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“Blade Runner 2049” di Denis Villeneuve

Lo dico subito: Villeneuve non mi ha deluso nemmeno questa volta. E sì che il rischio era alto, andando a confrontarsi con una delle pietre miliari della fantascienza. (Recentemente, peraltro, ho visto il suo Enemy: stupendo.) Blade Runner è stato trattato con la venerazione che merita, senza cadere nella tentazione di strafare. E’ come se il regista abbia esplorato nuove zone dell’universo creato da Dick evitando di cercare di imitare il film di Scott, ma ampliandone gli orizzonti geografici. E’ un film carico di smog, nebbie, deserti urbani. Era un seguito indispensabile? Forse no. E’ un buon seguito? Sicuramente sì, e accade di rado.

Trama, non spoilero. Dai primi dieci minuti salta subito fuori che, trent’anni prima delle vicende narrate, è nato un bambino da una replicante. Su questo gira tutta la storia. Di chi è il bambino? Chi è? Se i replicanti potessero riprodursi sarebbe un nuovo gradino dell’evoluzione? Non aggiungo altro, per non togliere il gusto della visione.

C’è qualcosa di disumanizzante nel seguire le vicende di Gosling, che è a sua volta un replicante (si sa fin da subito), qualcosa che però viene smorzato dal suo bisogno di compagnia, che lo rende comunque “umano”, in un certo modo. E poi beh, la compagnia gliela offre Ana de Armas sotto forma di ologramma. Amore tra androidi, difficile da digerire inizialmente, ma poi ci si abitua. Soprattutto perché è Ana.

Ci sta anche Harrison Ford nei panni di Deckard invecchiato, è ormai una parte a cui sarà abituato, dopo Ian Solo e Indiana Jones.

Quello che mi è mancato è l’angoscia che il Blade Runner dell’82 ti lascia nell’animo ogni volta che ne termini la visione. Quel misto tra comprensione e tristezza che provi nei confronti di Rutger Hauer durante il suo ultimo monologo.
Ma non si può avere tutto (così dicono).

“The Martian – Sopravvissuto” – di Ridley Scott

Bisogna partire dal presupposto che su Marte è già stato girato qualsiasi film possibile, e che non bisognerebbe girarne altri, salvo non sia presente un qualche tipo di idea rivoluzionaria. Ecco, questa idea in The Martian io non l’ho trovata.

Sicuramente è un bel film: intrattiene, coinvolge, diverte, ma tutto qui. Che Scott fosse in grado di girare un film coinvolgente non c’era dubbio, essendo oltretutto un maestro della fantascienza, tuttavia io mi aspettavo di più. Non ho visto tutta la filmografia di Scott, ma siamo a un buon 75%, e credo che The Martian si classifichi tra gli ultimi suoi film in ordine di preferenza, nonostante il mio amore per la fantascienza.
Forse avrebbe potuto puntare tutto, se non sull’originalità, sull’interpretazione, ma scegliendo Matt Damon come protagonista anche questa opzione è stata eliminata. Chiariamoci, i film di Damon sono sempre divertenti, ma siamo ben lontani dalla performance di McConaughey in Interstellar.

Mi è piaciuto? Si. Probabilmente anche grazie alle indubbiamente fantastiche ambientazioni. Lo riguarderò? No. Con i classici come Alien e Blade Runner non è neanche il caso di fare un paragone, ma Prometheus l’ho già rivisto tre volte…

“Exodus – Dei e Re” di Ridley Scott

Dopo il musical il genere che amo di meno è il film storico/in costume/colossal, quindi ci siamo già capiti. Sicuramente la mano di Scott si vede e Exodus è indubbiamente bello, ma non mi piace.. cosa ci vuoi fare? Di Spartacus ce n’è uno solo.
[Il film non piaceva neanche al coglione che avevo davanti visto che ha passato la serata ad abbagliarmi con il suo biliardo per Iphone.. e al lampadato al mio fianco che masturbava continuamente il suo cazzo di pacchetto scrocchiante di caramelle, mai che muoiano strozzati].

Farò una cosa nuova, cercherò dei punti di forza originali, così potrò essere obiettivo nonostante la mia maldisposizione. Eccoli in stile elenco della spesa:
• la personalità di Ramses, che smette di essere un semidio e viene mostrato per quello che è, un uomo con tutti i cazzi e mazzi che ci girano intorno;
• il dubbio, metaforico o meno, che Dio sia visibile solo a Mosè a causa della botta in testa. Così da soddisfare tutti, sia i realisti che i credulon.. ehm.. i credenti;
• la rappresentazione di Dio tramite un bambino capriccioso, speriamo non esista perchè potrebbe averci preso;
• Mosè tromba, non si vede, ma tromba. Certo avremmo gradito vedere aprire anche le gambe e non solo le acque, ma per ora accontentiamoci.

Ok credo di aver finito riguardo ai punti di forza. Come sempre Bale è al top, anche se mi avrebbe fatto piacere che da un momento all’altro si presentasse anche Rasal Gul posso capire che fosse difficile inserirlo nella trama.

La Bibbia, comunque, rimane uno dei migliori romanzi fantasy da cui poter tratte storie sempre avvincenti.