Archivi tag: Jude Law

“Captain Marvel” di Anna Bodene e Ryan Fleck

Io non so neanche più perché vada ancora a vederli questi film, che poi esco sempre insoddisfatto. Colpa mia eh, che non apprezzo il nuovo stile dei blockbusteroni tutti effetti speciali. Cosa ti devo dire, a me è sempre piaciuta la parte iniziale dei film sui supereroi, quella in cui Batman/Superman/Hulk/ecc. non indossano (o non stracciano) ancora i loro costumi, la parte in cui le prendono dai bulli e hanno paura dei mutamenti che sentono nascere nei loro corpi. Ho sempre apprezzato il lato umano, quello debole, fragile e instabile. Quello che ti fa pensare: e se stesse succedendo a me? Ora non funziona più così, il pubblico vuole subito vedere i soldi spesi nel budget milionario. E via di luci, esplosioni, colori.
Che palle, io mi annoio.

Questo Captain Marvel non è diverso. Sì certo, Brie Larson è abbastanza figa da farti dimenticare gli effetti speciali per un po’, ma poi sull’onda delle nuove cavalcate femministe e finto paritarie non si toglie mai quel cazzo di costume e quindi il gioco dura poco.
Belli i richiami agli ’90, comunque.

Guarda, io la trama non te la racconto, mi scazzo, giuro. C’è l’eroina che prende i poteri da una delle gemme dell’infinito e diventa una sorta di supernova cavatappi che distrugge le cose. Poi ci sono i buoni e i cattivi e il colpo di scena sui buoni e i cattivi. Qualcuno ha anche voluto vedere un botto di messaggi politici relativi alla situazione dei profughi. Spero di no, perché si può pensarla come si vuole ma se siamo arrivati a fare politica nei giocattoloni della Marvel siamo pronti all’estinzione.

Lo Shazam! in arrivo con Zachary Levi (alias Chuck) sembra meglio dal trailer e più divertente. Vedremo (forse). Che poi, anche lì, il personaggio è lo stesso Captain Marvel (per chi non lo sapesse), è tutta una questione di diritti e di cause legali.

Bene, stavo per non scriverti nulla di questo film, sappilo. È un bel luna park, la solita macchina mangia soldi. C’è a chi piace.

“Alfie” di Bill Naughton

Alfie è un romanzo di Bill Naughton del 1966. Forse ricorderai le due trasposizioni cinamotografiche omonime, la prima proprio del 1966, con Michael Caine, e la seconda del 2004, con Jude Law. Io, sinceramente, non le ho viste. Dal trailer mi pare comunque più fedele il film del ’66, se non altro perché non è stato attualizzato.

In realtà avevo già tentato di leggere questo libro anni fa, poi per ben due volte mi ero interrotto. Non so perché, non è un romanzo pesante, anzi, è molto scorrevole. Lo stile è semplice e diretto, la storia è raccontata dal protagonista in prima persona. La trama è semplice: Alfie è un playboy, ha moltissime donne e descrive le sue (dis)avventure. Tutto qui.

Si può tranquillamente affermare che il romanzo è interamente costruito sul personaggio, le vicende sono secondarie e utili allo scopo di fartelo conoscere.
Prima di mettermi a scrivere ho letto molte recensioni e generalmente la sintesi è: «Alfie è un opportunista egocentrico che però non riesce a stare del tutto antipatico». Ecco, io dissento. A me Alfie è stato proprio sul cazzo, senza mezzi termini.
È vero, è un opportunista, è un egoista, è un egocentrico. È vero che qualsiasi cosa per lui sia meno importante dei propri interessi. Ma tutto questo ci sta nella figura del latin lover, non basterebbe a rendermelo insopportabile (al limite lo si potrebbe anche invidiare). Il fatto è che, secondo me, Alfie è un debole, ed è anche stupido, ed è questo che trovo insopportabile. Non sei di fronte a un personaggio tormentato o spietato, sei di fronte a un personaggio che per la maggior parte del tempo ha paura e maschera la sua paura con prese di posizione da macho risoluto.

Un esempio.
Una delle sue amanti, sposata, rimane incinta di Alfie. Decidono per un aborto clandestino a casa di lui pagando un dottore consenziente. Alfie abbandona la donna nel suo appartamento ad abortire per conto proprio, con la scusa che certe cose le donne le debbano fare da sole. Se fosse volutamente crudele, andrebbe bene, se fosse menefreghista, anche. Ma la verità è che Alfie non sa come comportarsi, ha paura, e si crea un alibi per giustificare la sua scelta.
Lo fa in svariate occasioni per tutto il libro, non te le elenco, ma sono molte.
Mi ricorda quei personaggi di paese, ignoranti, che cercano di superare le situazioni che li trovano intellettualmente impreparati con l’aggressività del “è giusto fare così, dai”. L’incapacità di ammettere un proprio limite, una paura, un’impreparazione, per la vergogna di essere giudicati.
Insomma, a me Alfie è sembrato un cretino, ce lo vedrei bene abbonato a Sky a non perdersi nemmeno una partita di foooobal.

Una nota sulla traduzione, di Ugo Carrega. È chiaro che il protagonista non parli la lingua correttamente al 100% e quindi il traduttore abbia voluto riportare questa caratteristica, tuttavia io ho fatto davvero fatica a capire quando gli errori verbali fossero di Alfie, del traduttore o frutto di un italiano vetusto. Si arriva ad estremi come il fantozziano “vadi”. Resterò nel dubbio.

Ora però non fraintendere il mio giudizio sul personaggio con quello sul romanzo: il libro mi è piaciuto, e probabilmente guarderò anche i film. Se non l’hai ancora letto ti consiglio di farlo, magari prova a verificare se esista una nuova traduzione…

“Black Sea” di Kevin Macdonald

Sono andato a vedere Black Sea come ripiego, nel senso che al cinema non c’era un cazzo. O meglio, c’era Fast & Furious 23° in 4 sale su 10 ma, che dire, se lo merita essendo interpretato da attori degni del premio “Oscar rigor mortis” (gran premio per attori mediocri che diventano ineguagliabili nel momento in cui ci lasciano), no? Io volevo andare a vedere Wild ma Cristo, ovviamente, l’hanno già tolto (no figa – no auto – no soldi = no pubblico).
Scusa lo sproloquio ma se non mi incazzo ogni volta che vado al cinema non sono contento.

Detto questo sono stato piacevolmente sorpreso. Il film inizia malino, sembra di trovarsi di fronte a quelle situazioni in cui una star (Jude Law) dovrebbe rissollevare una storia banale. Invece dopo una ventina di minuti decolla e tiene in tensione fino alla fine in un misto di claustrofobia, machismo e violenza. C’è una camminata sul fondale marino a 90 metri di profondità che è adrenalina allo stato puro! E Law, appunto, stupisce in una parte inedita in cui fa l’uomo.

Certo l’originalità non è il punto forte del tutto, ma non è che si può chiedere troppo dai. Abbiamo un conflitto psicologico con i russi che è di una banalità disarmante (si, I RUSSI, come nei film di qualche decennio fa). I contrasti nell’equipaggio. La fame di oro e la fame di rivincità da una vita da poveracci. L’innocente a bordo. Insomma non si può certo parlare di novità, anzi.. Tuttavia il film ti tiene incollato a vedere cosa succede dopo, e fa quindi il suo sporco mestiere.

Per farla breve, dal momento che in uscita non c’è un cazzo (almeno qui) ti consiglierei tranquillamente di andarlo a vedere.
(Chissà quando ritroverò un film per cui valga la pena scrivere più di poche centinaia di parole).