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“I vermi conquistatori” di Brian Keene

Non ricordo dove abbia sentito per la prima volta nominare I vermi conquistatori di Keene (forse su un almanacco di Dylan Dog, non ne sono certo), ma fin da subito mi ha affascinato. Sono quindi riuscito a recuperarlo in un’edizione Urania e sono davvero sodddisfatto. Credo, oltretutto, che sia l’unico romanzo tradotto in italiano di questo scrittore americano.

È un horror semplice, senza fronzoli e proprio per questo davvero godibile.
In un futuro (che potrebbe essere domani) il clima è degenerato e sul pianeta ha cominciato a cadere un’incessante pioggia. Le terre emerse si riducono ogni giorno, costringendo i pochi umani rimasti a vivere sulle montagne/isole e sulle cime dei palazzi. A seguito del cambio climatico tornano in superficie creature che vivevano nei meandri della terra e nelle profondita degli oceani, come il mitico kraken (un calamaro gigante) e, appunto, i vermoni, che tanto ricordano Tremors. Ad affrontare questi vermi non c’è però Kevin Bacon, ma Teddy Garnett e il suo amico Carl, due ottantenni montanari con le palle quadre e la vescica debole. A loro si aggiungeranno altri due personaggi più giovani e “cittadini” (ossia abitatori dei tetti) che racconteranno ai nonnini la loro storia. In pratica il romanzo è composto dalle due narrazioni che si fondono in un’unica avventura, mischiando quindi la condizione sulle montagne a quella nelle città, e permettendo quindi a chi legge di avere una visione d’insieme.

Devo dire che è stata una lettura rilassante e piacevole, ho terminato il romanzo in tre giorni. È un horror vecchio stampo, non ci sono fantasmi o presenze, è tutto molto concreto, e i mostri non sono dei vampiri… Credo ci sia la necessita di tornare a questo tipo di narrazioni, più semplici ma non per questo meno efficaci.
A quanto ho capito in America deve essere uscito anche un seguito, aspetto fiducioso la traduzione.