto un funerale. Penso fosse una sorta di installazione artistica come metafora della morte del cinema italiano, perchè mi è parso che l’attrice principale della sequenza fosse italiana e che facesse proprio cagare quanto a recitazione, immagino volutamente.