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“Le correnti dello spazio” di Isaac Asimov

Eccomi a concludere il Ciclo dell’Impero, dopo Paria dei cieli e Il tiranno dei mondi ho terminato la trilogia con Le correnti dello spazio, il più breve romanzo dei tre e, a mio parere, anche il meno entusiasmante.

Non mi dilungherò molto, non ho in realtà tanto da dire in più rispetto a quanto ho già scritto per gli altri due romanzi del Ciclo. Tuttavia ho trovato l’intera storia un po’ più freddina, senza grandi coinvolgimenti emotivi, né da parte mia ma nemmeno da parte dei protagonisti. In realtà i personaggi principali sono più di uno e non sono riuscito ad affezionarmi a nessuno di loro, questo ha creato un bel distacco che non mi ha consentito di appassionarmi, come è successo invece per i precedenti capitoli. C’è molto intrigo politico e burocratico in questo Le correnti dello spazio, l’azione c’è ma non si avverte la tensione degli eventi, anche perchè tutta la narrazione è un continuo salto da un evento/luogo/personaggio all’altro, con una cronologia leggermente sovrapposta in alcuni punti, dove troviamo la descrizione di reazioni ad accadimenti che vengono solo successivamente descritti.

La trama la trovi su wiki, sappi che parla di un uomo a cui è stata cancellata la memoria poichè possedeva informazioni importanti per quanto riguarda la distruzione di un pianeta, fondamentale per il commercio di un materiale pregiatissimo di cui è unico produttore nell’Universo. Chi e perchè gli ha cancellato la memoria? Intrighi, ribaltoni, politica.

E’ sempre Asimov, ovvio, quindi la genialità nel creare e rendere plausibile un mondo, anzi, un Universo, articolato e complesso è incredibile. Posso però dire che tra i suoi libri che ho letto fino ad ora (non tanti in realtà, 8 o 9) questo è quello che mi è piaciuto di meno. E’ quel romanzo che mi farebbe dire: “Ah non hai mai letto Asimov, è un genio, però non iniziare da Le correnti dello spazio perchè ti faresti un’idea sbagliata”.

“Il tiranno dei mondi” di Isaac Asimov

Prosegue la mia avventura galattica nel Ciclo Asimoviano, in particolare nel Ciclo dell’Impero (il Ciclo dei Robot l’ho letto prima di iniziare a scrivere su questo blog). Dopo Il paria dei cieli ho affrontato quindi in ordine cronologico (di scrittura) Il tiranno dei mondi. A breve leggerò Le correnti dello spazio, concludendo questa trilogia, per poi FINALMENTE arrivare al Ciclo della Fondazione, che non vedo l’ora di scoprire.

L’unica pecca del libro (e dopo procediamo ad inchinarci) non dipende ovviamente da Asimov, che è un genio assoluto e inimitabile del genere, ma nella traduzione del titolo. Il titolo originale è infatti The Stars, Like Dust (tradotto solo in poche edizioni in Stelle, come polvere) assolutamente più poetico e in linea con l’opera. Ma è una puntualizzazione fatta apposta per essere scassacazzo, chiariamoci.

Come al solito non starò a snocciolare la trama, composta da avventure, intrighi e viaggi stellari. Quello che lascia sempre a bocca aperta è il contesto in cui si svolge la vicenda, come viene storicizzato e reso coerente in millenni di storia dell’Umanità ormai alla conquista dell’Universo. Attualissimo direi anche il tema dei Tiranni che dominano su una serie di pianeti, dove ogni pianeta reclama la propria dignità e indipendenza dall’impero centrale. In questa gigantesca costruzione non manca comunque la visione dell’Uomo nel suo piccolo, con la storia d’amore e le conseguenti gelosie e paure del singolo individuo. L’avventuriero e la principessa, tema ripetuto in molte narrazioni, rivive qui ricordando una sorta di Guerre Stellari meglio costruita.

Non riesco ad esprimere bene ciò che Asimov crea nel lettore, o comunque in me in particolare. Quello che mi fa adorare questo scrittore è che, mentre l’adrenalina cresce nella trama, gli intrighi si infittiscono, la politica fa il suo orribile corso (come la nostra) e l’amore ha suoi alti e bassi, riesco a sentire costantemente, in sottofondo a tutto questo, il vuoto, il silenzio e la desolazione dello Spazio che avvolge tutto. Asimov riesce a far apparire piccolo anche un impero galattico composto da molti pianeti, come a ricordare, appunto, che in confronto all’infinito siamo granelli di polvere.

“Paria dei cieli” di Isaac Asimov

Ci è mancato poco che l’ordine di lettura del Ciclo dell’Impero mi facesse venire un anacoluto al cervello (lo so che è una figura retorica, ma senti come suona bene). Ho scelto alla fine di leggerli nell’ordine cronologico di scrittura, e quindi: Paria dei cieli (1950), Il tiranno dei mondi (1951) e Le correnti dello spazio (1952). Ordine confutato dallo stesso Asimov che in Preludio alla Fondazione (1988) indica la corretta lettura in senso esattamente inverso, in disaccordo con i lettori che propongono un ulteriore terzo ordine di lettura.. Insomma, ci siamo capiti. Son sicuro che a leggerli così come sono usciti all’epoca non si sbaglia, dai.

Detto questo, il romanzo è ovviamente spettacolare. (La trama col cazzo che te la racconto, perchè è asimovianamente incasinata, quindi se vuoi te la vai a recuperare su wiki.) Quello che conta è che, come fino ad ora mi è capitato leggendo i libri di Asimov, non si tratta unicamente di narrazione pura senza alcuna morale. Infatti a dominare il romanzo è il concetto di superiorità o meno della razza, in questo caso della Terra nei confronti delle razze della Galassia. Ricorda che siamo nel 1950, quindi il tema è ancora più che mai caldo ed attuale. Questo non significa che si tratti di un polpettone, anzi, l’impressione è che Asimov “la butti un po’ lì”, per fare riflettere divertendo, così come farebbe un buon maestro insegnando un gioco istruttivo a un discepolo, forse conscio che le masse non hanno molta voglia di impegnarsi psicologicamente in riflessioni troppo estranee alla narrazione (ma questo lo dico io eh). Ovviamente tanta scienza, ben spiegata, caratterizza tutto il resto della storia.

Una postilla divertente a fine libro mi ha dato l’idea di un Asimov “precisino”. Tutta la vicenda si svolge sulla Terra che, per ragioni imputabili a una probabile guerra nucleare del passato, è radioattiva. Ne conseguono varie attenzioni dei personaggi alle radiazioni e alla convivenza con esse (tipo le mutande di piombo..). Asimov a fine libro, qualche anno dopo, ci tiene a specificare che all’epoca non era ancora così chiaro come le radiazioni potessero influenzare la vita, ma che l’esperienza a lungo termine di Hiroshima gli ha fatto capire che ci sono diverse incongruenze scientifiche nel libro riguardo questo tema. Chiede quindi al lettore la sospensione dell’incredulità per tutta la parte riguardante la radioattività. Come dire, milioni di pianeti conquistati, ma il tutto in modo razionale, coerente e credibile.

Io, invece, devo sospendere l’incredulità per poter immaginare che, anche solo tra 100 anni, l’intera umanità non sia già estinta.

“La fine dell’Eternità” di Isaac Asimov

Qualche anno fa ho letto il ciclo dei Robot di Asimov, composto dai quattro romanzi Abissi d’acciaio, Il sole nudo, I robot dell’alba e I robot e l’Impero riproponendomi più volte poi di riprendere in mano un autore che, erroneamente e stupidamente, avevo giudicato noioso senza nemmeno conoscerlo.

Asimov, invece, è semplicemente un genio. Questo La fine dell’Eternità, ritenuto da molti il suo romanzo migliore, ne è l’ennesima prova. Scritto nel 1955 non fa parte di nessun ciclo, anche se verrà poi citato nelle varie Fondazioni (che non ho ancora letto), e tratta il tema dei viaggi nel tempo con i relativi paradossi e tutto ciò che di cervellotico ne segue. L’Eternità non è altro che la possibilità di controllare gli eventi temporali, tornando indietro o andando avanti nel tempo, per far sì che l’Umanità possa evolvere nel migliore dei modi (almeno secondo il pensiero degli “Eterni”) senza mai correre nessun rischio o pericolo. Da qui segue una critica alla mancanza di libero arbitrio e all’immobilità culturale e scientifica che deriverebbe dalla eccessiva sicurezza e dall’annullamento dell’imprevedibile.
E’ una visione ottimistica dell’Uomo quella che ha Asimov, ben diversa dalla mia, ma sicuramente interessante. Basti pensare che nella storia ipotizza il passaggio dell’era atomica dal 30° secolo al 1930 come un’evoluzione dell’Umanità necessaria al raggiungimento futuro delle stelle. Auguri.

Probabilmente non è un romanzo per tutti, diciamo che a confronto la trilogia filmica di Zemeckis potrebbe essere una passeggiata di salute. Ora mi aspetta la Trilogia dell’Impero, dopodichè procederò con la Fondazione. Con calma. Ti tengo aggiornato.