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“La casa del buio” di Stephen King e Peter Straub

Che dire, a questo punto mi manca solo La storia di Lisey e dopo potrò affermare di avere letto tutta l’opera di Stephen King. L’imminente uscita di Other Worlds Than These (6 ottobre) mi ha costretto a leggere i primi due capitoli della serie de Il Talismano, che avevo volutamente lasciato indietro come il pacco della FedEx in Cast Away. Credo che leggerò tutto, ormai. Ed eccomi quindi a parlarti di Black House, ossia La casa del buio (nella solita inspiegabile traduzione del titolo in italiano).

Jack è cresciuto e non ricorda nulla della sua precedente avventura e incursione nei Territori. Si è ritirato a vivere in pensione a French Landing dopo una brillante (come un talismano) e fulminea carriera nella polizia. Solo che a French Lending cominciano a sparire bambini che vengono poi ritrovati parzialmente smangiucchiati. Un cannibale? Forse qualcosa di più, qualcosa che ha uno stretto collegamento con i Territori e che si serve di una casa, invisibile ai più, come ponte tra i mondi.

Come ai vecchi tempi, quando leggevo 50 libri l’anno, sono riuscito a leggere le 730 pagine di questo romanzo in una decina di giorni. Non lo nascondo, l’eccitazione dovuta ai collegamenti con La Torre Nera ha giocato un ruolo rilevante in questo mio entusiamo. Questo secondo capitolo, infatti, è molto più legato alla serie di quanto fosse il primo, tanto da comparire termini come ka, frangitori e pistolero, non aggiungo altro. Peraltro, fino a pagina 500 circa, i Territori quasi non compaiono e questo ha, in parte, giovato alla trama poliziesca del romanzo.

Il mio esperimento è, tuttavia, fallito. Ho letto troppo tardi Il Talismano per apprezzarlo davvero e, forse anche per questo, ho apprezzato di più La casa del buio. Rimandare le letture non paga, anche se le motivazioni sono nobili. Lo stile più moderno di questa seconda avventura mi ha coinvolto maggiormente oggi, ma dubito che potrei dire la stessa cosa se avessi letto il primo libro della trilogia, per dire, a quindici anni. È andata così.

Se te lo stessi chiedendo: sì, volendo si può leggere questo volume senza aver letto Il Talismano. Ma che senso avrebbe? Probabilmente nessuno.

Credo che qui la mano di King sia stata più pesante e che Straub sia rimasto un po’ in ombra. Ora attendo la terza parte, scritta – sulla copertina – a quattro mani ma, in realtà, opera del solo King (Straub è morto nel 2022 lasciando solo qualche appunto).

Speriamo solo che i Vettori reggano fino al 6 ottobre…

Ho letto quasi tutti i libri di Stephen King (ne ho lasciato indietro uno, per dopo), ma quelli di cui ti ho parlato sul blog sono questi:

Il Talismano (1984, con Peter Straub)
La casa del buio (2001, con Peter Straub)
Blaze (2007, come Richard Bachman)
Duma Key (2008)
Revival (2014)
Mr. Mercedes (2014)
Chi perde paga (2015)
Il bazar dei brutti sogni (2015)
Fine turno (2016)
La scatola dei bottoni di Gwendy (2017, con Richard Chizmar)
Sleeping Beauties (2017, con Owen King)
The Outsider (2018)
Elevation (2018)
L’istituto (2019)
Se scorre il sangue (2020)
Later (2021)
Guns – Contro le armi (2021)
Billy Summers (2021)
L’ultima missione di Gwendy (2022, con Richard Chizmar)
Fairy Tale (2022)
Holly (2023)
You like it darker (2024)
Never Flinch – La lotteria degli innocenti (2025)

I fumetti (sempre solo quelli di cui ti ho parlato sul blog):
Creepshow (1982)
The Stand / L’ombra dello scorpione (2010-2016)
Sleeping Beauties (2023)
L’uomo in nero (2023)

I saggi su King (idem, vedi sopra):
Stephen King sul grande e piccolo schermo di Ian Nathan (2019)
Il grande libro di Stephen King di George Beahm (2021)