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“Child 44 – Il bambino n. 44” di Daniel Espinosa

L’originalità di questo film risiede nella capacità di mischiare due situazioni vere, creandone una terza, ovviamente falsa. Come ogni film basato su fatti reali diventa quindi interessante anche a posterirori per riscoprire aneddoti e fatti poco conosciuti, perlomeno a me.

Abbiamo quindi due ingredienti:
• Il mostro di Rostov, alias Andrej Romanovič Čikatilo, serial killer russo che uccise 53/56 persone (donne e bambini) tra il ’78 e il ’90. Già visto in film come Evilenko e Cittadino X (che ancora non ho recuperato) e sempre più spaventoso nella realtà che nella finzione;
Chikatilo
• Dislocamento temporale agli anni ’50 dove la vicenda è ambientata, così da riscoprire “usi e costumi” di un altro regime, quello Russo, diverso dal nostro. I russi hanno proibito la distribuzione del film, quindi probabilmente ricostruisce bene la realtà dell’epoca. “Non ci sono crimini in Paradiso”, l’omicidio è frutto dell’edonismo capitalista, viene quindi oscurato dal regime.

Tutto questo a livello culturale funziona benissimo: tornato a casa alle 2 di notte non ho potuto non approfondire vicende e personaggi su wikipedia. Forse mi leggerò anche il libro omonimo di Tom Rob Smith da cui è tratto.
A livello empatico invece no, non ho provato desiderio di vendetta o rabbia o immedesimazione. Mi sono trovato nella situazione “Changeling“, ossia bel film ma poco coinvolgente. Deve essere la fredda Russia, mi succede sempre. La Russia è più glaciale della Groenlandia per me.

Attori notevoli, Tom Hardy è sempre bravissimo (anche se ad oggi non so se sappia sorridere), Gary Oldman anche. E si, a me piace anche Noomi Rapace, la apprezzo, ecc.. so che questo può provocare scompensi.

Non lo so. Non lo so.