Tutti gli articoli di Marco Cesari

Lettore, scrittore, misantropo e tante altre cose.

“Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie

Questo è forse il primo libro che leggo, relativamente al mio percorso di crescita delle competenze finanziarie e personali, non strettamente legato all’economia. Non mi sarei mai avvicinato a un titolo come Come trattare gli altri e farseli amici se non l’avessi trovato consigliato un po’ ovunque, nei blog e, appunto, nei libri letti precedentemente (oltre che da vari youtuber). In realtà, sebbene il titolo sia molto ammiccante allo stile di comunicazione dei moderni guru che vendono corsi sul successo assicurato, Dale Carnegie l’ha scritto nel 1936, quindi agli albori della vendita dei corsi dedicati alle strategie di successo.

Ho scoperto ora da Wikipedia che, con oltre 30 milioni di copie vendute, questo manuale è in realtà uno dei libri più venduti di sempre, con lettori e ammiratori del calibro di Warren Buffett e Charles Manson (si presume con scopi diversi). Quindi sì, probabilmente partivo un po’ prevenuto.

Carnegie spiega in circa una decina di pagine di teoria – e 240 di esempi – quali sono le tecniche per “piegare” gli altri alle proprie ragioni e porsi in un punto di forza in ogni discussione (apparendo tuttavia mansueti). Io non ho trovato grosse novità o trucchi segreti nei consigli dell’autore (ma forse 90 anni fa la situazione era diversa), tuttavia non si può dire non siano interessanti e/o efficaci.
Lasciare parlare il prossimo, sorridere sempre, dare più importanza all’interlocutore che a sé stessi, puntare sulla reputazione di chi non fa abbastanza per motivarlo, lodare i pregi prima di fare notare i difetti, impartire gli ordini come se fossero consigli… questi sono solo alcuni dei punti che Carnegie sviluppa. Nulla di nuovo, appunto, il difficile è, effettivamente, seguire queste linee guida con il sangue alla testa e la vena dell’occhio che sta per esplodere (situazione mediamente standard di quando discuti con qualcuno).

Carnegie ha riempito le sale conferenze ai suoi tempi, quindi sapeva il fatto suo. Chiaramente, ad oggi, il testo risulta un po’ fuoritempo (più che altro perché molte di queste tecniche le conosciamo già e quindi le disinneschiamo anche) ma potrebbe comunque risultare molto utile per le menti più semplici. Oggettivamente, a riuscire a mettere in pratica tutto senza farsi venire un ictus per il nervoso, si hanno di certo maggiori possibilità di portare a casa il risultato.

Te lo consiglio? Sì, anche se è davvero prolisso nella quantità di esempi, come dicevo, siamo davvero attorno al 10% di testo informativo e 90% di casi riportati (veri e/o inventati). Questo è stato ciò che me lo ha fatto digerire poco…

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Hellblazer – Abitudini pericolose” di Garth Ennis / William Simpson

Come sai, non sono un lettore abituale di fumetti, li leggo, sì, ma senza diventare fanatico sui nomi dei disegnatori e degli sceneggiatori. Se mi appassiona la storia, bene, altrimenti è difficile che mi fermi a valutare la qualità del disegno o simile. Questo potrebbe attirare le ire di un vero appassionato ma tant’è, ed è anche il motivo per il quale i miei post sui fumetti sono abbastanza brevi, non faccio lunghe analisi…
Avevo mollato anche Dylan Dog dopo il numero 400 ma l’ottima direzione artistica di Barbara Baraldi mi ha fatto, in quel caso, ritornare sui miei passi. A tal proposito, se anche tu avessi mollato Dylan dagli un’altra possibilità: da quando c’è la Baraldi la situazione è nettamente migliorata.

Veniamo a Hellblazer – Abitudini pericolose. Ho recuperato per caso questa edizione che fa parte della raccolta Dark Side de La Gazzetta dello Sport. Per fortuna è anche parecchio malridotta, così ho potuto leggerla senza paturnie per il timore di rovinarla con pieghette o simile (sì, in questo sono come il collezionista medio: psicopatico).
Il protagonista è John Constantine, che forse conoscerai per il film con Keanu Reeves, personaggio creato da Alan Moore nel 1985 – prima apparizione su Swamp Thing – e poi protagonista della serie a fumetti di 300 numeri pubblicata tra il 1988 e il 2013. Constantine non ha superpoteri, è una sorta di demonologo, occultista e truffatore dal brutto carattere esperto nell’utilizzo della magia bianca. Abitudini pericolose, a quanto ho capito, raccoglie i numeri compresi tra il 50 e il 60, quando Constantine scopre di avere un tumore terminale ai polmoni causato della sua passione per il tabacco. In questo arco narrativo, sostanzialmente, Constantine prova tutti gli stratagemmi per uscire da questa brutta situazione sfruttando tutti i suoi contatti, poteri, e piangendosi addosso per i rimpianti causati da una vita di stronzaggine. Un pacco…
Ce la farà? I numeri, come detto, sono 300, quindi fai tu.

Sì, non mi è piaciuto granché. Da quello che si intuisce (entrando così, a mezza storia) la parte divertente è stata quella precedente e, si spera, lo sarà anche quella successiva. Questo viaggio carcinomatico nei rimpianti di un personaggio che non conosco (e del quale, quindi, non ho vissuto gli errori) è risultato piuttosto noioso. Forse, più che altro, si tratta di un errore nella scelta della sequenza narrativa da pubblicare, perché è difficile parlare di tumore ed empatizzare con i rimorsi di situazioni che non hai mai avuto modo di vedere.

Peccato, non ho gradito nemmeno molto la colorazione, fatta di colori pieni negli sfondi che mi hanno dato un’impressione di velocità ed economia produttiva.

Hellblazer, insomma, non è il mio fumetto.

“Hap & Leonard – Bad chili” di Joe R. Lansdale

Un paio di cose prima di andare alla ciccia. Uno: ho l’influenza e la febbre, quindi cercherò di terminare il post velocemente, prima di morire. Due: incredibilmente sono stato costretto a fotografare il libro perché la copertina che vedi, al momento, non riesco a trovarla da nessuna parte online, manco fosse una variant in edizione limitata…

Come promesso, ho iniziato il secondo volume di Einaudi che raccoglie il quarto, quinto e sesto romanzo della serie di Hap & Leonard, rispettivamente Bad chili, Rumble Tumble e Capitani oltraggiosi. Sono già in ansia perché i successivi tre romanzi non sono stati ancora raccolti in un unico volume e questo creerà un incredibile squilibrio estetico nella mia libreria. Spero che Einaudi faccia una magia a breve…

Veniamo a Bad chili. Raul, l’ex fidanzato di Leonard, è scomparso dopo aver piantato Leonard e averlo lasciato in condizioni psicofisiche deprecabili. Ma non è solo scomparso, è proprio morto e pare che fosse invischiato in loschi traffici che comprendevano snuff movie gay. Hap e Leonard scoprono così un mondo di torture e videocassette e, ovviamente, indagano. Hap riesce anche a prendere la rabbia facendosi mordere da uno scoiattolo, ma non tutto il male viene per nuocere perché in ospedale conoscerà la provocante infermiera Brett…

È stato un periodo complicato e ci ho messo un po’ a leggere questo romanzo, ma la colpa non è stata di Lansdale, posso accollarmela tutta io. Devo tuttavia dire la verità: a livello di trama questo quarto romanzo è stato forse quello che mi è piaciuto meno, perché un po’ più dispersivo. Però, dal punto di vista psicologico, Bad chili scava nel dolore di Leonard facendolo conoscere molto meglio come personaggio. Ecco, sì, forse tra quelli che ho letto questo quarto episodio è il più “emotivo”.

In definitiva, ormai, con Hap e Leonard comincio a sentirmi a casa e questo non può che farmi piacere. I libri della serie, raccolte di racconti comprese, dovrebbero essere quindici, quindi sono solo all’inizio di questa strada che, posso ormai esserne certo, percorrerò per intero.

Libri che ho letto di Joe R. Lansdale:
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)
Il mambo degli orsi (1995)
Bad chili (1997)

“Sei già ricco ma non lo sai” di Riccardo Spada

Pensavi di esserti liberato del mio studio sulla finanza personale, eh? In effetti te ne ho dato modo, l’ultimo post su un libro riguardante questo tema risale a maggio dell’anno scorso (ho controllato). Non è che nel frattempo io non mi sia dedicato all’argomento, solo che mi sono spostato dal cartaceo all’audiovisivo, tutto qui. Anzi, è proprio da Youtube che devo partire per spiegarti come sono arrivato a Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada. In effetti ho seguito il corso Educati e finanziati sul canale di Paolo Coletti (professore e, successivamente, divulgatore youtuber) e, arrivato all’ultima puntata, lo stesso Coletti aveva come ospite Riccardo Spada e invitava a “proseguire il corso” ascoltando il suo podcast The Bull – Il tuo podcast di finanza personale su Spotify (perlomeno io l’ho ascoltato lì).

Ma andiamo per ordine, che se no mi perdo.
Per prima cosa ti consiglio il corso di Coletti su Youtube, su questo non c’è dubbio. È un corso informativo e spiega parecchie cose di finanza senza illuderti di fornire un qualche trucco per diventare ricco in breve tempo. In pratica è un corso per persone intelligenti, non per chi è alla ricerca di presunte magiche scorciatoie. Certo, all’inizio ti sembrerà di sapere già molto, ad esempio nella puntata dedicata ai conti correnti, ma in ogni puntata c’è sempre quella chicca per cui vale la pena ascoltare anche il già sentito.
Per seconda cosa (non per forza come seconda, però) ti consiglio anche il podcast The Bull. Vale tutto quanto già detto sopra (ma senza tabelle Excel). Al momento credo che sia attorno alle 180 puntate da 20/30 minuti l’una, io sono circa alla quarantesima e lo ascolto rigorosamente in ordine cronologico. Spada è molto chiaro e anche lui fa informazione, non magheggi da “fuffa guru”.

Una precisazione. C’è un motivo per cui continuo ad ascoltare e leggere cose che, ormai, in parte già conosco abbastanza bene. Come dice Spada nel suo libro, la finanza personale è fatta anche da tanta psicologia: investire richiede disciplina e razionalità per non lasciarsi trasportare dalle emozioni del momento (che possono essere entusiasmo o paura, entrambe molto dannose). Quindi, o sei circondato da persone giuste con le adeguate competenze che ti accompagnano lungo il percorso offrendoti i giusti stimoli (non è il mio caso), o questi stimoli li devi cercare nelle voci di chi scrive e parla di finanza personale in modo intelligente e costruttivo. È un po’ come avere a fianco un trainer che ti dice “vai, vai vai” e ti dà la giusta carica anche nei momenti bui. Lo sforzo lo fai tutto tu, ma a volte aiuta che qualcuno ti dica che non stai facendo troppe cazzate.

Veniamo al libro che, come di consueto in questo settore, ha un titolo “accattivante”. Ecco, questo, se lo aggiungiamo al tipico accento milanese di Spada, potrebbe fare storcere il naso a qualcuno, ma è solo una facciata. Sei già ricco ma non lo sai è un manuale molto completo che spiega le basi per la gestione delle proprie finanze. Che poi sono, appunto, le “solite” cose, ma dette in modo chiaro e comprensibile per tutti. Pilastri, asset allocation, strumenti finanziari, eccettera. È un manuale che dovresti leggere? Sicuramente sì, soprattutto se non hai intenzione di andare a farti consigliare dal consulente della banca, magari munito di un barattolo extralarge di lubrificante.

Sia il libro che il podcast di Spada, poi, ti faranno entrare in una ragnatela di ulteriori letture (cosa che mi piace parecchio). Molte erano già nel mio elenco dei libri da comprare, altre già sulla mensola dei comprati, ma altre ancora me le sono segnate. Come dicevo, la finanza personale viene affronata a 360°, con tanto di spiegazione di bias (costrutti mentali tipici della nostra natura che ci inducono in errore) e psicologia. Questo mi è piaciuto molto, non a caso sulla famosa mensola c’è anche il più volte citato Pensieri lenti e veloci di Kahneman (che non ho ancora trovato il coraggio di affrontare).

Credo di aver finito per ora, anche perché il mio cane mi sta guardando male perché vuole uscire (è uno sguardo che dice: «Se hai intenzione di lasciarmi qui sul pavimento ad annoiarmi puoi portarmi pure in un canile a morire di stenti e privazioni»). Tranquillo, che mi sa che al prossimo giro ti ripropongo Hap & Leonard. Vedremo.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)

“Hap & Leonard – Il mambo degli orsi” di Joe R. Lansdale

Terza avventura di Hap & Leonard, Il mambo degli orsi, è forse anche la storia più drammatica di questa serie tra quelle che ho letto fino ad ora (sono solo al terzo episodio eh). Il livello di tensione è stato davvero palpabile e, per la prima volta, anche la sensazione che la strana coppia non sia poi così invulnerabile. Lansdale è riuscito ancora a giocare nuove carte, a rinnovare il repertorio e tirar fuori dal cilindro un coniglio che è un po’ diverso dai conigli precedenti.

Florida, ex di Hap conosciuta nel secondo episodio, è scomparsa improvvisamente mentre indagava su uno strano suicidio avvenuto nella prigione di Grovetown. Il problema è che Grovetown sembra uscita da un altro tempo: il razzismo è di casa, la diffidenza e l’odio verso lo straniero e il diverso sono all’ordine del giorno e il Ku Klux Klan non è mai passato di moda. Hap e Leonard si trasferiscono in loco per indagare ma la cosa è parecchio complessa perché Leonard è nero, Leonard è gay e Hap è amico di un nero per di più gay. Non ti anticipo altro, ma sappi che l’ambiente di Grovetown è davvero ostile e che i nostri due eroi si beccheranno uno dei pestaggi più duri e spietati che abbiano mai avuto modo di ricevere.

Fare una classifica dei vari episodi di Hap & Leonard è difficile, perché in qualche modo ognuno è diverso (per ora) dal precedente. Ho preferito il secondo episodio per la trama, più complessa, ma il terzo è stato di certo migliore per la tensione drammatica. Il duo è sempre un duo “comico”, ma ne Il mambo degli orsi Lansdale riesce a mostrare tutta la fragilità e il lato umano di personaggi che sembravano indistruttibili. Inoltre il tema del razzismo è trattato in modo autentico, rude, senza farti venire l’orticaria per i falsi buonismi. E tutto questo senza contare l’umorismo tra i due protagonisti che ricorda quello delle vecchie coppie bianco/nero nei polizieschi come Arma letale (che oggi difficilmente potremmo vedere al cinema).

Ho già sullo scaffale il secondo tomo Einaudi che contiene i successivi tre romanzi della serie, quindi con Hap & Leonard non è finita qui. Sono davvero contento di averli incontrati.

Libri che ho letto di Joe R. Lansdale:
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)
Il mambo degli orsi (1995)

“La conquista del K2” di Ardito Desio

Nel 2024 si è celebrato il 70° anniversario della spedizione italiana che per prima, nel 1954, conquistò la cima del K2. La conquista del K2 è il resoconto che Ardito Desio scrisse all’epoca, ristampato oggi nella collana Exploits di Corbaccio (una collana che ho scoperto da poco ma che presenta un’infinità di titoli interessanti e che quindi frequenterò molto).

La cosa che mi ha colpito, ancor prima di leggere il libro, è stata l’età di Desio all’epoca dei fatti. Classe 1897, Desio aveva 57 anni quando guidò la spedizione. Certo, rimase al campo base e le fatiche più rischiose gravarono sulle spalle di alpinisti più giovani (tra i quali un ventiquattrenne Walter Bonatti), tuttavia fa impressione pensare a quanta energia dovesse avere in corpo un quasi sessantenne in un periodo storico nel quale a sessantanni eri ormai “anziano” (nel dubbio è sufficiente dare un’occhiata alle foto di famiglia e osservare con cura i suoi coetanei di allora). Desio, evidentemente, era fatto di un’altra pasta.

La lettura è molto scorrevole e coinvolgente, non sente per nulla il peso del tempo. È presente anche un interessante inserto fotografico, molto utile per dare un volto ai protagonisti e una fisicità ai luoghi (un paio di foto originali, tuttavia, sono talmente poco definite da risultare inutili, ma questo è più divertente che fastidioso). La ricostruzione di Desio è avvincente – ad esclusione delle ultime pagine dedicate agli scopi scientifici della spedizione – tutta la parte alpinistica scorre che è un piacere. Onestamente non me lo aspettavo, sembra un libro scritto ieri e non settant’anni fa.

Mi fa poi sempre molto riflettere pensare che queste prime ascensioni sugli ottomila venivano tentate con un equipaggiamento tecnico “primitivo”, rispetto agli standard ai quali siamo abituati oggi. Probabilmente un normale escursionista odierno che compie un trekking di medio livello sarebbe molto meglio equipaggiato.

Questa è anche la spedizione della polemica di Bonatti sulla ricostruzione di Desio. Non mi prolungherò sull’argomento (trovi davvero tanto online) ma, principalmente, riguarda un contenzioso sull’utilizzo delle bombole di ossigeno. Il tempo (il tanto tempo, quasi cinquant’anni) ha dato ragione a Bonatti che riteneva ci fosserò alcune, chiamiamole, imprecisioni nel resoconto di Desio e nelle modalità di conquista della vetta da parte di Lino Lacedelli e Achille Compagnoni. Per come sono andate le cose, forse Bonatti si sarebbe meritato più di tutti di arrivare per primo in cima al K2.

Come ti dicevo, ho in mente di recuperare altri titoli della collana Exploits, quindi ci risentiremo presto.

Libri sul genere storie vere/sopravvivenza estrema che ti consiglio perché mi sono piaciuti molto (ecco perché non c’è Walden di Thoreau nell’elenco):
12 anni schiavo di Solomon Northup (1853)
La verità sul Titanic di Archibald Gracie (1913)
Papillon di Henri Charrière (1969)
Tabù di Piers Paul Read (1974)
Verso il Polo con Armaduk di Ambrogio Fogar (1983)
127 ore di Aron Ralston (2004)
Wild di Cheryl Strayed (2012)
Fuga dal Campo 14 di Blaine Harden (2012)

Nella serie Exploits di Corbaccio:
La conquista del K2 di Ardito Desio (1954)
Nelle terre estreme di Jon Krakauer (1996)
Aria sottile di Jon Krakauer (1997)
Z – La città perduta di David Grann (2005)

“Hap & Leonard – Mucho Mojo” di Joe R. Lansdale

Leonard eredita una casa e un po’ di denaro dal defunto zio Chester. La casa è in un pessimo quartiere e necessita di una ristrutturazione, per questi motivi Leonard ospita Hap, sottraendolo a un lavoro precario, e i due insieme cominciano i lavori. Sotto la casa trovano il corpo di un bambino e tutta una serie di prove che apparentemente fanno sembrare zio Chester un serial killer pedofilo… Ovviamente è solo l’inizio di una storia che porterà a una lunga indagine, scazzottate (anche con i vicini di casa), amori difficili e altrettanto difficili collaborazioni con la polizia.
D’altra parte Mucho Mojo è un’espressione che ha un significato con molte sfaccettature, ma quello che è chiaro è che indichi una sfiga malefica.

Hai presente quello che ti dicevo di Una stagione selvaggia? Che mi sarebbe piaciuto avere un filino in più di empatia con i personaggi e una maggiore profondità psicologica? Ecco, Lansdale, in qualche modo, dal passato, mi ha ascoltato. Non che il romanzo precedente non mi fosse piaciuto ma Mucho Mojo, a mio parere, gli è di gran lunga superiore. La struttura è più complessa e coinvolgente, vieni catturato dalla curiosità di sapere cosa sia realmente successo ai bambini scomparsi (eh sì, perché sono più di uno). Inoltre anche il finale mi è parso costruito meglio, senza l’accelerazione delle ultime pagine che avevo notato nel primo Hap & Leonard. Probabilmente tutto questo è dovuto anche a una maggiore lunghezza del romanzo, che sfiora le 300 pagine.

Sono contento – Hap un po’ meno perché soffre le pene d’amore e Leonard vive i disagi legati alla propria omosessualità – ma io sono contento proprio perché questa volta, Lansdale, è riuscito a farmi soffrire (e ogni tanto gioire) insieme ai suoi personaggi. Aggiunto al suo incredibile stile e alle sue fantastiche idee, questo diventa un mix che si avvicina alla perfezione.

Ci sentiamo presto con Il mambo degli orsi, Hap & Leonard hanno tutte le carte in regola per diventare una droga, io ti avviso.

 

Libri che ho letto di Joe R. Lansdale:
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)

“La voce degli uomini freddi” di Mauro Corona

La voce degli uomini freddi è il diciannovesimo libro di Mauro Corona che leggo. Non ho letto tutto quello che ha scritto ma posso dire, ormai, di avere una certa conoscenza dell’autore e dei temi che gli sono cari.

Questo romanzo parla di un popolo laborioso e silente che vive tra le montagne, dove nevica sempre, anche d’estate. Dieci secoli di storia, tante tragedie e quasi nessuna gioia: questa è la vita degli uomini freddi. Vittime di valanghe e esondazioni, incompresi dal mondo moderno e osteggiati dal progresso delle città, gli uomini freddi cercano di sopravvivere portando avanti valori e usanze di un tempo antico, che poco ha a che fare con la frenesia odierna.

Raccontato in gran parte con uno stile fiabesco, La voce degli uomini freddi è praticamente privo di dialoghi. Corona narra le gesta di un popolo senza fermarsi troppo sui singoli elementi. C’è qualche storia relativa a personaggi caratteristici, ma non si spinge mai, per capirci, a dare un nome ai soggetti di cui parla. Uno stile che mi ha ricordato molto La fine del mondo storto, uno stile che si presta molto bene a un racconto e meno bene a un romanzo.

Le intenzioni sono buone, i messaggi ottimi, il metodo lascia a desiderare. Corona mi trova d’accordo su buona parte di quello che comunica, il problema è che la modalità di comunicazione inizia un po’ a sembrare quella di un vecchio che dice: «Cosa ne sapete voi dei sacrifici!»
Il boomerismo, insomma, è dietro l’angolo.
Anche la metafora – per nulla velata – con la tragedia del Vajont non può che trovarmi concorde: l’accusa ai potenti e ai giochi di interesse economico riproduce ciò che realmente è avvenuto nel 1963 e non c’è nulla da obiettare. Si poteva essere più sottili? Sì, ma forse è anche vero che tante persone, per comprendere, hanno bisogno che vengano loro spiattellate davanti le cose senza troppi giri di parole… non lo so, magari anche Corona potrebbe avere le sue ragioni nello scegliere questo stile di comunicazione con i suoi lettori.

Ho finito i libri di Corona che avevo sulla mensola, in definitiva non penso che ne arriveranno altri. Credo che questo autore mi abbia detto tutto quello che poteva dirmi o, forse, tutto quello che ero disposto a sentirmi ripetere.

Libri che ho letto di Mauro Corona:
Il volo della martora (1997)
Le voci del bosco (1998)
Nel legno e nella pietra (2003)
Aspro e dolce (2004)
L’ombra del bastone (2005)
Storie del bosco antico (2005)
I fantasmi di pietra (2006)
Vajont: quelli del dopo (2006)
Cani, camosci, cuculi (e un corvo) (2007)
Storia di Neve (2008)
Il canto delle manére (2009)
La fine del mondo storto (2010)
Come sasso nella corrente (2011)
La casa dei sette ponti (2012)
Venti racconti allegri e uno triste (2012)
La voce degli uomini freddi (2013)
Confessioni ultime (2013)
Quasi niente con Luigi Maieron (2017)
L’ultimo sorso – Vita di Celio (2020)

“Trento 1475 – Storia di un processo per omicidio rituale” di R. Po-chia Hsia

Di solito cerco di evitare testi ad attinenza religiosa perché, come sai, sono abbastanza ostile alla questione del fantasy che ha influenzato e influenza le nostre vite (e questo non fa bene alle visite del blog). Eppure, nel giro di un mese, eccomi qui a parlarti di un altro libro, dopo In nome del cielo, che con gli dei e le credenze ha molto, se non tutto, a che fare.

Trento 1475 – Storia di un processo per omicidio rituale racconta come sia nato il culto di Simonino da Trento. R. Po-chia Hsia, insegnante di Storia alla Pennsylvania University, ricostruisce gli eventi che nel 1475 hanno portato all’accusa di omicidio nei confronti della comunità ebraica di Trento con il successivo processo, le torture e le lotte di potere annesse. La base di tutto è il manoscritto Yeshiva di circa 600 pagine, che è passato di mano in mano da allora fino ai giorni nostri. Non è chiaro da chi sia stato commissionato, quello che è chiaro è che intendesse dare fondamento alle accuse nei confronti degli ebrei.

Un passo indietro. Brevemente: nel 1475 un bambino di due anni, Simone, viene ritrovato nell’interrato della casa del principale rappresentante della comunità ebraica (composta da poche persone, una ventina, mi pare) di Trento. L’interrato è facilmente raggiungibile dall’esterno, grazie alla presenza di un canale d’acqua, in pratica chiunque potrebbe aver “incastrato” gli ebrei e aver fatto trasportare il cadavere dalle acque. Tutti gli elementi della comunità vengono torturati fino alla confessione. Qui il testo è molto specifico su come avvenga la tortura: in pratica il malcapitato di turno viene seviziato fino a quando non solo confessa l’omicidio, ma lo confessa esattamente come hanno in mente i torturatori. Il torturato deve imparare a memoria una sorta di copione, a forza di strattoni di corda, finché non è in grado di ripeterlo correttamente senza correzioni da parte dei torturatori. Una cosa tipo “riavvolgi e ripeti”. Ovviamente il finale è quello classico: roghi, ossa spezzate, conversioni forzate.
Dopo questo episodio nasce il culto di Simonino, prima ostacolato ma poi accettato dalla chiesa, che – senti bene – rimane ufficiale fino al Concilio Vaticano II del 1965.

Sono stato molto veloce nel riassunto, ma ti assicuro che l’autore entra bene nel dettaglio spiegandoti tutte le lotte di potere che in quel periodo hanno influenzato la vicenda. Lotte che gli ebrei subiscono in modo passivo ed è ben chiaro che il loro destino sia segnato in modo del tutto indipendente dal finto processo. La loro colpa è quella di essere elementi scomodi (prestatori autorizzati di denaro, ecc.) in una società che cerca nei rituali e nelle stregonerie una scusa per eliminarli.
Il manoscritto originale, peraltro, nasce da una continua traduzione tra diverse lingue (latino-tedesco-italiano) avvenuta in loco durante le torture. Una sorta di telefono senza fili tra persone che non erano in grado di intendersi tra loro. Il torturato parla una lingua, il torturatore un’altra e il trascrittore un’altra ancora… questo rende l’idea dell’attendibilità che era richiesta durante il processo farsa.

È stata una lettura davvero interessante. Avevo già sentito parlare del Culto di Simonino ma, onestamente, non avevo idea di quale fosse la sua origine (forse era meglio così). L’idea che questo culto, basato sulle abituali ipocrisie di potere della Chiesa e sull’odio nei confronti degli ebrei, sia durato cinquecento anni, fino in epoca recente, rende inutile qualsiasi commento da parte mia.

Ho letto le 200 pagine del libro in due giorni. Unica pecca: 433 note a fondo testo. 433! A fondo testo! Non smetterò mai di ripetere che le note dovrebbero essere inserite a fine pagina, inutile anche spiegare il perché quando ti trovi con dieci note per pagina.

Hai visto come sono stato bravo e contenuto questa volta? Non ho sputato odio sui creduloni. Non ho detto che chi crede è sempre e comunque complice di ciò che il culto di riferimento causa. Non ho nemmeno parlato di stupidità e menti deboli.

P.S. Le religioni sono il Male.

“Hap & Leonard – Una stagione selvaggia” di Joe R. Lansdale

Ho iniziato relativamente da poco, con grande colpa e rammarico, a leggere Lansdale. Avevo deciso di lasciare per ultimo il ciclo di Hap & Leonard poiché a me le serie, anche letterarie, non fanno impazzire. Tuttavia ho trovato al mercatino la raccolta Einaudi che contiene i primi tre romanzi del ciclo e non ho saputo resistere… Li affronterò comunque uno alla volta e quindi, rigorosamente in ordine cronologico, sono partito da Una stagione selvaggia. Al momento credo che i romanzi di H&L siano tredici più due raccolte di racconti, se non ho capito male.

In quarta di copertina il duo viene descritto come una “coppia di investigatori”, tuttavia in questo primo episodio la situazione non è così definita. Immagino che proseguendo con le avventure si vada chiarendo meglio questa classificazione. Il genere è senza dubbio noir, tutti i personaggi sono abbastanza particolari e borderline, lo stile è quello ironico e pulp che, per ora, ha caratterizzato Lansdale, almeno nelle mie letture.

Brevemente, Hap & Leonard vengono descritti come una coppia di amici bianco/nero (quest’ultimo gay) che trascorre le giornate sparando ai piattelli nel retro della casa di Hap. Qui, a un certo punto, si presenta la femme fatale che li coinvolge nella ricerca di un malloppo, rigorosamente frutto di una rapina. Seguono una serie di complicazioni tra le quali immersioni nelle paludi, tradimenti, sparatorie e omicidi. Tutto in leggerezza, tutto divertente.

Ho letto Una stagione selvaggia in quattro giorni, il romanzo è piuttosto breve, circa 180 pagine, e soprattutto molto scorrevole. Quello che spero per il futuro è di trovare un po’ più di profondita psicologica dei personaggi, così da potermici affezionare (altrimenti con tanti episodi rischio di stufarmi, mi conosco). Per ora mi sono divertito molto, devo ammetterlo, Lansdale non mi ha deluso nemeno questo volta.
Ci risentiamo presto con Mucho Mojo, il secondo episodio.

Libri che ho letto di Joe R. Lansdale:
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)