Archivi tag: Oscar

“Druk – Un altro giro” di Thomas Vinterberg

Druk (Un altro giro) racconta la storia di quattro amici, insegnanti nella stessa scuola superiore, che decidono di testare la teoria dello psichiatra Finn Skårderud. La teoria prevede che l’essere umano sia nato con lo 0,05% di alcol nel sangue e che, in realtà, solo mantenendo questa percentuale possa raggiungere la felicità e la soddisfazione nella propria vita (sintesi molto ermetica, ma questo è). I quattro stabiliscono una vera e propria tabella di marcia e si lanciano nell’impresa, con risultati altalenanti, anche a causa dei differenti stili di vita.

I tre imbecilli seduti al mio fianco non hanno capito nulla del film, appena lo schermo è diventato nero si sono esibiti nel grande classico «Ma che senso ha?» «Probabilmente nessuno, prova a guardare su internet». Posso immaginare che sia frustrante essere scemi e trovarsi anche con nove euro in meno in tasca (questo il prezzo del biglietto, per riportare la gente nelle sale), tuttavia ciò dovrebbe farti intuire che Druk non è che sia un film proprio per tutti. Io, per la cronaca, l’ho trovato fantastico. Per la precisione: delicato come un passerotto e potente come un elefante.

Druk fa ridere (e sorridere) per il 90% del tempo. Mads Mikkelsen è straordinario, ma in verità tutto il cast funziona molto bene. Nonostante le differenze culturali con la Danimarca siano “importanti” (anche solo per quanto riguarda l’utilizzo degli alcolici) e, quindi, ci si perda qua e là qualche sfumatura, è impossibile lasciare la sala senza avere qualcosa che ti si ripiega dentro. Perché Druk è un film sulle occasioni mancate (e su quelle non mancate), sui sogni che non si sono realizzati (o che si sono realizzati). Druk è un film su quello che si pensava di diventare, sulla vita che si sperava di avere, e sulla normalità che ti investe con tutta la sua forza, rendendoti ordinario prima che tu abbia il tempo di accorgertene.

Druk è anche il primo film che vedo che proponga una soluzione estrema (l’alcol, appunto) senza consacrarla né condannarla. È un po’ come se ti dicesse: «Guarda, se vuoi si può fare questa cosa. Certo, ci sono i pro e i contro». La brutalità della vita è tale da rendere giusitificabile un certo grado di anestesia, insomma. Ed è così che, se l’obiettivo della tua giornata diventa comprare il latte o il merluzzo al supermercato, forse tanto vale farlo da ubriaco.

[SPOILER] Il rischio di scivolare c’è ed è dietro l’angolo (così come l’alcolismo e la morte), ma c’è anche il “rischio” di raggiungere un qualche tipo di libertà. Il ballo finale di Mikkelsen (che sognava di fare il ballerino) tra gli studenti neodiplomati – con tutti i loro sogni ancora interi – è qualcosa di poetico, disperato e positivo contemporaneamente. È una sovversione delle regole che richiede, appunto, un certo livello di anestetizzazione per essere attuata.

P.s. Questo film ha vinto svariati premi, tra i quali l’Oscar come migliore film straniero. Ora  pare che Di Caprio abbia acquistato i diritti per produrne un remake statunitense. La domanda è: perché?

“Birdman” di Alejandro González Iñárritu

Nella mia città (che rimane sconosciuta per creare un alone di mistero intorno a chi scrive) Birdman è uscito solo in un piccolo cinema. Si, perchè abbiamo due o tre multisale da 10 schermi, ma la metà erano occupati da l’Italiano medio, che qualche imbecille vuole farmi passare per un nuovo stile comico-ricercato alla Monty Python (dai, dai, vai a cagare!).
Quindi mi sono diretto col cazzo girato ad assaporare il gusto retrò delle poltrone scomode, dei vecchi braccioli alla “guerra di gomito” e della inclinazione assente della platea, il chè significa che se hai davanti uno alto gli conti i bulbi piliferi. Naturalmente, a prezzo moderno, come se fossi alla Warner.
Attento però, non tutto è negativo. Le vagine secche che frequentano questi cinema sono infatti tanto impellicciate quanto silenziose. E’ gente che fa finta di apprezzare il Cinema (soprattutto dopo gli Oscar) e si comporta quindi come ritiene debba comportarsi un intenditore. Quindi niente caramelle o puttanate varie:
Cattiverrimo 1 – rompicazzo 0.

images

Il film mi è piaciuto. Te lo dico subito perchè ultimamente sono stato sfigato nelle scelte e quindi sono felice (o non-triste dai, non allarghiamoci troppo). E mi spiego anche perchè sia piaciuto a molti. Birdman si presta a letture su più livelli, dalla superficie allo strato più profondo, così che anche chi non abbia gli strumenti (ossia chi è scemo) possa apprezzarlo come commedia senza scavarci tanto a fondo. Ero preoccupato di questo (falso) unico piano sequenza, che potesse risultare pesante, invece è davvero ben riuscito, ti porta maggiormente nel teatro dove si svolge l’azione, sembra di sentirne l’odore dei muri.

tn_gnp_et_1025_film

I temi sono svariati e legati generalmente al mondo dell’arte:
• la trama semplice (quella che appunto tutti comprendono) che è godibile e divertente.
• la relazione tra l’essere famoso e l’avere talento nel fare il proprio mestiere (la giornalista/critica nel film dirà a Keaton una cosa che suona più o meno così: “tu non sei un attore, sei una celebrità, sono due cose diverse”).
• i Social Network (come creatori di celebrità appunto) che sono vittima e carnefice di chi non ha capito quale sia il loro utilizzo corretto, ossia quasi tutti.
• la capacità di riconoscere i propri limiti, e di accettarli o meno (questo è il mio preferito).

Trailer (attenzione, se qualche coglione pensa di andare a vedere il seguito di Batman, resterà deluso, non lo è).

Anche il finale del film (o i finali, perchè Iñárritu continua a proporci la FINE, ma c’è sempre una scena seguente) non ci offre grandi soluzioni. Qui occhio che spoilero di brutto quindi se non hai visto il film cavati dal cazzo.

Serie di domande a cui io non posso dare risposta:
– Keaton ottiene il successo nello spettacolo perchè è bravo? (lo spettacolo non lo vediamo)
– Keaton ottiene il successo perchè è diventato nuovamente famoso su youtube (alias Social) girando in mutande per la città?
– La Stone, che disprezzava Birdman, ora lo apprezza perchè è bravo o perchè si è piegato ai Social che lei ama?
– La giornalista si piega inconsapevolmente ad apprezzare una “nuova arte” solo perchè c’è un quasi morto in sala? E’ una critica all’arte moderna come priva di senso?
– Keaton accetta di essere solo Birdman?
– Norton è un vero attore che segue il metodo Stanislavskij o è solo un viziato?
– La vecchia snob che ho davanti, che cazzo avrà capito?

Iñárritu ti mostra sicuramente come l’arte sia un regno dove domina l’incertezza, la falsità e la soggettività insieme al vero talento.
Si pensa tanto, e questo mi piace. Sono un tipo fuori moda.