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“Di là dal fiume e tra gli alberi” di Ernest Hemingway

Ho letto sei libri di Hemingway e me ne è piaciuto solo uno… e sai già qual è (peraltro uno dei miei romanzi preferiti in assoluto). Io e Ernest abbiamo un rapporto molto complicato, fatto di speranze disattese, incomprensioni, tempismi sbagliati. In poche parole: non ci prendiamo. Non ci prendiamo così tanto che sto quasi pensando di mollare i suoi tre romanzi che ho ancora sulla mensola delle cose da leggere, vedremo.

Di là dal fiume e tra gli alberi (1950), poco più di 300 pagine, un mese di lettura.
Il tema è buono, decadente e deprimente e con tutte le carte in regola per piacermi. Un vecchio colonnello (che poi è una delle solite e ritrite rivisitazioni dello stesso Hemingway) trascorre un periodo di nostalgie e ricordi a Venezia, in compagnia di una giovane ventenne di cui è innamorato follemente, ricambiato. Parlano e si amano, lui le racconta della guerra, lei fantastica sul loro futuro insieme. Lei è ricca, molto ricca, e gli fa regali costosissimi, lui vorrebbe ricambiare in qualche modo ma è conscio della differenza di classe. Sono gli ultimi giorni per il colonnello, che intervalla l’amore con la caccia alle anatre, affaticato da un cuore stanco e malato che lo sta per tradire. Fine.

Il problema principale di questa storia è la totale assenza di coinvolgimento emotivo. I tanto decantati dialoghi scritti da Hemingway sono qualcosa di estremamente lontano dalla realtà. Asciutti in tutto sì, ma anche di verosimiglianza. Questo non aiuta per nulla. Non si può dire sia un romanzo pesante: le pagine, volendo, scorrono, il problema è che non vanno da nessuna parte, né con la storia, né con il cuore. Un romanzo che ha il fascino di una radiocronaca sportiva, fatta senza pathos, di uno sport che non ti interessa. Mi ha poi annoiato il personaggio del colonnello che, in fin dei conti, è proprio sempre lo stesso che Hemingway racconta in tutti i suoi libri. Non lo so, forse stanno invecchiando male questi romanzi, forse (più probabile) sto invecchiando male io.
Mi dispiace, in qualsiasi caso.

Libri che ho letto di Hemingway:
Fiesta – E il sole sorgera ancora (1927)
Addio alle armi (1929)
I quarantanove racconti (1938)
Di là dal fiume e tra gli alberi (1950)
Il vecchio e il mare (1952)
Vero all’alba (1954-56)

“Meridiano di sangue” di Cormac McCarthy

Meridiano di sangue è considerato da molti il miglior romanzo di Cormac McCarthy, spesso considerato anche come Grande Romanzo Americano. È il terzo romanzo di McCarthy che leggo e io, per ora, ho preferito gli altri due (che puoi trovare linkati a fine post). È chiaro, siamo sempre nell’ordine dei capolavori, non fraintendiamoci. Mi trovo in difficoltà, perché ho fatto davvero fatica a terminare le 300 pagine di questo libro, sebbene la sua grandezza non sia messa in dubbio. Andiamo per punti.

La trama.
1850, la storia segue le vicende di un giovane quattordicenne che abbandona la propria casa e si unisce a un gruppo di sbandati/giustizieri/portatori di legge in perenne movimento tra Stati Uniti e Messico. Uccidono, stuprano, rapinano e scalpano. In lotta con i nativi – ma non solo – si lasciano alle spalle una scia di sangue e morte. A guidarli, il giudice Holden, obeso e carismatico, che ricorda molto il Kurtz di Marlon Brando.

Ripeto, Meridiano di sangue è scritto in modo magistrale, come solo McCarthy può fare. Ogni pagina è poesia allo stato puro e ti fa immergere totalmente in un contesto di violenza e disperazione. L’obiettivo è quello di mostrare cosa sia stata realmente l’epoca dello scontro tra Indiani e cowboy, e ci riesce. Non ci sono Clint Eastwood qui, solo persone senza cuore e assassini. Sia da una parte (per scelta) che dall’altra (senza scelta). Bambini appesi per le mandibole, vecchi bruciati vivi, ragazze violentate e uccise. La vita non ha nessun valore, una parola sbagliata e sei morto. In assenza di un controllo, l’Uomo si rivela per quello che è: l’animale più brutale e crudele del pianeta. Non a caso questo è stato definito anche come uno dei romanzi più violenti mai scritti.

Io non sono facilmente impressionabile e, infatti, tutta questa violenza non mi ha colpito molto, dal punto di vista psicologico. Forse chi ancora crede che il farwest fosse simile a un film di Sergio Leone dovrebbe leggere questo romanzo, ma io ho trovato esattamente ciò che mi aspettavo: la realtà. Il mondo era già un brutto posto a quei tempi, ben prima del black friday.

Quindi, quanto ti dico che questo è un romanzo pesante non mi riferisco all’impatto emotivo (quello dipende da te, ovviamente), quanto alla sua mancanza di saper coinvolgere il lettore. La trama che hai letto sopra rappresenta esattamente tutto quello che accade nei 23 capitoli, senza grosse sorprese. A dirla tutta, potresti leggere questo libro a capitoli alterni e riuscire comunque a seguirne il filo conduttore. Tradotto: non ti verrà mai voglia di prendere in mano Meridiano di sangue per vedere come procede la storia perché, semplicemente, non procede. Questo romanzo è un bellissimo affresco, un dipinto dettagliato dalle atmosfere perfettamente descritte, ma non è una “storia” nel senso narrativo del termine.

Te lo consiglio? Sì, se ti piace McCarthy non ti deluderà. Se, però, non hai mai letto nulla di suo non iniziare da qui!

Libri che ho letto di Cormac McCarthy:
Meridiano di sangue (1985)
Non è un paese per vecchi (2005)
La strada (2006)

“L’inverno del nostro scontento” di John Steinbeck

L’inverno del nostro scontento è il decimo libro di Steinbeck che leggo e tra tutti è il più recente, anche perché è il suo penultimo romanzo. Ti ricordo che Steinbeck è uno dei miei scrittori preferiti e che Furore e La valle dell’Eden sono tra i romanzi più belli che abbia mai letto, sicuramente nella mia top ten assoluta.

Purtroppo questo romanzo, invece, non mi ha entusiasmato. Il suo tono in alcuni tratti è per metà surreale, in altri è semplicemente un po’ piatto. Pare quasi che la storia sia un lavoro preparatorio per qualcosa di più grosso, un tomone, per capirci. Peccato, perché la storia, il tema sociale alla Steinbeck, c’è. Mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro nel dire questo, ma è quello che penso.

La trama parla di un uomo che proviene da una famiglia un tempo facoltosa, ma ormai andata in declino. Costretto a lavorare come commesso nel negozio di un immigrato siciliano, cerca costantemente il riscatto sociale, stimolato (pungolato) dal contesto in cui vive che lo obbliga moralmente a ricercare gli antichi fasti del suo nome. [Spoiler: lo troverà questo riscatto, ma a un caro prezzo emotivo ed interiore.]

Non mi ha aiutato l’incomprensibile scelta di scrivere alcuni capitoli in prima persona (dal punto di vista del protagonista) e altri (pochi) in terza. Questa tecnica narrativa mi ha tenuto lontano, distante, impedendomi qualsiasi coinvolgimento emotivo. Forse anche la traduzione dell’edizione, un po’ datata, può avere contribuito.

Libri di John Steinbeck che ho letto:
I pascoli del cielo (1932)
Pian della Tortilla (1935)
La battaglia (1936)
Uomini e topi (1937)
Furore (1939)
La luna è tramontata (1942)
La perla (1947)
La valle dell’Eden (1952)
Quel fantastico giovedì (1954)
L’inverno del nostro scontento (1961)

“Notizie dalle tenebre” di Joe R. Lansdale

A quanto ho capito Notizie dalle tenebre è una raccolta uscita solo in Italia. Questo non significa che i racconti siano inediti, ma semplicemente che sono stati pubblicati insieme in questo volume solo da noi. L’intro di Lansdale è invece inedita, poiché destinata specificatamente a questa edizione.

460 pagine e 16 racconti in puro multi-stile Lansdale, sbilanciati quasi tutti verso il genere horror, ma non solo. Mi sono piaciuti? Sì, molto. Certo, come in ogni raccolta ci sono alti e bassi ma nel complesso il risultato è ben più che positivo. Lansdale è uno di quegli autori che leggi non tanto per quello che scrive ma per come lo scrive, perché lo scrive parecchio bene.

Il racconto più conosciuto è forse Bubba Ho-Tep (ne hanno tratto anche un film) che parla di un presunto sopravvissuto Elvis Presley che, all’interno di un ospizio, deve vedersela con una sorta di demone egizio. A me è piaciuto molto Mr Orso, una storia di alcool, droga, omicidi e mignotte con protagonisti un uomo e… un orso, appunto (un orso che parla e si comporta come un uomo, però). Ma questi racconti sono tutti belli, non c’è niente da fare. Anche il più canonico La casa e io – la storia di una dimora stregata – ti coinvolge dal principio alla fine. Molto poetico Le stelle cadono, con il ritorno a casa di un reduce di guerra che scopre che, mentre era al fronte, la sua quotidianità gli è stata portata via. Interessanti le perversioni sessuali della mente umana in La caccia: prima e dopo, una storia di adulterio… con zombie. L’isola del Terrore è forse quello che ho preferito meno della raccolta – troppo nonsense e assurdo per i miei gusti – anche se l’idea di una storia con protagonisti Tom Sawyer e Huckleberry Finn è di certo qualcosa di originale.

In linea generale, preferisco quelle storie/racconti dove il senso dell’assurdo é meno presente. Certo, anche Mr Orso potrebbe apparire assurdo, ma segue una sua logica (una volta che accetti un orso che si comporta come un uomo il gioco è fatto). È più difficile quando ci sono situazioni che mutano da un momento all’altro, senza alcun tipo di razionalità, in stile Alice nel paese delle meraviglie, per capirci.

Ad ogni modo, un grazie a Lansdale per questa raccolta. Se apprezzi i racconti dovresti leggere Notizie dalle tenebre, non c’è dubbio. Io continuo a pensare che dovrò leggere tutto di questo autore.

Libri che ho letto di Joe R. Lansdale:
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

“La notte del killer” di Dean Koontz

Romanzo che segue due punti di vista: quello dello scrittore Martin Stillwater (e della sua famiglia) e quello del killer. Cosa succede? Martin viene aggredito da un uomo identico a lui che è convinto di essere il vero Martin e di avere tutti i diritti per riprendere il suo posto di marito e padre. Ovviamente non c’è dubbio che sia uno psicopatico. C’è un’aggressione in casa, una fuga in auto e un’aggressione finale in una baita di montagna. Fine. 460 pagine.

Thrilleraccio lento e prolisso che soffre di tutte le pecche caratteristiche della scrittura di Koontz. Deduzioni gratuite a non finire e semplificazioni a piene mani, c’è tutto il peggio. Non sarebbe stato nemmeno malaccio con 250 pagine in meno, ma così no, così è troppo. Quando il protagonista prende la pistola, estrae il caricatore, controlla quanti colpi ci sono, decide di aggiungerne altri, li aggiunge, inserisce il caricatore, ne valuta il peso, pensa a come sparerà quei colpi… diventa uno stillicidio. Sembra davvero che questa volta sia stato chiesto a Koontz di allungare la minestra. Ho saltato spesso righe intere per rendere più fluida la lettura, inutilmente.

Ti avevo anticipato che avrei letto più libri di Koontz a causa di un accumulo sulla mensola dei “da leggere”. Dopo La notte del killer credo che rallenterò il ritmo perché mi sento fisicamente provato. Peccato, ma questo è un autore davvero troppo altalenante nella qualità, speriamo per il futuro…

Libri che ho letto di Dean Koontz:
In un incubo di follia (1973)
In fondo alla notte (1979)
Il tunnel dell’orrore (1980)
La casa del tuono (1982)
Phantoms! (1983)
Incubi (1985)
Lampi (1988)
Cuore Nero (1992)
La notte del killer (1993)
Sopravvissuto (1997)
L’ultima porta del cielo (2001)
Il luogo delle ombre (2003)
Velocity (2005)
Nel labirinto delle ombre (2009)

“L’uomo in nero” di Stephen King e Glenn Chadbourne

Di queso libretto, online, si sente dire qualsiasi cosa. I giudizi passano da “mera operazione commerciale” a “capolavoro”. Sicuramente quella de L’uomo in nero è stata una pubblicazione coraggiosa, specialmente in Italia dove siamo abituati a pagare poco molti fumetti e pare che, in qualche modo, il valore di un’opera dipenda da quanto ci sia “scritto dentro”. Come se disegnare fosse gratis, insomma.

L’uomo in nero si legge in pochi minuti – 96 pagine – ma i disegni di Glenn Chadbourne potrebbero essere osservati per ore. Non è un romanzo. Non è una graphic novel. Non c’è una vera e propria trama. È una trasposizione visiva di una poesia scritta da Stephen King in giovinezza, il primo documento che riveli le origini (creative) di “Colui Che Cammina Dietro I Filari”, Walter O’Dim, Randall Flagg, Richard Fannin… il Male, insomma. Chadbourne ha rappresentato molto bene la desolazione dei paesaggi attraversati da questa figura, ormai mitologica, riuscendo a farti intuire come la sua personalità si sia formata, in un cammino di solitudine e disperazione.

Mi ha riportato indietro. A La Torre Nera, a L’ombra dello scorpione, a tutta quella contestualizzazione sociale di periferia dell’America dei tempi che furono – quelli d’oro del Re, in particolare – sia letterari che cinematografici. È come se fosse un percorso emozionale. È una cosa da appassionati? Sicuramente sì. Gli altri dovrebbero starne alla larga? Sicuramente sì. Te lo consiglio? Sicuramente sì.

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)
You like it darker (2024)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)
L’uomo in nero (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“Sopravvissuto” di Dean Koontz

Un volo aereo con duecento passeggeri precipita in picchiata da seimila metri e si schianta al suolo con una violenza tale da lasciare detriti grandi al massimo quanto francobolli. Joe Carpenter, su quell’aereo, aveva tutto ciò a cui teneva: la moglie e le due figlie. È un uomo distrutto, disperato e che aspira solo al suicidio. Trascorre un anno cercando il coraggio di spararsi, fino a quando non incontra Rose, una donna che, contro qualsiasi logica, sembra essere uscita illesa dallo schianto. Ma Rose, che sta cercando di mettersi in contattao con i famigliari di tutte le vittime, è braccata da uomini armati che vogliono metterla a tacere e, mentre Joe indaga, chiunque incontri Rose si suicida nei modi più bizzarri.

Eh, Koontz, Koontz, Koontz… che difficoltà parlare di questo tuo romanzo. 400 pagine lette in meno di una settimana. Quindi buono, no? Eh, che difficoltà…

Indubbiamente la trama è coinvolgente e sei sempre curioso di sapere cosa stia per accadere. Koontz gioca molto bene le sue carte e per ogni risposta che offre ti regala anche due domande, in un gioco infinito alla ricerca della soluzione. Una soluzione che, bisogna dirlo, non delude. La storia sta in piedi ed è anche abbastanza originale (si parla di un romanzo del 1997). Avevo voglia di prendere in mano il libro per vedere come stava procedendo la situazione, una cosa abbastanza rara, ultimamente. Però…

Però, come spesso ripeto, Koontz è un po’ il King dei lettori facili. Deduzioni forzate, conseguenze immediate, soluzioni imposte. Talvolta il protagonista arriva a capire una cosa che viene data per certa solo perché lui ha deciso che sia così. E, per intenderci, questa non rimane una posizione in dubbio, ma è una vera e propria scorciatoia letteraria che anche il lettore deve accettare. Perché lo sentiva nel suo cuore. Insomma, un po’ come nei romanzi sentimentali delle casalinghe frustrate. Questa è proprio una caratteristica dello stile di questo autore che non riesco a mandare giù, perché implica una sottostima intellettuale del lettore. Probabilmente sarà anche corretto per molti lettori, ma non per me.

Detto questo, salverei comunque questo romanzo perché la trama è davvero buona. Avrei voluto leggerlo scritto da King, sarebbe stato di un altro livello. Il continuo richiamo a King è voluto non solo dall’accostamento – sbagliato – che viene spesso fatto tra questi due autori, ma anche perché (e qui dico poco per non spoilerare) Sopravvissuto potrebbe essere uno spinn-off proprio de L’istituto scritto dal Re.

Libri che ho letto di Dean Koontz:
In un incubo di follia (1973)
In fondo alla notte (1979)
Il tunnel dell’orrore (1980)
La casa del tuono (1982)
Phantoms! (1983)
Incubi (1985)
Lampi (1988)
Cuore Nero (1992)
Sopravvissuto (1997)
L’ultima porta del cielo (2001)
Il luogo delle ombre (2003)
Velocity (2005)
Nel labirinto delle ombre (2009)

“In un incubo di follia” di Dean Koontz

Alex sta attraversando gli Stati Uniti a bordo di una Thunderbird insieme all’undicenne fratellino della moglie. La direzione è San Francisco, dove l’amata Courtney li sta aspettando per cominciare una nuova vita, tutti insieme. Senza un motivo apparente, un pazzo omicida, al volante di un furgone bianco, comincia a pedinare i due con l’evidente intenzione di ucciderli. È una corsa per la vita, la loro e anche quella di Courtney, dal momento che il pazzo sembra sapere qualcosa anche di lei… Mi fermo.

In un incubo di follia è il dodicesimo romanzo di Koontz che leggo ed è anche il più datato, dal momento che risale a ben 51 anni fa. Il ritmo è incalzante, la storia molto semplice e le 200 pagine sono volate in un paio di giorni. È un thriller senza troppe pretese, adatto a una lettura di puro svago. La scrittura di Koontz è, come spesso succede, non troppo elaborata e talvolta, nelle scelte narrative, un po’ inverosimile. Non è il caso di soffermarsi per porsi domande di logica, meglio leggere e godere di quel che viene dato, insomma, cioè puro intrattenimento.

Sebbene Koontz non sia tra gli autori che apprezzo di più – proprio a causa di questa sua eccessiva semplicità – è successo che, in una recente manifestazione di libri usati (Librokilo), mi sia trovato tra le mani diversi suoi romanzi e non abbia saputo resistere alla tentazione… i prezzi erano molto buoni. Ne consegue che apparirà più spesso tra le prossime letture, perché devo smaltire parecchi titoli acquistati in quell’occasione. È una buona notizia se sei un suo ammiratore, un po’ meno se non ti dovesse piacere. Io spero sempre di trovarmi tra le mani qualcosa di eccellente – perché a volte accade, come nel caso di Phantoms! – anche se resto dell’idea che, a differenza di King, Koontz sia stato penalizzato da un’eccessiva produzione che ha abbassato la qualità generale dei suoi lavori.
Vedremo.

 

Libri che ho letto di Dean Koontz:
In un incubo di follia (1973)
In fondo alla notte (1979)
Il tunnel dell’orrore (1980)
La casa del tuono (1982)
Phantoms! (1983)
Incubi (1985)
Lampi (1988)
Cuore Nero (1992)
L’ultima porta del cielo (2001)
Il luogo delle ombre (2003)
Velocity (2005)
Nel labirinto delle ombre (2009)

“You like it darker – Salto nel buio” di Stephen King

Volevo aprire con un superpippone sulla forzatura della traduzione del titolo in italiano, ma rimandiamo questa cosa a dopo. Già, perché ho appena terminato You like it darker e ho letto, proprio pochi minuti fa, le abituali note dell’autore e… cazzo, questa volta sembrano un testamento. Stefano Re, non fare scherzi, mi raccomando. Ci sono i ringraziamenti delle collaborazioni dei libri passati, le riflessioni su una vita di scrittura, mancano solo le scuse al bambino al quale hai tirato una sberla alle elementari! Così mi preoccupo, mi aspettavo che da un momento all’altro dicessi: «Questo sarà il mio ultimo libro» oppure «Purtroppo devo darti una brutta notizia…»

Ora veniamo al titolo che, a tutti gli effetti, è intraducibile per il suo significato più “oscuro”. Di certo non potevano renderlo con Ti piace più scuro, avrebbero rischiato di far sembrare il volume una guida turistica di Capo Verde per milf annoiate e granny vogliose. Ma Salto nel buio, Grande Giove (cit.), cosa c’entra? Nulla, non è nemmeno un richiamo a uno dei racconti, è proprio un’italianata. Io capisco che ormai molti lettori di King abbiano una certa età e che magari non mastichino l’inglese ma, talvolta, sarebbe meglio lasciare le cose così come stanno, no?

530 pagine, 12 racconti, quattro dei quali – i migliori – lunghi abbastanza da occupare da soli circa 380 pagine. Onestamente, ci sono solo un paio di racconti – i più corti – che non mi sono piaciuti, tutto il resto l’ho trovato davvero godibile, come avviene sempre con i racconti di King, con buona pace di chi sostiene che il Re sia morto.

Ti parlerò brevemente solo dei quattro racconti lunghi, giusto per darti un’idea. In Due bastardi di talento viene raccontata la vita di due amici che, dopo una misteriosa gita nel bosco, acquisiscono dei talenti artistici che li accompagneranno per il resto dei loro anni. L’incubo di Danny Coughlin – a mio parere il miglior racconto della raccolta, oltre che il più lungo con le sue 160 pagine – parla di un uomo normale che ha un solo e unico incubo in cui gli viene rivelato dove si trova il cadavere di una donna che è stata assassinata. Un poliziotto con problemi psichici, non credendo alla storia dell’incubo ed essendo convinto che sia proprio Coughlin l’assassino, lo tormenta e stolkera cercando di incastrarlo in ogni modo. Serpenti a sonagli ha come protagonista il marito, ormai anziano, della protagonista di Cujo (romanzo di King del 1981). È una storia di spettri, per la precisione di spettri di bambini morti. L’uomo delle risposte ha qualcosa di circense, anche se il circo non c’è. C’è un banchetto, a lato della strada, dove un misterioso individuo offre tutte le risposte per soli tre minuti alla volta. Il protagonista ha la s/fortuna di imbattersi in questo banchetto per tre volte nel corso della propria esistenza.

Ti consiglio You like it darker, infine? Sì, certo. Non è Night Shift ma è qualcosa di bello e, forse, qualcosa di ancora più oscuro.

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)
You like it darker (2024)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“Giocati dal caso” di Nassim Nicholas Taleb

Nassim Nicholas Taleb è considerato da chi si occupa di finanza – o comunque di un qualsiasi tipo di crescita anche solo personale – una lettura imprescindibile. Il suo libro più noto e riconosciuto è Il cigno nero, scritto proprio dopo Giocati dal caso. Non a “caso” (perdona il gioco di parole) il sottotitolo del libro di cui ti sto per parlare è: “Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita”.

Taleb, molto semplicemente, spiega come il caso (o la fortuna, appunto, per gli astrologi) domini interamente la nostra vita. Si tratta della classica situazione in cui si può dire che tutto cambi solo per essersi trovati nel posto giusto al momento giusto, o viceversa. Con una serie di esempi, Taleb scardina il concetto di “merito”, cioè dei risultati ottenuti per qualche specifica capacità, e introduce l’idea che uno stolto, se “fortunato”, possa raggiungere il successo più di una persona “preparata”.

Taleb è un matematico e uno statistico di fama mondiale, ma è anche un trader esperto. L’unica vera qualità che Taleb ritiene importante è quella di essere consapevoli della casualità. Non a caso (ci risiamo) lui lavora attendendo i cigni neri, cioè quegli eventi imprevedibili e rari che possono cambiare le sorti di un investimento. È quindi il “so di non poter prevedere” (storpiando Socrate) la legge più importante da seguire, l’unica vera costante.

Giocati dal caso è un libro abbastanza semplice (ma non troppo) che non si spinge nei meandri della finanza ma tratta l’argomento della casualità a 360°, d’altra parte il caso influenza la vita in ogni suo momento.
Sicuramente procederò anche con Il cigno nero, dammi tempo.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)