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“Romance” di Chuck Palahniuk

Romance è una raccolta di ventitré racconti di Chuck Palaniuk, uscita nel 2015 (titolo originale Make Something Up). È sempre difficile parlare di antologie di questo tipo, salvo non volersi fermare ad analizzare ogni singolo racconto (cosa che, tranquillizzati, non farò). Nella mia personale classifica dei libri di Palahniuk (li ho letti tutti esclusi Beautiful You e Il libro di Talbott) Romance si piazza molto in basso, se non all’ultimo posto. Mi sono letteralmente forzato ad arrivare in fondo combattendo con attacchi narcolettici ricorrenti, ho impiegato quindici giorni per leggere 320 pagine.

Partiamo da ciò che ho trovato di buono: lo stile.
Palahniuk non si smentisce, sarebbe capace di rendere divertente anche la “descrizione della mia cameretta”. Cinico, pungente e senza filtri. Prendendo dei singoli paragrafi, ed estrapolandoli dal testo, le trovate geniali sono molteplici. La capacità espressiva di Chuck non è in discussione e probabilmente non lo sarà mai, scrive in modo unico e inimitabile.

Ciò che mi è mancato: i contenuti.
I racconti trattano svariati argomenti, strizzando comunque sempre l’occhio alla sessualità e alla sfera degli “istinti”. Le storie però sono poco convincenti e, soprattutto, per nulla coinvolgenti. Non c’è stato un singolo momento nel quale io sia stato invogliato a terminare un racconto per vedere come andasse a finire, cosa succedesse dopo. Il livello di oniricità e sperimentazione delle trame mi è risultato parecchio indigesto.
Peccato.

Chiariamoci, non manca qualche buono spunto (il mio racconto preferito, Zombi, parla del dilagare di una moda giovanile che consiste nell’autolobotomizzarsi con i defibrillatori per essere sempre felici e eliminare le pressioni sociali), tuttavia, se non hai mai letto Palahniuk, ti consiglierei di partire da qualsiasi altro suo libro.

Libri che ho letto di Chuck Palahniuk:
Fight Club (1996)
Survivor (1999)
Invisible Monsters (1999)
Soffocare (2001)
Ninna nanna (2002)
Diary (2003)
Portland Souvenir (2003)
La scimmia pensa, la scimmia fa. (2004)
Cavie (2005)
Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey (2007)
Gang Bang (2008)
Pigmeo (2009)
Senza veli (2010)
Dannazione (2011)
Sventura (2013)
Romance (2015)

“Portland Souvenir” di Chuck Palahniuk

Non mi dilungherò troppo su Portland Souvenir, solo poche righe per descriverti quello che è (o quello che non è).
Per prima cosa è una guida turistica della città di Portland, ma non è una guida esaustiva o totale, è una guida da utilizzare solo come ulteriore supporto a un cartaceo più classico, casomai tu decida di visitare la città. Io, se dovessi mai andare a Portland, me la porterei dietro per avere un punto di vista sicuramente originale e alternativo. Magari con una cartina, tanto per dire.
Non è un romanzo o una raccolta di racconti. Sì, ci sono degli aneddoti, che vengono chiamati “cartoline”, ma è tutto molto lontano dall’essere definibile come “narrativa”. Se non hai mai letto Palahniuk, ASSOLUTAMENTE non partire da questo libro. Portland Souvenir è apprezzabile solo da chi di Chuck vuole leggere proprio tutto, anche le ricette da cucina.
Lo scrittore ti descrive luoghi e attività in quello che è il suo stile caratteristico, raccontando di tanto in tanto storie di vita e leggende metropolitane.
Che dire, io sapevo cosa mi sarei trovato a leggere e devo anche ammettere che ho pagato solo due euro per questa copia del libro, poiché usato. A prezzo pieno forse non l’avrei comprato, perlomeno non prima di aver letto tutto di Palahniuk o aver deciso di fare il turista per le vie di Portland…

Libri che ho letto di Chuck Palahniuk:
Fight Club (1996)
Survivor (1999)
Invisible Monsters (1999)
Soffocare (2001)
Ninna nanna (2002)
Diary (2003)
Portland Souvenir (2003)
La scimmia pensa, la scimmia fa. (2004)
Cavie (2005)
Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey (2007)
Gang Bang (2008)
Pigmeo (2009)
Senza veli (2010)
Dannazione (2011)
Sventura (2013)

“Ninna nanna” di Chuck Palahniuk

Di Palahniuk ho letto quasi tutto, mi mancano giusto gli ultimi libri usciti, ma per quanto riguarda i masterpiece posso tranquillamente dire di non essermi perso nulla. Purtroppo l’inizio della mia passione per questo scrittore risale a ben prima che decidessi di aprire il blog, quindi non ti ho parlato di molti suoi lavori per ovvie questioni cronologiche, ma sotto troverai comunque un elenco sia di ciò di cui ho scritto che di quello che, ahitè, ho letto precedentemente.

Ninna nanna è il quinto romanzo di Chuck e, te lo dico subito, non mi è piaciuto. Ammetto di essermici dedicato in condizioni di scarsa concentrazione (peregrinando tra i rifugi delle Dolomiti) e questa può essere una mia colpa, ma è l’unica. Mi aspettavo molto, anzi, moltissimo da questo libro e il perché è presto spiegato: i primi quattro romanzi di Palahniuk sono in assoluto i miei (suoi) preferiti, e Ninna nanna veniva subito dopo.

La (confusionaria) trama parla di neonati che muoiono nella culla senza un’apparente causa. La causa però c’è e dipende dalla lettura di una particolare filastrocca contenuta in un libro per bambini, che procura morte istantanea. Quattro personaggi si lanciano nell’impresa di distruggere i volumi rimanenti, ognuno di questi disperati ha le proprie motivazioni, i propri problemi e segreti. Inoltre possedere la filastrocca della morte istantanea darebbe un enorme potere a chiunque…

Quello che mi fa salvare questo romanzo è lo stile di scrittura, secco e tagliente, caratteristico del Chuck delle origini, ma è anche l’unica cosa che salvo. Proprio perché il romanzo mi avrebbe accompagnato durante il mio girovagare, cercavo qualcosa che mi invogliasse alla lettura, che mi incuriosisse spingendomi a voltare pagina. Invece la storia è di una noia mortale, soporifera. 50% stile – 0% trama, i conti non tornano. Peccato.

Era da parecchio che non leggevo Palahniuk proprio per le ultime delusioni, ma non demordo. Ho già sullo scaffale Portland souvenir (so già che qui non ci saranno colpi di scena, è praticamente una guida) e la raccolta di racconti Romance. Spero in meglio, ben sapendo che chi vive sperando…

Libri che ho letto di Chuck Palahniuk:
Fight Club (1996)
Survivor (1999)
Invisible Monsters (1999)
Soffocare (2001)
Ninna nanna (2002)
Diary (2003)
La scimmia pensa, la scimmia fa. (2004)
Cavie (2005)
Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey (2007)
Gang Bang (2008)
Pigmeo (2009)
Senza veli (2010)
Dannazione (2011)
Sventura (2013)

“La scimmia pensa, la scimmia fa” di Chuck Palahniuk

Raccolta di articoli da quotidiani e riviste, questo La scimmia pensa, la scimmia fa mi ha piacevolmente sorpreso. Gli ultimi libri che ho letto di Palahniuk (ti linko sotto tutto quello che ho recensito qui) non mi hanno molto soddisfatto, non ho trovato la leggerezza dei primi. Resto fedele a Survivor, Soffocare, ecc. Tuttavia questa raccolta, essendo datata, riporta alla vita il suo vecchio stile, quello che tanto apprezzo. Certo, resta comunque una raccolta.

Il libro è diviso in tre parti (INSIEME, RITRATTI e PERSONALE), ma possiamo dividerlo in due. RITRATTI è una raccolta di interviste dello scrittore (tra cui una a Juliette Lewis e una a Marilyn Manson), tutto il resto riguarda invece esperienze personali, come ad esempio un immersione a bordi di un sommergibile, una gita al “Festival del testicolo” (già!) o una trasferta nel mondo della lotta non professionistica.

Il titolo è ispirato a una riflessione sulla libertà molto interessante. Palahniuk sostiene che Adamo abbia smesso di essere libero non quando abbia mangiato la mela, ma quando gli sia stato imposto di non mangiarla. L’unico modo per rimanere libero è infatti quello di infrangere la regola, sottostare ad essa non potrebbe essere “libertà”. La scimmia pensa, la scimmia fa.

Insomma: leggero e godibile, te lo consiglio.

Come promesso ti posto le mie recensioni di Palahniuk che puoi trovare su questo blog, non ho però scritto di tutti i suoi libri, ne trovi solo alcuni (credo in realtà di non averne letti solo un paio tra quelli che ha scritto).

Pigmeo
Senza veli
Dannazione
Sventura

“Dannazione” di Chuck Palahniuk

Si, lo so, è il terzo libro di Chuck di cui scrivo di seguito.
E allora? Ecco.
Chiariamo anche subito che ho letto Dannazione perchè il suo seguito, Sventura (2° nella trilogia infernale), è stato paragonato in “potenza viscerale” a Fight Club e Soffocare, di conseguenza a stretto giro ti beccherai anche quello.

Dopo, appunto, il linguismo esasperato di Pigmeo e il nozionismo di Senza Veli, finalmente un romanzo senza sperimentazione di alcun tipo, leggero e grazioso come un pipistrello travestito da farfalla con le ali intrise di sperma sprecato. Una lettura velocissima direi, ma piacevole, svagante. Grazie Chuck, ci voleva.

Madison Spencer è una vergine ragazzina di 13 anni condannata all’Inferno (apparentemente per un overdose di marijuana) e costretta a vagare tra montagne di forfora, paludi di feti abortiti, enormi call center e, come anticipato, mari di sperma masturbatorio sprecato (ovviamente in costante crescita). Ma l’Inferno è così male o è meglio della Terra? Naturalmente Palahniuk ti porta, come sempre con la sua satira, a riflettere sull’ipocrisia umana, in questo caso rappresentata dalla famiglia terrena iperborghese di Madison.

Mai fu più adeguata la citazione di Mark Twain: “Il Paradiso lo preferisco per il clima, l’Inferno per la compagnia”. (No, non se l’è inventata Marracash, capra). Ecco, Madison sembra pensarla allo stesso modo. Anche perchè all’inferno la verginella riesce a strappare baffi, leadership e souvenirs vari a personaggi del calibro di Hitler, Vlad l’Impalatore e Caterina de Medici. Inoltre vaga tra i demoni in compagnia del suo personale Breakfast Club, formato da molti più amici di quanti ne abbia avuti in vita.
Così a occhio, in caso tu lo conosca, l’Inferno di Palahniuk ricorda molto l’Inferno burocratico che appare talvolta in Dylan Dog (quello in cui il direttore ha due facce e l’impiegato ha la testa a forma di pistola, per capirci).

Ora mi procurerò Sventura, sono curioso di sapere come Madison affronterà Satana, anche se per questo probabilmente bisognerà attendere il 3° ed ultimo libro della trilogia. Nel frattempo ho però imparato che, se mentre mangio qualcuno rompe il cazzo con qualche promozione telefonica, è sicuramente un anima dannata infernale che chiama da un call center programmato per interrompere i pasti. Il girone del call center a Dante mancava.

A breve, giusto per dare varietà, Il bazar dei brutti sogni di King, che ho appena iniziato.

“Senza veli” di Chuck Palahniuk

Con Senza veli ho letto esattamente dieci libri di Palahniuk, mi manca quindi veramente poco per l’opera omnia e ho già Dannazione sottomano, quindi siamo sulla buona strada. I picchi di Soffocare, Survivor e Fight Club non si sono ripetuti, però alcuni dei suoi romanzi mi sono piaciuti molto lo stesso, come Gang bang ad esempio, anche se più “leggeri” rispetto ai must have.

Questo Senza veli ti spezza le gambe nelle prime 50 pagine, ma poi un pochino si riprende, ed è comunque godibile in alcuni tratti anche se probabilmente rimane uno dei peggiori romanzi (se non il peggiore) di Chuck. L’inizio è terribilmente e pesantemente nozionistico, cosa a cui Palahniuk ci ha abituato e che generalmente è uno dei suoi punti di forza, ma non questa volta, poichè le informazioni elargite sono davvero troppe e spesso prevalgono sulla storia. Storia che, appunto, risulta essere un po’ debole, tanto che avevo previsto il colpo di scena finale a un terzo del romanzo.

Te lo consiglio solo se sei un vero appassionato di cinema d’altri tempi, i tempi dei fratelli Marx per capirci. Io amo il cinema, ma ho avuto comunque delle difficoltà a trovare interessante quello che spesso si è rivelato essere un semplice snocciolinare nomi di celebrità, film e luoghi. In definitiva in questo romanzo succede poco e quel poco che succede è abbastanza scontato e prevedibile. Peccato.

“Pigmeo” di Chuck Palahniuk

“Porta non più rimarginata dentro muro” significa: la porta si è aperta. Ecco. Immaginati un intero romanzo scritto in questo linguaggio e puoi avere un’idea parziale di Pigmeo.
Il protagonista è un ragazzino terrorista, proveniente da un non ben precisato paese, che parla (molto/troppo) male la lingua. La storia è raccontata in prima persona, di conseguenza siamo vicini a un esperimento letterario più che a un vero e proprio romanzo. Fino a pagina 100 ti penti di aver acquistato il libro, poi il cervello, che è incredibilmente versatile, inizia ad adeguarsi al linguaggio del Pigmeo, e ti godi la restante metà della storia. Sicuramente uno dei libri più odiati di Palahniuk proprio a causa della difficile lettura, basta dare un’occhiata in rete per capire che chi ha mollato la presa non è certo una mosca bianca. Sarei curioso di capire quanta responsabilità è dell’autore e quanta del traduttore.

A me in fin dei conti non è dispiaciuto, certo Chuck ha scritto di meglio, ma anche di peggio. Il giovane Pigmeo (che è così denominato per tutto il libro, tranne quando si autoenuncia come “operativo me”) offre una visione della vita occidentale sicuramente sarcastica ma in fondo veritiera, con il continuo inseguimento di falsi valori, ideali e credi religiosi e la relativa ipocrisia onnipresente. Non mancano momenti di ineguagliabile originalità nel disprezzo del “nemico” americano, come quando Pigmeo nota, guardando dei porno, l’incapacità dell’uomo occidentale di portare a termine la missione fecondativa poichè all’ultimo momento sbaglia sempre tentando di fecondare il seno, l’ano o il volto della partner.
Gli Stati Uniti, ma in fondo tutto l’Occidente, vengono smembrati pezzo per pezzo dalla visione di Pigmeo, e io non sono riuscito a dargli torto.

Se non hai mai letto Palahniuk sicuramente devi iniziare da qualcos’altro. Se odii le persone amerai Pigmeo e “l’arma turgida di operativo me” pronta a fecondare qualsiasi cosa per infiltrare il nemico nell’Occidente.

“Gone Girl – L’amore bugiardo” di David Fincher

Quando dici “Fincher” tutti si aspettano di tornare a Seven o al Fight Club, e se questo non avviene il film diventa irrimediabilmente una merda. Ti dico subito che a me questo film è piaciuto, così lo sai e se stai cercando complicità nel tuo voler affossare un regista famoso per i suoi alti e bassi, vai a cercarla da un’altra parte. Certo, non è un titolo che resterà nella storia del cinema, ma è un buonissimo thriller con ottimi colpi di scena e una tensione sessuale che è sempre lì, latente.

Ho assolutamente sbagliato a mettermi a scrivere dopo due settimane dalla visione (dannati cotechini di Natale), non mi è più così fresco il ricordo, ma ci tenevo a parlare di Gone Girl perchè l’ho trovato molto completo. La trama si snoda in un crescendo coinvolgente, gli attori sono superlativi con un Ben Affleck che è sempre meglio (in tutta la prima parte ha la faccia come il culo) e Rosamund Pike che.. Cristo.. più è squilibrata più la vorresti!

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Devo ammettere che all’inizio ho avuto dei minuti di terrore, ho temuto si trattasse di una dannata storia romantica camuffata, ma per fortuna così non è. Avevo anche un’imbecille che rideva dietro le mie spalle e bisogna ricordare che i cretini al cinema sono buon segno in alcuni casi, quando i film diventano complessi le scimmie infatti iniziano a cercare la risata..

INCISO: tra la Pike e la Ratajkowski (l’amante, definita “miss vienimi sulle tette” dalla moglie del protagonista) l’unica certezza è che vorresti essere il marito incriminato.

Recensione breve poichè è difficile parlare di questo film senza rivelare dettagli importanti che rischiano di togliere il gusto della visione (anche perchè scrivo di fretta). Guardalo.