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“L’Altalena di Apollinarija” di Ciriaco Offeddu

Se cerchi traccia di “roba russa” su questo blog non troverai molto. Credo che la cosa più vicina alla Russia che tu possa incontrare sia Putin – Vita di uno zar, di cui ti ho parlato qualche anno fa. In realtà, anche a livello cinematografico, non ho mai frequentato l’ambiente, se non per la doverosa visione de La corazzata Potëmkin di Ejzenštejn (che, ricordiamolo, dura poco meno di un’ora e mezza, a dispetto della fama che lo circonda). Figurati che anche tra i film spacconi e anabolizzati degli anni ’80 (quelli con Schwarzenegger o Stallone, per capirci) Danko non è mai stato tra i miei preferiti. Certo, tra poco mi dedicherò alla Trilogia siberiana di Nicolai Lilin, ma devo ammettere che non ho mai prestato attenzione ai grandi classici russi, cioè a Tolstoj, Gogol’ e, appunto, Dostoevskij.

Questo L’Altalena di Apollinarija di Ciriaco Offeddu si apre con un sottotitolo che dice:

Chi ha ucciso Dostoevskij? Erotismo, spionaggio, amore e letteratura nella Russia di fine Ottocento.

Quindi capisci che non è proprio il mio pane… (anche se non cita Danko!)

Come avrai facilmente intuito, il romanzo gravita attorno alla figura di Fyodor Dostoevskij e della sua amante (un po’ puttana, diciamolo) Apollinaria Prokofyevna Suslova. L’altalena del titolo non è null’altro che una sex machine, strumento che consente di avere rapporti sessuali mantenendo la donna in sospensione (te lo dice uno che ha un discreto grado di competenza), passione erotica della Suslova, la quale non perde occasione di accoppiarsi come un istrice in calore con qualsiasi cosa respiri. Il povero Dostoevskij non può che mal sopportare la situazione (cioè il peregrinare della sua amante di caz.. ehm, di fiore in fiore) fino allo sfinimento, che esorcizza infilando Apollinaria nei suoi romanzi e facendola diventare la sua musa distruttrice.
Nel frattempo la polizia segreta dello zar sta compiendo un’indagine approfondita per capire se gli intellettuali della Russia di fine Ottocento siano complici dell’avverarsi della Grande Profezia, cioè la fine del regno degli zar, il gggomplotto, la rivoluzione. Ovviamente è un’indagine “alla russa”, cioè compiuta utilizzando interrogatori e terrore, oltre che con eliminazioni fisiche. E poi c’è questo sospetto che Dostoevskij sia stato ucciso…

Tutto il romanzo è scritto in chiave neo situazionista, cioè nell’impossibilità di distinguere il vero dal falso, il reale dall’immaginario. La storia è quindi mescolata alla finzione, ed è (quasi) impossibile capire dove si fermi la cronaca vera e cominci l’immaginario. Certo, ovviamente questa difficoltà decade nelle frequenti parti erotiche del racconto, che restano però lì a metà tra un semplice accenno e un esplicito De Sade (in pratica mai abbastanza da scatenarti una festa nelle mutande, ma sufficienti a desiderarla, la festa).
E no, anche se è il secondo romanzo di seguito che leggo (dopo Donne di Bukowski) con espliciti riferimenti sessuali non sto diventando un imperterrito onanista.

Ho letto questo libro, circa 200 pagine, in soli tre giorni. Questo perché la scrittura è coinvolgente e soprattutto divertente, ironica e, a tratti, volutamente grottesca nelle scene di sesso. Tuttavia non credo di averlo apprezzato appieno, probabilmente perché non conosco realmente Dostoevskij e la letteratura russa, come ti dicevo. Certo, i riferimenti sono molti e anche ben spiegati, tuttavia penso rimanga una lettura per chi abbia una buona conoscenza di Dostoevskij (ok, ti prometto che leggerò almeno Le notti bianche) e quindi te lo consiglio solo se la letteratura russa è tra le tue passioni.
Chissà, forse lo riprenderò in mano quando avrò colmato il vuoto.

Copia cartacea ricevuta in omaggio da Gingko Edizioni.

“Putin – Vita di uno zar” di Gennaro Sangiuliano

Difficile parlare di questo libro, richiederebbe una discussione prolungata, tanti sono gli argomenti toccati. Non ho quindi intenzione di addentrarmi nei singoli fatti, poichè ogni vicenda richiederebbe la giusta trattazione. Sarò quindi sintetico e di parte. Sangiuliano è chiaramente un sostenitore di Putin, così come lo sono io, e ne evidenzia quindi tutti i lati positivi. Ne descrive la storia dalla nascita nel 1952 fino al 2016, passando per le guerre, le rielezioni, il miracolo economico russo, il terrorismo, l’Isis e tutto ciò che ne segue.

Ogni evento è basato sui fatti, senza false congetture o complottismi, quindi non ci sono dietrologie. Putin viene descritto come un uomo d’azione, che si è costruito da solo e si è guadagnato tutto quello che ha ottenuto. Dati alla mano, Putin ha sconfitto l’oligarchia riportando i beni al popolo, ha consentito che la poverta passasse dal 35 al 15% con la creazione di un benessere diffuso, che alcune piaghe sociali come la criminalità e l’alcolismo venissero pesantemente ridimensionate. C’è un capitolo intero di dati matematici sul confronto pre e dopo Putin che rende impossibile non considerarlo un parente di Superman. Oltre alle sue doti strettamente personali, intendo (tipo l’essere campione di Judo).

La cultura russa è talmente diversa dalla nostra che qualsiasi critica mi pare sinceramente impossibile (e inaccetabile). Si può non essere d’accordo con i metodi (forse), ma la coerenza è innegabile. Per un occidente che è abituato a dare lezioni di umanità, mentre da sempre vive rubando alla parte povera del mondo, Putin non può che essere un nemico. Per un binomio Europa-Usa che gozzoviglia nell’ipocrisia della falsa democrazia, un uomo del genere è un pericolo.

Si, sono uno di quelli che ritiene positivo ciò che è stato compiuto in Cecenia. Le guerre si fanno con i morti, non con le foto dei bambini, questa è la realtà. Pochi mesi, tutto risolto. Siamo così (falsamente) occupati a difendere i diritti di tutti che restiamo immobili. Putin è sicuramente fatto di un’altra pasta, la Russia è fatta di un’altra pasta. E’ un paese dove, dal 2000 in poi, gli interessi economici vanno a beneficio del popolo, non ci siamo abituati.

A qualcuno questo machismo economico-culturale potrebbe sembrare arretrato, ma perchè? Noi siamo forse più avanti? Dovremmo fare un passo indietro e imparare da chi vive ancora legato ai valori delle “antiche” potenze. Poi sicuramente si potrà riprovare a fare nuovi passi avanti, magari stavolta, non con i piedi nella merda.