Bisogna partire dal presupposto che su Marte è già stato girato qualsiasi film possibile, e che non bisognerebbe girarne altri, salvo non sia presente un qualche tipo di idea rivoluzionaria. Ecco, questa idea in The Martian io non l’ho trovata.
Sicuramente è un bel film: intrattiene, coinvolge, diverte, ma tutto qui. Che Scott fosse in grado di girare un film coinvolgente non c’era dubbio, essendo oltretutto un maestro della fantascienza, tuttavia io mi aspettavo di più. Non ho visto tutta la filmografia di Scott, ma siamo a un buon 75%, e credo che The Martian si classifichi tra gli ultimi suoi film in ordine di preferenza, nonostante il mio amore per la fantascienza.
Forse avrebbe potuto puntare tutto, se non sull’originalità, sull’interpretazione, ma scegliendo Matt Damon come protagonista anche questa opzione è stata eliminata. Chiariamoci, i film di Damon sono sempre divertenti, ma siamo ben lontani dalla performance di McConaughey in Interstellar.
Mi è piaciuto? Si. Probabilmente anche grazie alle indubbiamente fantastiche ambientazioni. Lo riguarderò? No. Con i classici come Alien e Blade Runner non è neanche il caso di fare un paragone, ma Prometheus l’ho già rivisto tre volte…
Questa recensione non è una vera e propria recensione, e sarà un po’ diversa rispetto al solito.
Sono morti più di 200 alpinisti sull’Everest, nella maggior parte dei casi, come spiegato nel film, durante la discesa, il momento più pericoloso. Non conoscevo la tragedia del 1996 se non per l’associazione con il contestato libro Aria sottile di Krakauer (di cui ho letto unicamente Nelle terre estreme), quindi ho visto Everest con la mente praticamente vergine. Mi è piaciuto molto.
Mi è piaciuto perchè una volta tanto gli attori sono al servizio della storia, in un film che è quasi documentaristico. Non c’è “azione” per come la si intende normalmente. I gesti eroici ci sono, così come ci sono stati nella realtà, ma restano limitati dalla realtà stessa, l’uomo può ben poco di fronte alla montagna più alta del mondo e alla natura selvaggia.
Tutto incute rispetto, a 360°. Il rispetto verso il Monte, ma anche quello verso la Natura appunto. Rispetto sicuramente verso chi rischia tutto per arrivare alla cima e per provare a tornare indietro. Si può FORSE non comprendere o non condividere, ma non si può non rispettare la scelta di questi uomini.
Credo che uno dei pregi maggiori del film sia proprio l’essere riuscito a comunicare che chi cerca questa “impresa” lo fa con grande prudenza, e non con senso di onnipotenza. Salire in cima all’Everest non è divertente, è sofferenza pura. Guadagnata la cima non ci si sente supereroi, ma si è consci della piccolezza umana. L’Everest ti spezza, non solo fisicamente, ma anche mentalmente, ammaliandoti con la possibilità di fermarti per un mortale riposo.
Ma questo non lo dice solamente Kormákur, lo dicono i morti, i sopravvissuti, lo si evince dalle storie e dalla storia: l’Everest è una grandissima lezione di umiltà.
Le persone che muoiono sulla montagna rimangono lì, a monito per i futuri visitatori ed ospiti di un ambiente che non può essere colonizzato. Non c’è la forza né la possibilità di recuperare i cadaveri, credo che questo sia sufficiente per avere un’idea di quelli che sono i nostri limiti, dovremmo tenerlo sempre a mente. Everest ce lo ricorda.
Avevo esigenza di vedere un film horror estivo, di quelli ignoranti, con fighette al vento e spruzzi di sangue a go-go, uno splatter come Dio comanda insomma. Ma sono rimasto deluso (attenderò quindi Girl House con trepidazione).
In realtà non sapevo nemmeno che Unfriended fosse girato in questo modo, ossia in tempo reale (la storia dura poco, come il film) e interamente ambientato su Skype. “Interamente” significa che dall’inizio alla fine vedi lo stesso schermo del Mac di una ragazza senza mai cambiare inquadratura, se non dalle webcam degli altri protagonisti.
E’ un “horror a basso costo”.. già, “basso costo”.. 1 MILIONE (???) di dollari. Si ma dove lo hanno speso? Siamo lontanti da Blair Witch Project (costato 70 mila dollari – incassati 250 milioni di dollari) e da altri mockumentary economici, qui davvero ci si chiede come sia stato investito il budget.
Trama molto semplice: Laura Barns si suicida a causa di uno sputtanamento-video online e torna dopo un anno sotto forma di spirito-web per vendicarsi dei suoi amici che nascondono colpe e segreti e (colpo di scena..) li ammazza uno a uno.
Buona l’idea di utilizzare i video di youtube come flashback, per farti rivivere e comprendere i momenti passati che hanno scatenato la situazione attuale, tutto qui.
Peccato, l’idea poteva essere originale, tuttavia la paura è rimasta in qualche altra sala perchè nella mia non c’era. Zero sangue, zero tette, zero tensione.
Fanculo Laura Barns.
Adesso ti dico una cosa così mettiamo subito le cose in chiaro. A me Jurassic Park non ha mai fatto questo grande effetto, ed in generale Spielberg non è certo tra i miei registi preferiti. Di Jurassic World quindi, che è pure inferiore poichè assente di qualsiasi tipo di originalità, non ho neanche voglia di scrivere. Così lo sai.
Pregio: è indubbio ti tenga lì attaccato a vedere come finisca, ma è perchè devi vedere morire la bestia, come sempre, non significa sia una bella cosa a 360°.
Difetti (qui spoilero di brutto quindi se non l’hai ancora visto leggi altrove): il film è prevedibile, il finale è telefonato dal 15° minuto circa, i protagonisti sono dei cliché viventi, la trama è inconsistente (la bestia si libera e ammazza tutti -> bisogna fermarla -> chiamiamo il supererore sporco di grasso di moto). Cazzo dai c’è anche l’invasato militare che è una figura inutile, sempre uguale, scontata. Anche fisicamente sembra Brian Dennehy, nemmeno esteticamente è originale.
Jurassic World è, a mio parere, uno di quei film che fa capire il potere del denaro: di film come questo ce ne sono a dozzine, ma senza disponibilità economica scadono senza rimedio nel trash. Togli i soldi a Jurassic World e non ti rimarrà niente.
La mia sintesi: mentre lo guardi sei inebetito dagli effetti speciali che ti rincoglioniscono momentaneamente, dopo mezz’ora dalla fine del film l’effetto è terminato e ti stai chiedendo solamente: “perchè?”. La risposta è: perchè i ragazzini di oggi non hanno visto Jurassic Park, e via di revival..
Generalmente, salvo rare eccezioni, i film di guerra mi annoiano. Fury però no. Sarà perchè, pur essendo ambientato nella ormai cinematograficamente ritrita II G.M., potrebbe in realtà parlare di qualsiasi guerra, o sarà perchè non si vede qualche improbabile nuova interpretazione di Hitler, non lo so. Fury è soprattutto la storia di un amicizia virile tra quattro uomini e un ragazzo che vivono nella stessa “casa” (il carro, Fury, appunto), imbruttiti ed induriti dalla morte (che permea costantemente tutta la storia), e che combattono un nemico comune, qualsiasi esso sia. Ciò che è davvero interessante resta infatti quello che accade all’interno del carro piuttosto che fuori.
Brad Pitt è come al solito insuperabile e non perde l’occasione di mostrare un fisico che a questo punto fa gridare al “ma come cazzo fa ad essere ancora così”. C’è anche tanto sangue, sangue vero però, non sparatorie alla membro di schnauzer, ogni colpo, ogni coltellata, è un morto, non un numero. Da vedere.
Sono passati cinque giorni da quando ho visto il film e faccio ancora fatica a scriverne. Sorrentino richiede sempre un processo di elaborazione abbastanza lungo ma questa volta è più difficile del solito. Appena uscito della sala il pensiero è stato: “bellissimo, bellissimo, bellissimo.. ma perchè?”. Già, perchè? Come sempre, è innegabile, Sorrentino ha una cura estetica maniacale e la fotografia (di Luca Bigazzi) è perfetta. E il dubbio a questo punto mi rimane: e se fosse tutto merito proprio della fotografia? Se Sorrentino non avesse tutto questo talento (di sicuro ne ha, ma forse è sopravvalutato) dal momento che i suoi più grandi successi (Grande bellezza inclusa passando per Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia e This must be the place) sono legati al nome di Bigazzi, appunto? Non riesco a sciogliere questo enigma. Potremmo trovarci davanti a un contenitore così estremamente perfetto e ipnotizzante da farci distogliere lo sguardo dal contenuto.
Voglio lasciare da parte l’interpretazione dei due attori protagonisti, Caine e Keitel, perchè mi pare non abbiano bisogno di presentazioni, sono due mostri sacri del cinema e da tali si sono comportati. Io apprezzo molto anche Paul Dano di cui ho visto molti film e che trovo sempre bravo nelle sue parti di secondo piano.
Non voglio parlare solo male (che poi non sto parlando male). Sorrentino ha un suo stile che lo contraddistingue ed è sicuramente uno dei migliori registi italiani presenti al momento. Questo far suo un certo tipo di Cinema Vero è già un grande pregio che lo innalza rispetto a tutta la merdaccia contemporanea. Certo sarebbe meglio non sentirlo mai parlare, ma questa è un’altra storia.
In definitiva dal punto di vista dei contenuti Youth non mi ha convinto. Affronta tutti i temi della vecchiaia: della vita passata, dei rimpianti (il primo Grande Amore, ad esempio), della genitorialità, del senso della vita, delle persone che ti lasci indietro e di ciò che hai lasciato nella memoria degli altri, di quello che sei realmente a confronto di come è percepito il tuo Personaggio. E tutto ciò, se devo essere sincero, è banale e al tempo stesso inevitabile. La vecchiaia credo sia questo, già, ma allora se manca l’originalità vale davvero la pena di sviscerarla? Alla fine, dopo aver visto il film cosa mi è rimasto? Se la riflessione porta alla crescita (e il film tende innegabilmente a voler far riflettere), quali nuove riflessioni mi propone? Non lo so. Certo forse per qualcuno potrà essere utile, per qualcuno che abbia bisogno di imparare a pensare. Ecco, forse Sorrentino potrebbe essere l’Alberto Manzi contemporaneo per l’Italiano Medio e di questo gliene si può sicuramente fare un gran merito.
Ho dovuto pernsare parecchio prima di capire come collocare questo nuovo Mad Max, poichè la nostalgia per il cinema anni ’80 è tanta e l’obiettività vacilla. Dopo lunga riflessione (tre giorni, il tempo di risorgere) posso affermare di essere completamente soddisfatto, Miller non ha tradito lo stile della mitica trilogia. Certo qualcosa può far storcere il naso, ma sono passati trent’anni cazzo, è inevitabile.
Ho apprezzato la semplicità della trama, più vicina alla linearità che contraddistingueva i primi due (e più apprezzati) capitoli della trilogia. Non dovrei spoilerarti nulla anche dicendoti che il film è una fuga, dall’inizio alla fine, l’intreccio è quindi minimo. L’adrenalina invece massima.
E visto che la trama è poca, stavolta te la scrivo. Max Rockatansky (Hardy) aiuta Furiosa (Theron) e un gruppetto di fighe da paura (la scena della loro doccia/car wash style nel deserto è epocale) a scappare da Immortan Joe, dittatore di una Cittadella dove fa il bello e cattivo tempo centellinando ai sudditi acqua e carburante e cercando di avere figli normali dalle sue concubine (le fighe, appunto) per poter portare avanti la dinastia senza i simpatici effetti genetici delle radiazioni post guerra atomica. Praticamente, se sei Immortan, il paradiso che ognuno vorrebbe.
Inseguimenti, auto incredibili (peraltro ricostruite realmente da rottami), steampunk di brutto e tutto quello che segue nell’immaginario del futuro post-apocalittico. Un inciso dovuto: Miller in questo genere ha fatto scuola, tutto quello che segue, da The Road a Codice Genesi passando per Ken il Guerriero e tanti altri, gli è innegabilmente debitore, è lui che ha creato l’idea di quello che il mondo sarà “poi”.
In questa semplicità si distingue, come ci aveva già abituato, la creatività. Un esempio per tutti: c’è un carro da battaglia presente in tutto l’inseguimento con uno schitarratore inarrestabile (il musicista australiano iOTA) che incita alla guerra come nei “vecchi tempi”, vederlo non è come descriverlo.
E’ innegabile anche che qualcosa per i duri e puri possa stridere. Ad esempio l’esercito radioattivo di Immortan composto da uomini pallidi e calvi tutti uguali non vince certo in originalità. Così come le turbe mentali di Max siano un’aggiunta azzardata, poichè lasciate lì a metà, senza essere approfondite, quasi a volere giustificare il “Mad” in modo forse esternamente ridondante ma non psicologicamente approfondito (e forse anche in stile poeticamente anni ’80..).
Non ti sottoporrò un confronto tra Tom Hardy e Mel Gibson, non sono in grado, io li trovo entrambi due grandi Max Rockatansky, sicuramente diversi ma tutti e due apprezzabili. (E anche qui Hardy non sorride mai, inutile sottolinearlo).
Ah ma cazzo! C’è anche Megan Gale! Questo così, per curiosità, e non prova neanche a farci acquistare una sim Omnitel, stranissimo.
Avrai ormai capito, dalla inconsueta lunghezza del post, che il film mi è piaciuto molto, tuttavia, poichè sono un nostalgico, voglio lasciarti con l’unica colonna sonora che riesco ad associare alla serie (anche se utilizzata nel peggiore film della trilogia).
Ti dico subito che non mi sprecherò in tante parole, non c’è molto da dire. Tomorrowland è un film molto bello, se hai 12 anni. E questa non vuole essere una critica, è letteralmente ciò che ho scritto. Ci sono film (come buona parte del cinema di Spielberg ad esempio o, appunto, le produzioni Disney) che sono targhettizzati per un pubblico pre-adolescenziale, Tomorrowland è uno di questi. Hai presente Super 8 di Abrams? Ecco. Non sono film brutti, anzi, offrono intrattenimento allo stato puro, tuttavia devi gustarli con la “mente del bambino”, cosa che purtroppo non sempre mi riesce.
Attori.
Britt Robertson è comunque un bel vedere (no, non è una ragazzina, ha 25 anni) e ha soddisfatto, in parte, il non-bambino che è in me, anche se troooppo vestita. Clooney non mi piace e non c’è niente da fare. Ah, quasi dimenticavo, c’è anche il Dr. House! Si lo so che l’attore si chiama Hugh Laurie, ma temo che non sia uscito molto dal personaggio, perchè la parte è sempre quella del cinico (che gli riesce benissimo). A un certo punto si schiaccia anche una gamba, non aggiungo altro..
Dovevo aspettarmelo: Attorone + Disney + Effettoni = amaro in bocca.
Qualcuno ha fatto paragoni sull’ottimismo verso il futuro visto in Interstellar, ecc.. Ecco, io non metterei questi due film a confronto, almeno per rispetto.
L’originalità di questo film risiede nella capacità di mischiare due situazioni vere, creandone una terza, ovviamente falsa. Come ogni film basato su fatti reali diventa quindi interessante anche a posterirori per riscoprire aneddoti e fatti poco conosciuti, perlomeno a me.
Abbiamo quindi due ingredienti:
• Il mostro di Rostov, alias Andrej Romanovič Čikatilo, serial killer russo che uccise 53/56 persone (donne e bambini) tra il ’78 e il ’90. Già visto in film come Evilenko e Cittadino X (che ancora non ho recuperato) e sempre più spaventoso nella realtà che nella finzione;
• Dislocamento temporale agli anni ’50 dove la vicenda è ambientata, così da riscoprire “usi e costumi” di un altro regime, quello Russo, diverso dal nostro. I russi hanno proibito la distribuzione del film, quindi probabilmente ricostruisce bene la realtà dell’epoca. “Non ci sono crimini in Paradiso”, l’omicidio è frutto dell’edonismo capitalista, viene quindi oscurato dal regime.
Tutto questo a livello culturale funziona benissimo: tornato a casa alle 2 di notte non ho potuto non approfondire vicende e personaggi su wikipedia. Forse mi leggerò anche il libro omonimo di Tom Rob Smith da cui è tratto.
A livello empatico invece no, non ho provato desiderio di vendetta o rabbia o immedesimazione. Mi sono trovato nella situazione “Changeling“, ossia bel film ma poco coinvolgente. Deve essere la fredda Russia, mi succede sempre. La Russia è più glaciale della Groenlandia per me.
Attori notevoli, Tom Hardy è sempre bravissimo (anche se ad oggi non so se sappia sorridere), Gary Oldman anche. E si, a me piace anche Noomi Rapace, la apprezzo, ecc.. so che questo può provocare scompensi.
Sono andato a vedere Black Sea come ripiego, nel senso che al cinema non c’era un cazzo. O meglio, c’era Fast & Furious 23° in 4 sale su 10 ma, che dire, se lo merita essendo interpretato da attori degni del premio “Oscar rigor mortis” (gran premio per attori mediocri che diventano ineguagliabili nel momento in cui ci lasciano), no? Io volevo andare a vedere Wild ma Cristo, ovviamente, l’hanno già tolto (no figa – no auto – no soldi = no pubblico).
Scusa lo sproloquio ma se non mi incazzo ogni volta che vado al cinema non sono contento.
Detto questo sono stato piacevolmente sorpreso. Il film inizia malino, sembra di trovarsi di fronte a quelle situazioni in cui una star (Jude Law) dovrebbe rissollevare una storia banale. Invece dopo una ventina di minuti decolla e tiene in tensione fino alla fine in un misto di claustrofobia, machismo e violenza. C’è una camminata sul fondale marino a 90 metri di profondità che è adrenalina allo stato puro! E Law, appunto, stupisce in una parte inedita in cui fa l’uomo.
Certo l’originalità non è il punto forte del tutto, ma non è che si può chiedere troppo dai. Abbiamo un conflitto psicologico con i russi che è di una banalità disarmante (si, I RUSSI, come nei film di qualche decennio fa). I contrasti nell’equipaggio. La fame di oro e la fame di rivincità da una vita da poveracci. L’innocente a bordo. Insomma non si può certo parlare di novità, anzi.. Tuttavia il film ti tiene incollato a vedere cosa succede dopo, e fa quindi il suo sporco mestiere.
Per farla breve, dal momento che in uscita non c’è un cazzo (almeno qui) ti consiglierei tranquillamente di andarlo a vedere.
(Chissà quando ritroverò un film per cui valga la pena scrivere più di poche centinaia di parole).