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“Millennium – La regina dei castelli di carta” di Stieg Larsson

Eccoci qui, con la Trilogia Millennium completata. Dopo Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco, l’ultimo consistente capitolo: La regina dei castelli di carta. Per fare un veloce ripasso ho appena riletto quanto avevo scritto dei due precedenti volumi. Vorrei poter essere così entusiasta anche del terzo, ma purtroppo non è così. Prova lampante lo è il diverso tempo di lettura, una settimana a libro per i primi due, quasi un mese e mezzo per questo. Non è un buon segno.

Sono, purtroppo, una persona che tende ad annoiarsi velocemente degli schemi di costruzione ripetitivi. Questo è il principale motivo, ad esempio, per cui non seguo le serie televisive, tanto di moda ora. La regina dei castelli di carta ricalca completamente il modello dei primi due episodi di Millennium, facendo decadere la curiosità, che rimane legata esclusivamente ad elementi della trama, allo stesso modo per cui si desidera seguire la nuova puntata di una soap opera (se lo si desidera..). La struttura narrativa è ormai consolidata e non presenta novità di alcun tipo, la noia è quindi dietro l’angolo. Forse avrebbe giovato, a questo tomo di 850 pagine, un buon taglio centrale di 200 pagine. E’ proprio al centro, infatti, che ho temuto di essere costretto a mollare tutto, quando la noiosa parte legata al più puro spionaggio, prende il sopravvento.

Cerca di capire, il libro è comunque godibile e, se ti sono piaciuti i primi due, difficilmente riscontrerai i miei problemi sul terzo. Tuttavia io cercavo quel guizzo in più che non ho trovato.
La dico in altri termini.
Ho letto, da qualche parte, che la serie di Millennium prevedeva dieci volumi e che la morte di Larsson ha interrotto il progetto a tre (si, so che c’è un quarto volume, ma le operazioni commerciali non le considero). Ecco, dopo questo terzo volume, difficilmente sarei andato oltre.

“Millennium – Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson

Credo che 700 pagine di tomo terminate in una settimana siano già un buon riassunto di quello che penso di questo libro. Mi ha totalmente coinvolto e anche stupito, ero scettico di fronte al “fenomeno editoriale”, ed infatti l’ho letto solo ora, ma mi sono dovuto totalmente ricredere. Narrativa pura al 100%, tutto intreccio e suspance, da rimanere senza fiato.

La storia è ben nota, anche perchè da questo volume hanno tratto due film, quello svedese e quello, più noto, americano di Fincher con Daniel Craig. Io ho visto solo quest’ultimo e devo dire che segue abbastanza il libro (salvo inevitabili concessioni e semplificazioni), ora però devo al più presto recuperare anche il primo, di Niels Arden Oplev.

Quello che mi ha più (piacevolmente) sorpreso è che in alcune parti, principalmente quelle di carattere finanziario, il romanzo è abbastanza complesso e, diciamo, non per tutti. Non è la classica lettura rilassante insomma, bisogna starci un minimo dietro. Già, perchè a contorno della vicenda principale, la ricerca dell’assassino, c’è tutta una sottotrama di carattere economico, che nel film viene trascurata per ovvie ragioni di tempo e di difficoltà di trasposizione.

Inoltre, c’è da dirlo come aneddoto, questo Mikael Blomkvist è un trombatore seriale, più che nel film. Riesce ad avere anche una storia con una dei membri della famiglia Vanger, oltre ad ovviamente con la sua direttrice della rivista Millennium e con la più che desiderabile Lisbeth Salander.

Ora mi dirigo velocemente sul capitolo finale della trilogia poliziesca di Stephen King, Fine turno, e poi mi fiondo su La ragazza che giocava con il fuoco, per forza.