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“Rogue One: A Star Wars Story” di Gareth Edwards

La vicenda penso sia ormai nota a tutti, e per una volta farò una breve sintesi. Mooolto breve. Il film parla di come sia stato scoperto il punto debole della Morte Nera, che verrà distrutta in Star Wars: Una Nuova Speranza, attraverso il furto da parte dei ribelli dei piani di costruzione della macchina-pianeta.

E’ sicuramente un film divertente, come tutti i film della serie di Star Wars (ad eccezione de La minaccia fantasma, che faceva proprio cagare). C’è ritmo, frenesia, non ci si ferma mai. Però. Verrò sicuramente messo in croce per quanto sto per dire, quindi ci tengo anticipatamente a sottolineare che ritengo tutta la saga godibilissima ed unica nel suo genere. Il pregio principale di Star Wars è quello di portarti totalmente in un altro mondo, dove è normale tutto quello che accade. Cioè, si può mettere in dubbio la trama, alcuni personaggi, ecc., ma non si mette mai in dubbio la veridicità di questo universo parallelo costruito benissimo. E questo è grandioso. Ma..

Ma.. Star Wars Rogue One manca, a mio parere, totalmente di empatia, come tutti gli altri episodi. I personaggi sono divertenti, ci si affeziona come ci si affeziona a un bel giocattolo, ma tutto finisce qui. Un esempio: l’umanità del Ford-Deckard è totalmente superiore a quella del Ford-Solo (si, lo so che non c’è Harry in questo episodio!), e di conseguenza anche il coinvolgimento emotivo. Certo non si può avere tutto, Star Wars ha creato un mondo, ed è già moltissimo. Tuttavia, l’estremo fanatismo creato da questa saga lo considero esagerato, nella fantascienza preferirò sempre un Blade Runner, Alien o Interstellar. Potrei forse dire riguardo a Star Wars la temibile frase “visto uno visti tutti”. Che poi sia un piacere vederli tutti è sicuro, ma una volta visto il primo, la novità, l’innovazione, il coinvolgimento, sono da un’altra parte e non certo in tutto quello che è seguito. Diciamo che per me Star Wars equivale ad una serie televisiva ad altissimo costo.

Ah, altro pregio è sicuramente l’operazione vintage/amarcord in cui ci sono ancora superpulsanti giganti sulle astronavi, come nella fantascienza anni ’70. Ed i cattivi cascano come mosche (quelle armature bianche devono proprio valere un cazzo). Insomma, il bello del rivivere un cinema dei tempi andati (con tanto di attori della trilogia originale resuscitati con la computer grafica).

Sarò estremamente sintetico, ed in questa conclusione spoilero, quindi non leggere se devi ancora andare al cinema: alla fine di Rogue One muoiono tutti, solo che non te ne frega un cazzo. Ed in questo c’è qualcosa che non funziona.

“Le correnti dello spazio” di Isaac Asimov

Eccomi a concludere il Ciclo dell’Impero, dopo Paria dei cieli e Il tiranno dei mondi ho terminato la trilogia con Le correnti dello spazio, il più breve romanzo dei tre e, a mio parere, anche il meno entusiasmante.

Non mi dilungherò molto, non ho in realtà tanto da dire in più rispetto a quanto ho già scritto per gli altri due romanzi del Ciclo. Tuttavia ho trovato l’intera storia un po’ più freddina, senza grandi coinvolgimenti emotivi, né da parte mia ma nemmeno da parte dei protagonisti. In realtà i personaggi principali sono più di uno e non sono riuscito ad affezionarmi a nessuno di loro, questo ha creato un bel distacco che non mi ha consentito di appassionarmi, come è successo invece per i precedenti capitoli. C’è molto intrigo politico e burocratico in questo Le correnti dello spazio, l’azione c’è ma non si avverte la tensione degli eventi, anche perchè tutta la narrazione è un continuo salto da un evento/luogo/personaggio all’altro, con una cronologia leggermente sovrapposta in alcuni punti, dove troviamo la descrizione di reazioni ad accadimenti che vengono solo successivamente descritti.

La trama la trovi su wiki, sappi che parla di un uomo a cui è stata cancellata la memoria poichè possedeva informazioni importanti per quanto riguarda la distruzione di un pianeta, fondamentale per il commercio di un materiale pregiatissimo di cui è unico produttore nell’Universo. Chi e perchè gli ha cancellato la memoria? Intrighi, ribaltoni, politica.

E’ sempre Asimov, ovvio, quindi la genialità nel creare e rendere plausibile un mondo, anzi, un Universo, articolato e complesso è incredibile. Posso però dire che tra i suoi libri che ho letto fino ad ora (non tanti in realtà, 8 o 9) questo è quello che mi è piaciuto di meno. E’ quel romanzo che mi farebbe dire: “Ah non hai mai letto Asimov, è un genio, però non iniziare da Le correnti dello spazio perchè ti faresti un’idea sbagliata”.

“Il tiranno dei mondi” di Isaac Asimov

Prosegue la mia avventura galattica nel Ciclo Asimoviano, in particolare nel Ciclo dell’Impero (il Ciclo dei Robot l’ho letto prima di iniziare a scrivere su questo blog). Dopo Il paria dei cieli ho affrontato quindi in ordine cronologico (di scrittura) Il tiranno dei mondi. A breve leggerò Le correnti dello spazio, concludendo questa trilogia, per poi FINALMENTE arrivare al Ciclo della Fondazione, che non vedo l’ora di scoprire.

L’unica pecca del libro (e dopo procediamo ad inchinarci) non dipende ovviamente da Asimov, che è un genio assoluto e inimitabile del genere, ma nella traduzione del titolo. Il titolo originale è infatti The Stars, Like Dust (tradotto solo in poche edizioni in Stelle, come polvere) assolutamente più poetico e in linea con l’opera. Ma è una puntualizzazione fatta apposta per essere scassacazzo, chiariamoci.

Come al solito non starò a snocciolare la trama, composta da avventure, intrighi e viaggi stellari. Quello che lascia sempre a bocca aperta è il contesto in cui si svolge la vicenda, come viene storicizzato e reso coerente in millenni di storia dell’Umanità ormai alla conquista dell’Universo. Attualissimo direi anche il tema dei Tiranni che dominano su una serie di pianeti, dove ogni pianeta reclama la propria dignità e indipendenza dall’impero centrale. In questa gigantesca costruzione non manca comunque la visione dell’Uomo nel suo piccolo, con la storia d’amore e le conseguenti gelosie e paure del singolo individuo. L’avventuriero e la principessa, tema ripetuto in molte narrazioni, rivive qui ricordando una sorta di Guerre Stellari meglio costruita.

Non riesco ad esprimere bene ciò che Asimov crea nel lettore, o comunque in me in particolare. Quello che mi fa adorare questo scrittore è che, mentre l’adrenalina cresce nella trama, gli intrighi si infittiscono, la politica fa il suo orribile corso (come la nostra) e l’amore ha suoi alti e bassi, riesco a sentire costantemente, in sottofondo a tutto questo, il vuoto, il silenzio e la desolazione dello Spazio che avvolge tutto. Asimov riesce a far apparire piccolo anche un impero galattico composto da molti pianeti, come a ricordare, appunto, che in confronto all’infinito siamo granelli di polvere.

“Paria dei cieli” di Isaac Asimov

Ci è mancato poco che l’ordine di lettura del Ciclo dell’Impero mi facesse venire un anacoluto al cervello (lo so che è una figura retorica, ma senti come suona bene). Ho scelto alla fine di leggerli nell’ordine cronologico di scrittura, e quindi: Paria dei cieli (1950), Il tiranno dei mondi (1951) e Le correnti dello spazio (1952). Ordine confutato dallo stesso Asimov che in Preludio alla Fondazione (1988) indica la corretta lettura in senso esattamente inverso, in disaccordo con i lettori che propongono un ulteriore terzo ordine di lettura.. Insomma, ci siamo capiti. Son sicuro che a leggerli così come sono usciti all’epoca non si sbaglia, dai.

Detto questo, il romanzo è ovviamente spettacolare. (La trama col cazzo che te la racconto, perchè è asimovianamente incasinata, quindi se vuoi te la vai a recuperare su wiki.) Quello che conta è che, come fino ad ora mi è capitato leggendo i libri di Asimov, non si tratta unicamente di narrazione pura senza alcuna morale. Infatti a dominare il romanzo è il concetto di superiorità o meno della razza, in questo caso della Terra nei confronti delle razze della Galassia. Ricorda che siamo nel 1950, quindi il tema è ancora più che mai caldo ed attuale. Questo non significa che si tratti di un polpettone, anzi, l’impressione è che Asimov “la butti un po’ lì”, per fare riflettere divertendo, così come farebbe un buon maestro insegnando un gioco istruttivo a un discepolo, forse conscio che le masse non hanno molta voglia di impegnarsi psicologicamente in riflessioni troppo estranee alla narrazione (ma questo lo dico io eh). Ovviamente tanta scienza, ben spiegata, caratterizza tutto il resto della storia.

Una postilla divertente a fine libro mi ha dato l’idea di un Asimov “precisino”. Tutta la vicenda si svolge sulla Terra che, per ragioni imputabili a una probabile guerra nucleare del passato, è radioattiva. Ne conseguono varie attenzioni dei personaggi alle radiazioni e alla convivenza con esse (tipo le mutande di piombo..). Asimov a fine libro, qualche anno dopo, ci tiene a specificare che all’epoca non era ancora così chiaro come le radiazioni potessero influenzare la vita, ma che l’esperienza a lungo termine di Hiroshima gli ha fatto capire che ci sono diverse incongruenze scientifiche nel libro riguardo questo tema. Chiede quindi al lettore la sospensione dell’incredulità per tutta la parte riguardante la radioattività. Come dire, milioni di pianeti conquistati, ma il tutto in modo razionale, coerente e credibile.

Io, invece, devo sospendere l’incredulità per poter immaginare che, anche solo tra 100 anni, l’intera umanità non sia già estinta.

“La fine dell’Eternità” di Isaac Asimov

Qualche anno fa ho letto il ciclo dei Robot di Asimov, composto dai quattro romanzi Abissi d’acciaio, Il sole nudo, I robot dell’alba e I robot e l’Impero riproponendomi più volte poi di riprendere in mano un autore che, erroneamente e stupidamente, avevo giudicato noioso senza nemmeno conoscerlo.

Asimov, invece, è semplicemente un genio. Questo La fine dell’Eternità, ritenuto da molti il suo romanzo migliore, ne è l’ennesima prova. Scritto nel 1955 non fa parte di nessun ciclo, anche se verrà poi citato nelle varie Fondazioni (che non ho ancora letto), e tratta il tema dei viaggi nel tempo con i relativi paradossi e tutto ciò che di cervellotico ne segue. L’Eternità non è altro che la possibilità di controllare gli eventi temporali, tornando indietro o andando avanti nel tempo, per far sì che l’Umanità possa evolvere nel migliore dei modi (almeno secondo il pensiero degli “Eterni”) senza mai correre nessun rischio o pericolo. Da qui segue una critica alla mancanza di libero arbitrio e all’immobilità culturale e scientifica che deriverebbe dalla eccessiva sicurezza e dall’annullamento dell’imprevedibile.
E’ una visione ottimistica dell’Uomo quella che ha Asimov, ben diversa dalla mia, ma sicuramente interessante. Basti pensare che nella storia ipotizza il passaggio dell’era atomica dal 30° secolo al 1930 come un’evoluzione dell’Umanità necessaria al raggiungimento futuro delle stelle. Auguri.

Probabilmente non è un romanzo per tutti, diciamo che a confronto la trilogia filmica di Zemeckis potrebbe essere una passeggiata di salute. Ora mi aspetta la Trilogia dell’Impero, dopodichè procederò con la Fondazione. Con calma. Ti tengo aggiornato.

“The Martian – Sopravvissuto” – di Ridley Scott

Bisogna partire dal presupposto che su Marte è già stato girato qualsiasi film possibile, e che non bisognerebbe girarne altri, salvo non sia presente un qualche tipo di idea rivoluzionaria. Ecco, questa idea in The Martian io non l’ho trovata.

Sicuramente è un bel film: intrattiene, coinvolge, diverte, ma tutto qui. Che Scott fosse in grado di girare un film coinvolgente non c’era dubbio, essendo oltretutto un maestro della fantascienza, tuttavia io mi aspettavo di più. Non ho visto tutta la filmografia di Scott, ma siamo a un buon 75%, e credo che The Martian si classifichi tra gli ultimi suoi film in ordine di preferenza, nonostante il mio amore per la fantascienza.
Forse avrebbe potuto puntare tutto, se non sull’originalità, sull’interpretazione, ma scegliendo Matt Damon come protagonista anche questa opzione è stata eliminata. Chiariamoci, i film di Damon sono sempre divertenti, ma siamo ben lontani dalla performance di McConaughey in Interstellar.

Mi è piaciuto? Si. Probabilmente anche grazie alle indubbiamente fantastiche ambientazioni. Lo riguarderò? No. Con i classici come Alien e Blade Runner non è neanche il caso di fare un paragone, ma Prometheus l’ho già rivisto tre volte…

“Jurassic World” di Colin Trevorrow

Adesso ti dico una cosa così mettiamo subito le cose in chiaro. A me Jurassic Park non ha mai fatto questo grande effetto, ed in generale Spielberg non è certo tra i miei registi preferiti. Di Jurassic World quindi, che è pure inferiore poichè assente di qualsiasi tipo di originalità, non ho neanche voglia di scrivere. Così lo sai.

Pregio: è indubbio ti tenga lì attaccato a vedere come finisca, ma è perchè devi vedere morire la bestia, come sempre, non significa sia una bella cosa a 360°.
Difetti (qui spoilero di brutto quindi se non l’hai ancora visto leggi altrove): il film è prevedibile, il finale è telefonato dal 15° minuto circa, i protagonisti sono dei cliché viventi, la trama è inconsistente (la bestia si libera e ammazza tutti -> bisogna fermarla -> chiamiamo il supererore sporco di grasso di moto). Cazzo dai c’è anche l’invasato militare che è una figura inutile, sempre uguale, scontata. Anche fisicamente sembra Brian Dennehy, nemmeno esteticamente è originale.

Jurassic World è, a mio parere, uno di quei film che fa capire il potere del denaro: di film come questo ce ne sono a dozzine, ma senza disponibilità economica scadono senza rimedio nel trash. Togli i soldi a Jurassic World e non ti rimarrà niente.
La mia sintesi: mentre lo guardi sei inebetito dagli effetti speciali che ti rincoglioniscono momentaneamente, dopo mezz’ora dalla fine del film l’effetto è terminato e ti stai chiedendo solamente: “perchè?”. La risposta è: perchè i ragazzini di oggi non hanno visto Jurassic Park, e via di revival..

Macchina mangia soldi, niente di più.

“Mad Max – Fury Road” di George Miller

Ho dovuto pernsare parecchio prima di capire come collocare questo nuovo Mad Max, poichè la nostalgia per il cinema anni ’80 è tanta e l’obiettività vacilla. Dopo lunga riflessione (tre giorni, il tempo di risorgere) posso affermare di essere completamente soddisfatto, Miller non ha tradito lo stile della mitica trilogia. Certo qualcosa può far storcere il naso, ma sono passati trent’anni cazzo, è inevitabile.
Ho apprezzato la semplicità della trama, più vicina alla linearità che contraddistingueva i primi due (e più apprezzati) capitoli della trilogia. Non dovrei spoilerarti nulla anche dicendoti che il film è una fuga, dall’inizio alla fine, l’intreccio è quindi minimo. L’adrenalina invece massima.

E visto che la trama è poca, stavolta te la scrivo. Max Rockatansky (Hardy) aiuta Furiosa (Theron) e un gruppetto di fighe da paura (la scena della loro doccia/car wash style nel deserto è epocale) a scappare da Immortan Joe, dittatore di una Cittadella dove fa il bello e cattivo tempo centellinando ai sudditi acqua e carburante e cercando di avere figli normali dalle sue concubine (le fighe, appunto) per poter portare avanti la dinastia senza i simpatici effetti genetici delle radiazioni post guerra atomica. Praticamente, se sei Immortan, il paradiso che ognuno vorrebbe.

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Inseguimenti, auto incredibili (peraltro ricostruite realmente da rottami), steampunk di brutto e tutto quello che segue nell’immaginario del futuro post-apocalittico. Un inciso dovuto: Miller in questo genere ha fatto scuola, tutto quello che segue, da The Road a Codice Genesi passando per Ken il Guerriero e tanti altri, gli è innegabilmente debitore, è lui che ha creato l’idea di quello che il mondo sarà “poi”.
In questa semplicità si distingue, come ci aveva già abituato, la creatività. Un esempio per tutti: c’è un carro da battaglia presente in tutto l’inseguimento con uno schitarratore inarrestabile (il musicista australiano iOTA) che incita alla guerra come nei “vecchi tempi”, vederlo non è come descriverlo.

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E’ innegabile anche che qualcosa per i duri e puri possa stridere. Ad esempio l’esercito radioattivo di Immortan composto da uomini pallidi e calvi tutti uguali non vince certo in originalità. Così come le turbe mentali di Max siano un’aggiunta azzardata, poichè lasciate lì a metà, senza essere approfondite, quasi a volere giustificare il “Mad” in modo forse esternamente ridondante ma non psicologicamente approfondito (e forse anche in stile poeticamente anni ’80..).

Non ti sottoporrò un confronto tra Tom Hardy e Mel Gibson, non sono in grado, io li trovo entrambi due grandi Max Rockatansky, sicuramente diversi ma tutti e due apprezzabili. (E anche qui Hardy non sorride mai, inutile sottolinearlo).
Ah ma cazzo! C’è anche Megan Gale! Questo così, per curiosità, e non prova neanche a farci acquistare una sim Omnitel, stranissimo.

Avrai ormai capito, dalla inconsueta lunghezza del post, che il film mi è piaciuto molto, tuttavia, poichè sono un nostalgico, voglio lasciarti con l’unica colonna sonora che riesco ad associare alla serie (anche se utilizzata nel peggiore film della trilogia).

“Tomorrowland – Il Mondo di domani” di Brad Bird

Ti dico subito che non mi sprecherò in tante parole, non c’è molto da dire. Tomorrowland è un film molto bello, se hai 12 anni. E questa non vuole essere una critica, è letteralmente ciò che ho scritto. Ci sono film (come buona parte del cinema di Spielberg ad esempio o, appunto, le produzioni Disney) che sono targhettizzati per un pubblico pre-adolescenziale, Tomorrowland è uno di questi. Hai presente Super 8 di Abrams? Ecco. Non sono film brutti, anzi, offrono intrattenimento allo stato puro, tuttavia devi gustarli con la “mente del bambino”, cosa che purtroppo non sempre mi riesce.

Attori.
Britt Robertson è comunque un bel vedere (no, non è una ragazzina, ha 25 anni) e ha soddisfatto, in parte, il non-bambino che è in me, anche se troooppo vestita. Clooney non mi piace e non c’è niente da fare. Ah, quasi dimenticavo, c’è anche il Dr. House! Si lo so che l’attore si chiama Hugh Laurie, ma temo che non sia uscito molto dal personaggio, perchè la parte è sempre quella del cinico (che gli riesce benissimo). A un certo punto si schiaccia anche una gamba, non aggiungo altro..

Dovevo aspettarmelo: Attorone + Disney + Effettoni = amaro in bocca.
Qualcuno ha fatto paragoni sull’ottimismo verso il futuro visto in Interstellar, ecc.. Ecco, io non metterei questi due film a confronto, almeno per rispetto.

“Jupiter – Il destino dell’universo” di Lana e Andy Wachowski

Stai attento che questa volta è tutto perfetto. Nessun vicino rumoroso, posizione ideale e centrale nella sala, Dolby ATMOS. Una situazione impeccabile, rovinata unicamente dal fatto che il film.. è una cagata!
Puoi dirmi quello che vuoi, ma io questo misto di Cenerentola, Matrix e Star Wars proprio non lo digerisco. La parte del canuomo poi (ricordiamo, “il miglior amico di se stesso”) è davvero pietosa.
Resto dell’idea che gli effetti speciali siano come i porno, ne devi vedere pochi perchè ti facciano sempre quella bella impressione. In questo film ci sono solo effetti speciali, non ti si rizza mai.
Non è che mi aspettassi un opera d’arte, sia chiaro, dal trailer si capisce che stai andando a vedere un film di solo intrattenimento. Ma anche Jurassic Park è solo intrattenimento, però è un bell’intrattenimento! A un certo punto pensavo di stare guardando un videogame..
L’unica cosa bella da vedere è Mila Kunis, che purtroppo è sempre vestita.
Insomma, non voglio neanche perderci tempo, a mio parere Jupiter è una vera merda.