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“La battaglia navale” di Marco Malvaldi (serie BarLume)

Questa volta il cadavere che “affolla” il litorale di Pineta è quello di una giovane e bella badante ucraina. Tra i principali sospettati l’ex-compagno violento. Nel frattempo alcune ville vengono vandalizzate con dei graffiti. Ci sarà qualche collegamento tra le due cose?
E di più non ti dico, per ovvii motivi.

Malvaldi non delude mai, né lui, né il bar(r)ista Massimo Viviani e nemmeno i “prostatici quattro”, cioè i quattro ottuagenari fruitori del BarLume. Io non sono un grande amante dei gialli, ma la serie del BarLume mi ha proprio preso, non c’è niente da fare. Più che le trame, coinvolgenti e funzionanti, sono le continue gag ad avermi conquistato. Questo La battaglia navale, così come tutti i romanzi precedenti, è uno di quei libri che ti fa ridere da solo mentre lo leggi. Allo stesso tempo ti fa sentire come se, seduto a un tavolino del BarLume, ci fossi un po’ anche tu.

Quello che non mi fa ridere è che questo sia il settimo libro della serie e che quindi mi manchi solo l’ultimo da leggere, A bocce ferme. Quasi quasi lo tengo da parte come faceva Tom Hanks con il pacco della FedEx in Cast Away, in attesa che Malvaldi scriva il prossimo.

Serie del BarLume:
La briscola in cinque (2007)
Il gioco delle tre carte (2008)
Il re dei giochi (2010)
La carta più alta (2012)
Il telefono senza fili (2014)
Sei casi al BarLume (2016, racconti)
La battaglia navale (2016)
A bocce ferme (2018)

“Sei casi al BarLume” di Marco Malvaldi (serie BarLume)

Nel momento in cui scrivo sono otto i libri di Marco Malvaldi, editi da Sellerio, dedicati alla serie del BarLume, e con questo io ne ho letti sei. Sei casi al BarLume si distingue dagli altri perché è l’unico a non essere un romanzo ma una raccolta di racconti brevi (circa 40 pagine l’uno). Per la precisione i racconti sono: L’esperienza fa la differenza, Il Capodanno del Cinghiale, Azione e Reazione, La tombola dei troiai, Costumi di tutto il mondo e Aria di montagna.

Se già normalmente qui non approfondisco le trame, per non togliere la sorpresa, puoi capire perché, a maggior ragione, questa volta più di tanto non posso dirti. Sono ovviamente tutti racconti gialli e quasi tutti “con il morto”. Nei primi è ancora operativo il commissario Fusco, negli ultimi entra in scena la commissaria Alice Martelli (e già si intuisce che Massimo Viviani, il barRista, avrà modo di conoscerla bene in futuro).

Che dire, come sempre Malvaldi è molto scorrevole e divertente, forse addirittura più umoristico del solito. Le trame sono infatti meno articolate e le gag più frequenti. Questo potrebbe anche essere un buon libro da cui iniziare a leggere questa serie, poiché non sconvolge la cronologia pur piazzandosi a metà produzione.

Serie del BarLume:
La briscola in cinque (2007)
Il gioco delle tre carte (2008)
Il re dei giochi (2010)
La carta più alta (2012)
Il telefono senza fili (2014)
Sei casi al BarLume (2016, racconti)
La battaglia navale (2016)
A bocce ferme (2018)

“Il telefono senza fili” di Marco Malvaldi (serie BarLume)

Quinto episodio della serie di romanzi del BarLume di Marco Malvaldi, edita da Sellerio. Nel momento in cui scrivo i libri pubblicati sono otto (sette romanzi più una raccolta di racconti), io li ho già sulla mensola, quindi rassegnati che piano piano te li pippi tutti.

Come sempre non ti dico molto della trama, trattandosi di un giallo. Questa volta a far aprire le danze (delle anche) dei vecchietti del bar è la scomparsa di una donna, nota per avere problemi coniugali abbastanza importanti. Subito i sospetti ricadono sul marito, ma non c’è niente di scontato al BarLume e il bar(r)ista Massimo Viviani si troverà quindi a indagare su intercettazioni telefoniche e medium televisivi (o presunti tali). Mi fermo.

La principale novità di questa nuova puntata è costituita dall’uscita di scena del commissario Fusco, sostituito dalla giovane, e molto appetibile, Alice Martelli. Questo fatto, in concomitanza del ritorno di Tiziana dietro al bancone (insieme all’ex marito Marchino), fa presagire ulteriori complicazioni per quanto riguarda la vita sentimentale di Massimo.

Vedremo o, meglio, leggeremo.

Serie del BarLume:
La briscola in cinque (2007)
Il gioco delle tre carte (2008)
Il re dei giochi (2010)
La carta più alta (2012)
Il telefono senza fili (2014)
La battaglia navale (2016)
Sei casi al BarLume (2016, racconti)
A bocce ferme (2018)

“Clandestino” di James Ellroy

Clandestino è il secondo romanzo di James Ellroy, datato 1982. Ed è stracazzutissimamente bello.

Freddy Hunderhill è un poliziotto nella Los Angeles degli anni cinquanta, con la passione per le donne e la meraviglia. La meraviglia si incontra spesso nel suo mestiere ed è qualcosa che non è ben definibile, e non è per forza un elemento positivo, è semplicemente la meraviglia. Forse potrebbe essere la “poesia della vita”, dove la poesia non sia solo un bel tramonto, ma anche una determinata situazione tragica. Freddy è a caccia di un assassino di donne e sembra averlo trovato. Alcuni suoi superiori lo coinvolgono in un’indagine fatta di pestaggi e confessioni forzate, tanto che il principale indiziato, innocente e reo confesso, si suicida. Qualcuno deve pagare per questo errore e a pagare è proprio Freddy, costretto sotto ricatto ad abbandonare il lavoro con disonore. Passano degli anni, Freddy cerca di rifarsi una vita, ha una donna fissa e un cane ereditato da un ex-collega morto sul lavoro. Viene uccisa un’altra donna, con le stesse modalità che Freddy conosce bene. Deve riprendere a indagare, anche senza distintivo, per rimettere ordine nel mondo e nella sua vita, che nel frattempo sta andando in pezzi.

Siamo all’evoluzione di Prega detective, tutto ciò che di buono c’era nel primo romanzo di Ellroy è cresciuto e si moltiplicato. La trama è più complessa, i personaggi più profondi, la linea che divide il bene dal male si è assottigliata. Nessuno è assolto, Ellroy dipinge il mondo così come è, senza finzione, in questo noir che ti lascia in bocca il sapore di alcool e tabacco, che ti fa sentire sporco mentre lo leggi. Come per il precedente romanzo la forza non risiede nella trama ma nella costruzione dei personaggi e delle situazioni.

Vuoi un romanzo che ti porti da un’altra parte? È questo. Ti piace non sapere chi sia l’assassino fino alla fine? Clandestino fa per te.
Freddy Hunderhill non è del tutto una bella persona, ma non lo sei neanche tu. Ellroy lo sa.

Come puoi facilmente immaginare sono già a caccia della trilogia di Lioyd Hopkins. Con Ellroy procederò scrupolosamente in ordine cronologico (fatta eccezione per I miei luoghi oscuri). Ho già commesso l’errore di averlo ignorato fino ad ora, spero in questo modo di rimediare e gustarmi la sua crescita.

“La carta più alta” di Marco Malvaldi (serie BarLume)

La carta più alta è il quarto episodio della serie del BarLume scritta da Marco Malvaldi.
Questa volta il bar(r)ista Massimo Viviani, i quattro ottuagenari e il commissario Fusco sono alle prese con un dubbio caso di morte naturale, parrebbe per gli effetti devastanti della chemioterapia, avvenuto subito dopo la vendita di una nuda proprietà… come al solito mi fermo qua, trattandosi di un giallo.
Intanto anche le vicende personali che ruotano attorno a Massimo subiscono qualche scossone. Tiziana, la bella banconista, torna a lavorare nel bar e lui, nel frattempo, si vendica della Gorgonide, la temibile vicina di casa che frigge qualsiasi cosa rendendo l’aria irrespirabile.

La struttura è ormai consolidata, così come le gag, ma questo rimane comunque l’episodio della serie che più mi è piaciuto. Credo sia dovuto a un equilibrio perfetto tra la parte di vero e proprio “giallo” e quella più leggera che si occupa di tutto quello che gira attorno al mondo del BarLume. Siamo sul 50 e 50, un’ottima soluzione per chi cerca non solo l’intrigo ma anche lo svago e il divertimento.
Ci sentiamo a breve con Il telefono senza fili.

Serie del BarLume:
La briscola in cinque (2007)
Il gioco delle tre carte (2008)
Il re dei giochi (2010)
La carta più alta (2012)
Il telefono senza fili (2014)
La battaglia navale (2016)
Sei casi al BarLume (2016, racconti)
A bocce ferme (2018)

“Il re dei giochi” di Marco Malvaldi (serie BarLume)

Il re dei giochi è il terzo libro della serie del BarLume. Ed è anche il biliardo, quello che Massimo Viviani installa nella stanza sul retro del bar e che offre lo spunto per il titolo del romanzo a Malvaldi. Inutile dire che attorno al rettangolo verde i quattro “senatori”, assidui clienti del bar, trasferiranno il loro ufficio dei pettegolezzi, con la consueta dose di ironia, cinismo e volgarità. Tra una partita e una Gazzetta il gruppetto di neo-investigatori dilettanti cercherà di risolvere il delitto stagionale: una donna in coma irreversibile, in seguito a un incidente d’auto, è stata uccisa in ospedale. La vittima è la vedova di un noto e ricco imprenditore di Pineta e nell’incidente è morto anche il figlio…
Come sempre, trattandosi di un giallo, non ti aggiungo altro, se no che gusto c’è.

Non c’è molto da aggiungere riguardo a quanto ti ho già detto su questa serie (sotto ti riporto i titoli, cosa che farò da ora in avanti), si tratta di una lettura veloce, poco impegnativa e molto divertente. L’ideale per staccare tra volumi più “tosti”, ed infatti sto alternando il BarLume ai tomi corposi presenti tra i miei “da leggere”.

Non è nemmeno forzatamente necessario leggere i libri nell’ordine di scrittura, ma esiste una macrotrama (niente di complicato) che è piacevole da seguire e sarebbe quindi insensato partire in ordine casuale, essendo gli episodi comunque tutti godibili più o meno allo stesso modo (per ora).
Ci risentiamo più avanti con il quarto romanzo…

Serie del BarLume:
La briscola in cinque (2007)
Il gioco delle tre carte (2008)
Il re dei giochi (2010)
La carta più alta (2012)
Il telefono senza fili (2014)
La battaglia navale (2016)
Sei casi al BarLume (2016, racconti)
A bocce ferme (2018)

“Il gioco delle tre carte” di Marco Malvaldi (serie BarLume)

Durante un congresso di qualcosa-di-difficile-che-ora-non-ho-voglia-di-controllare (tipo biomeccannica quantistica molecolare) un relatore giapponese muore, apparentemente di malore, ma in realtà è presto chiaro sia stato avvelenato. Allo stesso congresso è presente Massimo, il proprietario del BarLume, incaricato del servizio catering. Il commissario Fusco lo convoca quindi per avere una sua testimonianza… Mi fermo.

Il secondo libro della serie del BarLume è più lungo del primo, circa 200 pagine, anche se in realtà la trama è meno intricata. Questo non è per forza una negatività (non credo si legga la serie scritta da Malvaldi per la passione per il Giallo), ma è comunque un dato di fatto. I colpi di scena sono quindi offerti più da dettagli che erano sfuggiti al primo sguardo, piuttosto che dall’evolversi della vicenda. Si potrebbe affermare, senza calcare la mano, che la storia di per sé sia abbastanza ferma (lo definirei per certi versi un giallo informatico); non lo è però l’umorismo, che invece galoppa veloce tra Massimo e i quattro vecchietti avventori del suo bar.

Che dire, una lettura veloce e leggera, che anche in questo caso mi ha fatto ridere da solo in diverse occasioni. I personaggi sono così ben costruiti che mentre leggi hai la sensazione di essere lì, seduto al tavolino con loro, ad ascoltare le battute in toscanaccio (talvolta anche volgari e quasi mai politically correct).

Nel frattempo mi sono procurato anche gli ultimi libri che mi mancavano per avere tutta la serie, compresa la raccolta di racconti brevi. Qualsiasi altro commento su cosa penso di questa serie diventa quindi superfluo…

“La briscola in cinque” di Marco Malvaldi (serie BarLume)

Le mie future letture si presentano tutte parecchio impegnative dal punto di vista quantitativo, nel senso che spaziano tra le 600 e le 2000 pagine l’una (alcuni titoli sul comodino: The Outsider, Rumo e i prodigi nell’oscurità, Il nome della rosa, Il conte di Montecristo, l’opera omnia in Mammut di Lovecraft…). Ho quindi deciso di intervallare questi enormi tomi con qualcosa di più rilassante, leggero e veloce. In poche parole tu, fedele follower, ti pipperai nel tempo tutta la serie del BarLume di Malvaldi, che si presta benissimo alla funzione.

Ti faccio anche un’altra premessa, la premessa bis. Ho scoperto Malvaldi attraverso la serie in tv de I delitti del BarLume, tratta dai suoi gialli, che mi ha divertito parecchio. Inoltre, post lettura, posso anche dire che gli attori sono azzeccatissimi, Filippo Timi in primis. Per fortuna la mia memoria, degna di Guy Pearce in Memento, mi consente di dimenticare qualsiasi cosa, soluzione del caso compresa, lasciandomi quindi la curiosità di scoprire chi è l’assassino.

Venendo a La briscola in cinque (2007) la trama è semplice. Nell’immaginario paesino toscano di Pineta viene ritrovato il cadavere di una ragazza in un cassonetto. Chi l’avrà uccisa? Perché? Di più non dico, è un giallo…
La parte originale è che a svelare i misteri e gli intrighi sia Massimo, il barista del BarLume, costantemente impegnato a tenere a bada quattro ottuagenari fruitori del suo locale, novelli investigatori. Il tutto condito da battute in toscanaccio, leggere e divertenti.

Insomma, è chiaro che siamo di fronte a una via di mezzo tra un giallo e un romanzo comico, ma se cerchi qualcosa di non impegnativo per svagarti e fare qualche risata, è il libro giusto. E poi consente comunque, durante la lettura, di azzardare qualche ipotesi su chi sia il colpevole, mantenendo un po’ attivo il cervello.

Della serie del BarLume per ora sono editi sette romanzi e una raccolta di racconti. Io ho già i primi cinque, quindi con il tempo arriveranno anche gli altri. Il prossimo che leggerò, in ordine cronologico, sarà Il gioco delle tre carte (2008), che sarà probabilmente anche un pochino più strutturato, poiché più lungo. Vedremo.

Ora, invece, devo decidere quale degli altri libroni leggere tra quelli in attesa. Credo Rumo, ma chissà…

“Il bosco di Mila” di Irma Cantoni

Sto aspettando che mi arrivi un carico di libri (tra cui romanzi di Bukowski, Coe, Fante, Corona, Wells…) e sto anche attendendo che esca Sleeping Beauties, dell’accoppiata King, padre e figlio (21 novembre). Insomma, tra quello che deve arrivare e La saga di Terramare appena terminata, mi sono trovato per caso questo romanzo tra le mani e quindi l’ho letto. Il preambolo perchè, come sai, il giallo non è il mio genere, mi annoia. Sherlock escluso, ovviamente.
Devo però ammettere che, sarà anche per il bisogno di una lettura un po’ più leggera e “intrattenitrice”, Il bosco di Mila si è fatto mangiare in meno di una settimana, nonostante le sue 360 pagine.

La trama la accenno appena, poichè qualsiasi aggiunta sarebbe un’anticipazione di troppo. Una bambina, Mila, sparisce durante una gita scolatica nel bosco di Mompiano (Brescia). Sulla scomparsa indaga il commissario Vittoria Troisi, romana trasferita a Brescia. Le piste sono molte e variano tra la criminalità cinese e i segreti nascosti dai Morlupo, la famiglia nota, ricca e potente di Mila.

L’ambientazione è forte e caratterizza tutto il romanzo, spaziando tra il monte Maddalena e il lago di Garda. La presenza di alcune frasi in dialetto bresciano è poi molto divertente, oltre che rara nel mondo della fiction, sia cartacea che televisiva, spesso puntata verso idiomi più “famosi” (toscano, napoletano, siciliano, ecc.). Solo questo vale la lettura del libro.
L’intreccio è articolato e si complica piacevolmente nella seconda parte del romanzo, con flashback e ricordi di altri tempi. È davvero ben costruito.

La protagonista, il commissario Troisi, è molto… femminile. Troppe paranoie mentali, pensieri, dubbi. Ecco, è stato per me l’elemento debole, nel senso che ha reso il giallo un giallo un po’ troppo… femminile, appunto. Per tutto il romanzo mi sono chiesto chi mi ricordasse e poi ci sono arrivato: il commissario Vittoria Fusco della serie del Barlume (in tv, i libri di Malvaldi non li ho ancora letti). Ci condivide anche il nome di battesimo. Poi, verso le ultime pagine, compare anche un personaggio che di cognome fa proprio “Fusco”. Sarà un caso?

Ho letto che il libro ha visto la luce grazie ad un concorso, ed è stato anche questo a convincermi alla lettura, per provare qualcosa fuori dai circoli commerciali classici. Non è male, se ti piacciono i gialli non rimarrai deluso.

“Millennium – La regina dei castelli di carta” di Stieg Larsson

Eccoci qui, con la Trilogia Millennium completata. Dopo Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco, l’ultimo consistente capitolo: La regina dei castelli di carta. Per fare un veloce ripasso ho appena riletto quanto avevo scritto dei due precedenti volumi. Vorrei poter essere così entusiasta anche del terzo, ma purtroppo non è così. Prova lampante lo è il diverso tempo di lettura, una settimana a libro per i primi due, quasi un mese e mezzo per questo. Non è un buon segno.

Sono, purtroppo, una persona che tende ad annoiarsi velocemente degli schemi di costruzione ripetitivi. Questo è il principale motivo, ad esempio, per cui non seguo le serie televisive, tanto di moda ora. La regina dei castelli di carta ricalca completamente il modello dei primi due episodi di Millennium, facendo decadere la curiosità, che rimane legata esclusivamente ad elementi della trama, allo stesso modo per cui si desidera seguire la nuova puntata di una soap opera (se lo si desidera..). La struttura narrativa è ormai consolidata e non presenta novità di alcun tipo, la noia è quindi dietro l’angolo. Forse avrebbe giovato, a questo tomo di 850 pagine, un buon taglio centrale di 200 pagine. E’ proprio al centro, infatti, che ho temuto di essere costretto a mollare tutto, quando la noiosa parte legata al più puro spionaggio, prende il sopravvento.

Cerca di capire, il libro è comunque godibile e, se ti sono piaciuti i primi due, difficilmente riscontrerai i miei problemi sul terzo. Tuttavia io cercavo quel guizzo in più che non ho trovato.
La dico in altri termini.
Ho letto, da qualche parte, che la serie di Millennium prevedeva dieci volumi e che la morte di Larsson ha interrotto il progetto a tre (si, so che c’è un quarto volume, ma le operazioni commerciali non le considero). Ecco, dopo questo terzo volume, difficilmente sarei andato oltre.