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“I difensori della terra – Atto di forza” di Philip K. Dick

Quando penso ad Atto di forza ci sono delle immagini che irrompono nel mio cervello. Non c’è niente da fare, è una libera associazione, arrivano e basta.

Gran film quello di Verhoeven, grandi effetti speciali. Per l’epoca qualcosa di incredibile, ricordo ancora i servizi al telegiornale che parlavano di innovazione. Ispirato a Ricordi in vendita o Ricordiamo per voi, in realtà ha poco da spartire con il racconto. Da bambino adoravo Schwarzenegger, avrò visto Commando e Predator decine di volte.

Mi sono trovato tra le mani questo libro che contiene nove racconti di Philip K. Dick ed era venduto in abbinamento alla VHS (!!!) del film. Da qui una discreta confusione nel titolo, che in copertina richiama il primo racconto della raccolta, I difensori della terra, e in costa riprende il titolo del film – Atto di forza, appunto – che però non è quello del racconto originale. Marketing, per farla breve.

Di Dick avevo già letto Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (cioè Blade Runner) e La svastica sul sole. Un autore geniale, un precursore nelle idee e nelle tematiche affrontate, non c’è che dire. Un autore che, però, non mi prende mai. Non so perché, ma le sue storie non mi coinvolgono emotivamente, sarà per questo che a leggere questa raccolta (240 pagine) ho impiegato due settimane. Mi dispiace e mi rendo conto di stare parlando di un “mostro sacro” della fantascienza, ma non posso farci nulla.

Ci sono autori che inseriscono l’elemento fantastico per studiare la reazione dell’essere umano (vedi Bradbury, per stare tra i classici), e sono i miei preferiti. Con Dick, invece, l’elemento fantastico è già talmente presente nella vita dei suoi personaggi da diventare quasi parte dello sfondo. Il protagonsita dei suoi racconti mi pare più che altro un lavoratore assillato dai propri problemi (indipendentemente dal fatto che l’ambientazione sia nel 2500 piuttosto che ai giorni nostri). Ma ci riproverò, leggero ancora Dick, perché ne vale sempre la pena.

E ora ti lascio con l’immagine che tutti – peromeno i maschi della specie cresciuti negli anni 80/90 – ricordiamo (non censurata non si trova, chiedo perdono). La mitica prostituta mutante a tre tette.