“L’economista sul tapis roulant” di Luciano Canova

In ordine di stampa, L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova è il testo più recente (2023) tra quelli che ho letto per la mia educazione finanziaria. Un libro giusto al momento giusto, poiché mi ha permesso di ripassare concetti già acquisiti (e in parte, ahimè, dimenticati) e di rispolverare formule e teorie che avevo affrontato in altri volumi. Repetita iuvant, nel mio caso in modo particolare perché ho la memoria corta.

Visto che fino ad ora ho distinto tra testi motivazionali, formativi e ibridi, ti chiarisco subito che quello di Canova è un testo al 100% formativo, senza nessuna sfumatura o sconfinamento. Ci voleva, come ho già detto, per fissare (si spera) le idee. Le solite cose, insomma, come il PIL, l’inflazione, il sistema pensionistico, gli attualissimi tassi, lo spread, la politica monetaria, eccettera, eccetera, eccetera. Canova struttura la lezione come se si trattasse di un allenamento e spiega l’economia in modo molto, molto semplice. Il tema non è certo leggero, ma lo è la lettura (in senso positivo), l’autore ha la capacità di semplicificare argomenti complessi e di cacciarli nella testa di chi legge (cioè io) grazie all’utilizzo di metafore ed esempi pratici. Il tono è leggermente ironico e divertito, questo aiuta a rendere la pillola più dolce (e ti è andata bene che io abbia scelto la pillola).

Sì, è stato un ottimo ripasso, ma L’economista sul tapis roulant potrebbe però anche essere il primo libro con il quale avvicinarsi al mondo dell’economia, proprio per le caratteristiche di semplicità e leggerezza di cui ti parlavo. La divisione in capitoli/argomenti consente, volendo, anche una lettura non ordinata, anche se io amo procedere sempre in modo canonico. Se mai dovesse venirmi un dubbio su un singolo tema, questo è uno di quei libri che riprenderei in mano volentieri per ri-chiarirmi le idee.

Vedo che Canova ha scritto molti altri libri a tema Economia, e non solo, me lo segno per ulteriori ripassi futuri.

 

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)

“Corto Maltese: Una ballata del mare salato – Favola di Venezia” di Hugo Pratt

Ho affrontato questo volume de I Classici del fumetto di Repubblica da ignorante totale, senza alcuna conoscenza pregressa su Hugo Pratt o sulle sue opere. Certo, conoscevo il personaggio di Corto Maltese, come icona e come immagine, ma non avevo mai letto nessuna sua avventura. Il volume contiene due storie: Una ballata del mare salato – in assoluto la più nota di Corto Maltese – e la breve Favola di Venezia.

Non sto qui a raccontarti le trame per filo e per segno, trattandosi di fumetti si leggono molto velocemente e ti rovinerei solo il divertimento. Ti dico solo che la prima storia parla di intrighi pirateschi e militari su un’isola misteriosa e la seconda ha un cartattere molto più onirico e racconta di una caccia al tesoro ambientata a Venezia.

Cosa penso? Penso che non leggerò altre storie di Corto Maltese, non mi ha catturato. È spesso poco realistico (i personaggi cercano di uccidersi in una pagina e si dichiarano amici nella successiva), per nulla introspettivo, troppo verboso e, in generale, desideroso di spalmare erudizione (il fumetto in generale, non il personaggio). Mi sono fermato parecchie volte per la noia, Favola di Venezia è stata poi del tutto intollerabile, un po’ perché io non sopporto i racconti onirici e un po’ per le caratteristiche che ho elencato sopra.

Eppure c’è indubbiamente qualcosa in Corto Maltese. Qualcosa che, appunto, l’ha reso un’icona, un simbolo. Questa sua mancanza di personalità, di profondità, lascia spazio a momenti di assoluta poesia. Singole immagini che, estrapolate dal contesto, diventano eterne e adattabili a qualsiasi situazione. Si potrebbe leggere una tavola a caso e trovarci qualcosa di grandioso, anche senza sapere nulla della storia dalla quale è tratta. È come se, ogni tanto, degli haiku incontrassero dei piccoli quadri. Una specie di magia.

Sì, ha qualcosa. Ha qualcosa.

“Holly” di Stephen King

Dopo la trilogia di Mr. Mercedes e il romanzo The Outsider, ecco il tanto promesso (minacciato?) mattoncino dedicato interamente a Holly Gibney: Holly, appunto. Personaggio secondario – ma nemmeno troppo – delle opere sopraccitate, la non-più-giovane non-eroina complessata e psicologicamente problematica Holly si trova, questa volta, ad avere a che fare con una coppia di anziani cannibali.
No, non ho spoilerato, tranquillizzati.
In Holly, come in una qualsiasi puntata di Colombo, si sa benissimo chi è l’assassino e chi ha ucciso. Anzi, il romanzo è costruito su due linee temporali diverse che man mano si avvicinano: in una segui le indagini di Holly, che cerca di scoprire dove sia sparita una giovane ragazza, nell’altra mangi proprio insieme ai due vecchiacci serial killer dal palato fino (che peraltro si spalmano anche del grasso umano per guarire dall’artrite).

Come puoi forse intuire, io non sono mai stato un grande fan della Gibney, perché la trovo, oltre che insopportabile, anche poco credibile come personaggio. Le sue insicurezze e il suo passato la renderebbero, nel mondo reale, una vittima certa degli eventi (e dei cannibali) e fatico molto a immaginarla a risolvere casi e a scontrarsi con temibili nemici. Ma la narrativa, si sa, come il Cinema e la tv, viaggia ormai verso orizzonti differenti e più possibilisti, per la gioia degli eterni ottimisti. Su questa polemica mi fermo qui.
Eppure devo dire che Holly è volato, ho letto 500 pagine in circa una settimana. Sono rimasto piacevolmente sorpreso, ero curioso di capire come sarebbe andata avanti, pur avendone già una mezza idea. Sì, proprio come in una puntata di Colombo.

Stephen King si conferma – come se ce ne fosse bisogno – anche un grande autore di thriller polizieschi. Holly è di certo molto meglio di The Outsider, risultando più completo e meno frettoloso. Intrattenimento puro che non rimarrà tra i grandi titoli del Re, ma comunque assolutamente godibile.

Ecco, c’è un MA, un grande, enorme, colossale MA.
Premessa: sono tendenzialmente a-politico e sicuramente pro-vax e pro-scienza (quella vera, non quella del blog di Gigino che ha letto cose e quindi ne sa a pacchi).
In tutto il libro è presente una costante e ripetuta campagna contro Trump e a favore dei vaccini. Non solo, pare che tutti i personaggi siano incasellati molto schematicamente da una parte o dall’altra riguardo a queste questioni (quelli buoni sono sempre da una parte e quelli cattivi sono sempre dall’altra). La situazione è talmente paradossale che lo stesso King, nelle note in fondo al volume, si è sentito in dovere di specificare che il suo non sia stato un intento moraleggiante, quanto piuttosto un’esigenza di coerenza letteraria con il personaggio di Holly, germofobica e contraria alla politica di Trump.
Insomma… a me un po’ ha rotto.
Non perché non fossi d’accordo con le idee di Holly/King a riguardo – perché la penso come loro – quanto perché le persone non sono bianche o grigie. È vero che è più facile statisticamente che un cretino sia da una parte piuttosto che dall’altra, ma non è una linea di demarcazione sempre così evidente, perché le teste di cazzo, e i cattivi, sono da entrambe le parti. I cattivi, probabilmente, anche più dei cretini. In questo King, questa volta, mi ha un po’ dato l’impressione di essere un vecchio con il megafono, uno che può reiteratamente esibire la propria idea. Era “buona la prima”, gli altri ciak non erano necessari…

Ora attendo il 21 maggio e You Like It Darker.
Racconti.
Racconti!
RACCONTI!
Era ora, sia lodato il Re!

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciati indietro tre, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)

“La psicologia dei soldi” di Morgan Housel

La psicologia dei soldi di Morgan Housel si posiziona a metà tra libri più motivazionali – vedi Padre ricco padre povero – e opere più pratiche – tipo Diventare milionario con uno stipendio normale. Inizio ad avere una certa difficoltà nel valutare questo tipo di volumi perchè, se è vero che non mi forniscono molte informazioni in più di quelle che già possiedo, è altrettanto vero che sono assolutamente adatti per “motivare”, appunto, il lettore – in questo caso io – nella costante attenzione agli investimenti (specie se il contesto e le frequentazioni non aiutano). In pratica, se da punto di vista dell’erudizione sull’argomento finanziario Housel prende a malapena la sufficienza, si merita invece un dieci e lode per la capacità di indurre il lettore – sempre io – all’ottimismo economico e alla propensione all’investimento, di qualsiai tipo esso sia.

I capitoli sono 20, così come più o meno i macro-consigli che Housel fornisce per affrontare la vita da investitore e, qualche volta, la vita in genere. Non consigli economici quindi, ma consigli utili per riuscire a dormire bene la notte in base alle proprie aspettative. Già, perché poiché ognuno è diverso, non esiste una regola unica o un solo stile per “fare bene”, ma esiste un solo modo per fare stare bene te, in particolare.

Come sempre, viene data grande importanza al tema del risparmio, unico grande alleato (insieme al tempo, ovviamente) per aver successo con l’interesse composto. Housel fa poi tutto un discorso più che condivisibile (perlomeno da me, tanto che potrei averlo scritto io) sull’assurdità della gara a mostrare la propria coda da pavone al vicino di casa. In pratica è un discorso sull’assurdità del consumismo come misura del successo personale.
L’obiettivo di Housel – così come il mio – è sempre quello di ottenere l’indipendenza intesa come possibilità di disporre del proprio tempo (per capirci, lavorare 10 ore al giorno NON È disporre del proprio tempo). Il tempo, che è l’unico indice dagli impagabili dividendi e dovrebbe essere il solo metro di successo della vita, in una società sana composta da individui sani.

Ti consiglio questo libro? Sì, è una di quelle letture da intervallare alle altre più formative, in senso stretto. Spero di trovarne altre, magari prenderò qualcosa di Nassim Taleb, ne ho sentito parlare molto. Suggerimenti benvenuti, as usual.

P.S. C’è un ultimo capitolo, che suona un po’ come una bonus track, nel quale Housel spiega come l’economia americana sia arrivata al punto odierno, e lo fa partendo dalla seconda guerra mondiale. Osservando le cose dall’alto e senza entrare nei particolari, l’autore offre una spiegazione più che convincente ai motivi che hanno generato l’attuale situazione del costante debito in favore del consumismo più sfrenato. È interessante.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)

“Crash” di J.G. Ballard

Scrivere di pornografia violenta il giorno di Natale non può che avere comunque qualcosa di soddisfacente. Detto questo, Crash di J.G. Ballard non mi è piaciuto.
Romanzo pubblicato nel 1973 – e letto ampiamente fuori tempo per poter gioire del suo probabile effetto scandalizzante – Crash racconta le vicende di Ballard come testimone della vita di un certo Vaughan, uomo affetto da una forte perversione sessuale che lo porta ad associare (fondere?) il sesso con l’automobile e, in particolare, il sesso con gli incidenti e le menomazioni derivanti dall’utilizzo dell’automobile.
Libro spinto, molto spinto, non adatto ai palati raffinati – forse – che non cerca di nascondere il suo intento di critica allo snaturamento umano. Tutto molto condivisibile, nulla da dire, ma ripetitivo all’inverosimile e alla costante ricerca dell’eccesso. Un eccesso che in me non ha trovato radici, perlomeno quelle dello scandalo, perché non credo ci sia più nulla in grado di scandalizzarmi. Di certo, non la pornografia, sebbene mischiata alla malattia mentale psicopatologica.
Ballard utilizza lo stile di scrittura che sarà poi riconoscibile in autori successivi, uno su tutti Palahniuk, ma non riesce a tenere viva l’attenzione, perlomeno la mia. Sterminati elenchi di gesti erotici e di parti meccaniche protratti per pagine e pagine mi hanno costretto in alcuni tratti a una lettura obliqua, avevo proprio voglia di venirne fuori, insomma.
È un porno freddo, “inospitale”, scarsamente arrapante e, in fin dei conti, noioso.
Intento morale ottimo che, ripeto, condivido, ma narrativamente inaccettabile. Ani, vagine e cazzi non sono più sufficienti a tenere desta la mia attenzione, questo è un fatto. Il livello di perversione a cui ambisco per non cedere alla noia è di gran lungo più elevato e, magari, più malato.
Cercherò il film del 1996 di Cronenberg (indubbiamente la trama è carne per i suoi occhi) con James Spader, mi piacerebbe davvero sapere cosa sia riuscito a tirarne fuori. Alla prossima.

“Tutti i racconti Vol. 3 1960-1993” di Richard Matheson

Breve riepilogo dell’opera nel suo insieme: 4 volumi che raccolgono tutti i racconti di Richard Matheson. I primi due li trovi linkati più in basso, a fine post.
Questo terzo volume si occupa dell’arco temporale più lungo della produzione dell’autore, dal 1960 al 1993. Ho impiegato due mesi esatti per leggerlo: un po’ è colpa mia, un po’ è colpa di Matheson.

La prima metà del volume è assimilabile a quanto già letto nei primi due volumi, infatti è “passata” velocemente. I racconti sono originali e coinvolgenti. Tra questi, un paio molto famosi come Duel e The box, che hanno ispirato i film omonimi.

La seconda parte del volume, a differenza di quanto mi aspettassi, è risultata lenta e noiosa. Racconti poco coinvolgenti, sebbene scritti in modo eccellente con lo stile inconfondibile di Matheson. Uno su tutti Mr Mosca, nel quale un uomo cerca di uccidere una mosca nel proprio ufficio… per 20 pagine.
Si salvano giusto gli ultimi due, di ambientazione western. Anche qui, non tanto per la trama – pressoché inesistente – quanto per l’abilità dell’autore in un genere che io frequento poco ma che mi piace molto.

Ora, considerato il “peggioramento cronologico”, temo fortemente il quarto e ultimo volume con i racconti scritti dal 1999 al 2010. Vedremo.

Libri che ho letto di Richard Matheson:
Io sono leggenda (1954)
Tre millimetri al giorno (1956)
Io sono Helen Driscoll (1958)
La casa d’inferno (1971)
Ghost (1982)
Tutti i racconti Vol. 1 1950-1953 (2013)
Tutti i racconti Vol. 2 1954-1959 (2013)
Tutti i racconti Vol.3 1960-1993 (2013)

“Il metodo Warren Buffett” di Robert G. Hagstrom

Come sempre sarò sintetico, per non tediarti troppo con l’argomento finanza che, lo so, non è il motivo per cui segui questo blog.
Il metodo Warren Buffett è, sostanzialmente, una grande e celebrativa biografia del più grande investitore di tutti i tempi, l’oracolo di Omaha, appunto.
Utile per i miei scopi? Nì. Forse più interessante che utile, ecco.
Hagstrom racconta la vita di Buffett – dalle origini fino agli investimenti in Coca Cola e affini – cercando di delineare il profilo psicologico e professionale di un uomo che batte costantemente, e di molto, l’indice Standard & Poor’s. Spiega quali sono le caratteristiche che deve avere un’azienda per risultare interessante agli occhi di Buffett e in cosa consistono i metodi di valutazione per capire se un investimento sarà profittevole o meno. Senza entrare troppo nei dettagli, in realtà, si tratta solo di utilizzare il buon senso applicato all’economia. Nessuna novità quindi e, per quanto Hagstrom sostenga che quello che fa Buffett potrebbe essere fatto anche dall’uomo comune, risulta tutto molto celebrativo, appunto, e poco applicabile, se non dopo un intenso studio di economia. In poche parole: che chiunque possa leggere un bilancio perché, in fin dei conti, è una cosa semplice, a me risulta poco credibile.
Un libro a metà tra il testo motivazionale e il testo economico che però, a mio parere, rimane proprio a metà dall’essere d’aiuto. Da non perdere se si desidera avere qualche informazione in più su Buffett, ma allo stesso modo in cui si può leggere una biografia su Senna (senza per questo illudersi di imparare a correre in Formula Uno).

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)

“Quel fantastico giovedì” di John Steinbeck

Ho impiegato quasi un mese a terminare Quel fantastico giovedì. È in assoluto il peggior romanzo di Steinbeck che abbia letto, seguito da Pian della Tortilla, con il quale, insieme a Vicolo Cannery  – che non ho ancora avuto il coraggio di affrontare – compone la trilogia di Cannery Row (li ho elencati in ordine sparso, lo so).

Steinbeck è uno dei miei autori preferiti in assoluto, Furore e La valle dell’Eden rientrano sicuramente nella top ten dei miei romanzi preferiti di sempre. Non mi faccio nessun riguardo, quindi, a dirti che trovo lo stile della trilogia di Cannery del tutto inaffrontabile.

Un guazzabuglio di personaggi grotteschi e macchiettistici tentano in tutti i modi di fare sbocciare una storia d’amore tra lo scienziato Doc e la prostituta Suzy. Il realismo che caratterizza lo Steinbeck dei grandi capolavori è qui totalmente assente. La storia è inconsistente, il coinvolgimento è nullo e l’empatia tra lettore e personaggi non pervenuta.

Tempo perso, sono arrivato quasi alla lettura obliqua, cosa che di solito non faccio mai.

 

Libri di John Steinbeck che ho letto:
I pascoli del cielo (1932)
Pian della Tortilla (1935)
La battaglia (1936)
Uomini e topi (1937)
Furore (1939)
La luna è tramontata (1942)
La perla (1947)
La valle dell’Eden (1952)
Quel fantastico giovedì (1954)

“Il piccolo libro dell’investimento” di John C. Bogle

Proseguo nei miei studi finanziari e questa volta ho letto un libro che è sempre consigliato ovunque: Il piccolo libro dell’investimento scritto dal fondatore di Vanguard, John C. Bogle.

Sono 300 pagine molto fruibili e veloci, per nulla complicate. Per quanto riguarda i contenuti potrei semplicemente rimandarti a Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam, perché in fin dei conti Bogle dice proprio le stesse cose. Certo, ovviamente strizza molto l’occhio a tutto quello che riguarda Vanguard, ma i concetti di base non cambiano.

La regola è: investire in fondi indicizzati passivi – sia che siano azionari, sia che siano obbligazionari – ed evitare come la peste tutti i fondi a gestione attiva (quelli che consigliano i consulenti finanziari, in particolar modo se sono dipendenti delle banche).

Bogle spiega anche come costruire un portafoglio diversificato che abbia – si spera – buoni risultati nel tempo, senza diventare appassionati o ossessionati dall’andamento delle borse. Il Re è sempre lo Standard & Poor 500, punto di riferimento, faro e ispirazione per qualsiasi buon investimento.

Non molte novità rispetto a quello che ho già appreso, ma fa piacere sentire un’altra voce che snocciola altri dati e pone altri esempi. Che sia effettivamente questa la strada per il corretto investimento? Se così fosse, la logica sarebbe semplice, la parte difficile consisterebbe solo nel rimanere freddi come Clint Eastwood anche nei periodi di calo dei mercati e investire, investire sempre e comunque.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)

“Casi di emergenza” di Michael Crichton

Come ben sai, io non sono un amante delle serie TV, tuttavia ER – Medici in prima linea è sempre stata tra le mie serie preferite in assoluto. Ad essere onesto non ho mai visto tutte le stagioni, penso di averne viste 6/7, fino a poco dopo la morte del Dottor Greene, per capirci. Pochi mesi fa ho provato a ricominciare da capo su Prime ma Amazon, simpaticamente, mi ha avvisato che avevo un mese per vedere le tredici stagioni rimanenti prima che lo show venisse rimosso dalla piattaforma…

Ti dico questo perché ER è ispirato ai “racconti” (alle virgolette ci arrivo tra poco) di Casi di emergenza, libro che Crichton ha scritto mentre era studente di medicina, nel 1970. L’edizione che ho letto è stata ripubblicata nel 2006. In quarta di copertina (e anche in una strombazzante tagline sotto al titolo) si parla, appunto, dei “racconti” come se fossero racconti di narrativa. Ecco, non è vero. Ma non è proprio vero, chiariamolo. Si tratta di un abile stratagemma per vendere un libro che, altrimenti, sarebbe stato difficilmente acquistato dal lettore medio.

Mi spiego.
Casi di emergenza è un saggio che Crichton ha scritto, ripeto, a cavallo del 1970 e nel quale l’autore descrive il sistema ospedaliero americano con tutti i suoi pregi e difetti. Se già è difficile – ma potrebbe essere comunque interessante – leggere un volume che parla del sistema sanitario contemporaneo di uno stato diverso dal nostro, diventa parecchio ostico leggerlo se la situazione è cambiata da più di cinquant’anni.

Tolto qualche accenno alla storia della medicina, e le poche pagine che riguardano i cinque casi dei pazienti presi in esame nei cinque capitoli, Casi di emergenza si è rivelato essere un libro decisamente fuori tempo massimo. Crichton scrive sempre benissimo e su questo non ci piove, ma questa volta non basta, e non è nemmeno colpa sua.
Un vero peccato, soprattutto per la presa in giro.

Libri che ho letto di Michael Crichton:
Andromeda (1969)
Casi di emergenza (1970)
Codice Beta (1972)
Il terminale uomo (1972)
La grande rapina al treno (1975)
Mangiatori di morte (1976)
Congo (1980)
Sfera (1987)
Jurassic Park (1990)
Sol levante (1992)
Rivelazioni (1994)
Timeline – Ai confini del tempo (1999)
Stato di paura (2004)
Next (2006)
L’isola dei pirati (2009)

La vita, l'universo e tutto quanto.