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“Clown” di Jon Watts

Finalmente qualcuno che si mangia ‘sti cazzo di bambini!
Non se ne poteva più di orsi che non possono truccarsi, galline impagliate e villi umani utilizzati per coprivolanti in peli pubici che suscitano l’ “indignazione” di qualsiasi fancazzista che nella vita deve dimostrare quanto è buono.. FANCULO IL POLITICALLY CORRECT!

Questa è l’intro, perchè anche solo il manifesto del film in Italia ha avuto problemi di censura con i soliti genitori moralisti. Che gran massa di coglioni celebrolesi. Devono essere gli stessi che “no, il sesso in televisione non si può vedere”, però si possono vendere le armi giocattolo ai bambini (eh già, perchè il sesso è innaturale, non come le calibro 45 che crescono sugli alberi). Poi però arriva il “clown”, personaggio demoniaco immaginario di un film, e quello li disturba!!! Siamo all’apice dell’ipocrisia.

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Detto questo, il film è un buon horror, diverso dal solito, quindi per chi ama il genere è sicuramente consigliato. Anche perchè ne abbiamo un po’ le palle piene di spettri-che-guardano-gli-angoli-delle-stanze, cose-che-si-muovono-da-sole e compagnie-di-sfigati-isolati, serviva un horror classico per tirarci fuori da questa melma preconfezionata. E Clown lo fa abbastanza bene, con tanto di costolette preadolescenziali rigurgitate e cervelli videolobotomizzati schizzati fuori nell’impeto della fame. Devo dire che oltre alla tensione classica si crea anche una buona atmosfera di fastidio psicologico, dovuta al protagonista che è conscio della sua mutazione fisica e mentale.
Non mi metterò a fare il paragone con il Pennywise di King, mi sembra banale. Io sono un grande ammiratore del Re (e penso che IT romanzo sia 1000 volte superiore alla trasposizione per la TV), ma non si può sfoderare Pennywise ogni volta che c’è di mezzo un clown, eccheccazzo, dai. Scusi, vorrei un Big Pennywise Mac..

Trailerozzo:

Questa volta ti scrivo la trama, così giusto per tirarti per il culo: un uomo indossa un costume da clown che non riesce più a togliere (che abbia sbagliato il lavaggio?) e si trasforma lentamente in un antico demone mangiabambini. Ermetico come un Tupperware.

Non sarà forse un cult movie, ma per quello che c’è in sala in questo periodo vale sicuramente il prezzo del biglietto. Poi a Natale arriveranno gli horror veri, quelli con Boldi, De Sica, Salvi.. ma non ci sarà neanche da spendere, per spaventarsi basterà stare fuori dal cinema a osservare i veri mostri che comprano i biglietti.

“Interstellar” di Christopher Nolan

Parliamoci subito chiaro io e te, così evitiamo inutili giri di parole. Siamo sull’Olimpo cazzo. Siamo in compagnia di Blade Runner, Alien e si, si, si, anche di 2001 Odissea nello spazio. Questo E’ il grande cinema di fantascienza. Finalmente E’ Cinema in questi periodi di sconfortante magra, soprattutto in questo genere.
Ok, ok, sono un estimatore di Nolan fin da Memento, ma Interstellar è oggettivamente un capolavoro.

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Per capirci è uno di quei film che non tutti comprendono, come sempre l’artista Nolan ti costringe a rimanere concentrato (eh si, tu stronzo che guardi i cinepanettoni, continua a seguire De Sica perchè sei troppo scemo per spingerti oltre) per quasi tre ore in cinque dimensioni diverse, oltre alle tre dello Spazio quella del Tempo e della Gravità. Ma l’opera d’arte è talmente perfetta che anche quell’80% di pubblico che alla fine non ha capito un cazzo, a causa dei bassi standard intellettuali a cui è abituato, prende per atto di fede il fatto che il film sia un capolavoro. Questo è il vero Cinema, non mi stanco di ripeterlo, ti prende e ti rapisce come una religione di cui non comprendi tutti i misteri (con la differenza che il Cinema è reale).

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Io, per chiarezza, ho capito tutto. Ma io sono di un livello superiore, lo sappiamo, dai.

Tralasciando un attimo il film, perchè non saprei da che parte cominciare a elogiarlo, vogliamo parlare della metamorfosi di McConaughey? Diciamo le cose come stanno, è sempre stato un attore da filmetti di quarta segata per arrapate sbrodolanti.. fino alla mutazione. Io credo sia avvenuta in Dallas Buyers Club, ma ammetto di non avere ancora visto Mud. I film precedenti possono essere divertenti, e lo sai che io sono onnivoro e guardo tutto, ma sono sicuramente a confronto degli ultimi ehm.. dei film di merda? Che sia un X-Men?! Nascondeva i suoi poteri per un bene superiore?

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La profondità psicologica dei personaggi, unita alla trama  fantascientifica ma futuribile, ti porta direttamente all’interno della narrazione. Sei in quella dannata navicella, sei tra le onde del pianeta, sei dove sono loro, sempre. E urli: io voglio entrare in quel wormhole! Per poi urlare ancora: io voglio tornare a casa!

Non so se tu conosca la canzone 39 dei Queen, ma io l’ho pensata. Questo è un inutile inciso, ma tanto scrivo per me, non certo per te.

Il vero Cinema ti costringe a pensare, non solo mentre ne fruisci, ma anche dopo. E’ una elevazione. Quel pessimo mondo in cui tutto è diventato secondario, salvo l’esigenza di riuscire a nutrirsi e di salvare la specie in qualche modo, è di gran lunga migliore del nostro. Io spero che un giorno accada qualcosa di simile nella realtà, perchè è l’unico modo in cui l’uomo potrà salvarsi dalla totale inutilità di cui si è circondato. Si deve ripartire per rinascere. Questo, almeno, è quello che penso io.

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E tu? Sei pronto per il viaggio interstellare?

“Boyhood” di Richard Linklater

Finalmente vado al cinema e vedo qualcosa di diverso. Si, lo so che ci sono sale in cui vengono trasmessi film di nicchia e che qualcosa di diverso si può vedere sempre. Ma io mi riferisco alla multisala, alla scatola per sardine ignoranti. Io, cazzo, voglio che la brutta razza umana venga cresciuta attraverso i mezzi di distribuzione di massa. Voglio che un branco di rincoglioniti da stadio possa per errore trovarsi a vedere, in un luogo classicamente mainstream, qualcosa che possa risvegliare i cervelli imputriditi e lobotomizzati da anni di puttanate appositamente studiate per convogliare le greggi. Che sogno eh?

Boyhood è vicino al cinema sperimentale. Un film girato in 12 anni (2002-2013) per consentire un invecchiamento naturale degli attori, seguendo principalmente la crescita di un ragazzino dagli 8 ai 20 anni (età in cui “esce dal nido”). Come sempre per la trama c’è wikipedia (si può leggere tranquillamente, non rivela il finale).
Sei talmente abituato a vedere attori invecchiati artificialmente che, al primo momento, non ti è ben chiaro cos’è ti stia dando un pugno nello stomaco mentre guardi il film. Te lo dico io: è il TEMPO. Si, quello che passa. Linklater ha effettuato le riprese a intervalli di un anno e la naturalezza di questo fluire costante è realmente destabilizzante.

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Trailerozzo in italiano:

La storia narrata è unicamente un percorso di crescita, non presenta una trama particolare o eventi “interessanti” al di fuori della quotidianità. Ed è questo il suo punto di forza. Potrebbe essere la vita di chiunque, la tua o la mia, fotografata in un arco di 12 anni. La prima cosa che ho pensato dopo aver visto i protagonisti invecchiare, dopo aver visto i consueti e abituali passaggi dalla vita di bambino alla vita adulta, è stata: cazzo devo fare qualcosa della mia vita!

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Cerchiamo ci capirci però io e te, se no rischio di farti pensare che il film sia un drammone serio e deprimente. Sbagliato. Il tutto è raccontato con naturalezza, in allegria e tristezza così come si presentano le emozioni nel corso degli eventi, normalmente. Credo che chiunque possa vederlo con un approccio diverso, a seconda del modo di vedere la vita. Io ho un approccio negativo nei confronti del passaggio del tempo e della vita lasciata fluire così com’è, e di conseguenza colgo la sfumatura meno positiva. Si, mi hai beccato. Sono uno di quelli che non ha mai capito “le piccole gioie delle vita”. E no, non sono un maniaco suicida o un depresso ambulante, quelli non servono a un cazzo, dovrebbero coerentemente uccidersi invece di blablabla tutto il tempo. Penso però che nella vita bisognerebbe dedicarsi a qualcosa di vero, che ci faccia crescere come specie. Perchè a dormire mangiare cacare e scopare sono capaci tutti e questo non ci distingue dalle formiche che, anzi, lo fanno meglio. Credo anche che dove non ci sia arte non ci sia nulla di salvabile. Credo che tu possa diventare il “venditore di scarpe” più famoso, ricco e grande del pianeta, ma che se questo ti rende soddisfatto della tua vita sei inutile e stupido (e quindi anche felice e fortunato), velocemente sostituibile dopo 1 secondo dalla tua morte. Ok, scusa, la digressione (anzi scusa un cazzo!), ma questo film è davvero lo specchio di chi lo guarda e, se non capisci come lo vedo io, interpreti male ciò che ti dico. Cosa che, peraltro, farai lo stesso.

Devo anche dirti che ne consiglio la visione?

“The Equalizer” di Antoine Fuqua

La visione o fruizione della violenza, tramite film o videogames, a mio parere non istiga ma consente di scaricare la brutalità che è insita nell’uomo in quanto animale. Questo lo devo preannunciare per evitare il consueto dibattito sulla violenza gratuita. Già perchè questo è palesemente un film a tema unico. Abbiamo il solito protagonista ultrafico ex agente CIA che, con una valida scusante, può uccidere i cattivi giustificatamente. Punto e fine della trama.

Hai visto A history of violence? Ecco. Un film divertente in cui da quando metti il culo sulla poltrona sai già come andrà tutto per filo e per segno. Idem. L’amico che sai che finirà tra le mani dei nemici, le sfide lanciate, la filosofia spicciola che dovrebbe insegnarti a vivere, ecc. ecc. Ritmo serrato e colpi chirurgici come ci hanno insegnato debba agire il Rambo dei tempi moderni.

Beccati il trailer:

Abbiamo un Denzel Washington in gran forma che si staglia in uno sfondo di fuoco senza guardare ciò che ha appena fatto esplodere (tipo.. un paio di isolati?) e che conta i secondi impiegati a mettere K.O. mezzo mondo. Filone Liam Neeson per capirci. Divertente, piacevole, rilassante e senza pretese. Non mi aspettavo di più e tanto ho visto. C’è addirittura una sequenza di morti con musica a sottofondo ritmata, roba che potevano metterci gli AC/DC e sarebbe andata bene.

Se piace il genere si può vedere con godimento. E’ quello che io definisco come “un film ignorante”, nel senso goliardico e positivo del termine. Peraltro anche lunghetto ma devo dire che passa tutto senza annoiare, nonostante la scontatezza della trama.

Unico neo: bada di non metterti a fianco di due stronzi che hanno comprato il combo dei popcorn, potresti scoprire che non è il film a farti prudere le mani. Fanculo a chi mangia al cinema.

“Black mirror” – I/II stagione – Serie TV

Si, si, ok, non è un film, non è cinema, ecc. Ed è infatti un’eccezione. Non ho intenzione di recensire serie TV, le guardo poco, le apprezzo poco. Tuttavia Black Mirror, in un certo senso, è più vicina a una raccolta di film che ad una serie TV.
Per ora sono presenti due stagioni composte da tre episodi ciascuna. Ogni episodio è un mediometraggio, senza collegamenti con gli altri episodi, nemmeno nel cast. In pratica puoi guardare uno qualsiasi degli episodi a caso, in tutto si parla di circa 5 ore.
Spero che questa breve intro ti basti perchè come sempre non starò a fare riassunti, per quello c’è wikipedia.

Il tema dell’alienazione sociale, causata dalle nuove tecnologie, permea tutta la serie. Pur spingendosi a volte in opzioni futuribili, ma lontane dal presente, quello che caratterizza gli episodi sono le reazioni emotive dei protagonisti, sempre molto vicine a quelle che potrebbero essere le reazioni dell’uomo contemporaneo. Per fartela semplice se non sei sveglio: quale sarebbe la tua reazione davanti ad un androide? Ecco, la stessa dei protagonisti della serie.

Venendo a noi, oggi abbiamo le nuove tecnologie e i nuovi social. Facebook, twitter, condivisioni, cambiamenti istantanei di pensiero, decerebrazioni, ecc. Abbiamo chi li ama, chi li odia, chi odia chi li ama, chi ama chi li odia, chi li odia per moda, chi odia chi li odia per moda.. insomma un gran casino che fa facilmente intuire che la serie affronta un tema attuale, e lo fa abbastanza bene, e che ciò che denuncia è già in atto. Il totale rincoglionimento planetario.

Che dire è una buona serie, da vedere.  Non sarà cinema ovvio, ma è ben girata e coinvolgente. Inoltre dovrebbe far bene ai lobotimazzati, anche se non verrà capita. Ops, temo di essermi sbilanciato, forse hai capito come la penso?

“Il fuoco della vendetta” di Scott Cooper

Premessa: non ho visto “Crazy heart” ma mi ripropongo di farlo al più presto. Questo perchè quando si nomina Scott Cooper ho già capito che bisogna dire subito “no bè ma hai visto..”. Ecco, lo vedrò.

Detto questo il film si apre con “Release” dei Pearl Jam, roba che al 3° minuto sei addolorato e felice. Quei film che capisci subito di essere al posto giusto nel momento giusto. E poi Christian Bale, Casey Affleck, Woody Harrelson, Willem Dafoe.. BAM! BAM! BAM! Se si tralascia Forest Whitaker, che ho trovato un pochino sottotono, direi che già ai titoli di testa sei contento di aver qualche euro in meno in tasca.

La trama non te la scrivo, ascolta la canzone e viviti un po’ di atmosfera nelle immagini, che rende meglio di due righe di riassunto. Anche perchè la storia è semplice, è come viene raccontata. E bravi tutti, che non è una frase fatta.

Prima che tu faccia una cazzata e ti prepari a sgranocchiare pop corn davanti a quello che pensi essere una “VinDieselata”: la trama su wikipedia sembra il riassunto di Rambo II, con la natura del film ha poco da spartire. Inoltre la traduzione del titolo è la solita cappellata all’italiana. Il titolo originale “Out of the furnace” (Il fuoco della vendetta???) mi permetto di pensare che possa significare “fuori dalla fonderia”, inteso come la vita sociale e l’insieme dei valori che circondano i protagonisti, abitanti di un paese di periferia che basa la sua economia sulla fonderia.

C’è la gente che si è arresa al destino di vivere lì. Ci sono i problemi che si tengono così come sono perchè non ci si può fare niente. Il lavoro duro ogni giorno per sbarcare il lunario (e per lavoro duro non si intende quello che noi scriviamo su Facebook). Scelte che si prendono da sole e le si accetta così come sono. E’ il tipico paese dove puoi bere una birra con tuo padre a fine serata su un portico malridotto, in silenzio, perchè quel silenzio è la miglior cosa che ti può accadere nella giornata. Solo che qui anche il padre è malato e probabilmente mancano i soldi per la cura di cui avrebbe realmente bisogno. E quando tutto questo lo capisci al 3° minuto – allora, cazzo – significa che la storia te la sanno raccontare bene.

“I’ll ride the wave where it takes me. I’ll hold the pain…Release me…”