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“Fine turno” di Stephen King

Fine della trilogia poliziesca di Stephen King. Fine turno..
Avevo già parlato dei primi due libri della serie: Mr. Mercedes e Chi perde paga (sempre tu abbia voglia di farti un ripasso).

Nella normalità, sia della produzione letteraria che cinematografica, la decadenza della qualità nel progredire con gli episodi/puntate/serie/volumi è ormai un dato di fatto innegabile. Pochissimi sono gli esempi che contraddicono la regola (vedi Il padrino). Tuttavia, dal creatore della Torre Nera (altro rarissimo caso di eccellenza seriale) non mi sarei aspettato la conferma della regola. E invece.. invece Fine turno mi ha proprio scassato i maroni.

Questo ultimo capitolo è la copia carbone del primo, con tanto di difficoltà fisica del protagonista Hodges che deve lottare con il suo corpo oltre che con il nemico Brady (nel primo libro il poliziotto aveva il cuore prossimo a un infarto, qui ha un tumore ed è prossimo alla morte). Peraltro questo schema della doppia difficoltà è uno schema classico alla Stephen King, una delle maggiori pecche ripetitive, a mio parere, dei suoi peggiori libri. E io, te lo ricordo, amo Stephen King. Nel primo volume della trilogia c’era però la novità hard boiled a rendere il tutto digeribile, in quest’ultimo invece non c’è nulla di nuovo, anzi. La svolta verso i poteri parapsicologici del cattivone, non fa altro che ammazzare la freschezza di un genere nuovo per l’autore, riportando il tutto sui consueti binari, ma con qualche ruota in meno a causa del voler comunque contraddistinguersi per un appartenenza di genere (noir) ormai imposto alla serie.

Io non sono uno di quelli che dice “il King di una volta non esiste più”, ho trovato i recenti The dome e 22/11/63 molto belli, e anche Joyland, per quanto sicuramente più leggero, è godibilissimo. Al tempo stesso però ritengo Fine turno una delle peggiori prostituzioni dell’autore alla commercialità più estrema, al volersi adeguare ad una moderna necessità seriale di cui, ancora una volta, almeno io, non sentivo il bisogno.

Sicuramente, in un mondo dove ormai il caprone medio segue ogni anno la “nuova” serie televisiva con lo stesso entusiasmo con cui segue il “nuovo” campionato, economicamente è la strategia più premiante. Minor sforzo creativo, sicurezza del ritorno del consumatore, maggiori introiti. Non a caso anche Mr. Mercedes diventerà un ennesima serie televisiva. E chiariamo, la colpa non è certo di King o dei produttori vari, che giustamente ci guadagnano miliardi sulle pecorelle, la colpa è del letargo dei cervelli. Lo schiavo lavora 12 ore al giorno in modo ripetitivo, dopodichè si svaga con un passatempo altrettanto ripetitivo.

La lobotomia autoinflitta è completa.

“Tutto Sherlock Holmes” di Arthur Conan Doyle

Avevo iniziato il mammut-malloppone l’anno scorso, devo ammettere con pregiudizi sbagliatissimi. Questa “bibbia” racchiude tutto lo scibile riguardo allo Sherlock Holmes originale, ossia quello di Arthur Conan Doyle, in comodissime e praticissime (2 kg da portare in spiaggia) 1200 e passa pagine scritte in micronico. L’ho alternato ad altre letture per variare, ma devo dire fin da subito che, ora che ho terminato, Holmes e il fidato Watson già mi mancano.

Nel volume sono comprese tutte le opere (4 romanzi e 56 racconti), quindi:
• Uno studio in rosso
• Il regno dei Quattro
• Le avventure di Sherlock Holmes
• Le memorie di Sherlock Holmes
• Il mastino dei Baskerville
• Il ritorno di Sherlock Holmes
• La valle della paura
• L’ultimo saluto
• Il taccuino di Sherlock Holmes

Da ragazzino avevo letto Il mastino dei Baskerville, e ricordo che mi era piaciuto moltissimo, ecco, non è cambiato nulla. Doyle ti prende sia nei racconti che nei romanzi, non puoi sfuggire. E’ chiaramente una lettura “classica”, pulita, ma è comunque coinvolgente ed ogni volta ti fa sentire a casa grazie alla ritualità ripetitiva della costruzione della storia, all’ormai notissimo metodo deduttivo (che ricordiamo, ha inventato proprio Doyle) e alla consapevolezza dell’infallibilità dell’investigatore e alla fedeltà del suo amico Watson, che è poi colui che nella narrazione si occupa di mettere per iscritto le avventure.

Non si può aggiungere nulla oltre a quanto detto, Doyle è un incredibile maestro, sono rimasto davvero stupito, mi aspettavo qualcosa di noioso ed invece ho dovuto totalmente ricredermi. Spesso di Holmes si ricorda solo l’intuito incredibile ed il metodo deduttivo, ci sono però migliaia di sfaccettature meno note ed altrettanto interessanti, ad esempio la dipendenza dell’investigatore dalla droga quando è inattivo o la capacità camaleontica di travestimento o ancora la passione per gli esperimenti in ambito chimico.

In definitiva con pochi euro di investimento ti si apre un mondo intero da cui non vorrai più uscire, rateizzabile in diversi mesi di lettura. Se proprio dovessi essere pignolissimo ho trovato gli ultimi due libri leggermente sotto tono rispetto al resto, ma è proprio un voler trovare il pelo nell’uovo..

“Chi perde paga” di Stephen King

Siamo al terzo libro del Re recensito di seguito. Se pensi però che non stia leggendo molto ti sbagli, il fatto è che quando esce un nuovo romanzo di King interrompo le altre letture e gli do la precedenza, il primo amore non si scorda mai..
[Ti fornisco comunque un anticipazione: sto leggendo tutta la produzione letteraria di Conan Doyle riguardante Sherlock Holmes. Ti dirò quindi nei prossimi tempi cosa ne penso in toto. Ovviamente penso bene.]

Veniamo a Chi perde paga, ultima fatica dello scrittore, e secondo libro della trilogia iniziata con Mr. Mercedes, che vede il detective privato Hodges come (forse) protagonista. Occhio che spoilero di brutto, leggi solo se hai già letto il libro.

Devo dirti la verità, non ho trovato un granché la storia. Sono un grandissimo fan di King («Ma lei non è Stephen King!? Lo sa che sono il suo più grande ammiratore?») e non mi perdo nulla, inoltre per me leggere i suoi libri equivale a “tornare a casa”, è sempre amore. Tuttavia, tuttavia.. Cazzo, devo dirlo anche se verrò criticato: questa trilogia poliziesca risulta ai miei occhi essere una grande trovata commerciale. Ecco. Non lo dico a caso e te ne fornisco subito una prova. In Mr. Mercedes il protagonista era il detective in pensione Hodges, ossia l’anello che dovrebbe legare i tre polizieschi tra loro. In Chi perde paga Hodges (e la sua “banda”) ha dovuto scavarsi una parte che sembra essere quasi inutile, la funzione del personaggio influenza infatti forse il 5% della storia, tanto da chiedersi cosa sarebbe cambiato nella trama in caso di una sua assenza. Probabilmente poco e niente. Il dubbio quindi, che servisse semplicemente un legame per creare una trilogia noir, è molto forte. La storia di per sé non è molto originale, salvo il pregio di indagare nel mondo della scrittura, della proprietà delle opere letterarie e della fantasia di chi le crea e chi le legge.
Sembra invece che l’unica funzione interessante del detective Hodges sia quella di accendere i riflettori sull’antagonista del primo romanzo della trilogia, Brady Hartsfield, che in questo secondo libro occupa una parte irrilevante ai fini della trama, ma sufficiente per capire come il killer, ormai in stato catatonico, abbia acquisito dei poteri telecinetici. Sarà materiale per il terzo libro della trilogia o per un romanzo a sé stante? Io propendo per quest’ultima ipotesi. Vedremo.

In definitiva non è certo una delle migliori opere di King, anche se come sempre si fa leggere velocemente e volentieri. La struttura è ormai troppo classica e consolidata, oserei addirittura dire, a tratti ripetitiva.

“Child 44 – Il bambino n. 44” di Daniel Espinosa

L’originalità di questo film risiede nella capacità di mischiare due situazioni vere, creandone una terza, ovviamente falsa. Come ogni film basato su fatti reali diventa quindi interessante anche a posterirori per riscoprire aneddoti e fatti poco conosciuti, perlomeno a me.

Abbiamo quindi due ingredienti:
• Il mostro di Rostov, alias Andrej Romanovič Čikatilo, serial killer russo che uccise 53/56 persone (donne e bambini) tra il ’78 e il ’90. Già visto in film come Evilenko e Cittadino X (che ancora non ho recuperato) e sempre più spaventoso nella realtà che nella finzione;
Chikatilo
• Dislocamento temporale agli anni ’50 dove la vicenda è ambientata, così da riscoprire “usi e costumi” di un altro regime, quello Russo, diverso dal nostro. I russi hanno proibito la distribuzione del film, quindi probabilmente ricostruisce bene la realtà dell’epoca. “Non ci sono crimini in Paradiso”, l’omicidio è frutto dell’edonismo capitalista, viene quindi oscurato dal regime.

Tutto questo a livello culturale funziona benissimo: tornato a casa alle 2 di notte non ho potuto non approfondire vicende e personaggi su wikipedia. Forse mi leggerò anche il libro omonimo di Tom Rob Smith da cui è tratto.
A livello empatico invece no, non ho provato desiderio di vendetta o rabbia o immedesimazione. Mi sono trovato nella situazione “Changeling“, ossia bel film ma poco coinvolgente. Deve essere la fredda Russia, mi succede sempre. La Russia è più glaciale della Groenlandia per me.

Attori notevoli, Tom Hardy è sempre bravissimo (anche se ad oggi non so se sappia sorridere), Gary Oldman anche. E si, a me piace anche Noomi Rapace, la apprezzo, ecc.. so che questo può provocare scompensi.

Non lo so. Non lo so.

“Mr. Mercedes” di Stephen King

mr_mercedes

Sono circa 500 pagine scarse, l’ho comprato una settimana fa e l’ho finito ieri. Personalmente ho letto tutto di Stephen King, da grande appassionato non mi perdo mai nulla. Adesso bisogna subito dire per forza, per non essere “out”, che non è possibile che nelle librerie si trovi solo King nel reparto horror (salvo le cagate vampiro-amorose che frullano i cervelli dei decerebrati). Ok, l’ho detto, così tu che leggi sei tranquillo e possiamo procedere oltre.
Anzi no, facciamo una seconda premessa. Perchè sono anni che io di King sento dire sia il re dell’horror, del macabro, ecc.ecc. Se togliamo qualche romanzo più “splatter”, tuttavia, l’horror è solo di sfondo. Si perchè spesso più che di mostri e compagnia lo scrittore si occupa dell’orrore che è dentro gli uomini, che è poi la cosa davvero spaventosa. Credo che questa generalizzazione gli abbia fatto perdere una parte di pubblico, quella di “no ma a me gli horror non piacciono”. Che poi fanculo, diciamocelo, bisognerebbe leggere di tutto e quella fetta di pseudolettori fa meglio a lobotomizzarsi davanti ai reality in TV.

[Se proprio vogliamo essere pignoli e tirare fuori l’esempio: anche Joyland era una sorta di poliziesco come Mr. Mercedes. Ok c’era uno spettro che aleggiava nell’aria, ma di qui a passare da giallo a horror ce ne vuole].

E ora veniamo al libro, anche se ne ho già parlato in realtà ma tu, stolto, non te ne sei accorto. Già perchè hai bisogno di vedere il Male impersonificato nel pazzo di turno che guida il camioncino dei gelati. Eccolo.

mr. mercedes

Dov’è il vero orrore? Perchè Pennywise lo sai che non esiste.. e quindi ti spaventa finchè sei bambino. L’orrore vero è il vicino di casa metodico che nasconde temibili segreti ma che risulta a te insospettabile (volendo vedere anche il vicino metodico che non nasconde segreti non scherza in quanto a orrore eh). Ecco, questo è in poche parole ciò che King descrive in Mr. Mercedes. La lotta tra un detective in pensione e un assassino all’apparenza insospettabile (gelataio, informatico, cocco di mamma incestuoso). Un bel poliziesco-giallo insomma, che si lascia leggere velocemente. Non è una fuoriserie ma è comunque una storia ben raccontata. E con la frase precedente vorrei far presente che lo sappiamo tutti che non siamo di fronte a It o a L’ombra dello scorpione.

L’unica pecca che devo rilevare, e che ti faccio presente, è che non sono riuscito molto a farmi coinvolgere emotivamente. La storia è buona, incuriosisce e ti fa girare le pagine volentieri, ma non ho provato grande odio per Brady (il pazzo) ne molta empatia per Hodges (il poliziotto). Insomma avrei voluto desiderare di spaccare la testa all’assassino, ma purtroppo niente bava rabbiosa alla bocca. Ed è per questo che, per stare tra gli ultimi romanzi di King, ho preferito ancora il sopra citato Joyland.

Se cerchi pura narrazione, non resterai insoddisfatto.