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“Davanti allo specchio e altri racconti dal Trofeo Rill e dintorni” AA.VV. – Collana Mondi Incantati

Ho ricevuto questa raccolta di racconti in omaggio, poiché ho partecipato con un (brutto) racconto al Trofeo Rill. Il libro contiene le opere di chi ha partecipato alla XXIII edizione del concorso e si è piazzato ai primi posti, oltre ad altri racconti provenienti da concorsi gemellati in giro per il mondo e al trofeo, interno a Rill, denominato “Sfida”.

Ero scettico (perché sono stronzo), mi sono dovuto ricredere. La lettura di questi racconti è stata entusiasmante e divertente. Dirò di più, i racconti migliori sono proprio quelli italiani, a mio parere di una qualità ben più alta rispetto a quelli stranieri contenuti nel volume. Tendenzialmente sono abbastanza esterofilo e non certo patriottico, quindi puoi credermi.

Il pregio principale è l’originalità delle trame, coinvolgenti e curiose. Credo questo sia dovuto al bisogno di emergere degli scrittori, invogliati ad uscire dalla banalità e creare qualcosa di nuovo. Ultimamente ho letto solo belle narrazioni, ossia quella che definirei la “perfetta descrizione di un attimo”. Certo, interessante a livello emozionale, ma sentivo la necessità di rispolverare la sensazione che crea una buona storia, dove anche l’intreccio sia importante.
Questa raccolta ha colmato il bisogno.

“Ensel e Krete” di Walter Moers (serie Zamonia)

Sono dovuto tornare nel mondo di Zamonia, non ho saputo resistere. Dopo Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu, primo volume della serie di Walter Moers, mi sono buttato su Ensel e Krete, leggendolo nel giro di sole ventiquattro ore (anche perché molto più breve).

In questo volume i due gemelli seminani Ensel e Krete, ovviamente parodia della famosa fiaba, si perdono nella “Grande Foresta” di Zamonia dove incontrano creature di ogni tipo, naturalmente stranissime come solo Moers sa creare, dal lupo foglioso all’ormai noto graglioffo delle spelonche. La trama è tutta qui (c’è ovviamente una strega) ed è una trama al servizio delle stranezze che funge da veicolo per artifici letterari di ogni tipo, visioni, sabbie mobili, vegetali parlanti di tutte le forme e dimensioni, ecc.
L’intera storia è scritta dal dinosauro intellettuale Ildefonso de Sventramitis (di cui a fine volume ci sono anche una trentina di pagine di biografia!) che interviene ogni poco con le sue “divagazioni sventramitiche” (un artificio letterario di cui è creatore e di cui quindi si serve senza freni). De Sventramitis è, in pratica, per Ensel e Krete quello che Abdul Noctambulotti era per Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu.

Devo ammettere che il primo volume della serie mi era piaciuto di più, ma anche con questo siamo comunque a livelli altissimi di comicità e costruzione del testo. La traduzione deve essere stata un lavoro pachidermico, considerati gli infiniti giochi di parole e i doppi sensi.
Un libro sicuramente da leggere.

Ora devo recuperare Rumo e i prodigi nell’oscurità, il terzo volume della serie, ma ho appena scoperto che è il più difficile da trovare di tutti e sei. Non sarà facile, ma io non mollo, è ormai una dipendenza.

“Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu” di Walter Moers (serie Zamonia)

“Un orso di mare ha ventisette vite. Di tredici e mezzo delle mie vite riferirò in questo libro. Sulle altre, invece, tacerò. Anche un orso ha diritto a certi lati oscuri: lo rendono più interessante e misterioso”.

Così si aprono le memorie di Orso Blu, nato (forse) dalla schiuma di un onda in un guscio di noce e destinato a girovagare in lungo e in largo per il regno di Zamonia. Le tredici vite e mezzo non sono altro che 13 racconti (e mezzo) riguardanti le avventure di Orso Blu, dove ad ogni vita corrisponde una cambio di scenario e delle nuove peripezie. Orso Blu avrà a che fare con minipirati che gli insegneranno a navigare, onde ciacoline che lo istruiranno sulla dialettica, e poi ancora con croccamauri, sauri di salvataggio, spiriti coboldi, gaglioffi delle spelonche e, naturalmente, con il gran tenebrone Abdul Noctambulotti, genio dotato di sette cervelli, di cui peraltro il libro è cosparso di citazioni, essendo l’autore del “Dizionario enciclopedico dei portenti, degli organismi e dei fenomeni bisognosi di spiegazione di Zamonia e dintorni”.Come avrai capito siamo di fronte a una follia letteraria (in senso buono, si intende). Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu è un romanzo per bambini, sì, ma per bambini intelligenti, e quindi anche per adulti bambini. È corredato dalle illustrazioni di Walter Moers, l’autore, più frequenti all’inizio del libro e più rare verso la fine, quasi come se stessi crescendo insieme al protagonista. Già, perché questo romanzo può anche essere visto come una metafora della vita, ma in modo leggero, senza ansie e pesi eccessivi. Il libro è solo il prima della serie di Zamonia, al momento composta da sei volumi.

Se dovessi fare un paragone ti direi che Moers è per il fantasy quello che Dougla Adams è stato per la fantascienza. Qualcosa di unico ed inimitabile. Di sicuro leggerò anche il resto della serie. I giochi di parole sono fenomenali, di sicuro il traduttore ha avuto un ruolo fondamentale nel gradimento dell’opera, per quanto mi riguarda. Sono 700 pagine che si leggono in un attimo, con la curiosità di scoprire cosa sia una nottola, un buiatore o un sauro di salvataggio.

“La saga di Terramare” di Ursula Kroeber Le Guin

Era da tempo che volevo immergermi nella lettura di un tomo “importante”, sia dal punto di vista dei contenuti che della quantità. Ne ho avuto l’opportunità grazie a questo volumone da 1500 pagine che raccoglie l’intera saga di Terramare (escludendo pochi racconti).

In particolare i sei libri che contiene sono:
Il mago (1968)
Le tombe di Atuan (1971)
Il signore dei draghi (1972)
L’isola dei draghi (1990)
I venti di Terramare (2001)
Leggende di Terramare (2001)

Non sono un grande esperto di fantasy, se non per l’ovvia lettura de Il Signore degli Anelli, quindi ho dovuto studiare un po’ per capire quale fosse un prodotto di qualità senza rischiare di cadere nella trappola modaiola-commerciale del fantasy moderno. Alla fine la Le Guin mi è sembrata la scelta più giusta, poiché universalmente considerata l’autrice vivente (1929!) più autorevole in materia.

Sto ancora cercando di digerire il malloppo, ma qualche idea me la sono fatta. (Come sempre non starò a riassumere la trama, per quello c’è Wikipedia.)

Per prima cosa Terramare non è una saga per tutti. Nel senso che è ricca di riflessioni e non solo di azione e trama allo stato puro. E’ la stessa Le Guin, nella prefazione di Leggende di Terramare, a spiegare l’importanza di una letteratura con dei contenuti e dei valori, che sono invece andati persi, secondo lei, nel fantasy moderno. Io, come ripeto, non sono esperto del genere, ma la cosa non mi stupisce, alla fine è quello che succede con le serie televisive rispetto ai film, le persone non vogliono più pensare ma sono mosse unicamente dalla curiosità nei confronti di una trama di puro intrattenimento (modello Beautiful). Ho trovato inoltre questa “fame” di riflessione maggiore nei tre libri più recenti, rispetto a quelli attorno al 1970. La costruzione stessa delle storie è spesso molto veloce, nell’azione, nella prima parte, per poi dilungarsi in pensieri e dialoghi nella seconda metà dei libri. Come ripeto, non è per tutti.

L’estetica di questo mondo fantasy mi è piaciuta molto. E’ forse persino più vicina al mio gusto rispetto a quella del capolavoro di Tolkien. Non ci sono battaglie o guerre “corali” durante la narrazione (si parla di guerre avvenute, ma non le si attraversa), è tutto molto puntato sull’avventura del singolo che attraversa il mare/le terre e si rapporta con altri singoli e altre culture. Ci sono ovviamente draghi, magie, streghe e stregoni. Insomma, è un fantasy più “personale”, più umano.

Ah, e c’è la scuola di magia di Roke, dove i professori-maghi insegnano agli allievi a diventare maghi e a guadagnare l’ambito bastone. Il protagonista di buona parte della saga, Ged o Sparviere, è sfregiato in volto da una battaglia con un mago malvagio. Ti ricorda niente? Eheh. E’ la stessa Rowling, comunque, ad avere ammesso di essersi ispirata in gran parte a Terramare per la saga di Harry Potter, quindi è tutto ok!

La completezza è poi quella che è propria solo dei grandi scrittori. Esiste una lingua dell’arcipelago, una storia, delle documentazioni. La Le Guin scrive un’appendice di 50 pagine in cui spiega come si siano formati il linguaggio (qui ci sarebbe da dire parecchio!), le religioni e i culti nel mondo di Terramare. Cioè, da dove provengano storicamente nel regno, non nella realtà. Durante la narrazione si incontrano differenze religiose tra i popoli, canti che ricordano le gesta di uomini del passato e letture differenti di stessi eventi, remoti, da parte di popoli distanti nella geografia dell’arcipelago di Terramare. Insomma, una cosa con i controcazzi.

Se vuoi avventurarti in questo mondo te lo consiglio, ma devi essere pronto a pensare, un’abilità davvero rara al giorno d’oggi.
Ora proverò anche a guardarmi I racconti di Terramare, il film d’animazione del 2006 di Gorō Miyazaki, figlio del noto Hayao.
Voglio tornare nell’arcipelago.

“La torre nera” di Nikolaj Arcel

Non ci siamo, neanche per il ka-zzo (questa è per chi ha letto i libri).
C’è talmente tanto di negativo da dire su questo filmaccio che non so da che parte iniziare, e nemmeno se ho voglia di sprecare del tempo a dire tutto.

Premessa: io sono “l’ammiratore numero uno” (cit.) della serie letteraria della Torre Nera. Io ho iniziato a leggere la saga nell’ormai lontano ’97, all’uscita del 4° volume La sfera del buio (il 1°, L’ultimo cavaliere, risale al 1982). Io ho atteso il 2003 per il 5°, I lupi del Calla, come se fosse la venuta del messia, e ho provato gioia infinita quando nel giro di un paio d’anni sono usciti anche il 6°, La canzone di Susannah, e il 7°, La torre nera, scongiurando il rischio di dover attendere vent’anni per vedere la saga terminata. Io ricordo Roland di Gilead, figlio di Steven, canticchiare Hey Jude nel deserto, inseguendo Walter in mezzo al nulla, e disposto a sacrificare tutto, anche la vita dei suoi compagni di viaggio, come Jake, per riuscire a raggiungerlo.
La mia valutazione è quindi forzatamente legata all’opera originale, non posso ragionare come se avessi gli occhi vergini, come se fosse un film qualunque (cosa che poi purtroppo è).

Giuro, lo capisco che la complessità estrema della storia fosse irrapresentabile nel suo insieme, ma questo film non è La torre nera. E’ talmente distante dall’opera letteraria che lo si potrebbe vedere, prima di leggere i libri, senza rovinarsi alcunchè. E’ un film che non soddisfa i fan e che, se porterà nuovi lettori, li porterà convinti di trovare altro.

Siamo nell’inferno del politically correct. E no, non mi riferisco al colore della pelle del protagonista (Roland è dichiaratamente ispirato al Clint Eastwood della Trilogia del dollaro, ma tant’è), perchè questa dissonanza sarebbe il meno, se poi i personaggi fossero ben sviluppati. Manca tutta la mitologia del pistolero, manca la freddezza d’animo che gli impone il suo destino a scapito della vita di QUALSIASI altra persona. Ma poi, cosa parlo a fare? Il protagonista del film non è certo Roland, ma Jake. E ho detto tutto.

Se la parola d’ordine, al giorno d’oggi, è semplificare, così che i decerebrati e le masse possano fare cassetto, allora questa produzione ha fatto centro. Mi spiace solo constatare che sia lo stesso Stephen King ad avere avallato il progetto, dimostrando ancora una volta che il suo ruolo è quello dello scrittore, perchè quando passa alla collaborazione con il grande schermo la delusione è una costante. Ma Ron Howard che fine ha fatto? Come si è potuti arrivare a Nikolaj Arcel?

Dov’è il Male? Ma Perchè? Perchè?
Una riduzione ad un piattume unico, un teen fantasy con poche idee e personaggi stereotipati, che nulla ha a che vedere con la vera storia di Roland di Gilead. Similitudini nei nomi e qualche collegamento stiracchiato, nulla di più. Attori inutili e un Matthew McConaughey decisamente sprecato.

Questo film è da dedicare a chi è convinto che It sia solo un pagliaccio assassino.

“Bone – Il mistero della scintilla – Libro Primo” di Jeff Smith e Tom Sniegoski

Io lo so che finirò con il parlarti di Bone di Jeff Smith invece che del libro, perchè è uno dei migliori fumetti che abbia mai letto, ma comunque ci proviamo. Cioè, Bone è fantastico, non ci sono cazzi. Dicevo? Ah si, il Mistero della scintilla. Però Bone è inimitabile dai, con le sue 1300 pagine è una sorta di Signore degli anelli dei fumetti in chiave comica, anche se bisogna dire che nonostante le risate mantiene un concetto molto serio e profondo di Bene e Male. Insomma è inarrivabile.

Il mistero della scintilla..

Allora, questo è il primo libro di una trilogia di romanzi illustrati da Smith e scritti da Sniegoski, nati come costola del fantasticissimo Bone. Se non hai letto il fumetto non prendere neanche in considerazione questi romanzi, prima devi leggere il fumetto, poi cercherai di ritrovare la magia nelle altre letture. Già perchè da Bone sono nate altre pubblicazioni (che non ho ancora letto) sempre edite da Bao che ha curato anche l’omnibus a fumetti, tra cui Racconti intorno al fuoco, La principessa Rose e L’arte di Bone. Sto divagando di nuovo.

Questo libro è un libro per ragazzi, ma ragazzi minuscoli, tipo 9/11 anni. Amarezza, tristezza e rassegnazione. Ero galvanizzato dalle 220 pagine, sperando, vista la mole, che non si trattasse di una storia per bambini, ma non c’è stato nulla da fare. Oddio, chiariamo, un ottimo libro per il suo target, ma la magia di Bone non si è ripetuta. Mi rimane la speranza che, uscendo i tre libri della trilogia ad anni di distanza, avvenga il fenomeno Harry Potter, cioè che gli autori facciano crescere la storia assieme ai lettori rendendola più adulta con le successive puntate. Ma temo che questa speranza sia solamente il voler giustificare il collezionista che è in me e che acquisterà anche i due libri successivi per soddisfare il bisogno di completezza della collezione.

La storia è talmente semplice che se te la racconto finisce subito. Quindi non te la racconto. I protagonisti la vivono come una grande e lunga avventura, ma tanto lunga non è, se non nella mente di un eventuale lettore molto giovane, appunto. Insomma, se hai un nipotino è un libro che consiglierei sicuramente, sarà sicuramente soddisfatto e divertito. Se sei un collezionista è inutile che ti dica qualsiasi cosa, farai quel cazzo che ti impone la malattia (hanno anche curato un’edizione davvero bella fisicamente, solida, lo sanno che non si resiste, i furboni). Se invece hai letto Bone occasionalmente non cercare di recuperare un amore finito, sappiamo entrambi come sono gli strascichi. I disegni di Smith non sono molti e anche questi sono adeguati al target, nulla a che vedere con.. ci risiamo.

Non so se si evince da quel che ho scritto.. ma vorrei essere chiaro visto che siamo alla fine così che non siano dubbi: Bone è MITICO!