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“Crash” di J.G. Ballard

Scrivere di pornografia violenta il giorno di Natale non può che avere comunque qualcosa di soddisfacente. Detto questo, Crash di J.G. Ballard non mi è piaciuto.
Romanzo pubblicato nel 1973 – e letto ampiamente fuori tempo per poter gioire del suo probabile effetto scandalizzante – Crash racconta le vicende di Ballard come testimone della vita di un certo Vaughan, uomo affetto da una forte perversione sessuale che lo porta ad associare (fondere?) il sesso con l’automobile e, in particolare, il sesso con gli incidenti e le menomazioni derivanti dall’utilizzo dell’automobile.
Libro spinto, molto spinto, non adatto ai palati raffinati – forse – che non cerca di nascondere il suo intento di critica allo snaturamento umano. Tutto molto condivisibile, nulla da dire, ma ripetitivo all’inverosimile e alla costante ricerca dell’eccesso. Un eccesso che in me non ha trovato radici, perlomeno quelle dello scandalo, perché non credo ci sia più nulla in grado di scandalizzarmi. Di certo, non la pornografia, sebbene mischiata alla malattia mentale psicopatologica.
Ballard utilizza lo stile di scrittura che sarà poi riconoscibile in autori successivi, uno su tutti Palahniuk, ma non riesce a tenere viva l’attenzione, perlomeno la mia. Sterminati elenchi di gesti erotici e di parti meccaniche protratti per pagine e pagine mi hanno costretto in alcuni tratti a una lettura obliqua, avevo proprio voglia di venirne fuori, insomma.
È un porno freddo, “inospitale”, scarsamente arrapante e, in fin dei conti, noioso.
Intento morale ottimo che, ripeto, condivido, ma narrativamente inaccettabile. Ani, vagine e cazzi non sono più sufficienti a tenere desta la mia attenzione, questo è un fatto. Il livello di perversione a cui ambisco per non cedere alla noia è di gran lungo più elevato e, magari, più malato.
Cercherò il film del 1996 di Cronenberg (indubbiamente la trama è carne per i suoi occhi) con James Spader, mi piacerebbe davvero sapere cosa sia riuscito a tirarne fuori. Alla prossima.

“Tutti i racconti Vol. 3 1960-1993” di Richard Matheson

Breve riepilogo dell’opera nel suo insieme: 4 volumi che raccolgono tutti i racconti di Richard Matheson. I primi due li trovi linkati più in basso, a fine post.
Questo terzo volume si occupa dell’arco temporale più lungo della produzione dell’autore, dal 1960 al 1993. Ho impiegato due mesi esatti per leggerlo: un po’ è colpa mia, un po’ è colpa di Matheson.

La prima metà del volume è assimilabile a quanto già letto nei primi due volumi, infatti è “passata” velocemente. I racconti sono originali e coinvolgenti. Tra questi, un paio molto famosi come Duel e The box, che hanno ispirato i film omonimi.

La seconda parte del volume, a differenza di quanto mi aspettassi, è risultata lenta e noiosa. Racconti poco coinvolgenti, sebbene scritti in modo eccellente con lo stile inconfondibile di Matheson. Uno su tutti Mr Mosca, nel quale un uomo cerca di uccidere una mosca nel proprio ufficio… per 20 pagine.
Si salvano giusto gli ultimi due, di ambientazione western. Anche qui, non tanto per la trama – pressoché inesistente – quanto per l’abilità dell’autore in un genere che io frequento poco ma che mi piace molto.

Ora, considerato il “peggioramento cronologico”, temo fortemente il quarto e ultimo volume con i racconti scritti dal 1999 al 2010. Vedremo.

Libri che ho letto di Richard Matheson:
Io sono leggenda (1954)
Tre millimetri al giorno (1956)
Io sono Helen Driscoll (1958)
La casa d’inferno (1971)
Ghost (1982)
Tutti i racconti Vol. 1 1950-1953 (2013)
Tutti i racconti Vol. 2 1954-1959 (2013)
Tutti i racconti Vol.3 1960-1993 (2013)

“Codice Beta” di Michael Crichton

Come mi succede quasi sempre con Crichton, ho divorato le 230 pagine di Codice Beta in brevissimo tempo, giusto un paio di giorni. Scritto con lo pseudonimo di John Lange, il romanzo è datato 1972, è stato quindi pubblicato più di cinquant’anni fa. Questo è sempre utile ricordarlo per far comprendere l’abilità visionaria di questo autore che ha sempre saputo scrivere storie futuribili e caratterizzate da una fantascienza intelligente. Per spiegarmi è necessario ti racconti almeno un pochino di trama.

Nel deserto dello Utah avviene un furto su commissione, un ordigno chimico viene sottratto da un drappello di mercenari. Dietro il furto c’è il geniale e milionario John Wright, intenzionato a sconvolgere gli equilibri planetari. A dare la caccia al cattivo, un altro genio, John Graves. I due combattono una guerra psicologica senza fine, una sfida personale e scacchistica a colpi di QI.

Ecco, a leggere la trama sembra quella di un qualsiasi film degli anni Novanta o Duemila, ci manca solo il Bruce Willis di turno a risolvere la situazione. Il problema è che, come ripeto, questo romanzo è del 1972. Crichton ci infila dentro un livello di tecnologia e modernità che all’epoca era qualcosa di impensabile. Come sempre, Crichton, è un precursore. Se non fosse per la quasi totale assenza di collegamenti internet e di smartphone, la storia potrebbe essere stata scritta oggi. Il ritmo è incalzante, lo stile freschissimo, le immagini che ti si formano nel cervello non sono per nulla opacizzate dal tempo trascorso.

Però, ovviamente, è necessario tenerlo a mente, il tempo trascorso, per apprezzare questo gioiellino. Quello che mi piace molto di Crichton, peraltro,  è che sia ben evidente la sua crescita come scrittore. Qui il ritmo è forte e rionoscibile, ma la storia è ancora lineare e semplice, con pochi personaggi. La complessità è qualcosa che aggiungerà pian piano, andando avanti con i suoi romanzi negli anni successivi, senza mai togliere nulla, sempre addizionando qualità alla qualità.

Solo una cosa non mi piace: non mi mancano poi tanti suoi libri per aver letto tutto. Sulla mensola ho già pronti Preda, Casi di emergenza, In caso di necessità e Punto critico.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Codice Beta (1972)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Stato di paura (2004)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

“Ai confini della realtà – Tutti i racconti” di Rod Serling

«C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi “Ai confini della realtà”.»

Sto leggendo davvero molto poco in questo periodo e non sto scrivendo per nulla. Se controlli il blog, vedrai che tra un libro e l’altro passa anche un mese e mezzo. Non posso farci nulla, è così e basta. È con questo spirito che ho letto Ai confini della realtà – Tutti i racconti di Rod Serling. Credo, quindi, che anche il mio giudizio sia contaminato da questa situazione di stasi, di innapetenza letteraria. Mi dispiace, ma mi pareva onesto dirtelo, prima di procedere. Il post sarà breve, per lo stesso motivo.

Questo volume contiene i racconti scritti da Serling per la celebre serie The Twilight Zone trasmessa tra il 1959 e il 1964. Serie antologica e dalla breve durata – 30 min circa a episodio – di carattere fantascientifico. Le prime tre stagioni ebbero moltissimo successo poi, come spesso accade, ci fu un lento declino creativo che portò alla chiusura. Io ricordo bene il film omaggio in quattro episodi del 1983 diretto da Dante, Landis, Spielberg e Miller.

Serling ha uno stile abbastanza prolisso, tutti i suoi racconti si aggirano attorno alle 30 pagine (il volume conta circa 600 pagine) e potrebbero essere facilmente tagliati di un terzo in lunghezza. Questa è forse la cattiveria più forte che dirò, non ti preoccupare. È vero, siamo in un’altra epoca ed è difficile empatizzare con tanti anni di differenza, tuttavia se prendiamo, ad esempio, Matheson (che peraltrò scrisse alcuni episodi della serie) è presente un gap emozionale notevole. I racconti di Serling sono interessanti ma ti lasciano sempre un po’ distaccato, come se stessi osservando i personaggi da molto lontano.

Tutte le storie si leggono con facilità, oserei dire che ti consentono di distrarti durante la lettura. Ho spesso saltato righe – cosa che non faccio mai – per procedere più velocemente, senza perdere il filo o trovarmi a non capire qualche passaggio.

Mi dispiace, al 99% sarà colpa mia, non certo di Serling.
Fine delle mie riflessioni, per oggi.

“Tutti i racconti Vol. 2 1954-1959” di Richard Matheson

Ho terminato ora questa seconda antologia di Matheson e credo che potrei ripeterti esattamente quanto già detto per Tutti i racconti Vol. 1 1950-1953 (ti rimando al post precedente, se desideri saperne di più), quindi non mi dilungherò troppo. Anche il volume relativo al periodo 1954-1959 contiene una varietà di racconti notevole, 500 pagine divise tra fantascienza, horror e qualche western, con alcune esplorazioni nel campo del thriller e del grottesco. Qualità altissima.

Una curiosità: è presente la riscrittura di uno stesso racconto – un western appunto – peraltro abbastanza lungo. È Va’ verso ovest ragazzo, rielaborato con il titolo Il conquistatore. Da lettore appare forse un po’ strano trovare due racconti praticamente uguali di seguito… ma se ami anche scrivere saprai apprezzare questa scelta editoriale.

Il mio racconto preferito: Una grossa sorpresa. La storia di un anziano che suggerisce a un ragazzo di andare a scavare in un campo una buca profonda tre metri. Oltre alla “grossa sorpresa”, c’è chiaramente molto di quello che poi si ritroverà in King, in questa storia.

Ho già anche il terzo e quarto volume della serie, a presto.

Libri che ho letto di Richard Matheson:
Io sono leggenda (1954)
Tre millimetri al giorno (1956)
Io sono Helen Driscoll (1958)
La casa d’inferno (1971)
Tutti i racconti Vol. 1 1950-1953 (2013)
Tutti i racconti Vol. 2 1954-1959 (2013)

“Nope” di Jordan Peele

Sarà difficile parlarti di questo film senza fare spoiler, ragion per cui a un certo punto ti avviserò e deciderai tu se andare avanti o meno nella lettura.
Nope è il terzo film di Jordan Peele dopo Scappa Get Out e Noi. Di cosa parla? Eccoci.

Oj ed Em, fratello e sorella, gestiscono un ranch specializzato nell’allevamento dei cavalli destinati ai set cinematografici. Il ranch è posizionato all’interno di una valle dove, fin dalla prima scena, accadono cose molto strane. Ad esempio cadono oggetti dal cielo (in apertura una moneta trapassa il cranio del padre dei due ragazzi), spariscono persone e ci sono cali di corrente. È il classico scenario da avvistamento UFO, ed infatti l’avvistamento avviene. Anche il “vicino di casa”, il gestore di un piccolo parco a tema cowboy, viene coinvolto in queste stranezze ed entra, così, nella storia. È l’occasione di una vita: riuscire a filmare un UFO darebbe una svolta agli affari. I due ci provano e io mi fermo.

Come per i precedenti due film del regista nero (non in quanto necessaria distinzione, ma poiché pare essere un dettaglio molto importante) l’idea è molto buona e il film funziona bene per i 3/4 del tempo, poi c’è il crollo. Il crollo totale. Ma facciamo un passo indietro.

Dicevo, Peele è nero e lavora con attori prevalentemente neri. Non solo, anche guardando i film dove lui è sceneggiatore e produttore e non regista, si trova sempre questo filo conduttore sulle sue origini (vedi Candyman o BlacKkKlansman). Il tema del gruppo etnico, delle minoranze, è molto sentito. Solo che – te lo dico subito – a mio parere Peele non è Spike Lee, ma è il prodotto del nostro tempo ricco di messaggi ma privo di contenuti. Ogni volta che esce un film di Peele pare sia una sorta di piccolo evento, una storia che vada studiata. La domanda che ti pongo è: se Peele non fosse nero e non trattase il tema delle minoranze, sarebbe lo stesso? La mia risposta è no. Mi dispiace, ma io trovo i suoi film perdibili, hanno tutti del potenziale ma c’è una grande incapacità di gestirlo. Peele è il prodotto del nostro Netflix culturale, è l’apparenza che supera di gran lunga i contenuti.

ALLERTA SPOILER
ALLERTA SPOILER

Anche l’idea successiva, quella per cui il disco volante non sarebbe un navicella aliena ma un animale che vive tra le nuvole, è in teoria buona e rappresenta sicuramente una novità. Il problema è che, come sempre, quando il non visto viene esplicitato finisce tutto in vacca. Dopo venti minuti di questa cosa che vola nel cielo – un ibrido tra una medusa e uno zeppelin sventrato, vagamente somigliante a una vagina – qualsiasi “magia del Cinema” decade e cominciano a sanguinarti gli occhi. Il monoespressivo Kaluuya non aiuta di certo, mentre scorrazza in groppa al cavallo a testa bassa per non guardare il mostro (eh sì, se lo guardi ti attacca).

Le tanto decantate critiche al sistema dello show business sono talmente esplicite che, a confronto, Zombie di Romero lanciava un messaggio criptico e nascosto.
Ho sentito vaghe associazioni tra Peele e Spielberg, ma non voglio nemmeno discuterne. Non scherziamo (e ricordati che io non sono un fan di Spielberg, è troppo ottimista e solare per i miei gusti).

È un peccato, perché Nope partiva davvero bene. Nelle inquadrature, nella storia, nelle ambientazioni. Poi però Peele, conscio della sua posizione, si adagia nella culla del nostro perbenismo che gli consente di fare poco e niente e non venire criticato. Che poi c’è il rischio che sembri tu stia criticando la giustamente intoccabile tematica delle minoranze e non un film, francamente, abbastanza assurdo.

Cosa mi è rimasto? Quasi niente. Sono giusto andato a rivedermi la cronaca nera dello scimpanzé Trevis, un evento che avevo dimenticato. Peele ne omaggia la vicenda mettendo in scena qualcosa di simile e mostrando uno scimpanzé che impazzisce sul set e massacra diversi attori. Tutto qui, nulla di più.

“Il bar subito dopo e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” AA.VV.

Questa è la quindicesima antologia di RiLL che leggo (trovi le altre a fine post) ed è relativa alla XXVII edizione del Trofeo (2021).  Sono un po’ triste perché ho terminato tutte le antologie che avevo acquistato e ora dovrò attendere quella dell’edizione 2022, comunque…
All’interno ci sono dodici racconti: i primi cinque classificati al concorso letterario, i quattro racconti del premio SFIDA (il premio “parallelo” organizzato da RiLL) e i tre racconti scelti tra i concorsi letterari esteri gemellati con il Torneo (per questa edizione: Premio Visiones, AHWA e Nova Short Story).

Al primo e secondo posto (prima volta nella storia del Trofeo) si è classificato lo stesso autore: Nicola Catellani. Un’impresa che è ancor più degna di nota se consideri che nel 2021 il Trofeo ha battuto il record di racconti iscritti: 522. Il bar subito dopo e Urne elettorali sono accomunati da una visione ironica e realistica del mondo, mi sono piaciuti molto. Nel primo, un deceduto si trova in un bar, dove la barista sembra sapere tutto di lui; nel secondo, lo spoglio delle urne prevede anche il conteggio dei voti dei morti. È fantastica la capacità di Catellani di non cadere nel “tranello politico” e di ironizzare su tutto e tutti allo stesso modo.

Il terzo classificato è in assoluto il mio racconto preferito di tutta l’antologia: Tunnel di Elia Gonella. Struggente e riflessivo, parla di un ragazzo/uomo/vecchio che incrocia di sfuggita, nel corso degli anni, le varie versioni di sé stesso nei tunnel della metropolitana. Una storia interamente raccontata, senza nemmeno un dialogo o una battuta. Angosciante e terribilmente vero, è un racconto che vorrei aver scritto io.

Pollice verde di Cristina Amerio è al quarto posto. Gran risultato, considerato che l’autrice è al suo primo racconto in assoluto. Una storia divertente e scorrevole, un pronto soccorso per piante gestito da una donna e da Vasco, un ginepro parlante. Qualcuno ricorda La piccola bottega degli orrori?

Quinto si piazza Luca Notarianni con Malarazza, un ottimo racconto horror (devo dire che dalle parti di RiLL gli horror sono meno frequenti). Non ti racconto la trama, ma sappi che c’è un’immagine di una forza devastante: delle donne accecate – e private di tutti i sensi – alle quali sono stati amputati gli arti per essere utilizzate esclusivamente come… vabbè, mica posso dirti tutto.

Con un po’ di campanilismo non ti parlo dei tre racconti “esteri”, che sono comunque eccellenti, ma qualche nota sui quattro vincitori di SFIDA è, invece, dovuta. Per inciso, la SFIDA 2021 prevedeva l’obbligo di inserire all’interno del racconto la frase «Per favore, non leggermi nel pensiero».
L’impostore, di Saverio Catellani (fratello di Nicola), racconta del rapporto tra un ragazzino e un vecchio, un telepate con qualcosa da nascondere. Il liuto e l’arpa, di Giorgio Smojver, rielabora due ballate medievali danesi. L’amore è una rockstar vecchio stile, di… ok è il mio racconto, ipotizza un mondo dove tutti sanno tutto di tutti. Regola 37D, di Francesca Cappelli, mette in scena un torneo di magia nel quale anche gli haters possono dare libero sfogo alle loro pulsioni.

170 fantastiche pagine “Al di là del reale”.

Libri RiLL che ho letto:
Domani Forse Mai di Francesco Troccoli (2012)
La Maledizione e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2014)
Oscure Regioni – Racconti dell’Orrore Vol.I/II di Luigi Musolino (2014-2015)
La spada, il cuore, lo zaffiro di Antonella Mecenero (2016)
Tutto inizia da O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV (2016)
Tra cielo e terra – Racconti fantastici di Davide Camparsi (2017)
Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2017)
Oscuro Prossimo Venturo – Racconti di fantascienza di Luigi Rinaldi (2018)
Ana nel campo dei morti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2018)
L’esatta percezione – Nove racconti di Andrea Viscusi (2019)
Leucosya e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2019)
La Luna e l’Eden – Racconti fantastici di Laura Silvestri (2020)
Oggetti smarriti e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2020)
Via d’uscita di Valentino Poppi (2021)
Il bar subito dopo e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni AA.VV. (2021)

Sito ufficiale dell’associazione: RiLL – Riflessi di Luce Lunare.

“Tutti i racconti Vol. 1 1950-1953” di Richard Matheson

Ho appena terminato Tutti i racconti Vol.1 di Richard Matheson, che contiene i racconti scritti tra il 1950 e il 1953. Sono 600 pagine, un bel malloppone. La raccolta completa è composta da quattro volumi, tutti editi da Fanucci, per un totale di oltre 2000 pagine. Stamattina, peraltro, sono molto soddisfatto perché sono riuscito a recuperare anche il terzo – quello più raro, a quanto pare – e l’ho trovato nella stessa edizione tascabile degli altri che possiedo (il mio lato autistico ringrazia). Detto questo, avrai già intuito che, uno alla volta, li leggerò tutti. Te li alterno con altre cose, per non diventare monotematico, anche se potrei tranquillamente fare un’endurance e affrontarli in sequenza. Adoro Matheson, insieme a Bradbury (ti avevo parlato della sua autoantologia Cento racconti) è uno dei miei autori preferiti per quanto riguarda la narrativa breve di fantascienza (ma non solo, come vedremo).

Da dove iniziare… è difficile. Sono 34 i racconti contenuti nel Vol.1 e Matheson, come sempre, spazia tra diversi generi. Fantascienza, appunto, ma anche horror, grottesco, weird e fantasy. Forse è questo il suo primo pregio, la capacità di non annoiare mai, non fossilizzarsi su un singolo genere narrativo. Certo, la fascia cronologica (inizio anni ’50) porta con sé dei must irrinunciabili per gli autori dell’epoca, due su tutti Marte e i razzi spaziali (spesso diretti… indovina dove?). Matheson non fa eccezione e una piccola parte delle sue storie somigliano molto a quelle di Bradbury, per queste tematiche. Tuttavia, lui va oltre e già dal primo racconto, Nato d’uomo e di donna (quello che ho preferito meno dell’intera raccolta), lancia un chiaro segnale di ibridazione tra fantascienza e horror. Essendo questa una raccolta senza “esclusioni”, ci sono poi alcuni racconti che hanno un sapore vagamente sperimentale, dove la trama appare secondaria rispetto allo stile.
La varietà che Matheson propone è tale da lasciare spazio anche a un vero e proprio western, Occhi di sceriffo, che non ha proprio nulla di soprannaturale.

Farti un elenco di ciò che mi è piaciuto di più sarebbe forse noioso e inutile, anche se alcune storie, per qualche motivo, le ricordo meglio di altre. Come Eliminazione lenta, ad esempio, dove un uomo vede scomparire piano piano tutte le persone che conosce. O Gravidanza indesiderata, la storia di una donna che rimane incinta mentre il marito è via per lavoro, pur dichiarando di essergli sempre stata fedele. E ancora, L’astronave della morte, che parla dell’atterraggio di tre astronauti su un pianeta e del ritrovamento di una navicella troppo simile a quella su cui viaggiano, con dei cadaveri che sembrano proprio i loro.

Quello che più mi esalta in Matheson e l’utilizzo del bizzarro per studiare l’atteggiamento dell’uomo quando è costretto a confrontarsi con l’inconsueto. Una caratteristica che amo anche in Stephen King che, non a caso, dichiara spesso di essere debitore nei confronti dello stesso Matheson.

Fine della prima puntata, ci risentiremo presto con il Vol.2, quello dedicato ai racconti scritti tra il 1954 e il 1959.

Libri che ho letto di Richard Matheson:
Io sono leggenda (1954)
Tre millimetri al giorno (1956)
Io sono Helen Driscoll (1958)
La casa d’inferno (1971)
Tutti i racconti Vol. 1 1950-1953 (2013)

“I difensori della terra – Atto di forza” di Philip K. Dick

Quando penso ad Atto di forza ci sono delle immagini che irrompono nel mio cervello. Non c’è niente da fare, è una libera associazione, arrivano e basta.

Gran film quello di Verhoeven, grandi effetti speciali. Per l’epoca qualcosa di incredibile, ricordo ancora i servizi al telegiornale che parlavano di innovazione. Ispirato a Ricordi in vendita o Ricordiamo per voi, in realtà ha poco da spartire con il racconto. Da bambino adoravo Schwarzenegger, avrò visto Commando e Predator decine di volte.

Mi sono trovato tra le mani questo libro che contiene nove racconti di Philip K. Dick ed era venduto in abbinamento alla VHS (!!!) del film. Da qui una discreta confusione nel titolo, che in copertina richiama il primo racconto della raccolta, I difensori della terra, e in costa riprende il titolo del film – Atto di forza, appunto – che però non è quello del racconto originale. Marketing, per farla breve.

Di Dick avevo già letto Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (cioè Blade Runner) e La svastica sul sole. Un autore geniale, un precursore nelle idee e nelle tematiche affrontate, non c’è che dire. Un autore che, però, non mi prende mai. Non so perché, ma le sue storie non mi coinvolgono emotivamente, sarà per questo che a leggere questa raccolta (240 pagine) ho impiegato due settimane. Mi dispiace e mi rendo conto di stare parlando di un “mostro sacro” della fantascienza, ma non posso farci nulla.

Ci sono autori che inseriscono l’elemento fantastico per studiare la reazione dell’essere umano (vedi Bradbury, per stare tra i classici), e sono i miei preferiti. Con Dick, invece, l’elemento fantastico è già talmente presente nella vita dei suoi personaggi da diventare quasi parte dello sfondo. Il protagonsita dei suoi racconti mi pare più che altro un lavoratore assillato dai propri problemi (indipendentemente dal fatto che l’ambientazione sia nel 2500 piuttosto che ai giorni nostri). Ma ci riproverò, leggero ancora Dick, perché ne vale sempre la pena.

E ora ti lascio con l’immagine che tutti – peromeno i maschi della specie cresciuti negli anni 80/90 – ricordiamo (non censurata non si trova, chiedo perdono). La mitica prostituta mutante a tre tette.

“Timeline – Ai confini del tempo” di Michael Crichton

Se mi segui sai che quando ci metto molto a leggere un libro non è un buon segno. A leggere Timeline – Ai confini del tempo ho impiegato diciassette giorni. È un periodo intenso per me, non ci piove, tuttavia questo romanzo di Crichton non si è fatto amare particolarmente, è un fatto.
Dal romanzo è stato tratto anche un film (omonimo, 2003) che non ho mai visto, con Paul Walker e Gerard Butler, di Richard Donner. Proverò a recuperarlo.

Trama.
Una squadra di storici viene inviata, dal presente, nel XIV secolo per recuperare un professore rimasto bloccato in Dordogna (Francia). Il tutto è organizzato da un’azienda all’avanguardia nello studio dei flussi temporali e dei multiversi (ho semplificato). Seguono avventure, duelli, inseguimenti. Spade, Medioevo e armature, insomma.

Ecco, appunto, duelli e inseguimenti. Troppi, decisamente troppi. È tutto uno scappare e battagliare, per 460 pagine. Non posso dire che il romanzo sia scritto male (ci mancherebbe, è sempre Crichton) o che non sia “divertente”, tuttavia manca proprio di mordente, non sei mai curioso di scoprire come proseguirà la storia. È un malloppo troppo lungo, con così poco intreccio, duecento pagine in meno avrebbero giovato. Forse il formato più corretto, per la storia narrata, è proprio quello del film, ti saprò dire.

P.S. Non leggo molti romanzi storici poiché non mi ritrovo molto nel genere, non mi appassiona. Questo, forse, ha contribuito a rendere Timeline meno digeribile.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)