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“Unfriended” di Levan Gabriadze

Avevo esigenza di vedere un film horror estivo, di quelli ignoranti, con fighette al vento e spruzzi di sangue a go-go, uno splatter come Dio comanda insomma. Ma sono rimasto deluso (attenderò quindi Girl House con trepidazione).

In realtà non sapevo nemmeno che Unfriended fosse girato in questo modo, ossia in tempo reale (la storia dura poco, come il film) e interamente ambientato su Skype. “Interamente” significa che dall’inizio alla fine vedi lo stesso schermo del Mac di una ragazza senza mai cambiare inquadratura, se non dalle webcam degli altri protagonisti.

E’ un “horror a basso costo”.. già, “basso costo”.. 1 MILIONE (???) di dollari. Si ma dove lo hanno speso? Siamo lontanti da Blair Witch Project (costato 70 mila dollari – incassati 250 milioni di dollari) e da altri mockumentary economici, qui davvero ci si chiede come sia stato investito il budget.
Trama molto semplice: Laura Barns si suicida a causa di uno sputtanamento-video online e torna dopo un anno sotto forma di spirito-web per vendicarsi dei suoi amici che nascondono colpe e segreti e (colpo di scena..) li ammazza uno a uno.
Buona l’idea di utilizzare i video di youtube come flashback, per farti rivivere e comprendere i momenti passati che hanno scatenato la situazione attuale, tutto qui.

Peccato, l’idea poteva essere originale, tuttavia la paura è rimasta in qualche altra sala perchè nella mia non c’era. Zero sangue, zero tette, zero tensione.
Fanculo Laura Barns.

“Revival” di Stephen King

Ultimamente non sto leggendo molto. O meglio, sto leggendo libri e fumetti irrecensibili. Mi son bevuto una dozzina di Marvel Omnibus ad esempio, ma mi sembrava inutile e difficoltoso parlartene. Sono impanatanato ne L’interpretazione dei sogni di Freud (a seguito dei miei continui incubi di cui forse, peraltro, aprirò una sezione dedicata sul blog). Idem per il noioso World War Z che non riesco a terminare e per il sopravalutaterrimo (si!) Infinite Jest di Wallace che ho interrotto (succede rarissimamente, deve farmi proprio cagare). Insomma narrativa poca, e così vedo che l’ultima recensione che ho scritto di un libro è sempre dedicata al Re, Stephen King. Poco male, ti accontenterai.

Revival. Mi è piaciuto molto. Così come 22/11/63 attraversa un arco di tempo molto ampio (una vita) riuscendo a creare la nostalgia dei tempi andati (ossia le prime pagine) e facendo conoscere il personaggio principale (che scrive il libro in prima persona), grazie anche agli avvenimenti che l’hanno cambiato nel corso della sua esistenza. Non puoi non affezionarti al protagonista, sentirlo come un fratello, perchè conosci i motivi che l’hanno portato ad essere in un modo piuttosto che in un altro, li hai affrontati con lui.

Revival

Trama semplice ma molto coinvogente. Sarò breve (leggitela da un’altra parte se vuoi). Tutta la storia si gioca sul rapporto tra il protagonista Jamie (fin dall’età di 6 anni) e Charles Jacobs (prima reverendo, poi imbonitore da fiera e infine scienziato) e i loro incontri a decenni di distanza. E, naturalmente, “l’elettricità segreta”. Un gran romanzo sulla religione, la musica (tanta), la scienza e la curiosità dell’animo umano. Stupenda la Predica Terribile con cui il reverendo rinuncia a Dio dopo aver perso moglie e figlio.
Devo farti notare che in questo romanzo non ci sono cattivi. La pazzia (pazzia?) dello scienziato Jacobs infatti non è condannabile, ne dal protagonista e nemmeno da chi legge. Siamo tutti un po’ Jacobs e un po’ Jamie. Vogliamo conoscere cosa c’è dopo la morte, sempre che qualcosa ci sia.

[Chicca: se sei appassionato di “collegamenti” non ti perdi certo l’aggancio tutto interno a Joyland, il parco divertimenti dove anche Jacobs ha lavorato per qualche tempo.]

Grandi riferimenti a Poe, Lovecraft (soprattutto, con i libri proibiti) e, perchè no, al Frankenstein di Shelley. Un horror classico ai tempi moderni. Leggero e veloce con meno di 500 pg., te lo consiglio vivamente. O revivalmente, vedi tu, prova a mettere le dita nella presa della corrente e magari scoprirai il Null!

“Clown” di Jon Watts

Finalmente qualcuno che si mangia ‘sti cazzo di bambini!
Non se ne poteva più di orsi che non possono truccarsi, galline impagliate e villi umani utilizzati per coprivolanti in peli pubici che suscitano l’ “indignazione” di qualsiasi fancazzista che nella vita deve dimostrare quanto è buono.. FANCULO IL POLITICALLY CORRECT!

Questa è l’intro, perchè anche solo il manifesto del film in Italia ha avuto problemi di censura con i soliti genitori moralisti. Che gran massa di coglioni celebrolesi. Devono essere gli stessi che “no, il sesso in televisione non si può vedere”, però si possono vendere le armi giocattolo ai bambini (eh già, perchè il sesso è innaturale, non come le calibro 45 che crescono sugli alberi). Poi però arriva il “clown”, personaggio demoniaco immaginario di un film, e quello li disturba!!! Siamo all’apice dell’ipocrisia.

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Detto questo, il film è un buon horror, diverso dal solito, quindi per chi ama il genere è sicuramente consigliato. Anche perchè ne abbiamo un po’ le palle piene di spettri-che-guardano-gli-angoli-delle-stanze, cose-che-si-muovono-da-sole e compagnie-di-sfigati-isolati, serviva un horror classico per tirarci fuori da questa melma preconfezionata. E Clown lo fa abbastanza bene, con tanto di costolette preadolescenziali rigurgitate e cervelli videolobotomizzati schizzati fuori nell’impeto della fame. Devo dire che oltre alla tensione classica si crea anche una buona atmosfera di fastidio psicologico, dovuta al protagonista che è conscio della sua mutazione fisica e mentale.
Non mi metterò a fare il paragone con il Pennywise di King, mi sembra banale. Io sono un grande ammiratore del Re (e penso che IT romanzo sia 1000 volte superiore alla trasposizione per la TV), ma non si può sfoderare Pennywise ogni volta che c’è di mezzo un clown, eccheccazzo, dai. Scusi, vorrei un Big Pennywise Mac..

Trailerozzo:

Questa volta ti scrivo la trama, così giusto per tirarti per il culo: un uomo indossa un costume da clown che non riesce più a togliere (che abbia sbagliato il lavaggio?) e si trasforma lentamente in un antico demone mangiabambini. Ermetico come un Tupperware.

Non sarà forse un cult movie, ma per quello che c’è in sala in questo periodo vale sicuramente il prezzo del biglietto. Poi a Natale arriveranno gli horror veri, quelli con Boldi, De Sica, Salvi.. ma non ci sarà neanche da spendere, per spaventarsi basterà stare fuori dal cinema a osservare i veri mostri che comprano i biglietti.