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“Le notti senza sonno” di Gian Andrea Cerone

Una decina di giorni fa IBS.it mi ha inviato una trentina di pagine in anteprima di Le notti senza sonno di Gian Andrea Cerone. Il “patto di marketing” era più o meno questo: tu leggi l’incipit e invii un commento a Guanda e in cambio, al prossimo ordine di libri, noi ti aggiungiamo il romanzo in omaggio. Questo è successo perché io sono un buon cliente – tipo adamantio – di IBS che, a mio parere, rappresenta un ottima alternativa allo strapotere di Amazon. Sarei curioso di sapere come funzioni la cosa, cioè cosa se ne facciano del mio commento, ma temo che questo rimarra per sempre avvolto in un giacobbiano mistero.

Il suddetto commento, in realtà, non era stato poi positivissimo. Questo non tanto per colpa di Cerone, quanto perché io sopporto poco i gialli e, in generale, leggo anche pochi autori italiani. Le due cose insieme, quindi…
Sono prevenuto? Sì, lo sono.
Il cadavere, chissà chi è stato, l’intrigo, eccetera. Diciamolo: un giallo non è quel romanzo che ti ricordi, ha il fascino di un cruciverba o di un sudoku. Ti diverte mentre lo fai-leggi, ma poi lo dimentichi. Poco stimolo alla riflessione (infatti in Italia va tantissimo). Idem per le trame nostrane (non solo dei gialli): a forza di fattorie e fratelloni è richiesta la semplificazione più assoluta, idonea per un pubblico spesso lobotomizzato.

Detto questo, ho inserito il mio ordine – per la cronaca, ho comprato la Trilogia del Drive-in di Lansdale – e IBS ha mantenuto la promessa. Mi aspettavo un libretto e, invece, è arrivato un tomo dalle dimensioni bibliche di quasi 600 pagine. Un grande omaggio per me, insomma, e una prova d’esordio bella impegnativa per l’autore.

Dai, stacco con un po’ di trama. Sigla, siparietto.
Ambientazione: Milano. Periodo: appena prima del lockdown 2020, ombra del Covid inclusa. Durata temporale: otto giorni.
In un cassonetto viene ritrovato il cadavere (taaac) di una donna, le hanno amputato una mano e espiantato i bulbi oculari. Contemporaneamente, un noto gioielliere e commerciante in pietre preziose viene assassinato durante una rapina. I due casi sono affidati al commissario Mandelli e all’ispettore Casalegno. Il primo è un marito devoto con molta esperienza sul campo, è il razionale, per capirci. Il secondo è un beccafighe latin lover parecchio impulsivo, l’eroe. Attorno a loro, una squadra di colleghi composta anche da esperti informatici e anatomopatologi. Mi fermerei qui, trattandosi di un giallo, considera però che l’intreccio, proseguendo nella lettura, diviene parecchio articolato.

Sulle prime sono rimasto un po’ infastidito dalla presenza del Covid, perché è quella caratterizzazione temporale che ultimamente hanno tutti molta fretta di inserire in qualsiasi opera (l’ha fatto perfino King in L’ultima missione di Gwendy). Devo dire, però, che Cerone non esagera in questo e lascia la pandemia sullo sfondo, come utile conto alla rovescia prima dell’imminente lockdown. Il Covid ha quindi una funzione specifica, cioè quella di velocizzare le indagini. Una scelta furba e intelligente per imprimere un maggior ritmo alla storia.

E tu adesso mi chiederai: «Quindi, ti è piaciuto o no Le notti senza sonno
L’ho letto in una settimana scarsa, se non mi fosse piaciuto ci avrei messo molto di più. È un romanzo scorrevole, nonostante la mole, con capitoli brevi. Si presta bene a riempire i “cinque minuti liberi” in accappatoio appena uscito dalla doccia o mentre aspetti che cuocia la pasta. Si fa leggere.
Ho apprezzato lo stile di Cerone, la ricerca dei cliché del genere giallo/poliziesco più vicini alla produzione cinematografica/televisiva che al reale vero e proprio. L’ho trovato molto italiano nel suo volermi convincere della presenza di un serial killer (al primo omicidio sono già tutti sicuri che non sarà l’ultimo) ancora prima che le prove e i fatti lo confermino. Credo che la cosa sia intenzionale, che l’autore ami giocare. Come quando decide di cambiare il punto di vista del narratore, generalmente onniscente, e per un po’ smette di mostrarti chi siano i personaggi all’inizio di un capitolo oppure quando non ti consente di vedere i messaggi ricevuti su un telefono. È come se ti dicesse: «Ehi, io sono qui e so esattamente come dovrebbe funzionare, ma a volte me ne frego». Mi piace il senso di sfida che trasmette questo tipo di scelta.

Se ami i gialli Le notti senza sonno ti piacerà di certo. Io intanto ho tanta roba nuova sulla mia mensola. Oltre a Lansdale, c’è Pasolini, Orwell, Dick e tanto Hemingway. Ho recuperato anche la saga di Narnia