“Inside Out” di Pete Docter

Questa non sarà una recensione felice, perchè il film non lo è, anche se qualcuno non se ne è accorto. Per fortuna i primi a non essersene accorti sono i bambini, se no si sarebbero suicidati tutti in gruppo dopo aver ucciso gli adulti accanto a loro portando la razza umana all’estinzione. Quindi ripensandoci: per sfortuna non se ne sono accorti i bambini.
Per capirci, nella sala di paese in cui ho visto Inside Out, erano presenti circa 120 bambini (un girone infernale) su 200 posti occupati (ultimo giorno di programmazione e tutto esaurito).

Non stiamo qui a discutere se questo film d’animazione sia bello o meno, il film è bello, e lo dice uno che di animazione guarda solo le opere di Miyazaki, non è questo il punto. Il punto è che se pensavi di aver visto la scena più triste di un film “per bambini” in Up (quando i dottori comunicano l’infertilità alla coppia), ecco, ti sbagliavi.

DA QUI SPOILERO.

Inside Out, come titolo del film, va benissimo a livello di marketing per il pubblico mainstream, per i bambini e per chi non ha una gran profondità d’animo. Ma io questo cazzo di film l’avrei chiamato La morte di Bing Bong. Ed è tutto qui.

“Portala sulla luna per me” sussurra l’amico immaginario Bing Bong mentre muore cancellato dal tempo tra i ricordi sacrificabili della ex-bambina Riley. Ma porca puttana.
Io non so quanti hanno capito, forse nemmeno chi ha creato questo momento l’ha realmente compreso fino in fondo. Questa è una delle scene più tristi nella storia del cinema.
E che mi vengano pure a dire quel cazzo che vogliono sui processi di crescita, i momenti di transizione ed i passaggi all’età adulta: sono tutte stronzate.

Esemplificherò il concetto, riducendo la poesia e rendendolo più tangibile e meno astratto.
Sulla Luna, come adulto, potrai andarci da astronauta, ma ti comunico una verità indigeribile: sarà sempre un triste ripiego. Ci andrai dopo studi, sofferenze, rinunce. Ci andrai quando la felicità dell’impresa non sarà solo una sfera di gialla Gioia, ma avrà le sfumature blu della Tristezza (di sapere che non ci troverai gli unicorni arcobaleno?), quelle viola della Paura (di non rivedere i tuoi figli o comunque dover rinunciare a dei loro momenti), rosse della Rabbia (sapere che devi andarci con investimenti limitati, si investe di più sulla guerra) e verdi del Disgusto (ci sarebbe troppo: la razza umana).
Il cazzo di carretto con i propulsori melodici te lo scordi, caro mio. E’ morto insieme a Bing Bong e ai sogni veri, quelli giallo puro. Il carretto può esploderti sotto il culo poco dopo che hai lasciato la Terra. E lo sai.

E’ nato il Tempo, la Nostalgia, il Ripiego, l’Accettazione. E si, sono cose che fanno parte della vita, ma se non ci fossero si starebbe meglio. Che non mi vengano quindi a dire che è un processo di crescita come un fattore positivo, perchè è l’ennesimo voler forzatamente accettare una specie, quella Umana, come creatura complessa e dalle “mille sfaccettature”. Sveglia cazzo. L’essere umano si sta autodistruggendo, non c’è niente di positivo. E’ una creatura fallimentare. Bing Bong viene ucciso da sempre, farlo fuori è il difetto insito nella nostra specie. Lo sverginamento all’omicidio.
Era meglio essere bambini, l’essere adulti è un peggioramento della vita. Punto.
Smetto di scrivere perchè diventa inutile andare avanti, c’è chi lo sa e chi no, e sarà sempre così.

Già lo vedo il seguito: Inside Out 2 – L’isola degli stupefacenti, che mi aspettavo di vedere crescere da un momento all’altro quando la ragazzina scappa di casa, insieme a quella della prostituzione giovanile.

Voto realismo del film: 10
Animazione ‘sto cazzo.

6 pensieri riguardo ““Inside Out” di Pete Docter”

    1. Non essere timido, non fermarti alla stringata esposizione del tuo giudizio, sviluppa i contenuti con delle motivazioni, altrimenti rischia di essere un commento un po’ superficiale come l’interpretazione..
      P.S. Aspettavo da tempo che qualcuno mi dicesse “bravo”.. grazie!
      😉

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      1. Eccomi, scommetto che non ci speravi più. 🙂 Ci tengo a precisare che il “bravo” non era ironico, non vorrei avessi frainteso, ho davvero apprezzato il tuo modo di porti nonostante il parere che ti ho espresso riguardo le tesi. Il motivo per cui ho atteso fino ad ora a rispondere, è che volevo prima pubblicare un mio personale articolo sul film, cui potrai fare riferimento (impossibile per lunghezza scrivere tutto in un commento, e non mi andava di essere sbrigativo, visto l’interesse che hai dimostrato 🙂 ).

        – Per quanto riguarda la “superficialità”, intendo semplicemente dire che trovo ingeneroso nei confronti del film, visti i numerosi spunti che fornisce, fermarsi alla limitata visione “passionale” (nel senso di fatta sul trasporto delle emozioni), per quanto piacevole da leggere, senza misurarsi su un piano più obiettivo e analitico. Se ti interessa poi approfondire quali sono le mie riflessioni sul film, ti rimando alla mia pagina.

        – Quello che non condivido razionalmente invece, per quanto simpatica, è proprio la tesi che vuoi dimostrare: “Era meglio essere bambini, l’essere adulti è un peggioramento della vita. Punto.”
        Per venirti incontro correggerei la tua affermazione in “il mondo che vediamo da bambini è molto meglio di quello con cui ci confrontiamo da adulti”. E ok (almeno per noi nati in un angolo del mondo senza particolari problemi di sussistenza). Tuttavia da “filosofo” (nel senso di laureato in filosofia) e da essere umano (nel senso di essere dotato di intelletto), non posso accettare la tesi del “peggioramento della vita”, in quanto la visione che abbiamo da bambini è semplicemente limitata e semplicistica. E’ un non vedere il mondo per quello che è. Una stupidità felice. In sostanza tu mi offri la pillola azzurra di Matrix, ma io sono un tipo che si annoia facilmente, e nella vita ho sempre scelto la rossa, le strade puzzolenti e le strade in salita. Le trovo più interessanti. Però questo è solo questione di punti di vista. 🙂

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        1. Effettivamente avevo perso le speranze ma mi fa molto piacere leggere la tua risposta!
          Ho letto anche la tua recensione del film e mi è piaciuta molto.
          La cosa più divertente è che mentre tu, laureato in filosofia, scrivi recensioni tecniche dal punto di vista cinematografico, io, laureato in cinema (dams) scrivo recensioni che non vogliono proprio essere “tecniche” dal punto di vista filmico ma più inclini a ad avere spunti filosofici. L’idea è quella, attraverso il cinema, di parlare d’altro, credo si sia capito.
          Comunque ci siamo invertiti i ruoli, ecco.

          Certo, volendo affrontare l’argomento Uomo, potremmo andare avanti per giorni e giorni e sarebbe un interessante confronto. Credo che il nostro “disaccordo” derivi principalmente proprio da due visioni totalmente diverse dell’umanità.
          (Qui parte il pistolotto sulla mia opinione, che è diversa dalla tua).
          Volendo essere semplicista potrei dirti che io sono un pessimista. Io sono convinto che l’Uomo sia una specie destinata all’estinzione, poichè non presenta le caratteristiche necessarie al proseguimento della sua esistenza. Ma questo detto senza particolare negatività (non è un: “l’uomo è cattivo e merita di estinguersi”), è un semplice dato di fatto, è l’unica creatura che si autodistrugge, che ha una razionalità che lo porta all’autoconservazione dell’individuo singolo, ma non della specie. Ci sono tanti animali e piante che termiano l’esistenza perchè non sono adeguati, noi siamo tra quelli. Uno sputo nell’Universo poi, noi ci diamo importanza, ma in realtà non ne abbiamo.
          E tu dirai: e questo cosa ha a che vedere con quello di cui parlavamo? Eccomi. Io credo che il difetto dell’Uomo sia la razionalità (e di qui a Bing Bong). La nostra è una specie individualista e razionale, e queste due cose sono strettamente legate tra loro. Ci sono molti animali che agiscono unicamente d’istinto e, anche mettendo a rischio la propria vita, agiscono secondo il bene della specie. La nostra razionalità ci spinge invece a fare il nostro bene come individuo, l’autoconservazione è limitata al singolo.
          Anche qui non è una critica che cerca un miglioramente, non è che “dovremmo essere più.. e meno..”. Una tigre è aggressiva, è la sua natura, lo sarà sempre, puoi addomesticarne una, ma in natura sarà sempre così come vuole il suo DNA. Noi possiamo imparare ad essere meno individualisti, a utilizzare meno la ragione, ma tenderemo sempre ad essere quello che siamo, il che non è una colpa, è un difetto.

          Un bambino è più istintivo di un adulto, l’adulto è la razionalità portata a compimento, per questo “è meglio essere un bambino”.

          Scusa, mi rendo conto di non essere stato troppo chiaro (e talvolta delirante), ho ancora un litro di atropina negli occhi per una visita oculistica effettuata oggi che mi rincoglionisce parecchio, ma ci tenevo a spiegarti meglio quello che volevo dire!

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          1. Ci mancherebbe, anzi apprezzo molto questa discussione. Quello su cui mi concentro in realtà non è il punto di vista cinematografico (di cui per altro non so un tubo), bensì la narrazione intesa come “storytelling”, il raccontare storie, materia comune alle arti di cui mi occupo negli articoli che puoi leggere sulla mia pagina (letteratura/editoria, cinema/serieTV, fumetto). Lo specifico perché non sopporterei di passare per “esperto di cinema”, chi mi conosce sa. 🙂
            Va da sé inoltre che il mio primo commento rientrava nella semplice ottica del film, quando ancora sembravamo normali e commentavamo un cartone animato!
            Intanto ti ringrazio e spero di rileggerci presto. Buona serata!
            Nathan

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