Archivi tag: Michael Caine

“Tenet” di Christopher Nolan

Sabato sera, dopo mesi di astinenza, sono andato a farmi rapinare al cinema e, per soli 10 euro e 20 centesimi, ho visto Tenet di Christopher Nolan. La cosa bella nelle sale cinematografiche dell’era Covid è la disposizione dei posti, bisogna dirlo: a fianco hai chi è venuto con te, dall’altro lato il posto vuoto. Avevo quindi un buon metro di distanziamento dalla signora mangiacaramellecontrollacellulare che mi stalkera anche dopo questa lunga assenza (perché ormai, per me, è sempre la stessa).

Non ti racconterò la trama di Tenet, mi dispiace. Però posso dirti qual è l’idea su cui si basa e sulla quale costruisce la storia: un macchinario in grado di invertire il tempo degli oggetti e delle persone. Tali oggetti (o persone) vengono definiti nel film invertiti. (No, non è una barzelletta e non farò battutte.) Detto questo, l’inversione avviene in modo “Noliano”, cioè non come te la aspetteresti in un film che ragiona sul tempo. Un persona che entra nel macchinario (tornello) uscirà muovendosi con il tempo che va all’indietro. Vedrà quindi uccelli che volano al contrario, incendi che implodono ecc. e si muoverà nella direzione temporale opposta (con tanto di respiratore, perché i bronchi avrebbero qualche problema ad effettuare la respirazione al contrario). Insomma, di base una buona idea, originale e decisamente diversa dai soliti “viaggi nel tempo”.
[E qui poi si sviluppa la trama su un traffico di plutonio che viene inviato dal futuro al passato, ma non ci interessa troppo.]

Il film, però, non mi ha preso. La commistione tra fantascienza e 007 (perché c’è parecchio spionaggio con scene alla Daniel Craig) mi ha un po’ annoiato. E mi dispiace eh, perché io sono un grande fan di Nolan, ho visto tutti i suoi film (tranne il primo, Following, ma provvederò). Mi è mancata la lungimiranza e l’architettura inattaccabile di film come Interstellar e Inception, per restare in tema di tempo e giochi legati a questa dimensione. Anche gli attori non mi hanno coinvolto, uno meno empatico dell’altro (io, l’anemico Robert Pattinson, dopo il mitico Bale, come Batman proprio non ce lo vedo), forse il migliore rimane Kenneth Branagh a fare il cattivo. Era dai tempi di Insomnia che non trovavo un film di Nolan così privo di personalità (non che Dunkirk ne avesse molta… un bel film di guerra, ma finiva lì), senza dimenticare un minutaggio non proprio irrilevante (150 min).

Mi sono divertito? Nì. Lo rivedrei? No. Un buon film di fantascienza ma niente di memorabile e da Nolan, ormai, ci si aspetta sempre il miracolo. Questa volta non c’è stato, almeno secondo me. Ma forse è solo la delusione alla Tripadvisor di quando leggi i commenti che dicono «qui si mangia la migliore bistecca di scimmia del mondo» e poi vai lì e mangi solo una scimmia molto buona, ma non certo la migliore.

Se hai voglia di approfondire, ecco la curiosità interessante: il quadrato del Sator.
SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS (palindromo). Studia.

“Alfie” di Bill Naughton

Alfie è un romanzo di Bill Naughton del 1966. Forse ricorderai le due trasposizioni cinamotografiche omonime, la prima proprio del 1966, con Michael Caine, e la seconda del 2004, con Jude Law. Io, sinceramente, non le ho viste. Dal trailer mi pare comunque più fedele il film del ’66, se non altro perché non è stato attualizzato.

In realtà avevo già tentato di leggere questo libro anni fa, poi per ben due volte mi ero interrotto. Non so perché, non è un romanzo pesante, anzi, è molto scorrevole. Lo stile è semplice e diretto, la storia è raccontata dal protagonista in prima persona. La trama è semplice: Alfie è un playboy, ha moltissime donne e descrive le sue (dis)avventure. Tutto qui.

Si può tranquillamente affermare che il romanzo è interamente costruito sul personaggio, le vicende sono secondarie e utili allo scopo di fartelo conoscere.
Prima di mettermi a scrivere ho letto molte recensioni e generalmente la sintesi è: «Alfie è un opportunista egocentrico che però non riesce a stare del tutto antipatico». Ecco, io dissento. A me Alfie è stato proprio sul cazzo, senza mezzi termini.
È vero, è un opportunista, è un egoista, è un egocentrico. È vero che qualsiasi cosa per lui sia meno importante dei propri interessi. Ma tutto questo ci sta nella figura del latin lover, non basterebbe a rendermelo insopportabile (al limite lo si potrebbe anche invidiare). Il fatto è che, secondo me, Alfie è un debole, ed è anche stupido, ed è questo che trovo insopportabile. Non sei di fronte a un personaggio tormentato o spietato, sei di fronte a un personaggio che per la maggior parte del tempo ha paura e maschera la sua paura con prese di posizione da macho risoluto.

Un esempio.
Una delle sue amanti, sposata, rimane incinta di Alfie. Decidono per un aborto clandestino a casa di lui pagando un dottore consenziente. Alfie abbandona la donna nel suo appartamento ad abortire per conto proprio, con la scusa che certe cose le donne le debbano fare da sole. Se fosse volutamente crudele, andrebbe bene, se fosse menefreghista, anche. Ma la verità è che Alfie non sa come comportarsi, ha paura, e si crea un alibi per giustificare la sua scelta.
Lo fa in svariate occasioni per tutto il libro, non te le elenco, ma sono molte.
Mi ricorda quei personaggi di paese, ignoranti, che cercano di superare le situazioni che li trovano intellettualmente impreparati con l’aggressività del “è giusto fare così, dai”. L’incapacità di ammettere un proprio limite, una paura, un’impreparazione, per la vergogna di essere giudicati.
Insomma, a me Alfie è sembrato un cretino, ce lo vedrei bene abbonato a Sky a non perdersi nemmeno una partita di foooobal.

Una nota sulla traduzione, di Ugo Carrega. È chiaro che il protagonista non parli la lingua correttamente al 100% e quindi il traduttore abbia voluto riportare questa caratteristica, tuttavia io ho fatto davvero fatica a capire quando gli errori verbali fossero di Alfie, del traduttore o frutto di un italiano vetusto. Si arriva ad estremi come il fantozziano “vadi”. Resterò nel dubbio.

Ora però non fraintendere il mio giudizio sul personaggio con quello sul romanzo: il libro mi è piaciuto, e probabilmente guarderò anche i film. Se non l’hai ancora letto ti consiglio di farlo, magari prova a verificare se esista una nuova traduzione…

“Youth – La giovinezza” di Paolo Sorrentino

Sono passati cinque giorni da quando ho visto il film e faccio ancora fatica a scriverne. Sorrentino richiede sempre un processo di elaborazione abbastanza lungo ma questa volta è più difficile del solito. Appena uscito della sala il pensiero è stato: “bellissimo, bellissimo, bellissimo.. ma perchè?”. Già, perchè? Come sempre, è innegabile, Sorrentino ha una cura estetica maniacale e la fotografia (di Luca Bigazzi) è perfetta. E il dubbio a questo punto mi rimane: e se fosse tutto merito proprio della fotografia? Se Sorrentino non avesse tutto questo talento (di sicuro ne ha, ma forse è sopravvalutato) dal momento che i suoi più grandi successi (Grande bellezza inclusa passando per Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia e This must be the place) sono legati al nome di Bigazzi, appunto? Non riesco a sciogliere questo enigma. Potremmo trovarci davanti a un contenitore così estremamente perfetto e ipnotizzante da farci distogliere lo sguardo dal contenuto.

Voglio lasciare da parte l’interpretazione dei due attori protagonisti, Caine e Keitel, perchè mi pare non abbiano bisogno di presentazioni, sono due mostri sacri del cinema e da tali si sono comportati. Io apprezzo molto anche Paul Dano di cui ho visto molti film e che trovo sempre bravo nelle sue parti di secondo piano.

Non voglio parlare solo male (che poi non sto parlando male). Sorrentino ha un suo stile che lo contraddistingue ed è sicuramente uno dei migliori registi italiani presenti al momento. Questo far suo un certo tipo di Cinema Vero è già un grande pregio che lo innalza rispetto a tutta la merdaccia contemporanea. Certo sarebbe meglio non sentirlo mai parlare, ma questa è un’altra storia.

In definitiva dal punto di vista dei contenuti Youth non mi ha convinto. Affronta tutti i temi della vecchiaia: della vita passata, dei rimpianti (il primo Grande Amore, ad esempio), della genitorialità, del senso della vita, delle persone che ti lasci indietro e di ciò che hai lasciato nella memoria degli altri, di quello che sei realmente a confronto di come è percepito il tuo Personaggio. E tutto ciò, se devo essere sincero, è banale e al tempo stesso inevitabile. La vecchiaia credo sia questo, già, ma allora se manca l’originalità vale davvero la pena di sviscerarla? Alla fine, dopo aver visto il film cosa mi è rimasto? Se la riflessione porta alla crescita (e il film tende innegabilmente a voler far riflettere), quali nuove riflessioni mi propone? Non lo so. Certo forse per qualcuno potrà essere utile, per qualcuno che abbia bisogno di imparare a pensare. Ecco, forse Sorrentino potrebbe essere l’Alberto Manzi contemporaneo per l’Italiano Medio e di questo gliene si può sicuramente fare un gran merito.

“Kingsman – Secret Service” di Matthew Vaughn

Non sarà una lunga recensione perchè il film è molto semplice, te lo preavviso. Questo però non significa che non mi sia divertito, anzi. Finalmente infatti mi sono gustato un bel Cinema d’intrattenimento, senza pretese autoriali ma con grande richiamo ai classici di spionaggio, ai James Bond e allo splatter (sorpresa!). E tutto questo in gran leggerezza che, con tutte le troiate che girano in questo periodo (soprattutto italiane), è un gran punto di vantaggio!
Sono rimasto piacevolmente sorpreso, non mi aspettavo di uscire dalla sala soddisfatto, invece ti consiglierei la visione proprio come ottimo svago. Le scene impreviste splatter poi sono davvero gustose, con tanto di lame amputanti e corpi divisi in due (in verticale, si intende!).
Ti chiudo con la frase più imprevista del film: “Se salvi il mondo, ti darò molto più che un bacio: faremo sesso anale”.

“Interstellar” di Christopher Nolan

Parliamoci subito chiaro io e te, così evitiamo inutili giri di parole. Siamo sull’Olimpo cazzo. Siamo in compagnia di Blade Runner, Alien e si, si, si, anche di 2001 Odissea nello spazio. Questo E’ il grande cinema di fantascienza. Finalmente E’ Cinema in questi periodi di sconfortante magra, soprattutto in questo genere.
Ok, ok, sono un estimatore di Nolan fin da Memento, ma Interstellar è oggettivamente un capolavoro.

interstellar.black_.hole_

Per capirci è uno di quei film che non tutti comprendono, come sempre l’artista Nolan ti costringe a rimanere concentrato (eh si, tu stronzo che guardi i cinepanettoni, continua a seguire De Sica perchè sei troppo scemo per spingerti oltre) per quasi tre ore in cinque dimensioni diverse, oltre alle tre dello Spazio quella del Tempo e della Gravità. Ma l’opera d’arte è talmente perfetta che anche quell’80% di pubblico che alla fine non ha capito un cazzo, a causa dei bassi standard intellettuali a cui è abituato, prende per atto di fede il fatto che il film sia un capolavoro. Questo è il vero Cinema, non mi stanco di ripeterlo, ti prende e ti rapisce come una religione di cui non comprendi tutti i misteri (con la differenza che il Cinema è reale).

interstellar-anne-hathaway-533x370

Io, per chiarezza, ho capito tutto. Ma io sono di un livello superiore, lo sappiamo, dai.

Tralasciando un attimo il film, perchè non saprei da che parte cominciare a elogiarlo, vogliamo parlare della metamorfosi di McConaughey? Diciamo le cose come stanno, è sempre stato un attore da filmetti di quarta segata per arrapate sbrodolanti.. fino alla mutazione. Io credo sia avvenuta in Dallas Buyers Club, ma ammetto di non avere ancora visto Mud. I film precedenti possono essere divertenti, e lo sai che io sono onnivoro e guardo tutto, ma sono sicuramente a confronto degli ultimi ehm.. dei film di merda? Che sia un X-Men?! Nascondeva i suoi poteri per un bene superiore?

Interstellar-1

La profondità psicologica dei personaggi, unita alla trama  fantascientifica ma futuribile, ti porta direttamente all’interno della narrazione. Sei in quella dannata navicella, sei tra le onde del pianeta, sei dove sono loro, sempre. E urli: io voglio entrare in quel wormhole! Per poi urlare ancora: io voglio tornare a casa!

Non so se tu conosca la canzone 39 dei Queen, ma io l’ho pensata. Questo è un inutile inciso, ma tanto scrivo per me, non certo per te.

Il vero Cinema ti costringe a pensare, non solo mentre ne fruisci, ma anche dopo. E’ una elevazione. Quel pessimo mondo in cui tutto è diventato secondario, salvo l’esigenza di riuscire a nutrirsi e di salvare la specie in qualche modo, è di gran lunga migliore del nostro. Io spero che un giorno accada qualcosa di simile nella realtà, perchè è l’unico modo in cui l’uomo potrà salvarsi dalla totale inutilità di cui si è circondato. Si deve ripartire per rinascere. Questo, almeno, è quello che penso io.

interstellar space

E tu? Sei pronto per il viaggio interstellare?