Archivi tag: Kenneth Branagh

“Tenet” di Christopher Nolan

Sabato sera, dopo mesi di astinenza, sono andato a farmi rapinare al cinema e, per soli 10 euro e 20 centesimi, ho visto Tenet di Christopher Nolan. La cosa bella nelle sale cinematografiche dell’era Covid è la disposizione dei posti, bisogna dirlo: a fianco hai chi è venuto con te, dall’altro lato il posto vuoto. Avevo quindi un buon metro di distanziamento dalla signora mangiacaramellecontrollacellulare che mi stalkera anche dopo questa lunga assenza (perché ormai, per me, è sempre la stessa).

Non ti racconterò la trama di Tenet, mi dispiace. Però posso dirti qual è l’idea su cui si basa e sulla quale costruisce la storia: un macchinario in grado di invertire il tempo degli oggetti e delle persone. Tali oggetti (o persone) vengono definiti nel film invertiti. (No, non è una barzelletta e non farò battutte.) Detto questo, l’inversione avviene in modo “Noliano”, cioè non come te la aspetteresti in un film che ragiona sul tempo. Un persona che entra nel macchinario (tornello) uscirà muovendosi con il tempo che va all’indietro. Vedrà quindi uccelli che volano al contrario, incendi che implodono ecc. e si muoverà nella direzione temporale opposta (con tanto di respiratore, perché i bronchi avrebbero qualche problema ad effettuare la respirazione al contrario). Insomma, di base una buona idea, originale e decisamente diversa dai soliti “viaggi nel tempo”.
[E qui poi si sviluppa la trama su un traffico di plutonio che viene inviato dal futuro al passato, ma non ci interessa troppo.]

Il film, però, non mi ha preso. La commistione tra fantascienza e 007 (perché c’è parecchio spionaggio con scene alla Daniel Craig) mi ha un po’ annoiato. E mi dispiace eh, perché io sono un grande fan di Nolan, ho visto tutti i suoi film (tranne il primo, Following, ma provvederò). Mi è mancata la lungimiranza e l’architettura inattaccabile di film come Interstellar e Inception, per restare in tema di tempo e giochi legati a questa dimensione. Anche gli attori non mi hanno coinvolto, uno meno empatico dell’altro (io, l’anemico Robert Pattinson, dopo il mitico Bale, come Batman proprio non ce lo vedo), forse il migliore rimane Kenneth Branagh a fare il cattivo. Era dai tempi di Insomnia che non trovavo un film di Nolan così privo di personalità (non che Dunkirk ne avesse molta… un bel film di guerra, ma finiva lì), senza dimenticare un minutaggio non proprio irrilevante (150 min).

Mi sono divertito? Nì. Lo rivedrei? No. Un buon film di fantascienza ma niente di memorabile e da Nolan, ormai, ci si aspetta sempre il miracolo. Questa volta non c’è stato, almeno secondo me. Ma forse è solo la delusione alla Tripadvisor di quando leggi i commenti che dicono «qui si mangia la migliore bistecca di scimmia del mondo» e poi vai lì e mangi solo una scimmia molto buona, ma non certo la migliore.

Se hai voglia di approfondire, ecco la curiosità interessante: il quadrato del Sator.
SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS (palindromo). Studia.

“Assassinio sull’Orient Express” di Kenneth Branagh

Ultimamente non vado spesso al cinema e quando ci vado i film non li scelgo io, ecco il motivo per cui scrivo poco. Spesso, infatti, quello che vedo è così insignificante e dimenticabile da non valere nemmeno la pena di riportarti quello che penso a riguardo.

Fatta questa premessa te ne faccio un’altra: non ho visto il precedente film, tratto dal romanzo omonimo del 1934, e non ho mai letto un libro di Agatha Christie (rimedierò). Di conseguenza ho visto Assassinio sull’Orient Express senza alcun pregiudizio e anche senza aver alcuna idea di come sarebbe andata a finire la storia.

La trama è semplice e nota: durante un viaggio sul famoso treno un mercante d’arte di dubbia fama (un Johnny Depp sempre più bolso) muore accoltellato. Sono sospettati tutti i passeggeri. Poirot (Kenneth Branagh), sul treno per caso, indaga.

Ora, al di là del cast stellare, tra cui Kenneth Branagh e Johnny Depp, appunto, e poi Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Michelle Pfeiffer, si tratta di un giallo abbastanza classico. Il tipico di giallo che mi fa pensare a Cluedo, il gioco. C’è l’arma del delitto, l’uomo morto, i sospetti, gli indizi, ecc. E, come forse saprai già i, gialli non mi entusiasmano troppo (escluso il grande Sherlock Holmes di Doyle).

È un bel film, godibile e che intrattiene, non ci si annoia sicuramente. Ma tra un mese l’avrò dimenticato, questa è la realtà dei fatti. Vale la pena andare al cinema a spendere dieci euro per vederlo? Secondo me no. Però si tratta di un’opinione al 100% soggettiva, credo che un amante del genere la penserebbe diversamente.
A me piacciono quei film che c’è gusto a rivederli diverse volte per apprezzarli sempre di più, indipendentemente dalla trama. Questo, invece, una volta conosciuta la soluzione del caso, non ha più alcun motivo di essere visto.