“A quiet place – Un posto tranquillo” di John Krasinski

Finalmente un horror interessante e anche più intelligente del solito. Ero scettico di fronte all’entusiasmo della critica ma mi sono dovuto ricredere. A quiet place – Un posto tranquillo è effettivamente un film sensoriale che, per la stessa struttura della trama, evita la brutta piega che hanno preso tutti gli horror moderni, cioè il jumpscare.

La storia parte quando nel mondo sono già comparse delle creature cieche che cacciano esclusivamente utilizzando l’udito. Non è dato sapere da dove arrivino, quello che si capisce è che la razza umana sia stata in gran parte sterminata. Chi resiste lo fa in silenzio, molto in silenzio, tanto che per i circa quaranta minuti iniziali non viene pronunciata parola (neanche in sala! una figata!). Il film racconta la vita della famiglia Abbott, composta da una coppia (Emily Blunt e John Krasinski) e dai tre figli. Tutto è improntato sulla capacità di non emettere suoni, come ad esempio contrassegnare sul pavimento le assi che non cigolino al calpestio o cospargere con della farina i sentieri di montagna per attutire i passi. I membri di questa famiglia hanno però un vantaggio, la figlia è non udente e di conseguenza tutti conoscono il linguaggio dei segni. In ogni caso c’è un problema da affrontare: mamma Abbott è incinta e presto dovrà partorire, in silenzio, un neonato che non potrà piangere… Mi fermo qui.

Io ho una passione per le situazioni postapocalittiche viste e vissute dalla parte dei singoli individui, quindi Krasinski con me ha avuto il gioco facilitato. Avevo quasi rinunciato agli horror ormai, e invece questo film mi ha ridato speranza. Anche a livello attoriale l’ho trovato davvero ben recitato, soprattutto dai “genitori” (coppia anche nella vita reale) e in particolare da Krasinski stesso, che ti trasmette con pochi sguardi tutta l’ansia necessaria.

Se proprio dobbiamo trovare un difetto sono i “mostri”, molto simili al demogorgone di Stranger Things, già a sua volta simile all’Uomo Pallido de Il labirinto del fauno. Ma credo sia inevitabile, qualsiasi “orrore”, una volta che viene esplicitato ed esce dall’ombra, perde molto del suo potenziale. È l’ignoto ciò che terrorizza di più, perché la fantasia è sempre più potente e destabilizzante di qualsiasi raffigurazione.

Nota: in questo assoluto silenzio la sala era una tomba. Il primo stronzo a parlare, commentare o far frusciare sacchetti di caramelle sarebbe infatti stato beccato subito.
E questo, oggi, è qualcosa di raro e impagabile.

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