Dune di Denis Villeneuve

“Dune” di Denis Villeneuve

Premetto, da subito, di non aver ancora letto il romanzo di Frank Herbert, dal quale Dune è tratto. Ho però visto la trasposizione omonima di David Lynch del 1984, sebbene molto tempo fa. Il libro ce l’ho, comunque, chiariamolo.

Detto ciò, vorrei ricordarti la filmografia di Denis Villeneuve:
Un 32 août sur terre (1998)
Maelström (2000)
Polytechnique (2009)
La donna che canta (2010)
Prisoners (2013)
Enemy (2013)
Sicario (2015)
Arrival (2016)
Blade Runner 2049 (2017)
Dune (2021)

Da Prisoners in poi ho visto tutto, compreso quel capolavoro che è Enemy. Quindi posso, con estrema sobrieta (e sfoggiando un linguaggio tecnico che trasuda competenza), dichiarare che, anche questa volta, il buon Denis ha tirato fuori un altro stracazzo di film.

La storia di Dune ormai la conoscono tutti, quindi mi limiterò ad accennarla. Sul pianeta desertico di Arrakis si estrae, dalla sabbia, la “spezia”, preziosa droga dai molteplici utilizzi. A contendersi i diritti di estrazione, sotto la guida feudale dell’Imperatore, due casate: gli Harkonnen (quelli brutti e cattivi) e gli Atreides (i fichissimi). Tra loro, costantemente (e comprensibilmente) incazzati con tutti, i Fremen, gli abitanti autoctoni del deserto. Complotti, guerre, veggenti, sogni e, ovviamente, vermoni giganti.

Con le musiche di Hans Zimmer e scenografie (sia interne che esterne) fuori di testa, Dune è, semplicemente, epico. Lo è in ogni istante. È come se ogni minuto di questo film trasmettesse la precarietà del destino dell’Universo, come se vibrasse. Sono davvero pochi i momenti di alleggerimento e non c’è – grazie! grazie! grazie! – nessun ricorso all’ironia, alla sdrammatizzazione. Questa è davvero una cosa rarissima ormai, con tutti i giocattoloni e blockbuster che girano. La dico meglio: non c’è nessuna cazzo di battuta, mai. Dio, che bello.

Te lo anticipo, questo Dune è la prima parte di due (si spera). Termina a metà libro (così mi dicono dalla regia) e il finale è tagliato con la mannaia. Ripeto, non aspettarti di vedere un qualche tipo di autoconclusione, non c’è. Speriamo solo che le parti siano davvero due, perché i libri della saga di Herbert (senza contare le opere derivate scritte da altri autori, tra i quali il figlio dello scrittore) sono sei. Lo spettatore medio, lobotomizzato dalla serialità netflixiana, non aspetta altro che una saga da dodici film. Io confido in Villeneuve, due sono sufficienti, anche perché mantenere un livello così alto sarebbe pressoché impossibile e si rischierebbe di sfociare in un nuovo, e altrettanto terrificante, Star Wars.

Non starò a parlarti di implicazioni ecologiche e nemmeno di feudalesimo (Arrakis potrebbe tranquillamente essere l’Africa), l’hanno già fatto in molti. Ma il fatto che non io non lo faccia non significa che stia trascurando la genialità e la preveggenza (il romanzo è del 1965) di Herbert. Anzi.

7 pensieri riguardo ““Dune” di Denis Villeneuve”

  1. Il linguaggio tecnico è quello che fa sempre la differenza in un articolo!
    Non sai quanto mi riempia di gioia leggere che anche a chi non ha letto il romanzo si piaciuto il film, il mio terrore è proprio che venga snobbato da chi non lo conosce impedendo alla WB di realizzare la seconda parte – orrore!
    Sul finale hai pienamente ragione, praticamente si interrompe; a questo punto aggiungi altri 10-15 minuti e fammi un minimo di epilogo, visto che oltretutto nel libro c’è già!
    Ma non importa, è bellissimo e sono felice che stia piacendo a così tanta gente; ed Enemy, effettivamente, insieme ad Arrival è un po’ il mio preferito di Villeneuve.

    Piace a 1 persona

    1. Bene, ormai avevo accettato l’interruzione improvvisa sulla fiducia, ma visto quel che mi dici la cosa un po’ mi fa arrabbiare. Una chiusa, anche minima, l’avrei gradita…

      Villeneuve è una garanzia, i suoi film hanno personalità. Adesso vorrei recuperare anche i primi, quelli che non ho visto.

      Ho letto che dovrebbero iniziare a girare la seconda parte a fine 2022, quindi penso tu possa stare tranquillo che per dicembre 2023 la manderanno in sala. Certo, non c’è da avere fretta…

      "Mi piace"

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